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LA SORVEGLIANZA SANITARIA ( 06-11-2009)

Alla luce delle novità introdotte
dal d. lgs. n. 81/08

La puntuale definizione dell’istituto in esame promana dal d. lgs. 81/08 che, al riguardo, specifica come, per sorveglianza sanitaria, si debba intendere un’attività complessa volta precipuamente a tutelare la salute dei lavoratori ed a prevenire l’insorgenza di malattie professionali.

La sorveglianza sanitaria deve essere attivata in tutti i luoghi di lavoro nei quali sono presenti fattori di rischio per la salute dei lavoratori.

La stessa comprende:

- visite preventive che hanno l’obiettivo primario di stabilire e valutare se le condizioni di salute del lavoratore gli consentono, in concreto, di essere esposto ai rischi connessi alla sua mansione e presenti sul suo luogo di lavoro.

Le stesse devono essere effettuate prima che il lavoratore inizi a lavorare, e devono essere ripetute qualora lo stesso venga adibito allo svolgimento di mansioni differenti.

- successive visite periodiche finalizzate a controllare che l’esposizione a tali rischi non abbia prodotto dei danni ed a confermare l’idoneità del lavoratore a svolgere la propria attività.

- visite straordinarie richieste dallo stesso lavoratore qualora ritenga di avere dei disturbi provocati dal lavoro.

- visita alla cessazione del rapporto di lavoro prevista nel caso in cui il lavoratore sia stato esposto a particolari rischi.

 

La visita si conclude attraverso la predisposizione di un giudizio di idoneità alla mansione specifica che deve essere consegnato in forma scritta al lavoratore ed al datore di lavoro.

Il predetto giudizio può essere:

- di idoneità alla mansione specifica;

- di temporanea non idoneità alla mansione specifica (significa che le condizioni di salute che non consentono di adibire il lavoratore alla sua mansione sono solo temporanee, cioè è previsto un miglioramento nel tempo);

- di idoneità con prescrizioni o limitazioni (il lavoratore può svolgere la sua mansione ma con particolari accorgimenti);

- di non idoneità alla mansione specifica in questo caso il medico competente ritiene che le condizioni cliniche del lavoratore non gli consentono di svolgere la mansione per la quale è stata assunto, per cui il datore di lavoro deve adibire il dipendente ad altra mansione concordata con il medico.

La predetta sorveglianza è affidata ad un medico competente, nominato dal datore di lavoro.

 

Accertamenti integrativi

Si tratta di esami aggiuntivi che il medico competente ritiene necessari per poter esprimere il giudizio di idoneità.

I più comuni sono:

Audiometria: serve a valutare la funzione uditiva. Viene utilizzato quando la mansione espone al rischio rumore.

Spirometria: è l’esame che valuta la funzione respiratoria, si utilizza nei casi di esposizione a polveri di varia natura, ad agenti chimici volatili, a fumi di saldatura, a vapori.

Elettrocardiogramma a riposo o sottosforzo: valuta parte della funzionalità cardiaca, può essere utile per valutare l’idoneità a mansioni che comportano sforzi fisici intensi o che svolgono in altezza.

Monitoraggio biologico: in caso di esposizione ad alcune sostanze chimiche è possibile rilevare le relative tracce nei liquidi biologici, la quantità rilevata indica se il grado di esposizione è accettabile o supera i limiti consentiti.

 

Diritti e doveri dei lavoratori.

I lavoratori in tema di sorveglianza sanitaria hanno il diritto di:

- fare ricorso contro il giudizio contro il giudizio del medico al servizio di medicina del lavoro della ASL qualora il lavoratore stesso lo ritenga immotivato o ingiustificato in relazione al suo stato di salute;

- poter accedere ai dati sanitari che lo riguardano;

- avere spiegazioni ed informazioni dal medico sul proprio stato di salute;

- ricevere copia del documento sanitario e di rischio.

 

È importante precisare che il lavoratore deve essere cosciente del fatto che la sorveglianza medica è uno strumento di tutela della propria salute; pertanto deve collaborare con il medico competente fornendogli tutte le informazioni richieste sul proprio stato di salute.

In virtù di quanto chiaramente dispone l’art. 20, comma 2, lettera i d. lgs. 81/08, il lavoratore ha l’obbligo di sottoporsi, con le periodicità che gli vengono comunicate, alle visite ed alle indagini che il medico ritiene necessarie.

 

La cartella sanitaria e di rischio.

Il d. lgs. 81/08 dispone che il medico competente deve istruirne una per ciascun lavoratore, essa contiene dati sanitari soggetti a segreto professionale quindi deve essere custodita in luogo sicuro in forma sigillata.

Il datore di lavoro non deve avere accesso ai contenuti della cartella sanitaria e di rischio.

 

Il lavoratore ha diritto in qualunque momento a ricevere copia della sua cartella se ne fa richiesta.

Ne riceverà, comunque, una copia alla cessazione del rapporto di lavoro.



DELEGA DI FUNZIONI ( 09-11-2009)

L’istituto della delega di funzioni e la responsabilità nelle imprese alla luce del T.U. n. 81/2008

Preliminarmente occorre precisare che per delega di funzioni si intende l’effettivo trasferimento di compiti, di mansioni, dal titolare originario ad altri collaboratori all’interno di una determinata realtà aziendale.

L’istituto in esame pone il problema di identificare il soggetto penalmente responsabile della violazione eventualmente commessa nell’espletamento dei compiti trasferiti.

In considerazione della peculiarità delle dinamiche organizzative interne all’impresa, la delega di funzioni tende a far coincidere la figura del reale garante del bene tutelato con il soggetto chiamato a rispondere penalmente di eventuali omissioni. Da ciò deriva, come logico corollario, che l’efficacia penale della delega è subordinata all’effettivo riscontro della sussistenza di rigorosi ed ineludibili requisiti di forma e contenuto.

Con particolare riferimento alla materia della sicurezza sul lavoro, la mancanza di una previsione legale relativa alla facoltà di delega aveva inizialmente indotto parte della giurisprudenza a negare qualunque efficacia alla stessa.

Oggigiorno l’indirizzo ormai prevalente, tuttavia, è quello di ammettere la possibilità di trasferimento di talune funzioni aziendali dal datore di lavoro ai suoi collaboratori, operando contestualmente il trasferimento delle connesse responsabilità, anche penali.

In merito alla validità ed efficacia liberatoria dell’istituto in esame, in relazione alla responsabilità penale del delegante, occorre, in concreto, procedere all’accertamento dei requisiti di forma e sostanza:

a)    certezza: la delega deve avere natura formale, espressa e scritta;

b)    specificità: la delega deve recare l’indicazione, puntuale e determinata, dei poteri delegati e deve essere redatta in modo tale da consentire l’inequivocabile identificazione del suo oggetto e del suo contenuto. Di  contro tutto ciò che non è delegato continua a rimanere in capo al datore di lavoro;

c)    conoscenza: il delegato deve essere a conoscenza della delega e deve averla accettata espressamente e per iscritto;

d)    competenza: il delegato deve essere persona qualificata e tecnicamente competente, permanendo, viceversa, la responsabilità del delegante per culpa in eligendo in caso di scelta di persona tecnicamente non idonea;

e)    controllo: il delegante deve predisporre un sistema di controllo e verifica periodica dell’attività del delegato;

f)       potere di spesa: quest’ultimo profilo è particolarmente rilevante, dal momento che, per orientamento ormai costante, al fine di evitare deleghe meramente apparenti, al delegato deve essere riconosciuto un autonomo, idoneo e determinato potere di spesa in relazione alle funzioni conferite.

Nonostante l’incontestata possibilità del datore di lavoro di avvalersi dell’istituto in esame in materia di obblighi attinenti la sicurezza sul lavoro occorre fare riferimento agli importanti principi sanciti dalla Cassazione Penale, sez. IV. 28 gennaio 2009, n. 4123.

La predetta sentenza afferma, a chiare lettere, che il datore di lavoro è il primo e principale destinatario degli obblighi di assicurazione, osservanza e sorveglianza delle misure e dei presidi di prevenzione infortunistica.

Viene, quindi, ancora una volta ribadito che il datore di lavoro, proprio in forza delle disposizioni specifiche previste dalla normativa antinfortunistica e di quella generale di cui all’art. 2087 c.c., è il “garante” dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale del lavoratore, con la già rilevata conseguenza che, ove egli non ottemperi agli obblighi di tutela, l’evento lesivo gli viene addebitato in forza del principio stabilito dall’art. 40 del c.p.

È da ritenere, quindi, senz’altro fermo l’obbligo per il datore di lavoro di intervenire allorché apprezzi che il rischio connesso allo svolgimento dell’attività lavorativa si riconnette a scelte di carattere generale di politica aziendale ovvero a carenze strutturali, rispetto alle quali nessuna capacità di intervento possa realisticamente attribuirsi al delegato alla sicurezza.

Tali principi hanno trovato conferma nel d. lgs. N. 81 del 2008, che prevede, infatti, gli obblighi del datore di lavoro espressamente non delegabili in quanto intimamente correlati con le scelte aziendali che sono e rimangono in capo al dominus.

Trattasi espressamente: a) dell’attività di valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza al fine della redazione del documento previsto dall’art. 28 del T.U. in materia di sicurezza, contenente non solo l’analisi valutativa dei rischi, ma anche l’indicazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi; nonché b) della designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.

In virtù dell’attuale e prevalente orientamento giurisprudenziale in esame può essere sostenuto, senza alcun dubbio, che non si potrà addivenire ad una affermazione di responsabilità in capo all’imprenditore/datore di lavoro laddove lo stesso si sia avvalso dell’istituto della delega di funzioni nel pieno rispetto dei criteri elaborati dalla giurisprudenza ed oggi consacrati nell’art. 16 del d. lgs. n. 81/2008.

 

 



ultime novità: TESTO UNICO – Tutela della Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro - ( 22-11-2009)

Decreto Legislativo n.° 81 del 9 Aprile 2008.
Decreto Legislativo n.° 106 del 3 Agosto 2009 (entrato in vigore il 20/08/2009) pubblicato
su S.O. n.° 142 della Gazzetta Ufficiale del 5 Agosto 2009 n.° 180, recante disposizioni
integrative e correttive del decreto legislativo n.° 81/2008, T.U. in materia di tutela della
salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Decreto del Ministero del Lavoro del 4 Marzo 2009 - G.U. n.° 146 del 26/06/2009

TESTO UNICO – Tutela della Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro

 

 

 

Riferimenti normativi:

Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008.

Decreto legislativo n. 106 del 3 agosto 2009.

Decreto del Ministero del Lavoro del 4 Marzo 2009.

 

 

 

Il d. lgs. 3 agosto 2009 n. 106, che ha introdotto disposizioni integrative e correttive del d. lgs. N. 81 del 2008, ha portato a compimento il processo di redazione del cosiddetto Testo Unico in materia di tutela e sicurezza sul lavoro.

Tale normativa ha come obiettivo prioritario il superamento delle difficoltà operative, delle criticità e delle lacune evidenziate nei primi mesi di applicazione del Testo Unico originario (d. lgs. 81/2008).

 

- AMBITO APPLICATIVO

Il d. lgs. ha confermato sia l’ambito di applicazione, tutti i settori di attività private e pubbliche, che la nozione di lavoratore già contenuta nel d. lgs. 81/2008.

Le disposizioni si applicano, quindi, a tutti i lavoratori, subordinati ed autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati.

Si prescinde, dunque, dalla qualificazione del rapporto e si collega la normativa antinfortunistica alla comune presenza dei lavoratori in uno specifico ambiente di lavoro che fa capo ad uno stesso datore di lavoro.

Ne consegue che si considera “lavoratore” soggetto alle disposizioni del Testo Unico qualsiasi “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari”.

In tale prospettiva, il Testo Unico richiama, per equiparazione all’area del lavoro subordinato, anche figure non espressamente previste dal d. lgs. n. 626 del 1994, come i volontari ed i lavoratori socialmente utili o i lavoratori autonomi.

 

- SOGGETTI DELL’OBBLIGO DI SICUREZZA

Il primo garante della sicurezza è il datore di lavoro, la cui nozione viene ulteriormente precisata dall’ultima edizione del Testo Unico con riferimento al settore pubblico.

Infatti, si consente all’organo di vertice di individuare come datore di lavoro il funzionario non avente qualifica dirigenziale, purchè dotato di autonomi poteri, decisionali e di spesa.

In caso di omessa individuazione o di individuazione non conforme ai criteri indicati, il datore di lavoro coincide con l’organo di vertice.

Non subiscono variazioni le nozioni di dirigente e di preposto le quali fanno riferimento alla concreta titolarità dei poteri di direzione o di vigilanza. Del resto, il criterio dell’effettività viene eletto regola principe dal Testo Unico, quando esso afferma espressamente che le posizioni di garanzia del datore di lavoro, del dirigente e del preposto gravano anche su di lui che, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti “in concreto” i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti.

Rispetto a quanto stabilito dal d. lgs. n. 626 del 1994, il testo unico enfatizza il ruolo di vigilanza attiva esercitato dal dirigente e dal preposto. In tale prospettiva, prevede che ambedue frequentino appositi corsi di formazione.

Proprio sulle caratteristiche della formazione il legislatore del Testo Unico interviene con insistenza, dimostrando di considerarla uno strumento fondamentale al fine della prevenzione. Tanto è vero che l’obbligo dei lavoratori di partecipare ai programmi di formazione ed addestramento organizzati dal datore di lavoro viene per la prima volta sanzionato penalmente dall’art. 59, comma 1, lettera a.

Il d. lgs. n. 81 del 2008, novellato sul punto dal d. lgs. n. 106 del 2009, rivisita anche le figure di altri attori della sicurezza, quali il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, il rappresentante dei lavoratori della sicurezza.

Il medico competente vede implementare le sue funzioni: sia per il nuovo obbligo di consegna al datore di lavoro, alla fine dell’incarico, della documentazione sanitaria in suo possesso o al lavoratore, in caso di cessazione del rapporto, di copia della cartella sanitaria e di rischio; sia per la facoltà di effettuare, in alternativa ai dipartimenti di prevenzione delle Asl e su scelta del datore di lavoro, la visita medica in fase preassuntiva, visita che invece la primitiva dizione del decreto espressamente vietava; sia per l’obbligo di visitare il lavoratore precedentemente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione.

Relativamente alla figura del responsabile del servizio di prevenzione e protezione il Testo Unico prevede, in alcuni casi, la possibilità di centralizzazione del servizio e, nella sua versione aggiornata, consente al datore di lavoro, con non più di cinque dipendenti, di svolgere direttamente anche i compiti di primo soccorso, di prevenzione incendi e di evacuazione, con relativo obbligo di frequenza di corsi relativi a tali materie.

Per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (r.l.s.), il Testo Unico, con riferimento alle modalità della loro elezione precisa che i relativi nominativi devono essere inviati in via telematica all’Inail, all’Ispema e, per il loro tramite, al Sistema informativo nazionale per la prevenzione sui luoghi di lavoro in caso di nuova elezione o di designazione e non più annualmente.

 

- DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI

La nuova disciplina in esame ha esteso l’obbligo di valutazione a tutti i rischi esistenti in azienda semplificando, al contempo, la disciplina relativamente ai principi di redazione e tenuta del DVR.

Al riguardo si stabilisce, infatti, che il datore di lavoro provvede “con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantire la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione”.

Si prescrive espressamente che ogniqualvolta si verifichi una variazione nel processo produttivo che modifichi il rischio salute-sicurezza è fatto obbligo al datore di lavoro di effettuare una nuova valutazione dei rischi entro 30 giorni.

Altra novità introdotta dal d. lgs. 106/09 è quella relativa alla certezza della data di redazione del DVR.

In virtù della nuova disciplina essa potrà essere attestata con due diverse modalità:

a) mediante apposizione di data che diventa certa seguendo l’iter ordinario;

b) mediante sottoscrizione congiunta e contestuale del datore di lavoro, del Responsabile del servizio di Prevenzione e Protezione, del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e del Medico Competente.

Relativamente alle imprese di nuova costituzione la valutazione dei rischi deve essere effettuata immediatamente mentre il documento che attesta l’avvenuta valutazione deve essere redatto entro 90 giorni dall’inizio attività.

 

- LA DELEGA DI FUNZIONI E LA RESPONSABILITA’ DEL DATORE DI LAVORO

L’istituto in esame, sebbene non disciplinato dal d. lgs. 626/1994, trova espressa regolamentazione negli artt. 16 e 17 del nuovo Testo Unico.

La delega deve risultare da atto scritto recante data certa, essere accettata per iscritto, adeguatamente e tempestivamente pubblicizzata, conferita a soggetti in possesso di tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate.

Risolvendo una questione alquanto controversa, il d. lgs. 106/2009 ritiene legittima la subdelega da parte del soggetto delegato, previa intesa con il datore di lavoro, di specifiche funzioni in materia di sicurezza sul lavoro, rispettando le condizioni fissate per la delega.

Anche in ipotesi di delega, il datore di lavoro deve esercitare una vigilanza sul corretto espletamento da parte del delegato delle sue funzioni. Secondo quanto stabilito dalle nuove disposizioni tale obbligo si intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del modello organizzativo previsto dall’art 30, comma 4.

Tale adozione in sede processuale potrà fornire al delegante una presunzione di adeguatezza  del controllo, ma egli rimarrà pur sempre soggetto a responsabilità penale, qualora in giudizio emerga che sia venuto a conoscenza di eventuali inadempienze del delegato ed abbia omesso di intervenire in merito.

 

- INFORMAZIONE, FORMAZIONE E ADDESTRAMENTO

L’obbligo di formazione è, oggigiorno, esteso anche ai Dirigenti oltre che ai Preposti.

Al riguardo viene espressamente prescritto che la formazione avvenga durante l’orario di lavoro e senza oneri economici a carico dei lavoratori e che possa avvenire anche esternamente all’azienda.

 

- APPALTI

Importanti sono le novità che il Testo Unico introduce con riferimento alla tematica degli appalti contenuta negli artt. 26 e 27.

Viene confermato l’obbligo del committente-datore di lavoro di verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa appaltatrice o del lavoratore autonomo ai quali si è commissionata l’opera o il servizio.

Le maggiori novità riguardano, sicuramente, l’obbligo del DUVRI la cui redazione diventa obbligatoria là dove, a seguito di valutazione dei rischi, sono accertati rischi da interferenza tra le varie lavorazioni.

 

- SISTEMA DI QUALIFICAZIONE DELLE IMPRESE

Uno degli aspetti maggiormente innovativi della riforma è l’introduzione del sistema della patente a punti di qualificazione delle imprese finalizzata, essenzialmente, a verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese o dei lavoratori autonomi.

A titolo meramente esemplificativo si possono menzionare tra gli elementi di valutazione:

a) esperienza e competenza professionale;

b) effettuazione di attività formative;

c) rispetto degli standard contrattuali;

d) assenza di sanzioni.

Eventuali mancanze o deficienze riscontrate determineranno una riduzione dei punti assegnati mentre l’azzeramento del punteggio per ripetute violazioni determinerà il blocco dell’attività e la chiusura dei cantieri.

 

- SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’

La predetta sanzione scatta quando, in seguito ad un intervento ispettivo, viene riscontrato l’impiego di personale irregolare in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro ovvero in caso di “gravi e reiterate” violazioni di sicurezza e salute sul lavoro individuate da apposito decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

 

 

- SORVEGLIANZA SANITARIA

La normativa in esame introduce una puntuale definizione del predetto istituto specificando come per sorveglianza sanitaria si debba intendere un’attività complessa volta precipuamente a tutelare la salute dei lavoratori ed a prevenire l’insorgenza di malattie professionali.

La sorveglianza sanitaria deve essere attivata in tutti i luoghi di lavoro nei quali sono presenti fattori di rischio per la salute dei lavoratori.

La stessa comprende:

- visite preventive che hanno l’obiettivo primario di stabilire e valutare se le condizioni di salute del lavoratore gli consentono, in concreto, di essere esposto ai rischi connessi alla sua mansione e presenti sul suo luogo di lavoro.

Le stesse devono essere effettuate prima che il lavoratore inizi a lavorare, e devono essere ripetute qualora lo stesso venga adibito allo svolgimento di mansioni differenti.

- successive visite periodiche finalizzate a controllare che l’esposizione a tali rischi non abbia prodotto dei danni ed a confermare l’idoneità del lavoratore a svolgere la propria attività.

- visite straordinarie richieste dallo stesso lavoratore qualora ritenga di avere dei disturbi provocati dal lavoro.

- visita alla cessazione del rapporto di lavoro prevista nel caso in cui il lavoratore sia stato esposto a particolari rischi.

La visita si conclude attraverso la predisposizione di un giudizio di idoneità alla mansione specifica che deve essere consegnato in forma scritta al lavoratore ed al datore di lavoro.

Il predetto giudizio può essere:

- di idoneità alla mansione specifica;

- di temporanea non idoneità alla mansione specifica (significa che le condizioni di salute che non consentono di adibire il lavoratore alla sua mansione sono solo temporanee, cioè è previsto un miglioramento nel tempo);

- di idoneità con prescrizioni o limitazioni (il lavoratore può svolgere la sua mansione ma con particolari accorgimenti);

- di non idoneità alla mansione specifica in questo caso il medico competente ritiene che le condizioni cliniche del lavoratore non gli consentono di svolgere la mansione per la quale è stata assunto, per cui il datore di lavoro deve adibire il dipendente ad altra mansione concordata con il medico.

La predetta sorveglianza è affidata ad un medico competente, nominato dal datore di lavoro.

Accertamenti integrativi

Si tratta di esami aggiuntivi che il medico competente ritiene necessari per poter esprimere il giudizio di idoneità.

I più comuni sono:

Audiometria: serve a valutare la funzione uditiva. Viene utilizzato quando la mansione espone al rischio rumore.

Spirometria: è l’esame che valuta la funzione respiratoria, si utilizza nei casi di esposizione a polveri di varia natura, ad agenti chimici volatili, a fumi di saldatura, a vapori.

Elettrocardiogramma a riposo o sottosforzo: valuta parte della funzionalità cardiaca, può essere utile per valutare l’idoneità a mansioni che comportano sforzi fisici intensi o che svolgono in altezza.

Monitoraggio biologico: in caso di esposizione ad alcune sostanze chimiche è possibile rilevare le relative tracce nei liquidi biologici, la quantità rilevata indica se il grado di esposizione è accettabile o supera i limiti consentiti.

Diritti e doveri dei lavoratori.

I lavoratori in tema di sorveglianza sanitaria hanno il diritto di:

- fare ricorso contro il giudizio contro il giudizio del medico al servizio di medicina del lavoro della ASL qualora il lavoratore stesso lo ritenga immotivato o ingiustificato in relazione al suo stato di salute;

- poter accedere ai dati sanitari che lo riguardano;

- avere spiegazioni ed informazioni dal medico sul proprio stato di salute;

- ricevere copia del documento sanitario e di rischio.

È importante precisare che il lavoratore deve essere cosciente del fatto che la sorveglianza medica è uno strumento di tutela della propria salute; pertanto deve collaborare con il medico competente fornendogli tutte le informazioni richieste sul proprio stato di salute.

In virtù di quanto chiaramente dispone l’art. 20, comma 2, lettera i d. lgs. 81/08, il lavoratore ha l’obbligo di sottoporsi, con le periodicità che gli vengono comunicate, alle visite ed alle indagini che il medico ritiene necessarie.

La cartella sanitaria e di rischio.

Il d. lgs. 81/08 dispone che il medico competente deve istruirne una per ciascun lavoratore, essa contiene dati sanitari soggetti a segreto professionale quindi deve essere custodita in luogo sicuro in forma sigillata.

Il datore di lavoro non deve avere accesso ai contenuti della cartella sanitaria e di rischio.

Il lavoratore ha diritto in qualunque momento a ricevere copia della sua cartella se ne fa richiesta.

Ne riceverà, comunque, una copia alla cessazione del rapporto di lavoro.

 

 

-APPARATO SANZIONATORIO

Al fine di ovviare allo scarso potere deterrente dell’apparato sanzionatorio previsto dagli artt. 89-93 del d. lgs. 626/1994, il d. lgs. n. 81 del 2008 aveva notevolmente inasprito le sanzioni nei confronti di tutti i soggetti del sistema di prevenzione aziendale.

Il successivo intervento del decreto correttivo ha inciso in modo sostanziale sull’entità delle sanzioni penali ed amministrative ed ha introdotto un sistema di indicizzazione delle sanzioni pecuniarie penali ed amministrative.

Il d. lgs. ha esteso anche alle ipotesi delle contravvenzioni punite con la sola ammenda l’istituto della prescrizione obbligatoria che consente al datore di lavoro di evitare la sanzione penale, adeguandosi al comportamento prescritto dall’organo di vigilanza e pagando una sanzione amministrativa pari ad un quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione.

Novità vi sono anche per le contravvenzioni punite con la sola pena dell’arresto, per le quali il giudice, su richiesta dell’imputato, può sostituire la pena irrogata nel limite di dodici mesi con il pagamento di una somma di denaro, previa verifica delle fonti di rischio e delle eventuali conseguenze dannose del reato.

Vi è stata inoltre l’introduzione di un nuovo procedimento di estinzione agevolata anche degli illeciti amministrativi a seguito di regolarizzazione non oltre il termine assegnato dall’organo di vigilanza mediante verbale di primo accesso ispettivo.

 



novità T.U. FORMAZIONE DATORE LAVORO ( 23-11-2009)

FORMAZIONE ANTINCENDIO E PRIMO SOCCORSO DEL
DATORE DI LAVORO CHE SVOLGE COMPITI DI RSPP
Quale novità ha introdotto il d. lgs. n. 106/2009?

 

Il decreto correttivo ed integrativo del d. lgs. n. 81/2008, contenuto nel d. lgs n.106/2009, ha fornito sull’argomento dei chiarimenti.

Il predetto decreto ha introdotto nell’art. 34, sullo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi, un comma 1-bis che così recita: “Salvo che nei casi di cui all’art. 31, comma 6, nelle imprese o unità produttive fino a cinque lavoratori il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione degli incendi e di evacuazione, anche in caso di affidamento dell’incarico di responsabile del servizio di prevenzione e protezione a persone interne all’azienda o all’unità produttiva o a servizi esterni così come previsto all’art. 31, dandone preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ed alle condizioni di cui al comma 2bis”

 

Con il comma 2-bis introdotto dallo stesso decreto correttivo, inoltre, è stato precisato che il datore di lavoro che svolge direttamente i compiti di primo soccorso nonché di prevenzione degli incendi e di evacuazione deve frequentare gli specifici corsi di formazione previsti agli art. 45(sul primo soccorso) e 46 (sulla prevenzione incendi).

 



SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ LAVORATIVA ( 23-11-2009)

SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ LAVORATIVA PER
VIOLAZIONI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO
Circolare Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali
n. 33/2009

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha approvato una circolare, n. 33/2009, avente ad oggetto la sospensione dell’attività lavorativa in caso di gravi e reiterate violazioni di disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro.

Il predetto provvedimento precisa, a chiare lettere, che la discrezionalità della sospensione dell’attività lavorativa investe entrambe le ipotesi di adozione del provvedimento (impiego di lavoratori in nero o gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza sul lavoro).

Ciò premesso, si è concordi nel ritenere che il provvedimento di sospensione debba essere adottato ogniqualvolta ne siano accertati i presupposti richiesti, salvo i casi concreti e peculiari che suggeriscano, sotto il profilo dell’opportunità di non adottarlo.

Al riguardo si intende fare riferimento a circostanze legate precipuamente ad esigenze di salute e sicurezza sul lavoro. In altre parole, laddove la sospensione dell’attività possa determinare a sua volta una situazione di maggior pericolo per l’incolumità dei lavoratori e di terzi è opportuno non emanare alcun provvedimento.

Nel caso di reiterazione delle violazioni occorre precisare al riguardo come il personale ispettivo dovrà verificare se nell’arco di 5 anni dalla prima violazione il contravventore ne abbia commesse almeno altre 2 per le quali sia stata emessa sentenza passata in giudicato, o sia stata anche solo ottemperata una prescrizione impartita dagli Organi di vigilanza.

Le violazioni reiterate devono essere della stessa indole, cioè devono riguardare la stessa disposizione o, comunque, una o più disposizioni citate nell’Allegato I del d. lgs. n. 81/2008.

Il provvedimento di sospensione può essere revocato da parte dell’organo di vigilanza che lo ha adottato.

E’ condizione per la revoca del provvedimento da parte dell’organo di vigilanza:

a) la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria;

b) l’accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;

c) il pagamento di una somma aggiuntiva pari a 1.500 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare ed a 2.500 euro nelle ipotesi di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

In caso di inottemperanza all’ordine di sospensione è, espressamente, stabilito che “il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione è punito con l’arresto fino a sei mesi nelle ipotesi di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare”.

Infine, la circolare indica in 15 giorni il termine entro il quale la Direzione Regionale del Lavoro ( per i provvedimenti adottati dai funzionari del Ministero del Lavoro) e il Presidente della Giunta Regionale (per i provvedimenti delle ASL) si devono esprimere sui ricorsi presentati dalle imprese: decorso tale termine, l’atto interdittivo perde efficacia.

 



LA FIGURA DEL MEDICO COMPETENTE ALLA LUCE DELLE NOVITA’ ( 25-11-2009)

INTRODOTTE DAL T.U. IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO.

- QUANDO E’ NECESSARIA LA NOMINA DEL MEDICO COMPETENTE?

Le disposizioni in esame prevedono, espressamente, che il Medico Competente deve essere nominato solo nei casi previsti dalla normativa vigente, generalmente, quindi, in aziende i cui dipendenti sono soggetti a rischi specifici per la salute puntualmente elencati nel DPR 303/56 e nel   d. lgs. 277/91.

Volendo rendere concreta tale affermazione si può affermare che sono soggette alla nomina del Medico Competente le aziende i cui dipendenti siano sottoposti a sforzi fisici notevoli, ad agenti chimici, cancerogeni, o biologici, a rumore, vibrazioni o scuotimenti, o rischi per la vista. Sono, altresì, soggetti a controllo del medico Competente i lavoratori addetti a lavori usuranti, a radiazioni, all’uso dei videoterminali.

 

 

- COME SI NOMINA IL MEDICO COMPETENTE?

La predetta nomina viene, di regola, effettuata dal Datore di Lavoro su carta intestata della Ditta e deve essere sottoscritta per accettazione dal Medico Competente nominato.

 

- QUALI SONO LE FUNZIONI DEL MEDICO COMPETENTE?

Il Medico competente è garante della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori. Egli partecipa alla redazione del documento di Valutazione dei Rischi e collabora all’individuazione delle misure preventive e protettive ed all’organizzazione del servizio di pronto soccorso. Visita preventivamente i lavoratori, per accertarne l’idoneità alla mansione, istituisce ed aggiorna le cartelle di tutti gli assunti, effettuando periodicamente le visite di controllo, segnala la necessità di ricorrere a medici specialisti. Collabora alla formazione ed informazione dei lavoratori, visita gli ambienti di lavoro almeno una volta l’anno con il RSPP.

 

- QUALI SONO I REQUISITI TECNICO-PROFESSIONALI DEL MEDICO COMPETENTE?

Per assumere l’incarico di medico competente, è necessario essere specializzati in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica, o in tossicologia industriale o igiene industriale o fisiologia e igiene del lavoro, o in clinica del lavoro.

In alternativa è ammesso come requisito sufficiente la docenza o libera docenza in una delle specializzazioni indicate, o l’autorizzazione di cui al d. lgs. 277/91.

 

- IL MEDICO PUO’ DIVULGARE I CONTENUTI DELLA CARTELLA SANITARIA DEI DIPENDENTI?

Il medico competente è tenuto al segreto professionale, e non può in nessun caso divulgare notizie contenute nella cartella sanitaria ovvero acquisite durante i colloqui. Deve solo comunicare al Datore di Lavoro e/o RSPP l’idoneità o non idoneità del lavoratore.



DIRITTI E DOVERI DEL PERSONALE ISPETTIVO ( 27-11-2009)

- chi può attuare ispezioni e sopralluoghi  in materia di sicurezza  ed igiene sul  lavoro?
- come prepararsi ad un’ispezione?
- come deve comportarsi il personale ispettivo ed aziendale?

L’ispezione

Preliminarmente occorre puntare l’attenzione sui soggetti competenti ad effettuare le ispezioni in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro ed, al riguardo, il riferimento è:

 

1) all’ASL;

2) alla Direzione Provinciale del lavoro;

3) al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.

 

Le ispezioni si caratterizzano in una attività di controllo temporalmente antecedente o successiva all’emergenza di indizi di reato.

Nel caso di controllo antecedente si parla di vigilanza amministrativa finalizzata essenzialmente alla prevenzione.

Nel caso, invece, di controllo successivo si individua la vigilanza giudiziaria, rivolta ad assicurare la protezione dei lavoratori anche ricercando gli autori e le prove dei reati e se necessario, procedere con l’arresto in flagranza di reato.

 

 

Il personale ispettivo

Il funzionario dell’Organo di vigilanza è tenuto a presentarsi:

 

- con la tessera di riconoscimento rilasciata dall’Ente di appartenenza;

- dichiarando l’oggetto dell’ispezione;

- con il provvedimento della magistratura in caso di procedimento penale e si deve impegnare a condurre l’ispezione in modo da arrecare minor disturbo possibile all’attività lavorativa, garantendo la riservatezza delle informazioni e compilando un verbale di ispezione.

 

Per procedere al sopralluogo gli addetti all’attività di vigilanza sono autorizzati ad accedere ai luoghi di lavoro dell’impresa per richiedere informazioni e copie di documenti, procedere ai rilievi necessari alle verifiche, prelevare campioni e sanzionare eventuali comportamenti diretti ad ostacolare l’attività di vigilanza.

 

Preparazione all’eventuale ispezione

Le ispezioni avvengono soprattutto senza preavviso, quindi le aziende per essere preparate devono:

 

-  individuare la persona autorizzata a ricevere gli addetti al controllo, informandola del nominativo del legale rappresentante e consegnando copia della delega di funzioni e degli organogrammi da esibire in sede di controllo;

- individuare la squadra di tecnici che abbia il compito di seguire gli ispettori (RSPP, RLS, responsabile del personale);

- definire le modalità di contatto con un eventuale Ufficio Legale e con il Medico Competente, laddove nominato;

- conservare tutta la documentazione inerente la materia della sicurezza e salute in un apposito archivio che contenga separatamente i documenti ufficiali ed i documenti ad uso interno.

 

 

Arrivo degli ispettori

L’addetto alla portineria deve chiedere al funzionario ispettivo di qualificarsi richiedendo la tessera di riconoscimento, senza la quale non può accedere, e deve avvisare la direzione aziendale e la persona da essa incaricata a ricevere gli addetti al controllo.

Il funzionario, a questo punto, può decidere di attendere l’incaricato o iniziare comunque l’ispezione, per esempio nel caso in cui noti nel comportamento dell’azienda la volontà di ritardare l’ispezione.

 

Inizio della visita

Il Rappresentante della Direzione, dopo aver presentato il proprio ruolo, aver chiesto agli ispettori informazioni su diritti e obblighi degli ispezionati ed aver esaminato l’eventuale provvedimento che autorizza l’ispezione, può procedere ad accogliere i funzionari, possibilmente riservando a questa attività una stanza separata.

Con l’inizio dell’ispezione l’ispettore chiarisce il motivo della visita, la procedura che intende seguire ed i documenti che ha intenzione di esaminare.

Nel corso della visita i funzionari devono essere sempre accompagnati dall’incaricato o, in caso di suddivisione in gruppi, da un dipendente dell’azienda addestrato allo scopo.

È necessario però tener conto che qualora la presenza del dipendente fosse considerata ostativa al loro operato, gli ispettori potranno procedere nell’attività anche da soli.

Il responsabile della direzione deve impegnarsi a fornire al funzionario i dispositivi di protezione individuale e tutte le informazioni richieste, anche individuando fra i dipendenti la persona più adatta a fornirle, richiedendo a sua volta eventuali chiarimenti.

È necessario, inoltre, che prenda nota dei luoghi visitati, di tutto il materiale esaminato e delle informazioni richieste, esprimendo eventuali contestazioni nei riguardi dell’operato dei funzionari.

 

Si tenga presente che il personale ispettivo deve svolgere le proprie funzioni con imparzialità, obiettività, efficienza, riservatezza professionale e trasparenza, si deve attenere a norme di onestà ed integrità, ed il suo operato non deve essere in alcun modo influenzato da interessi personali e finanziari.

L’attività dei funzionari non potrà comunque essere ostacolata, neanche opponendo il segreto industriale, “salvo il caso in cui compiono atti palesemente illegittimi ( per esempio i funzionari non possono compiere di propria iniziativa perquisizioni sulle persone, se non nel caso di flagranza di reato).

 

Il personale aziendale, nel corso dell’ispezione, deve collaborare con il funzionario comportandosi in modo onesto, disponibile ed evitando di porre in essere un atteggiamento ostruzionistico.

Se i funzionari chiedono informazioni relative al ciclo produttivo ed agli aspetti di sicurezza correlati, il personale dovrà cooperare dando indicazioni in base alle proprie conoscenze ed in modo breve e conciso richiedendo, se necessario, una più chiara formulazione della domanda ed evitando di fornire informazioni e documenti non richiesti.

I funzionari possono richiedere copia dei documenti, in questo caso l’azienda deve:

-mettere a disposizione un addetto che si incarichi di fotocopiare e numerare tale materiale;

-eseguire un’ulteriore copia di ciascun documento fotocopiato, che riporti l’indicazione di dove è stato trovato l’originale, al fine di allegarla al rapporto finale.

In caso di prelievo di un campione, o di prove strumentali, il personale deve assistere il funzionario nell’operazione e procedere, con l’ausilio di un addetto, al prelevamento di un controcampione da far analizzare ad un laboratorio a propria scelta e deve far mettere a verbale eventuali non conformità rilevate in fase di prelievo.

Il funzionario può anche decidere di procedere ad un rilievo fotografico, in questo caso è necessario assicurarsi che le fotografie rappresentino sia il quadro generale che il singolo dettaglio. Se necessario è possibile effettuare delle proprie fotografie chiedendo che siano menzionate nel verbale.

 

Stesura del verbale.

A conclusione della visita, il personale ispettivo redige il verbale di accertamento, l’incaricato dopo averne evidenziato la confidenzialità, deve valutarne attentamente i contenuti e può apporre sul documento le proprie osservazioni relative alle evidenze indicate dai verbalizzanti.

Infine deve firmarlo e farne una copia per l’azienda.

 

Termine della visita.

L’incaricato deve informare immediatamente la direzione di eventuali contestazioni di reati od illeciti amministrativi, predisponendo anche un Rapporto Interno sull’ispezione che contenga:

- copia del verbale e di tutta la documentazione acquisita o fotocopia nel corso della visita;

- il nome degli ispettori incaricati del caso, l’indicazione dei luoghi visitati, i documenti visionati e le informazioni richieste;

- le eventuali difformità di giudizio con il funzionario;

- le eventuali violazioni riscontrate ed i possibili rischi per lo stabilimento.

 

Il Rapporto Interno dovrà essere consegnato alla direzione e l’incaricato dovrà successivamente valutare eventuali integrazioni del rapporto e, in caso di accertamento di violazioni, predisporre una prima memoria difensiva, consultando i consulenti ed eventualmente il legale.



Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ( 30-11-2009)

Obbligo di nomina del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

In virtù del nuovo dettato normativo in tutte le aziende ( o unità produttive) vige l’obbligo di nomina del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Nelle aziende, o unità produttive, che occupano sino a 15 dipendenti il RLS è eletto direttamente dai lavoratori al loro interno.

Nelle aziende, o unità produttive, con più di 15 dipendenti il RLS è eletto o designato dai lavoratori nell’ambito delle rappresentanze sindacali in azienda.

 

In relazione alle attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza a titolo meramente esemplificativo si può menzionare:

a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;

b) è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, all’individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell’azienda ovvero unità produttiva;

c) riceve informazioni provenienti dai servizi di vigilanza,

d) promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori;

e) formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti;

f) fa proposte in merito all’attività di prevenzione;

e) avverte il responsabile dell’azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;

g) può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro ed i mezzi impiegati per attuarle non sono idonei a garantire la sicurezza e la salute durante lo svolgimento dell’attività lavorativa.

 

In seguito alle importanti novità introdotte dal d. lgs. 106/09 in materia di Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza, con circolare n. 43 del 25 agosto 2009 l’Inail ha impartito nuove istruzioni aventi ad oggetto la trasmissione dei predetti nominativi.

Al fine di dare concreta attuazione alle direttive promananti dall’Inail si precisa, in via preliminare, che i datori di lavoro dovranno comunicare, in via telematica, i nominativi degli RLS non più con cadenza annuale ma solo ed esclusivamente in caso di nuova nomina o designazione.

 

A titolo esemplificativo i dettami della predetta circolare Inail sono i seguenti:

- le aziende che hanno già comunicato all’Inail il nominativo del Responsabile dei Lavoratori per la sicurezza in carica al 31/12/2008 ( ED ATTUALMENTE IN CARICA), nel pieno rispetto di quanto prevede la legge, non sono obbligati ad alcuna comunicazione. Per gli anni successivi, qualora non dovessero registrarsi variazioni, troverà conferma la situazione già presente in archivio, in caso di modifica scatta l’obbligo di comunicazione all’Inail;

- le aziende che hanno proceduto all’elezione del RLS dopo il 31/12/2008 e che pertanto non avevano effettuato alcuna comunicazione, sono obbligate alla trasmissione del nuovo nominativo;

- le aziende presso le quali non è stato eletto un RLS non dovranno fare alcuna comunicazione;

- per il futuro ogni variazione relativa al nominativo del RLS dovrà tempestivamente comunicata all’INAIL.