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Recente ed innovativa presa di posizione in materia di infortunio in itinere ( 02-06-2010)

Infortunio in itinere indennizzabile solo se avviene in luogo pubblico

La Cassazione recentemente, con pronuncia del 27 aprile 2010, n. 10028, ha nuovamente incentrato l’attenzione sul peculiare e complesso istituto dell’infortunio in itinere con l’obiettivo primario di definirne i contorni ed i presupposti.

 

Sul punto è bene, in via preliminare, evidenziare come l’infortunio in itinere riceva una propria disciplina ad opera del d. lgs. n. 38/2000, normativa arricchita e specificata in virtù dei numerosissimi interventi da parte della Suprema Corte che nel corso del tempo si sono susseguiti.

 

Infatti, in base ai più recenti e consolidati orientamenti giurisprudenziali, una volta accertate le finalità lavorative, la normalità del tragitto e la percorrenza in orari confacenti con quelli lavorativi, l’infortunio in itinere è sempre indennizzabile.

 

In altri termini, secondo tale impostazione, il rischio generico che incombe su qualsiasi utente della strada, è per il lavoratore aggravato dal fatto che il tragitto è finalizzato a raggiungere il luogo di lavoro o a fare ritorno da esso, non avendo egli possibilità di una scelta diversa: è questo rapporto finalistico-strumentale che costituisce il quid pluris richiesto per l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere rispetto al rischio generico che incombe su tutti gli utenti della strada.

 

Un ulteriore condizione di indennizzabilità dell’infortunio è rappresentata dal nesso evento-orario di lavoro ed, ancora, il predetto può anche verificarsi nell’intervallo destinato alla consumazione del pasto qualora l’azienda non disponga di un servizio mensa.

 

La recente novità è rappresentata dall’eventualità in cui l’infortunio si sia verificato al di fuori di un luogo pubblico, aspetto sul quale, fino ad oggi, raramente la giurisprudenza ha preso posizione.

 

Sul punto deve essere precisato come non esiste una normativa specifica con riguardo a tale tipo di infortunio laddove lo stesso si verifichi in luoghi in cui la parte non ha la concreta possibilità di incidere direttamente per escludere o ridurre i rischi di incidenti.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che laddove il lavoratore si infortuni in luoghi di esclusiva proprietà del lavoratore o in quelli di proprietà comune (es. scale, cortili condominiali ecc.) si è al di fuori del perimetro dell’indennizzabilità.

 

Nel caso di specifico la lavoratrice si era fratturata il femore scendendo dalla propria autovettura, dinanzi alla propria abitazione e la Corte ritenendo il succitato luogo come “privato” ne ha escluso il diritto al risarcimento.

 

È bene, però, chiarire meglio i contorni della faccenda al fine di fugare possibili equivoci sul punto ed, infatti, risulta necessario puntualizzare che la Cassazione, nel caso in esame, ha elaborato le succitate conclusioni in quanto la ricorrente infortunata aveva più volte dichiarato che, con la macchina, essendo l’accesso aperto, era giunta fino in prossimità del portone dell’abitazione dopo aver attraversato il giardino, quindi, sicuramente in un luogo non definibile ed inquadrabile come luogo pubblico.

 

Da ciò deriva che, in assenza di prova contraria sul punto, la decisione adottata dalla Corte non può che considerarsi conforme alla legge ed è stata motivata in modo più che adeguato.



Sicurezza sul lavoro: domande per ottenere gli incentivi entro il 28 giugno 2010. ( 03-06-2010)

Approvato il bando.
 

Sulla Gazzetta ufficiale del 29 aprile 2010 n. 99 è stato pubblicato il bando avente ad oggetto l’individuazione delle tematiche di studio e di ricerca da ammettere alla contribuzione in materia di prevenzione antinfortunistica.

 

Il relativo bando ha ricevuto l’approvazione del competente Ministero del Lavoro ed al fine della piena realizzazione degli obiettivi prefissi sono stati stanziati 2.266.700 €.

 

Il bando facilmente consultabile nella G.U. indicata precisa e chiarisce che la relativa domanda di ammissione alla contribuzione dovrà essere spedita, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento al Ministero del Lavoro – Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro entro il termine perentorio del 28 giugno 2010.

 

In relazione all’ambito soggettivo di operatività del bando occorre aver cura di precisare come lo stesso interessa i soggetti pubblici o privati con comprovate e, soprattutto, pregresse esperienze nel settore della sicurezza sul lavoro.

 

Una volta superata la fase di ammissione e la pubblicazione della graduatoria, i contributi saranno erogati in due quote nella misura rispettivamente del 40% e 60% dell’importo complessivamente stanziato.

 

La prima quota, pari al 40%, sarà erogata a seguito della stipula di apposita convenzione.

 

Relativamente all’ambito oggettivo del bando stesso si evidenzia come lo stesso deve riguardare:

 

-          la prevenzione degli infortuni sul lavoro nel settore siderurgico o nel settore dei trasporti;

 

-          la sicurezza nelle piccole e medie imprese;

 

 

-          la valutazione dei costi della mancata organizzazione e gestione della salute e sicurezza in azienda;

 

-          il contrasto degli infortuni in itinere in Europa, ai fini della loro possibile applicazione in Italia;

 

 

-          i sistemi di certificazione dei modelli contrattuali e dei modelli di organizzazione e gestione, ai fini della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, con particolare riferimento agli appalti ed ai contratti di lavoro non standard;

 

-          la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, con particolare riferimento alla gestione del rischio.



Nessun risarcimento per l’infortunio occorso tra l’auto e l’abitazione del lavoratore. ( 03-06-2010)

Cassazione 27 aprile 2010 n. 10028
 

La fattispecie riguarda l’infortunio occorso ad una lavoratrice che mentre tornava a casa dal lavoro subiva una frattura del femore in seguito ad una caduta mentre scendeva dall’auto, dinanzi alla sua abitazione.

 

La lavoratrice infortunata ricorreva al Tribunale competente al fine di ottenere il riconoscimento dell’accaduto come infortunio sul lavoro del suddetto sinistro.

 

Il Giudice di primo grado respingeva con vigore il ricorso ritenendo che nel caso di specie non sussistessero assolutamente i presupposti per la configurabilità dell’infortunio in itinere.

 

La predetta decisione aveva trovato piena conferma da parte della competente Corte d’appello, la quale aveva arricchito la motivazione a base della propria decisione evidenziando come non si potesse parlare di infortunio in itinere in assenza di prova, da ritenersi a carico della lavoratrice ricorrente, che lo stesso fosse avvenuto in un luogo pubblico.

 

La peculiarità della pronuncia in esame deriva proprio dalle caratteristiche del caso. La vicenda involge un infortunio avvenuto in un luogo che alla luce degli esami espletati non poteva essere, con certezza, definito pubblico, il tutto anche in considerazione del fatto che la lavoratrice infortunata aveva dichiarato di essere giunta con la propria macchina in prossimità del portone dell’abitazione, dopo aver attraversato il giardino.

 

Investita della questione la Suprema Corte ha condiviso le conclusioni enucleate nei precedenti gradi di giudizio.

 

Nessuna violazione di legge poteva sul punto validamente sostenersi in quanto, per consolidato ed indiscutibile, orientamento giurisprudenziale in materia di indennizzabilità dell’infortunio in itinere l’onere probatorio grava in toto sul soggetto ricorrente.

 

E nel decidere la fattispecie esaminata la Suprema Corte si è conformata al costante orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’infortunio in itinere è indennizzabile solo ed esclusivamente se si verifica nella strada pubblica, mentre non è configurabile qualora l’evento accada nell’abitazione del lavoratore ovvero nei luoghi che sono nella sua disponibilità anche non esclusiva. Ciò in quanto la copertura assicurativa non può essere estesa a comportamenti che, per il luogo in cui sono posti in essere, non possono ritenersi correlati e finalizzati al lavoro sì da determinare l’aggravamento del rischio generico al quale sono esposti tutti gli altri soggetti.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che condizione indefettibile per l’effettiva ed incontestabile sussistenza dell’infortunio in itinere è il suo verificarsi in un luogo non rientrante tra quelli di esclusiva proprietà del lavoratore ovvero in quelli di proprietà comune, quali, a titolo meramente esemplificativo, le scale ed i cortili condominiali, il portone di casa, i viali dei complessi residenziali ed, ancora, le relative componenti strutturali.

 

Nel pieno rispetto di quanto evidenziato la Cassazione ha escluso la possibile indennizzabilità di un infortunio occorso ad un lavoratore scivolato con il motorino sulla rampa del garage al rientro a casa dopo il lavoro in considerazione che l’ipotesi contraria determinerebbe un’estensione illimitata della protezione assicurativa fino a giungere alla paradossale ed inaccettabile conseguenza di ricomprendere anche incidenti occorsi ai lavoratori al di fuori del raggio d’azione dell’attività lavorativa esercitata, quale condizione ineludibile per la richiesta del risarcimento dei danni subiti.



Riduzione del premio Inail per chi adotta sistemi di miglioramento della sicurezza in azienda. ( 08-06-2010)

Importante delibera dell’Inail.
 

A seguito delle concrete difficoltà riscontrate nel primo decennio ad utilizzare lo sconto sul tasso medio di tariffa per prevenzione riconosciuto in favore delle imprese che, dopo i primi due anni dalla data d’inizio dell’attività, abbiano effettuato interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza negli ambienti di lavoro, l’Inail ha deciso di intervenire in modo concreto.

 

Ed infatti, con delibera del 21 aprile 2010 n. 79/10 ha redatto apposito documento, trasmesso al Ministero del Lavoro per l’adozione del provvedimento di competenza, da emanarsi di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

Il succitato documento propone una nuova articolazione delle percentuali di sconto collegate alle diverse dimensioni aziendali e, soprattutto, che tengano conto, con relativi valori percentuali maggiori, delle esigenze delle PMI.

 

Alla luce delle predette novità, il costo che l’azienda sarà chiamata a mettere in atto per l’implementazione di tale certificazione sarà nella gran parte dei casi inferiore al risparmio che si otterrà grazie alla riduzione del premio corrisposto dall’Inail.

 

Non può assolutamente omettersi di evidenziare come tra le novità contenute nella delibera spicca sicuramente quella relativa al termine per la presentazione delle istanze, che è stato posticipato al 28 febbraio di ogni anno. Fino ad oggi, le come tempistica si prevede l’invio di tutta la documentazione alla sede Inail entro il 31 gennaio dell’anno per il quale la riduzione richiesta.

 

Per estrema precisione è importante ribadire che l’intervento migliorativo in materia di salute e sicurezza, oltre a dover essere aggiuntivo rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente, deve essere attuato nell’anno precedente a quello di presentazione della relativa istanza.

 

 

 

 



La Cassazione precisa la puntuale posizione del datore di lavoro in materia di sicurezza. ( 08-06-2010)


Nel tornare a pronunciarsi in materia di responsabilità del datore di lavoro per violazione delle prescrizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, la Cassazione ha ribadito il proprio indirizzo in materia.

 

Preliminarmente occorre evidenziare e precisare come il datore di lavoro, per tutelare l’integrità psico-fisica del proprio dipendente, ha l’obbligo ex art. 2087 c.c. di predisporre tutte le cautele necessarie secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica utilizzata.

 

Nella fattispecie dalla quale la Corte prende le mosse per effettuare importanti precisazioni, si era verificato un grave incidente in ambito lavorativo in quanto uno degli sportelli di chiusura degli scomparti di un’apparecchiatura elettrica erano stati lasciati aperti.

 

Il lavoratore infortunato aveva sostenuto l’anomalia dello stato dei luoghi e la correlativa responsabilità del datore di lavoro.

 

Il datore di lavoro, dal canto suo, sosteneva che la succitata anomalia avrebbe dovuto indurre il lavoratore ad operare nel più rigoroso rispetto della procedura di sicurezza, che egli come tecnico esperto ed opportunamente istruito, ben conosceva.

 

La Cassazione prima di prendere posizione sulla concreta fattispecie ha avuto modo di evidenziare che l’art. 2087 c.c., norma di centrale importanza in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, per logica conseguenza il lavoratore che lamenti di aver subito a causa dell’attività lavorativa svolta un danno alla salute, ha l’onere di provare, in modo puntuale e preciso, l’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro ed il nesso causale fra questi due elementi strettamente correlati.

 

Quando il lavoratore abbia incontestabilmente provato tali circostanze, il datore di lavoro che intende negare la propria responsabilità ha l’onere di dimostrare di avere adottato le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

 

E la relativa prova ha per oggetto l’adozione di tutte le misure dirette ad evitare l’evento verificatosi che, occorre ribadirlo, non si esauriscono tuttavia nell’osservanza di specifiche disposizioni di legge, in relazione al tipo specifico di attività imprenditoriale svolta: comprendono anche quelle c.d. innominate che siano necessarie in base alla peculiarità del lavoro all’esperienza ed alla concreta tecnica posta in essere.

 

La Cassazione va oltre in quanto stabilisce che l’osservanza delle prescrizioni prevede non solo la mera adozione delle misure necessarie, bensì, ove il concreto funzionamento delle stesse esiga la collaborazione del dipendente, il relativo controllo che effettivamente da parte del lavoratore questa collaborazione vi sia.

Ove questa collaborazione esiga un comportamento del lavoratore il datore di lavoro dovrà procedere inoltre alla puntuale informazione del dipendente in merito alla necessaria collaborazione ed alle conseguenze derivanti dalla relativa omissione.

 

Laddove inoltre tale comportamento debba essere attuato quotidianamente, il datore di lavoro dovrà procedere al relativo controllo con adeguata continuità e sollecitudine.

 

E poiché accettare una prestazione dal lavoratore effettuata senza l’osservanza di tale comportamento costituirebbe per il datore violazione delle predette prescrizioni, osservanza delle prescrizioni è rifiutare categoricamente tale prestazione.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che l’onere probatorio gravante ed incombente sul datore di lavoro coinvolge l’adempimento del suo obbligo nei molteplici aspetti analizzati ed involgenti, come evidenziato, anche la cooperazione del datore di lavoro.

 

Puntando l’attenzione sul ruolo rivestito dal lavoratore deve evidenziarsi come lo stesso è obbligato a cooperare in virtù dei generali principi di correttezza e buona fede derivanti dagli articoli 1375 del codice civile ed atti a prescrivere che laddove per la tutela dei prestatori si imponga come necessario anche un loro comportamento, in termini di cooperazione, questi, ponendo in essere la succitata collaborazione diretta alla propria tutela, rispetteranno i succitati principi.

 

Dopo aver stabilito ciò e nel trarre le conclusioni sulla fattispecie in esame, la Cassazione esclude in radice la corresponsabilità del dipendente evidenziando la grave omissione posta in essere e reiterata dal datore di lavoro nei confronti del dipendente stante, soprattutto, la delicatezza e pericolosità dell’attività dallo stesso esercitata.

 



Nuovo intervento Inail in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ( 10-06-2010)

Pubblicato opuscolo informativo

In considerazione dell’importanza e della delicatezza degli interessi in gioco l’Inail ha pubblicato un opuscolo che fornisce in modo puntuale le informazioni e le indicazioni pratiche in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro a tutti coloro che lavorano in Italia da poco tempo e, per logica conseguenza, non conoscono ancora bene la lingua, le leggi e le istituzioni del nostro Paese.

 

L’importanza dell’azione sta nel fatto che ci si trova innanzi ad una sorta di guida pratica dal linguaggio semplice, chiaro ed immediatamente comprensibile volta a richiamare l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sulla tutela che deve essere riconosciuta a tutti i lavoratori, a prescindere dall’irrilevante circostanza che siano italiani ovvero stranieri.

 

Come appunto lo stesso istituto precisa, la finalità pratica perseguita è essenzialmente quella di ridurre gli infortuni, tutelare i lavoratori che svolgono attività rischiose, facilitare il reinserimento nella vita lavorativa degli infortunati sul lavoro”.

 

E proprio per realizzare i predetti obiettivi si pongono come fondamentali tanto l’attività di informazione quanto quella di formazione, nonché la prevenzione e l’attuazione delle numerosissime disposizione in materia di sicurezza.

 

Seppur a titolo meramente esemplificativo, ma nell’ottica di aiutare ed indirizzare il lavoratore, vengono indicati tutti quei comportamenti che lo stesso è chiamato a tenere sui luoghi di lavoro per tutelare la propria incolumità e la propria vita.

 

Vengono fornite tutta una serie di informazioni in merito a cosa fare qualora si dovesse registrare un infortunio sul lavoro ovvero qualora ci si dovesse ammalare a causa del lavoro.

 

Si precisano e si individuano tutti i diritti e doveri puntualmente gravanti sui lavoratori evidenziando, al contempo, come ciascun soggetto dovrà tendere alla propria tutela avendo però di mira anche la tutela e l’integrità di tutti coloro che prestano la propria attività lavorativa sui luoghi individuati.

 

In relazione agli obblighi si ha cura di evidenziare come ciascun lavoratore ha l’obbligo di rispettare le direttive impartite dal datore di lavoro in ambito di sicurezza, di non adottare comportamenti pericolosi, di rispettare ed adottare le misure di prevenzione e protezione poste in essere dai soggetti responsabili al fine precipuo di ridurre ovvero eliminare i potenziali rischi strettamente connessi all’esercizio dell’attività lavorativa.

 

Si richiama l’attenzione anche sull’importanza rivestita dai segnali in materia di sicurezza che non dovrebbero essere ignorati in considerazione della reale funzione.

 

La guida in esame si conclude con tutta una serie di faq volte a dare risposte immediate relativamente a quelle problematiche che risultano essere di maggiore attualità e ricorrenza.

 

L’opuscolo è stato tradotto in dieci lingue: Albanese, Arabo, Francese, Inglese, Polacco, Portoghese, Romeno, Spagnolo, Tagalog/Filippino, Ucraino.

 

Scarica l'opuscolo in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro in italiano

 

 

 

 

 



Obblighi per il datore di lavoro in materia di cassetta pronto soccorso. ( 11-06-2010)

Prescrizioni sul punto del D.M. 388/03
 

È stata posta la questione, a livello ordinamentale, in merito all’obbligo gravante sul datore di lavoro di sostituire la cassetta di Pronto Soccorso tutte le volte in cui la stessa viene utilizzata.

 

Il quesito nasce dalla necessità di precisare e puntualizzare se la stessa deve essere sempre sigillata in occasione di un eventuale controllo.

 

Sulla predetta questione ha preso posizione esplicitamente il D.M. 388/03 che stabilisce e precisa sul punto che la cassetta di pronto soccorso “deve essere adeguatamente custodita in luogo facilmente accessibile….contenere la dotazione minima richiesta ….da integrare sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro…su indicazione del medico competente, ove previsto,…..e della quale sia costantemente assicurata la completezza ed il corretto stato d’uso dei presidi ivi contenuti”.

 

Dall’esame di quanto evidenziato deriva, come logica conseguenza, che requisito fondamentale è che la dotazione minima della cassetta di pronto soccorso sia sempre presente, completa ed in buone condizioni.

 

Su espressa indicazione del Medico Competente la dotazione c.d. minima può essere anche aumentata tenendo in considerazione tutti i rischi strettamente collegati e correlati all’attività esercitata.

 

A titolo meramente esemplificativo si evidenzia come tute le volte in cui venga utilizzato il ghiaccio pronto sarà poi sufficiente reintegrare prontamente la dotazione minima con una nuova confezione, senza la necessità di sostituire l’intera cassetta.

 

Anche le succitate prescrizioni si inseriscono nell’ambito dell’importantissimo progetto perseguito dal legislatore e tendente alla tutela a 360 gradi dei lavoratori considerati soggetti deboli della catena imprenditoriale.

 



Il Duvri e la posizione del condominio nei confronti delle ditte a cui vengono affidati lavori interni. ( 15-06-2010)

Presa di posizione del Ministero del Lavoro.
 

Nell’apposita area allestita all’interno del proprio sito il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali entra nel merito della questione avente ad oggetto la predisposizione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza (DUVRI) nello specifico caso in cui un condominio si trovi nelle condizioni di affidare lavori, servizi o forniture ad imprese appaltatrici ovvero a lavoratori autonomi.

 

Sul punto ove il condominio, che sia “datore di lavoro” nei confronti di lavoratori ai quali si applichi il contratto collettivo dei proprietari di fabbricati o altra tipologia di lavoratore, affidi “lavori, servizi o forniture” a imprese appaltatrici od a lavoratori autonomi, ex art. 26 del Testo Unico di salute e sicurezza sul lavoro, potrà indifferentemente ottemperare all’obbligo di fornire informazioni dettagliate ed a quello di informarsi reciprocamente con una comunicazione oppure con la predisposizione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza?

 

Occorre prendere le mosse dall’art. 26, comma 3, del succitato Testo Unico che costituisce ed individua la modalità di attuazione dell’obbligo di cooperazione e di coordinamento imposto al committente laddove, invece, l’art. 26, comma 2, pone un obbligo di coordinamento degli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori.

 

Dunque, nei casi in cui è prevista la sua elaborazione, il DUVRI potrà essere utilizzato dal condominio al fine precipuo di dimostrare di aver ottemperato all’obbligo di coordinamento ex art. 26, comma 2, lettera b, sempre tenendo conto  della circostanza che il succitato obbligo non può ritenersi assolto sic et simpliciter con la mera redazione del DUVRI qualora non sia stato dimostrato  che il datore di lavoro committente abbia concretamente ottemperato all’obbligo di coordinamento in parola.

 

Diversamente, nel caso in cui il condominio commissioni, nella forma di contratto di appalto, lavori edili o di ingegneria civili ricadenti nel campo di applicazione del Titolo V del d. lgs. 81/2008 sui cantieri mobili o temporanei, l’amministratore è necessariamente qualificato come committente e come tale assoggettato agli obblighi di cui agli artt. 88 e seguenti del medesimo testo normativo.

 

 



Valutazione del rischio da stress lavoro correlato. ( 21-06-2010)

Le indicazioni del T.U. sul punto.
Si ribadisce la scadenza per procedere
alla valutazione entro agosto 2010.

Il Testo Unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, nel perseguire l’obiettivo prioritario della tutela rafforzata ed incondizionata da riconoscere ai lavoratori, ha affrontato in modo puntuale l’esame del peculiare istituto del rischio da stress lavoro correlato.

 

Ed, infatti, nel momento in cui si rivolge l’attenzione all’art. 28 la succitata norma prende in considerazione ed analizza le azioni positive da intraprendere al fine di verificare la concreta sussistenza, in ambito lavorativo, del rischio in esame, tenendo presenti le importanti indicazioni elaborate sul punto dall’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004.

 

Preliminarmente è opportuno evidenziare come il succitato Accordo è finalizzato al miglioramento della comprensione dello stress da lavoro da parte di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda, quindi, non solo i datori di lavoro ma anche i lavoratori ed i loro rappresentanti.

 

Il legislatore, stante la delicatezza dell’argomento, ha enucleato tutta una serie di c.d. “indicatori” della presenza della patologia in esame.

 

Lo stress da lavoro correlato si evidenzia e scaturisce, quale fisiologica conseguenza, in presenza di delicate e complesse situazioni che si verificano in ambito lavorativo e quali, a titolo meramente esemplificativo, richieste rivolte ai lavoratori totalmente ingiustificate ovvero squilibrate in considerazione delle effettive capacità del singolo, reazioni emotive o fisiche rispetto ad un ambiente ostile o difficile creatosi immotivatamente sui luoghi di lavoro.

 

Da quanto evidenziato si può concludere che i fattori scatenanti lo stress lavoro correlato possono essenzialmente derivare dal contesto lavorativo ovvero dal contenuto del lavoro stesso.

 

Il legislatore ha puntualmente indicato un procedimento atto a giungere alla valutazione dei fattori di rischio presenti in ambito lavorativo.

 

All’esito della valutazione prescritta al datore di lavoro, lo stesso dovrà stabilire le misure adeguate da adottare, avendo cura di chiarire gli obiettivi aziendali ed i ruoli delle varie figure, le responsabilità, il controllo sul lavoro anche al fine di migliorare la consapevolezza, la comprensione dello stress nonché le cause ed i metodi per affrontarlo.

 

Il d. lgs. n. 106/09, nell’integrare e riformare il T.U. 81/08, ha prescritto a tutti i datori di lavoro che l’effettuazione della valutazione del rischio da stress lavoro correlato debba avvenire esattamente entro il mese di agosto dell’anno corrente.

 

Nel predetto importante documento dovranno essere analizzate e documentate:

- la descrizione dell’organizzazione aziendale;

- la gestione del sistema di sicurezza e salute;

- tutte le puntuali informazioni relative agli indicatori dello stress lavoro correlato;

- tutte le importanti azioni di formazione e sensibilizzazione poste in essere a favore dei lavoratori dipendenti in relazione al rischio in esame.

 

Si giungerà così a valutare e ripartire il rischio secondo livelli Basso, Medio, Alto al fine precipuo di individuare ed attuare gli interventi di eliminazione e/o riduzione del rischio.

 

Non risulta superfluo ricordare e precisare che le patologie da stress lavoro correlato, per quanto concerne le malattie professionali, non risultano incluse nel D.M. 9 aprile 2008, da ciò deriva che la natura di malattia professionale dovrà essere allegata e provata dal lavoratore, al fine di ottenere il relativo risarcimento del danno.

 

 

 



Appalti e Testo Unico 81/08 ( 22-06-2010)

I punti critici della nuova disciplina.
 

Il Testo Unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ha introdotto all’art. 26 una puntuale disciplina avente ad oggetto la delicata e peculiare materia dell’appalto.

 

Sin dall’inizio la succitata norma ha prestato il fianco a numerose critiche e problemi interpretativi conseguenza, probabilmente, della lunga gestazione della disciplina della materia fatta oggetto, negli ultimi anni, di ripetuti interventi normativi.

 

La norma in esame provvede alla ripartizione degli obblighi in materia di sicurezza, protezione e prevenzione in capo agli attori della operazione di esternalizzazione che si perpetra attraverso l’istituto dell’appalto.

 

Sul datore di lavoro/committente grava, in primis, l’obbligo ineludibile di avvalersi di un appaltatore dotato delle necessarie capacità tecnico-organizzative in relazione all’opera ovvero al servizio oggetti del contratto medesimo.

 

E proprio sul punto il legislatore ha introdotto una vera e propria procedimentalizzazione atta alla verifica di tali requisiti.

 

Ancora, il datore di lavoro dovrà procedere ad impartire una dettagliata informazione nei confronti dell’impresa appaltatrice e dei lavoratori autonomi avente ad oggetto i concreti rischi esistenti nell’ambiente di lavoro in cui i soggetti sono destinati ad operare nonché in ordine alle misure di prevenzione adottate in relazione alla propria attività.

 

Tale obbligo di informativa vede come unica destinataria l’impresa appaltatrice e non i singoli lavoratori dipendenti della medesima.

 

I datori di lavoro-committenti, gli appaltatori e gli eventuali subappaltatori sono poi destinatari congiunti degli obblighi di cooperazione in ordine all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi incidenti sull’attività lavorativa oggetto di appalto.

 

La peculiarità della nuova normativa risiede essenzialmente nel puntare l’attenzione sull’informazione reciproca tra tutti i soggetti al fine precipuo di tutelare tutti coloro che in conseguenza all’attività od al servizio oggetto dell’appalto si troveranno a prestare la propria attività lavorativa.

 

Ed il predetto obiettivo potrà trovare perfetta realizzazione attraverso la puntuale elaborazione dello specifico ed unico documento di valutazione dei rischi, il c.d. Duvri, contenente “le misure adottate per eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze”, documento da allegare a ciascun contratto di appalto, d’opera, di somministrazione.

La chiara finalità perseguita dal Testo Unico, con le prescrizioni in esame, è quella di fronteggiare i rischi connaturati ad attività di esternalizzazione attraverso una collaborazione sinergica.

 

In merito ai succitati rischi, non può omettersi di evidenziare come gli stessi potranno essere tanto “comuni” quanto “interferenziali”, tutti fisiologicamente derivanti allorché attività lavorative diverse si trovino ad interferire appunto e lavoratori formalmente dipendenti da più datori di lavoro si trovano ad operare in una situazione di contiguità spaziale e contestualità temporale.

 

La giurisprudenza ha avuto, nel corso del tempo, il merito di ridimensionare e precisare la portata della disposizione stabilendo che l’obbligo di cooperazione gravante sul datore di lavoro committente “non può intendersi come obbligo del committente di intervenire in supplenza dell’appaltatore tutte le volte in cui costui omette, per qualsiasi ragione, di adottare misure di prevenzione prescritte a tutela soltanto dei lavoratori in quanto l’obbligo del committente è limitato all’attuazione di tutte quelle misure rivolte ad eliminare i pericoli che, per effetto dell’esecuzione delle opere appaltate, vanno ad incidere sia sui dipendenti dell’appaltante sia su quelli dell’appaltatore, mentre per il resto ciascun datore di lavoro deve provvedere autonomamente alla tutela dei propri prestatori d’opera subordinati, assumendone la relativa responsabilità”.

 

In merito all’ambito applicativo delle disposizioni esaminate non può assolutamente omettersi di evidenziare come oggigiorno si faccia riferimento non solo ai c.d. appalti interni ma anche ai c.d. appalti extraziendali che trovano esecuzione al di fuori del perimetro dell’impresa committente e che realizzano, tuttavia, fasi del ciclo produttivo proprio di questa.

 

Da quanto evidenziato emerge chiaramente la ratio perseguita dal legislatore e consistente nel garantire una piena tutela a favore dei lavoratori onde evitare che gli stessi, in considerazione delle modalità attuative di esplicazione del lavoro scelte dal titolare, possano essere lesi nel loro inviolabile diritto all’integrità.

 



Sicurezza del lavoro: soppressione dell’Ispesl e dell’Ipsema e trasferimento di tutte le funzioni all’Inail. ( 23-06-2010)


A distanza di circa due anni dall’entrata in vigore del Testo Unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, n. 81/08, successivamente modificato ed integrato per opera del correttivo n. 106/09, la particolare disciplina prevenzionistica ha subito una significativa evoluzione in materia di sistema istituzionale così come previsto dall’art. 5 della succitata disciplina.

 

La rivoluzionaria novità è da ascrivere al decreto legge del 31 maggio 2010 n. 78 con il quale è stata disposta la soppressione immediata dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) e dell’Ispema, per il settore marittimo, con il trasferimento delle relative competenze all’Inail, divenuta così il nuovo polo della sicurezza.

 

Non può omettersi di evidenziare come la predetta scelta era stata paventata già nelle precedenti legislature in relazione alla necessità di procedere ad una effettiva razionalizzazione del sistema istituzionale e ad una concentrazione delle funzioni in capo ad un unico soggetto pubblico, quale appunto l’Inail, capace di una gestione integrata dei diversi profili della salute e sicurezza sul lavoro e, soprattutto, dotato di una diffusione capillare sul territorio.

 

Non poche perplessità e critiche sono derivate in relazione ai tempi ed ai modi di attuazione della succitata soppressione, adottata con il Dl. n. 78/2010 senza la previsione di un regime transitorio, a decorrere dal 1 giugno 2010.

 

Tale provvedimento è stato presentato al Parlamento per la conversione in legge che, com’è noto, dovrà avvenire entro 60 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

 

In virtù di quanto evidenziato l’Inail, oltre a svolgere le proprie funzioni, avocherà a sé tanto quelle svolte dall’Ispesl quanto quelle dell’Ipsema e che risultano puntualmente elencate al comma 5 dell’art. 9 d. lgs. n. 81/08.

 

In assenza per il momento di concrete istruzioni operative da parte dell’Inail regna, come fisiologica conseguenza, uno stato di forte incertezza sia sugli uffici competenti che sulle procedure da osservare.

 

Volendo trarre le conclusioni del nuovo quadro operativo promanante dal Dl n. 78/2010 si può sicuramente affermare che da oggi tutte le funzioni istituzionali prevenzionali sono da ascrivere in capo ad un unico soggetto, l’Inail, ad eccezione della sola vigilanza che rimane ben salda in capo alle Asl ed in via integrativa alle Direzioni Provinciali del Lavoro.

 

 



La particolarità del contratto di somministrazione alla luce del T.U. 81/08 ( 29-06-2010)


Le peculiarità che caratterizzano a livello pratico il contratto di somministrazione comporta una delicata ed alquanto complessa articolazione delle responsabilità in materia di prevenzione e protezione dei lavoratori sui luoghi di lavoro.

 

Occorre sul punto aver cura di precisare e ribadire in via preliminare come la somministrazione di lavoro si caratterizza essenzialmente per la presenza di una trilateralità di rapporti comprendenti l’agenzia, l’utilizzatore ed, infine, il lavoratore somministrato.

 

Da quanto evidenziato deriva chiaramente che il lavoratore si trova di fronte ad una duplicità di rapporto di lavoro che formalmente si instaura con l’agenzia di somministrazione ma che sostanzialmente trova effettiva esecuzione e svolgimento alle dipendenze dell’utilizzatore.

 

La peculiarità della situazione descritta determina particolari conseguenze anche sul piano della tutela della salute e della sicurezza soprattutto in virtù di quanto stabilito dal T.U. 81/08.

 

A livello ordinamentale la norma di riferimento è l’art. 3, comma 5, del d. lgs. n. 81/08 che ascrive in modo puntuale gli obblighi gravanti sull’agenzia di somministrazione ed in capo al soggetto utilizzatore.

 

Senza alcun dubbio può essere affermato che il nucleo essenziale degli obblighi in materia di sicurezza grava sul soggetto utilizzatore in quanto lo stesso concretamente usufruisce dell’attività lavorativa svolta dai soggetti assunti ed in quanto effettivamente i dipendenti svolgono la relativa attività a favore dello stesso utilizzatore.

 

Partendo dal dato normativo di riferimento occorre aver cura di precisare come il T.U. ascrive in capo all’agenzia un obbligo di informazione generico e relativo ai rischi connessi alle attività produttive in generale ed un obbligo di formazione ed informazione vertente sull’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale essi vengono assunti.

 

Le predette prescrizioni, però, devono essere puntualmente intese al fine di determinare con precisione la portata della disposizione in esame e sul punto non può assolutamente omettersi di evidenziare come l’orientamento prevalente è nel senso che se la predetta prescrizione fosse riferibile in modo generico ed incondizionato a tutti i rischi specifici derivanti dallo svolgimento dell’attività lavorativa ciò richiederebbe e presupporrebbe da parte dell’agenzia una minuziosa conoscenza della realtà produttiva dell’utilizzatore.

 

Ma volendo ragionare in modo concreto la predetta conoscenza sarebbe alquanto improbabile, per non dire impossibile.

 

Da ciò si deve dedurre, in modo coerente, che gli obblighi di formazione ed informazione gravanti, per espressa volontà del legislatore, sull’agenzia quale primo soggetto che si inserisce nel contratto di somministrazione, saranno puntualmente e concretamente adempiuti qualora venga si faccia riferimento solo ed esclusivamente alle attrezzature normalmente utilizzate nella tipologia di produzione a cui il lavoratore viene adibito.

 

Quindi, si può tranquillamente affermare che la reale ed effettiva formazione verrà impartita dal soggetto utilizzatore in considerazione del fatto che lo stesso dovrà procedere alla puntuale informazione del lavoratore in merito alla presenza di eventuali rischi per l’integrità e la salute cui i lavoratori sono esposti.

 

Dopo aver precisato la puntuale ripartizione degli obblighi così come risulta dalle prescrizioni normative contenute nel d. lgs. 81/08 tuttavia è opportuno precisare come si riconosce alle parti in causa, agenzia ed utilizzatore, la possibilità di prevedere contrattualmente una diversa suddivisione delle responsabilità traslando tutti gli obblighi di informazione, formazione ed addestramento direttamente sull’utilizzatore, il quale diventerà l’unico soggetto obbligato in materia prevenzionisticanei confronti del lavoratore somministrato.

 

È però opportuno evidenziare che se le parti del contratto di somministrazione dovessero optare per la succitata ripartizione degli obblighi di sicurezza dovrà farsi puntuale menzione nel contratto di lavoro o nella lettera d’incarico al fine precipuo di rendere pienamente edotto il lavoratore stesso della titolarità degli obblighi di garanzia che lo riguardano.

 

Quanto detto serve fondamentalmente a precisare la ripartizione delle responsabilità in base a quanto stabilito dal legislatore attraverso il d. lgs. 81/08 così come modificato ad opera del correttivo dell’agosto del 2009.

 

Chiaramente si desume come la ratio seguita dal legislatore sia essenzialmente quella di apprestare un’effettiva e concreta tutela ai lavoratori nel peculiare caso in cui gli stessi vengano assunti da un soggetto, l’agenzia, ed utilizzati da un altro, l’utilizzatore al fine precipuo di evitare che le prescrizioni contenute nel succitato T.U. non rimangano lettera morta.

 

Come sempre le astratte prescrizioni di legge dovranno essere calate nella concreta realtà e modulate nel pieno rispetto della volontà delle parti senza però, è bene ribadirlo, perdere di vista l’obiettivo centrale costituito dalla tutela dell’integrità psico-fisica dei lavoratori.

 

Il Testo unico, in materia di contratto di somministrazione, si spinge oltre prescrivendo in modo perentorio che la sorveglianza sanitaria compete al soggetto utilizzatore il quale la eserciterà nei confronti dei dipendenti somministrati come per tutti i propri dipendenti.

 

Il tutto confermato ed avvalorato dall’Inps con circolare n. 13/2009.