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La natura contrattuale della responsabilità del datore di lavoro. ( 01-07-2010)


La Cassazione con una recentissima sentenza del 7 giugno 2010 n. 13673 è tornata ad incentrare l’attenzione in merito alla responsabilità del datore di lavoro per violazioni relative alle prescrizioni contenute nel T.U. 81/08 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

La succitata pronuncia prende le mosse da un incidente occorso ad un lavoratore dipendente durante l’orario di lavoro a seguito di una caduta in terra dal piano più alto di uno scaffale del magazzino di semilavorati sul quale il primo si era arrampicato, insieme ad un altro lavoratore, per prelevare un foglio di laminato.

 

Mediante ricorso al Tribunale competente il lavoratore conveniva in solido la società datrice di lavoro ed il legale rappresentante ai fini di ottenere la condanna degli stessi al risarcimento dei danni patiti in conseguenza dell’infortunio.

 

Ed il giudice del Lavoro accoglieva, in seguito all’esperimento dei necessari strumenti di prova, le richieste del lavoratore condannando la società considerata responsabile del verificarsi dell’infortunio registratosi.

 

Adita sulla questione la Corte d’appello competente, la stessa confermava la pronuncia di primo grado in merito alla esclusiva responsabilità del datore di lavoro nella causazione dell’infortunio subito dal lavoratore.

 

La questione veniva posta all’attenzione della Cassazione la quale, in seguito ad un puntuale esame della vicenda, ha rigettato tutte le doglianze avanzate dalla società ricorrente avendo cura di porre un peculiare accento in relazione alla consolidata prassi aziendale in uso e consistente nel salire fisicamente sugli scaffali per prelevare i fogli dai ripiani più elevati, in quanto l’unica utile alternativa era costituita dall’utilizzazione di un muletto, che essendo in comune ad altri reparti non era sempre disponibile.

 

Alla luce di quanto evidenziato correttamente era stato sostenuto che in seno ai luoghi di lavoro non era possibile riscontrare effettive disposizioni datoriali che imponessero prescrizioni di sicurezza atte a sconfessare la vigente prassi aziendale e che, nel contempo, imponessero incontestabilmente l’utilizzo del muletto per porre in essere azioni ordinaria ma in realtà pericolose.

 

Per logica conseguenza, il datore di lavoro doveva essere ritenuto responsabile per non aver posto in essere tutte le misure necessarie ed idonee a tutelare la salute dei lavoratori nel pieno rispetto delle disposizioni esistenti in materia.

 

Non può assolutamente omettersi di evidenziare come le concrete circostanze accertate in giudizio portavano ad escludere con vigore che il comportamento posto in essere dal lavoratore in occasione dell’infortunio esaminato possedesse quelle caratteristiche di abnormità e di eccezionalità che, sole, avrebbero potuto escludere l’accertata responsabilità datoriale.

 

L’importanza della sentenza in esame deriva dalla circostanza, non trascurabile, in virtù della quale la Cassazione incentra l’attenzione sulla natura della responsabilità da ascrivere in capo al datore di lavoro precisando come la stessa debba essere qualificata in termini di responsabilità contrattuale ex art. 2087 c.c.

 

Da quanto evidenziato deriva, come logico corollario, che ai fini del relativo e concreto accertamento incomberà sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza del suddetto danno, come pure la nocività dell’ambiente lavorativo, nonché il nesso eziologico tra i succitati elementi.

 

Mentre graverà sul datore di lavoro, una volta che il lavoratore abbia provato le succitate circostanze, l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo.

 

Viene ribadito, infine, il principio generale ed incondizionatamente applicato in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ed in virtù del quale il datore di lavoro è sempre e comunque responsabile degli incidenti occorsi ai propri dipendenti qualora si accerti che lo stesso ha omesso di adottare le ineludibili prescrizioni previste in materia dal T.U. 81/08.

 

 



Criteri per la corretta e puntuale interpretazione delle norme contenute nel T.U. 81/08. ( 05-07-2010)


Dall’esame delle numerosissime novità introdotte a livello ordinamentale dal T.U. 81/08, successivamente integrato e modificato dal c.d. correttivo dell’agosto 2009, emerge, con indiscutibile chiarezza, l’intento perseguito dal legislatore e costituito dalla volontà di predisporre tutta una serie di strumenti atti a riconoscere una tutela incondizionata a favore dei lavoratori dipendenti durante lo svolgimento della propria attività lavorativa.

 

Nel perseguimento del succitato obiettivo, non può assolutamente omettersi di evidenziare, come in considerazione della peculiarità e delicatezza della materia, talvolta le disposizioni coniate peccano di poca chiarezza ponendo un rilevante problema che attiene al profilo interpretativo ed, in conseguenza, alla puntuale applicazione delle stesse.

 

Ecco che, al fine di non vanificare l’importantissimo intervento normativo del 2008, un ruolo decisivo viene ad essere svolto dagli interpreti e, soprattutto, dalle numerosissime pronunce giurisprudenziali che nel corso del tempo hanno avuto il merito di rendere più facile l’approccio con il corpus normativo in esame.

 

Già nel momento in cui incentriamo la nostra attenzione sui soggetti che possiamo definire protagonisti della materia della sicurezza sui luoghi di lavoro si coglie oscurità del dato normativo di riferimento.

 

Molti problemi si sono posti, a livello pratico, in relazione alla puntuale definizione del raggio d’azione da ascrivere alla nozione di datore di lavoro o per meglio dire alla effettiva nozione di datore di lavoro da intendersi come colui che risulta destinatario di tutte le prescrizioni normative di nuovo conio e delle correlate responsabilità in caso di violazione delle stesse.

 

Ed in realtà un’esaustiva risposta sul punto deriva dalla mirabile opera posta in essere sul punto dalla Cassazione la quale, con riferimento alla definizione di datore di lavoro data dalle vigenti norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ha posto in evidenza che nei luoghi di lavoro va considerato, in modo concreto ed effettivo, datore di lavoro più che il titolare formale del rapporto di lavoro con il lavoratore, colui che, secondo un principio di effettività, riveste la figura di datore di lavoro di fatto.

 

Da quanto evidenziato deriva, come logico corollario, che aldilà della mera assunzione formale di un rapporto di lavoro subordinato, qualunque sia il tipo, nei confronti del lavoratore la posizione del datore di lavoro è insita nel pieno ed effettivo esercizio dei poteri datoriali.

 

Qualora, quindi, in seno ad una realtà aziendale dovessero sussistere dubbi in merito alla concreta individuazione della posizione di garanzia da ascrivere in capo al dominus il parametro da utilizzare sarà costituito indiscutibilmente dall’effettivo esercizio dei poteri atti a distinguere la figura del datore di lavoro e consistenti nel potere direttivo, nel potere disciplinare e nel potere gerarchico.

 

Sul punto non risulta superfluo ripercorrere, sul punto, la motivazione elaborata dalla Corte ed in virtù della quale viene in modo laconico affermato che “il diritto del lavoro non è tanto diritto delle regolazioni contrattuali documentate ma è anche diritto  dei rapporti effettivi e la loro titolarità è costituita dall’esercizio pieno dei poteri datoriali a prescindere dall’esistenza di una formale assunzione e dalla esistenza di un altro rapporto  di lavoro subordinato dello stesso lavoratore”.

 

Da quanto evidenziato si desume che, il criterio di effettività, in ipotesi di incertezza attinente ai ruoli ricoperti dovrà, indiscutibilmente, considerarsi vincente.



Attenzione: battute finali per l’adempimento dell’obbligo in materia di valutazione stress lavoro correlato. ( 05-07-2010)


Le prescrizioni imposte dal T.U. 81/08 in materia di obbligo di valutazione dello stress lavoro correlato avranno piena decorrenza, nel pieno rispetto di quanto prescritto dall’art. 28, esattamente a far data dal 1 agosto 2010.

 

Come parametro di riferimento i datori di lavoro dovranno puntualmente rispettare le prescrizioni contenute nel succitato art. 28.

 

La valutazione in esame dovrà riguardare tutti i lavoratori concretamente esposti a rischi per la sicurezza e la salute, ivi compreso ovviamente lo stress lavoro-correlato.

 

Come più volte ribadito sul punto, le motivazioni a base dell’istituto in esame possono, in realtà, essere le più disparate possibili e quali, a titolo meramente esemplificativo, le innovazioni apportate all’organizzazione ovvero alla gestione del lavoro, la precarietà dell’attività svolta, il considerevole ed immotivato aumento del carico e dei ritmi di lavoro, le elevate ed immotivate pressioni esercitate sul lavoratore, lo scarso equilibrio tra lavoro e vita privata.

 

In base ai numerosi studi svolti sull’argomento si è avuto modo di chiarire che lo stress sul lavoro può colpire chiunque ed a qualsiasi livello ed aziende di ogni dimensione e settore, influendo sia sulla salute e la sicurezza delle singole persone che sulla c.d. salute complessiva dell’impresa.

 

Sul punto è importante evidenziare e precisare come lo stress non è di per sé una malattia né i fattori che concorrono a determinarlo sono effettivamente pericolosi, tuttavia, è bene ribadirlo, un’esposizione prolungata alle individuate fonti di stress può compromettere la salute fisica, psichica e sociale delle persone, oltre a riverberare effetti pregiudizievoli sulla qualità e l’efficienza sul lavoro.

 

Omettere di valutare e considerare quanto detto determina, come logica conseguenza, la violazione degli obblighi posti dall’art. 2087 del c.c. ed atti a presidiare e garantire l’integrità psico fisica di tutti i dipendenti in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa.

 

Il legislatore ha fornito gli strumenti necessari affinché ciascun datore di lavoro possa concretamente adoperarsi al fine precipuo di tutelare i propri dipendenti in quanto si è concordi nel ritenere che la chiave di volta per affrontare lo stress legato all’attività lavorativa va ricercata nell’azienda e nella gestione del lavoro, proprio perché è stato statisticamente dimostrato quanto sia meglio attivarsi ex ante al fine di promuovere pratiche tendenti a prevenire danni da stress lavoro-correlato piuttosto che affrontarne le conseguenze, ex post, spesso irreparabili tanto sul piano umano quanto su quello organizzativo.

 

Il legislatore ha avuto cura di indicare in modo mirabile tutte le tappe che ogni datore di lavoro è deputato a rispettare nello svolgimento della succitata valutazione, effettuando, in via preliminare, un’analisi adeguata del rischio seguita da un’attenta e dettagliata pianificazione ed un approccio graduale al problema ed, ancora, la predisposizione di misure dedicate all’organizzazione dell’attività lavorativa e dei lavoratori stessi con il coinvolgimento di professionisti esperti e la scelta di soluzioni specifiche per i singoli luoghi di lavoro.

 

Una volta posta in essere tutta l’attività attinente alla valutazione dei rischi la fase successiva avrà ad oggetto la predisposizione delle misure di prevenzione e protezione atte essenzialmente ad azzerare ovvero a ridurre l’incidenza dello stress lavoro correlato sulla compagine lavorative.

 

Il puntuale rispetto da parte del datore di lavoro dell’evidenziata normativa determinerà l’impossibilità di muovere allo stesso qualunque tipo di rimprovero e di attribuire qualsiasi tipo di responsabilità per condotta omissiva nonché violativa delle prescrizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

 

 

 



Stress da lavoro: il Senato discute in merito al differimento dell’obbligo di valutazione dal 1 agosto 2010 al 31 dicembre 2010. ( 09-07-2010)


In discussione al Senato il possibile differimento, dal 1 agosto 2010, al 31 dicembre 2010 dell’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro correlato per tutte le aziende.

 

Siamo, forse, di fronte all’ennesimo rinvio della valutazione del rischio stress lavoro correlato in cui versano i dipendenti?

 

La Commissione Bilancio del Senato della Repubblica ha approvato, in data 24 giugno 2010, l’emendamento n. 8.67 che potrebbe rinviare la predetta valutazione.

 

Attenzione: in assenza di una decisione definitiva sul punto, le aziende ad oggi dovranno attenersi alla scadenza del 1 agosto 2010 come termine di applicazione delle disposizioni puntualmente individuate dall’art. 28 del T.U. 81/08.

 

In considerazione dell’incertezza generale, da parte dei datori di lavoro, sul percorso da seguire per rispettare le prescrizioni normative e sui soggetti da coinvolgere, occorre procedere con ordine.

 

Ciò che è sicuramente certo è che in nessun caso dalla valutazione dello stress può essere escluso il medico competente. Infatti, poiché a livello legislativo, lo stress è un fattore di rischio professionale è soggetto alla valutazione che, per legge, deve essere effettuata dal datore di lavoro “in collaborazione con il responsabile del servizio di protezione e con il medico competente”.

 

Anche secondo tutte le linee giuda sullo stress, puntualmente redatte dalla Regione Lombardia, dalla Regione Piemonte, dall’Inail ecc., viene precisato che il medico competente è una figura fondamentale che non può assolutamente essere esclusa.

 

Questo essenzialmente perché lo stesso conosce l’azienda ed i suoi fattori di rischio, conosce tutti i lavoratori e tutte le loro patologie ed in più ha tutte le conoscenze mediche per intervenire qualora lo ritenesse necessario.

 

In merito alla procedura da seguire il datore di lavoro dovrà, in via preventiva, procedere all’analisi di tutta una serie di fattori al fine dell’individuazione delle eventuali fonti di stress:

 

-          eventuale inadeguatezza nella gestione dell’organizzazione e dei processi di lavoro;

-          condizioni di lavoro ed ambientali;

-          deficit di comunicazione,

-          presenza di fattori soggettivi.

 

Come passo successivo dovrà procedere alla redazione del documento di valutazione dello stress che dovrà assolutamente contenere:

 

-          il programma delle misure finalizzate al miglioramento della condizione nella quale versano i lavoratori;

-          i soggetti competenti a provvedervi;

-          le procedure da porre in essere per l’attuazione delle misure individuate.

 

Attenzione: i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori potranno utilizzare, fino al 30 giugno 2012, una semplice autocertificazione dei rischi.

 

Non può omettersi di precisare che la sanzione prevista per la mancata valutazione del rischio esaminato determinerà l’applicazione dell’ammenda da 5 15 mila euro e l’arresto da 4 a 8 mesi.



Il T.U. 81/08 si applica a prescindere dalla natura del rapporto di lavoro. ( 19-07-2010)

Ulteriori precisazioni sull’ambito di applicazione della normativa antinfortunistica

In materia di sicurezza sui luoghi di lavoro è opportuno evidenziare che gli obblighi del datore di lavoro di garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, così come stabilito dal d. lgs. 81/08, si estendono a tutti i soggetti che nell’impresa prestano la loro opera, ed indipendentemente dal loro rapporto con il titolare dell’impresa.

 

Da quanto detto deriva che, dovranno considerarsi destinatari della normativa antinfortunistica, anche coloro che vengono a trovarsi sia pure occasionalmente nei luoghi di lavoro.

 

L’assunto è logica conseguenza dell’indiscusso principio in virtù del quale il datore di lavoro deve essere considerato garante dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale di quanti si trovano nell’impresa, ovviamente per motivi lavorativi.

 

Nello stabilire ciò il legislatore non ha assolutamente effettuato distinzioni in merito alla circostanza se il soggetto infortunatosi sia un lavoratore subordinato, un soggetto a questi equiparato ovvero, anche, una persona estranea all’ambito imprenditoriale, purché sia accertabile il legame esistente tra l’infortunio occorso al soggetto e la violazione della disciplina sugli obblighi di sicurezza.

 

Le norme antinfortunistiche non sono dettate solo ed esclusivamente per la tutela dei lavoratori, ossia per eliminare il rischio che gli stessi possano subire danni nell’esercizio della loro attività, ma sono dettate finanche a tutela dei terzi, cioè di tutti coloro che, per una qualsiasi legittima ragione, accedono là dove vi sono macchine che, se non munite dei presidi antinfortunistici espressamente voluti dalla legge, possono causare eventi dannosi.

 

Non può omettersi di evidenziare come il predetto orientamento, riconoscendo un’incondizionata tutela a favore di tutti i soggetti che si trovino a gravitare intorno al datore di lavoro, va ad effettuare un ulteriore giro di vita nei confronti dei datori di lavoro.

 

In perfetta applicazione di quanto evidenziato la giurisprudenza prevalente è giunta ad affermare la responsabilità del committente per aver consentito l’inizio dei lavori in condizioni di pericolo per la presenza in cantiere di attrezzature non idonee per l’esecuzione dei lavori oltre al fatto di non essere intervenuto a dettare istruzioni ed a controllare direttamente l’attività dei lavoratori nell’esecuzione delle opere appaltate.

 

La predetta responsabilità comprendeva, inoltre, l’essersi avvalso, per l’esecuzione delle opere oggetto dell’appalto stesso, di un lavoratore, non regolarmente assunto, senza fornire al medesimo dettagliate informazioni sui rischi specifichi e senza collaborare all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dal rischio di incidenti connessi all’esecuzione della prestazione lavorativa.

 

 



Macchinari ed infortuni sul lavoro: quanti responsabili? ( 23-07-2010)


La Cassazione ha affrontato, in modo puntuale, l’esame della complessa questione relativa alla sussistenza della responsabilità in capo a più soggetti quali: il costruttore della macchina da lavoro, il progettista ed il datore di lavoro nell’ipotesi di infortunio occorso al dipendente nell’utilizzo di un macchinario da lavoro risultato, successivamente, difettoso.

 

In relazione alla prima figura individuata, il costruttore di un macchinario, oggigiorno può essere affermato e sostenuto come lo stesso risponde per gli infortuni occorsi ai lavoratori in conseguenza all’utilizzo del macchinario stesso nel caso in cui si accertino difetti nel processo di costruzione ovvero qualora il macchinario stesso risulti privo dei necessari dispositivi o requisiti di sicurezza espressamente previsti dalla legge.

 

Il costruttore di una macchina da lavoro che presenti i summenzionati difetti sarà considerato responsabile in concorso con il progettista che risulta essere, materialmente, colui che ha proceduto, avendone le relative competenze, all’elaborazione del progetto ed alla predisposizione di tutte le misure necessarie per realizzare i propri compiti nel rispetto della diligenza richiesta dalla professione esercitata.

 

Dalla puntuale ripartizione delle responsabilità operata dalla Suprema Corte non viene escluso il datore di lavoro il quale sarà chiamato a rispondere dell’infortunio occorso ai propri dipendenti per non essersi adoperato in modo attivo e concreto al fine di adottare tutte le misure di prevenzione e protezione richieste dalla normativa antinfortunistica.

 

Non può assolutamente omettersi di evidenziare come la responsabilità del costruttore dovrà essere esclusa qualora, in modo inconfutabile, risulti che il datore di lavoro/utilizzatore abbia concretamente compiuto sul macchinario trasformazioni di tal natura ed entità da essere state la causa dell’infortunio stesso.

 

Da quanto evidenziato deriva, chiaramente, la volontà perseguita dalla Suprema Corte e consistente nell’apprestare tutela incondizionata ai lavoratori nello svolgimento della propria attività lavorativa.

 

Particolare attenzione dovrà essere posta sin dalla fase di progettazione dei macchinari in modo da realizzare degli strumenti che pur perseguendo il prioritario interesse produttivo degli imprenditori, comunque, considerino la sicurezza dei lavoratori quale bene ineludibile.

 

 

 

 



Chiarimenti in materia di valutazione stress lavoro correlato ( 26-07-2010)

Precisazioni sulla scadenza dell’obbligo.

Il T.U. 81/08 ha posto all’art. 28 l’obbligo per i datori di lavoro di procedere alla valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato.

 

Secondo le prescrizioni ricavabili dal summenzionato T.U. la decorrenza dell’obbligo risulta fissata a far data dal 1 agosto 2010, data entro la quale i datori di lavoro dovranno aver puntualmente redatto una valutazione frutto di un capillare esame del contesto lavorativo nel quale i propri dipendenti prestano attività lavorativa.

 

Tuttavia, da un paio di settimane si susseguono voci insistenti secondo cui vi sarebbe stato un vero e proprio slittamento dell’adempimento dal 1 agosto 2010 al 31 dicembre 2010, circostanza per nulla irrilevante in considerazione dell’imminente fine del mese di luglio.

 

L’incertezza regna sovrana anche in seno ad internet laddove, in tempi record è possibile rintracciare articoli che danno per certo ed assodato il predetto slittamento ed articoli che, invece, fissano come data il 1 agosto 2010, adottando la tesi del “possibile” slittamento.

 

Oggi, al fine precipuo di superare questo incertezza generale, corre l’obbligo di ristabilire, con precisione, i termini del discorso per essere di valido aiuto e supporto ai datori di lavoro.

 

Dall’esame delle succitate novità che negli ultimi tempi si sono registrare risulta di estrema importanza evidenziare che: l’obbligo di procedere alla puntuale valutazione del rischio da stress lavoro correlato è fissato e rimane stabilito a far data dal 1 agosto 2010. Tuttavia, ai sensi dell’art. 8, comma 12, del decreto legge n. 78/10 non ancora convertito in legge, al fine di adottare le opportune misure organizzative, nei confronti delle amministrazioni pubbliche, il termine di applicazione delle disposizioni in materia di rischio da stress lavoro-correlato è differito al 31 dicembre.

 

Per il settore privato in quanto nulla era previsto, un apposito emendamento al citato decreto dovrebbe ampliare il differimento alla predetta data anche per i datori di lavoro del settore privato.

 

Quindi, per eliminare ogni dubbio sul punto occorre evidenziare come ad oggi per le pubbliche amministrazioni sussiste un effettivo e concreto slittamento mentre in relazione al settore privato essendo stata avanzata una mera proposta di trattamento uniforme, ad oggi il termine di decorrenza dell’obbligo di valutazione è e rimane il 1 agosto 2010.

 

 

 

 



Precisazioni della DPL: tesserino per le imprese che operano in regime di appalto e subappalto ( 26-07-2010)


La DPL di Modena, dopo aver ribadito la sussistenza dell’obbligo per tutte le imprese che operano in regime di appalto o di subappalto, in qualsiasi settore, di fornire al proprio personale una tessera di riconoscimento corredata di fotografia, con la puntuale indicazione delle generalità sia del lavoratore che del datore di lavoro.

 

Tale obbligo espressamente previsto dall’art. 6 della legge n. 123/2007 prescrive ai lavoratori di esporre tale tessera di riconoscimento. L’obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro: essi, tuttavia, devono provvedervi per proprio conto.

 

Nonostante la normativa espressamente prescriva l’obbligo del tesserino per le imprese che occupano nel cantiere più di 9 dipendenti, la predetta prescrizione non troverebbe applicazione nelle imprese sottodimensionate.

 

Tuttavia, da un punto di vista pratico, l’utilizzazione del tesserino è da ritenere preferibile.

 

Non esiste alcun modello predeterminato di tesserino né, lo stesso, è soggetto a particolari prescrizioni formali, ciò che è necessario è che lo stesso contenga le puntuali generalità del lavoratore, una sua foto ed il nome dell’impresa da cui lo stesso dipende.

 

Come correttamente evidenziato dalla citata Direzione Provinciale del Lavoro nel tesserino potrebbero essere inseriti altri elementi come il numero di matricola o la residenza. Ultimo accorgimento è quello di plastificare i tesserini in quanto gli stessi potranno essere utilizzati in luoghi anche scoperti e quindi in balia delle intemperie.

 

Il tesserino di riconoscimento non è in alcun modo sostitutivo di altri documenti che obbligatoriamente debbono essere sul posto di lavoro.

 

Le sanzioni previste per il datore di lavoro vanno da 100 a 500 euro per ciascun lavoratore interessato, mentre il dipendente che non lo espone, pur essendone in possesso, la sanzione è compresa tra 50 e 300 euro. Non è ammessa la diffida.

 

 

 

 

 



Il Coordinatore per l’esecuzione dei lavori, una figura centrale ( 30-07-2010)


In seguito all’entrata in vigore del correttivo dell’agosto 2009 al T.U. 81/08 la figura del Coordinatore per l’esecuzione dei lavori è divenuta, a livello ordinamentale, centrale.

 

Partendo dall’esame del dato normativo occorre evidenziare come il legislatore del 2008, in considerazione delle modifiche apportate dal d. lgs. del 2009, definisce il coordinatore per l’esecuzione dei lavori come quel soggetto incaricato dell’esecuzione dei compiti espressamente previsti dall’art. 92 della succitata normativa e consistenti nella puntuale verifica delle opere necessarie all’effettuazione dei lavori e nei controlli prescritti.

 

Non può assolutamente omettersi di evidenziare come il tema dell’individuazione degli obblighi gravanti sulla figura del coordinatore per l’esecuzione dei lavori è stato particolarmente attenzionato dalla giurisprudenza nella consapevolezza che un personalizzato ed equo giudizio d’imputazione può essere fondato solo sulla precisa delineazione dei compiti e degli obblighi sullo stesso gravanti.

 

Si può con certezza affermare che gli obblighi gravanti sullo stesso non si esauriscono assolutamente nella mera indicazione delle istruzioni da seguire ma richiedono un continuo controllo da parte dello stesso.

 

Il legislatore, inoltre, ha precisato, a chiare lettere, che il ruolo di coordinatore per l’esecuzione dei lavori, deve essere ricoperto da un soggetto diverso dal datore di lavoro “delle imprese affidatarie ed esecutrici o da un suo dipendente o dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione da lui designato”.

 

È infatti naturale che venga categoricamente esclusa la possibilità che il soggetto controllante ed il soggetto controllato si identifichino.

 

Da quanto evidenziato in premessa è possibile sostenere che, senza dubbio, il ruolo centrale per ciò che attiene la sicurezza è affidato al datore di lavoro chiamato ad organizzare e gestire la realizzazione dell’opera, lo stesso è, infatti, gravato da plurimi e tipici obblighi in considerazione del ruolo rivestito.

 

Per ciò che invece riguarda il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, dall’esame delle diverse prescrizioni sul punto deriva che è titolare di una funzione di alta vigilanza e ciò è dimostrato dalla formalizzazione delle sue funzioni: contestazione scritta alle imprese delle irregolarità riscontrate per ciò che riguarda la violazione dei loro doveri “tipici” e di quelli afferenti all’inosservanza del piano di sicurezza e di coordinamento, indi la segnalazione al committente delle irregolarità riscontrate.

 

Quindi, chiaramente si coglie l’importanza della figura esaminata ed il centrale ruolo di ausilio e di supporto che lo stesso svolge a favore del datore di lavoro che lo ha nominato.