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La nomina del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione non equivale a delega di funzioni. ( 02-09-2010)


Nell’esaminare le varie figure che il legislatore, in sede di redazione del T.U. 81/08, ha elaborato e predisposto quali “ausiliari” del datore di lavoro per la corretta e puntuale attuazione della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro occorre porre un particolare accento sul ruolo del responsabile del servizio di protezione e prevenzione.

 

In merito alla possibilità di nominare il predetto soggetto con l’obiettivo di determinare un esonero di responsabilità da parte del datore di lavoro anche la Cassazione ha avuto modo di fornire il proprio contributo sul punto.

 

Nel caso di specie un lavoratore, scivolando su una scala in muratura, sprovvista di corrimano, a ridosso dell’area oggetto di lavori di ristrutturazione, precipitava dal lato aperto della stessa, da un’altezza di circa tre metri, rovinando violentemente al suolo e procurandosi lesioni gravissime.

 

Si era giunti ad affermare la piena responsabilità del datore di lavoro per l’accaduto laddove, invece, lo stesso sosteneva, con vigore, la totale estraneità all’accaduto facendo leva sulla circostanza secondo la quale aveva, nel pieno rispetto del dato normativo, proceduto alla nomina del RSPP.

 

Per logica conseguenza dovevano, quindi, ritenersi integrati i presupposti della delega di funzioni, con conseguente esonero di responsabilità del datore di lavoro.

 

E proprio il predetto passaggio logico merito una particolare trattazione al fine precipuo di evitare equivoci ed elusioni del dettato normativo.

 

In proposito, per quanto qui interessa, non è revocabile in dubbio che la responsabilità del datore di lavoro derivante dalla violazione delle norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro non è esclusa per il solo fatto che sia stato nominato il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) trattandosi di soggetto che non è titolare di alcuna posizione di garanzia rispetto all’osservanza della normativa antinfortunistica e che opera, piuttosto, quale “consulente” in tale materia del datore di lavoro, il quale, però, è e rimane direttamente tenuto ad assumere le necessarie iniziative idonee a neutralizzare le situazioni di rischio.

 

In effetti, dall’esame della normativa di settore emerge che i componenti del servizio di prevenzione e protezione, essendo considerati dei semplici ausiliari del datore di lavoro, non possono essere chiamati a rispondere direttamente del loro operato in considerazione del fatto che difettano di un effettivo e concreto potere disciplinare.

 

Essendo solo ed esclusivamente dei consulenti del datore di lavoro, i risultati dei loro studi e delle loro elaborazioni vengono fatti propri dal vertice che li ha scelti sulla base di un rapporto di affidamento liberamente instaurato e che della loro opera si avvale per meglio ottemperare agli obblighi di cui è esclusivo destinatario.

 

Da ciò deriva che ciascun datore di lavoro non dovrà erroneamente credere di “spogliarsi” da qualsivoglia responsabilità con la mera nomina del RSPP in quanto lo stesso rimarrà ugualmente titolare dell’originaria posizione di garanzia.



Incidenti sul lavoro: controlli costanti da parte del datore di lavoro. ( 03-09-2010)


Il datore di lavoro non deve limitarsi alla mera informazione dei lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste dalla normativa di riferimento ma deve attivarsi in modo concreto e controllarne l’effettivo rispetto sino alla pedanteria.

 

Quanto evidenziato è frutto di un recente intervento attuato dalla Corte di Cassazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro infatti la stessa, nella sentenza n. 31679 del 2010, scrive che “ogni datore di lavoro deve avere la cultura e la mentalità del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dall’integrità psico fisica del lavoratore”.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che i datori di lavoro non potranno più limitarsi ad impartire ai propri dipendenti le direttive da seguire nello svolgimento della propria attività lavorativa in quanto è necessario che, in fase successiva, ne controllino con prudente e continua diligenza la puntuale osservanza.

 

Il datore di lavoro, quindi, sottolinea la Cassazione, è esonerato dalle sue responsabilità solo quando il comportamento del dipendente sia caratterizzato dall’abnormità ed eccezionalità e cioè si realizza in modo autonomo, radicalmente lontano dalle ipotizzabili e prevedibili imprudenze del lavoratore nell’esecuzione del lavoro.

 

Chiaro ed indiscutibile risulta il recente orientamento della Cassazione volto a confermare la volontà di tutelare, in modo totale, i lavoratori prescrivendo in capo ai datori di lavoro l’obbligo di un rispetto sostanziale ed effettivo delle disposizioni contenute nel T.U. 81/08.

 

Il ruolo del datore di lavoro diviene molteplice ed articolato e va dalla istruzione dei lavoratori sui rischi strettamente correlati allo svolgimento dell’attività lavorativa e dalla necessità di adottare certe misure di sicurezza, alla predisposizione di queste misure: è importante precisare che ove dette misure consistano in particolari strumenti è necessario che questi siano messi a portata di mano del lavoratore.

 

Il chiaro obiettivo perseguito dal legislatore è quello di imporre al datore di lavoro una continua sorveglianza dei lavoratori allo scopo di prevenire gli infortuni e di evitare che si verifichino imprudenze da parte degli stessi.

 



Costituiti i gruppi di lavoro per semplificare gli adempimenti a carico delle imprese previsti dal T.u. 81/08. ( 03-09-2010)


Al fine di dare effettiva e concreta attuazione alla normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha iniziato la consultazione delle parti sociali in ordine ai contenuti del decreto in base al quale, come previsto all’art. 53 T.U. 81/08, verrà operata la semplificazione di tutti gli adempimenti meramente burocratici a carico delle imprese.

 

Inoltre, il Ministero nell’ambito delle attività di attuazione del Testo Unico di salute e sicurezza sul lavoro ha promosso la costituzione di otto gruppi di lavoro nei quali sono presenti, in modo paritario, rappresentanti delle Amministrazioni centrali, delle Regioni e delle parti sociali, al fine di realizzare in maniera efficace e condivisa le attività e tutti gli adempimenti previsti dal d. lgs. n. 81/08 e successive modificazioni.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che si giungerà, a titolo meramente esemplificativo, all’elaborazione delle linee metodologiche necessarie a procedere alla valutazione dello stress lavoro correlato nonché alla precisazione delle regole necessarie per l’effettivo funzionamento della patente a punti nel settore edile.

 

Si auspica, quindi, che il lavoro dei gruppi facenti parte della Commissione consultiva possano concludersi nel minor tempo possibile al fine di poter sancire l’operatività incondizionata di tutte le norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.



Più dettagli per il tesserino di riconoscimento nei cantieri. ( 06-09-2010)

Nuove prescrizioni in vigore dal 7 settembre 2010.
 

È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 23 agosto 2010 n. 196 la legge che contiene e disciplina il Piano straordinario contro le mafie e la delega al Governo in materia di normativa antimafia.

 

La predetta legge che entrerà in vigore il 7 settembre 2010 ha puntato l’attenzione anche in materia di tesserino di riconoscimento previsto per coloro che prestano la propria attività lavorativa all’interno dei cantieri.

 

Il T.U. 81/08, già dalla sua entrata in vigore, ha puntualmente disciplinato il succitato istituto prescrivendo, a carico dei datori di lavoro, l’obbligo di munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore stesso e l’indicazione del datore di lavoro.

 

Oggi la nuova previsione normativa espressamente stabilisce, in aggiunta a quanto prescritto dal Testo Unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, la puntuale indicazione della data di assunzione di ciascun dipendente ed, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione per i lavoratori dipendenti.

 

Per quanto riguarda, invece, i lavoratori autonomi, il tesserino di riconoscimento richiede oggi, oltre alla fotografia del soggetto titolare ed alle generalità dello stesso anche l’espressa indicazione del committente.

 

Le disposizioni di nuovo conio perseguono essenzialmente l’obiettivo della trasparenza e della massima tutela dei lavoratori attraverso la prescrizione dell’immediata riconoscibilità di tutti coloro che gravitano attorno ai cantieri per finalità lavorative.

 

 

 

 



Recentissima presa di posizione del Ministero del Lavoro in ordine alle modalità di tenuta e vidimazione del registro infortuni. ( 07-09-2010)

Risposta a quesito del 1 settembre 2010.
 

Occorre, in via preliminare, che in virtù di quanto espressamente previsto dal Testo Unico 81/08 in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro sono soggette alla tenuta del registro infortuni tutte le aziende che ricadono nella sfera di applicazione dello stesso, senza alcuna distinzione di sorta.

 

Tale registro deve essere redatto conformemente al modello approvato con D.M. 12/09/1958, istitutivo dello stesso e tutt’ora in vigore, vidimato presso l’A.S.L. competente per territorio e conservato, a disposizione dell’organo di vigilanza, sul luogo di lavoro.

 

In particolare, sulla base delle considerazioni espresse nelle circolari dal Ministero del Lavoro è opportuno precisare che, nel caso di attività di breve durata, caratterizzata da mobilità, l’obbligo in questione si ritiene assolto anche nelle ipotesi in cui il registro in esame sia tenuto nella sede centrale dell’impresa, sempre che tali attività non siano dislocate oltre l’ambito provinciale.

 

Nel caso in cui, invece, si tratti di imprese che svolgono attività prevalentemente fuori dalla propria sede per un periodo non breve, ogni unità produttiva deve conservare un proprio registro che deve far vidimare dall’A.S.L. territorialmente competente.

 

In ogni caso, deve essere precisato come al fine di rendere meno gravosa la suddetta incombenza il legislatore ha riconosciuto ai datori di lavoro la facoltà di utilizzare sistemi automatizzati di rilevazione, elaborazione e registrazione dei dati del registro infortuni mediante l’utilizzo di schede individuali conformi al modello riportato in allegato al D.M. del 10 agosto 1984.

 

Anche in tale eventualità le schede utilizzate devono essere preventivamente vidimate dalla A.S.L. competente per territorio.

 

Per le aziende che utilizzano procedure automatizzate, previa autorizzazione, è ammesso l’accentramento delle registrazioni presso unità aziendali dotate di adeguate strutture amministrative.

 

L’autorizzazione all’accentramento dovrà essere richiesta competente Ministero del Lavoro.

 

Infine, non può omettersi di evidenziare che il T.U. 81/08, all’art. 53, comma 6, prevede che le disposizioni riguardanti i registri degli infortuni e degli agenti cancerogeni e biologici non saranno più in vigore dopo sei mesi dall’emanazione dell’atteso decreto interministeriale per la realizzazione ed il funzionamento del Servizio informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro.

 

 

 

 

 



ISPESL e Regione Lombardia: indicazioni operative per la sicurezza di macchine ed attrezzature. ( 07-09-2010)


È disponibile il primo protocollo d’intesa firmato dall’Ispesl (Istituto Superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro) e dalla Regione Lombardia dal titolo “indicazioni operative e procedurali sull’applicazione del d. lgs. 81/08 ed avente ad oggetto gli aspetti inerenti la sicurezza impiantistica delle macchine e delle attrezzature impiegate nei luoghi di lavoro”.

 

L’analisi condotta sugli infortuni che, quotidianamente, si verificano nelle imprese italiane dimostra, senza alcun dubbio, che nella maggior parte dei casi alla base di tali eventi è presente un mancato rispetto della normativa di riferimento in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ed atta ad eliminare e/o ridurre le situazioni di pericolo per i lavoratori.

 

Il documento citato presenta rilevante importanza in quanto frutto del lavoro di un gruppo misto costituito sia da funzionari delle Asl che dei Dipartimenti Ispesl della Lombardia e riguarda tre tipologie di attrezzature ed impianti che sono oggetto di controllo e/o verifica da parte dei due enti: impianti elettrici, apparecchi di sollevamento e apparecchi a pressione.

 

Vengono puntualmente illustrati sia gli aspetti generali relativi alla sicurezza impiantistica sia le indicazioni per le nuove attrezzature introdotte con il correttivo dell’agosto 2009.

 

Gli obblighi di verifica delle attrezzature vengono poste anche in capo ai lavoratori autonomi, con la sola eccezione dei lavoratori autonomi che svolgono attività di natura intellettuale.

 

Il documento contiene, inoltre, aspetti specifici inerenti gli apparecchi di sollevamento. Per quanto concerne la classificazione degli stessi il compito viene demandato ai datori di lavoro, eventualmente di concerto con l’RSPP ed il RLS, e con l’eventuale supporto da parte del tecnico verificatore.

 

Il datore di lavoro deve poi effettuare, per ogni singolo apparecchio una valutazione del rischio in funzione delle condizioni di impiego, della particolarità del carico e delle condizioni ambientali in cui opera.

 

Il documento, inoltre, illustra nel dettaglio le procedure di attivazione dei controlli così come previste e regolamentate dall’art. 71, comma 11, del d. lgs. 81/08 e finalizzate, nel pieno rispetto della volontà legislativa, a valutare l’effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza.

 

Infine, si trova un puntuale elenco di controlli supplementari cui assoggettare determinate tipologie di apparecchiature sottoposti a regime di utilizzo di tipo gravoso.



Responsabilità penale del datore di lavoro per turni massacranti. ( 08-09-2010)


La particolarità della sentenza in esame deriva dall’affermazione di responsabilità degli amministratori di una ditta di autotrasporto, per aver costretto, in chiara violazione del dato normativo, un conducente loro dipendente a turni massacranti, tali da provocare un pesante stress da lavoro correlato ed un conseguente crollo fisico.

 

La fattispecie in esame si riferisce ad un incidente provocato da un colpo di sonno dell’autista a seguito del quale era rimasto vittima il conducente di un’autovettura che sopraggiungeva.

 

Rispetto all’accaduto si è giunti ad affermare la piena responsabilità a carico del datore di lavoro, garante, in virtù di quanto disposto dalle disposizioni del T.U. 81/08, dell’integrità psico fisica di tutti i propri dipendenti.

 

I giudici competenti, rispetto all’accaduto, hanno ravvisato una responsabilità c.d. organizzativa ovvero dovuta alla mancanza di organizzazione societaria e del lavoro, tale da far venir meno le condizioni minime ed ineludibili in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

La predetta conclusione ha trovato pieno accoglimento anche da parte della Suprema Corte, infatti, i giudici della Cassazione, nel caso di specie, hanno riscontrato la sussistenza di un rapporto di causalità tra l’incidente mortale e la rigidissima turnazione, tale da determinare la responsabilità penale del datore di lavoro per omicidio colposo del datore di lavoro.

 

Dall’esame della condotta posta in essere dal datore di lavoro era chiaramente emersa una totale mancanza delle condizioni minime necessarie a garantire la tutela della salute dei propri dipendenti nonché la sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso la predisposizione di turni massacranti di lavoro, spesso più di 50 ore di seguito, la totale assenza del secondo conducente e la totale elusione dei tempi di percorso.

 

In sintesi la Corte ha così motivato la propria decisione: “ i soci, gli amministratori ed i titolari di una ditta di autotrasporti rispondono di omicidio colposo qualora il conducente di uno degli autocarri di loro proprietà provochi un incidente mortale determinato dalla stanchezza, perché non sono stati rispettati i tempi massimi di guida dei conducenti loro sottoposti, creando così condizioni tali da rendere “prevedibile” il verificarsi di incidenti, determinati da colpi di sonno o da inefficienza fisica del conducente”.

 

 

 



Quale rilievo presenta il comportamento colposo del dipendente? ( 08-09-2010)


La responsabilità del datore di lavoro per la mancata adozione delle misure idonee a tutelare l’integrità fisica del lavoratore discende dalla mancata osservanza e rispetto delle prescrizioni contenute nel T.U. in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ed atte a prevenire il verificarsi di situazioni di pericolo per i lavoratori dipendenti.

 

In capo allo stesso si prescrive l’obbligo di adottare tutte quelle misure che, secondo la particolarità del lavoro in concreto svolto dai dipendenti, si rendano necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.

 

La peculiarità di tali norme deriva essenzialmente dalla circostanza secondo la quale le stesse sono dirette a tutelare ciascun lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso.

 

Da quanto evidenziato deriva, come logica conseguenza che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore sia qualora lo stesso ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando, pur avendole adottate, non si attivi in modo concreto al fine di accertare che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente.

 

Evidenziato il delicato ruolo nel quale si trova ad operare il datore di lavoro non può assolutamente omettersi di puntare l’attenzione sul comportamento posto in essere dal lavoratore che, in determinate circostanze, può anche determinare l’esonero totale del medesimo imprenditore da ogni tipo di responsabilità.

 

È opportuno allora interrogarsi in merito al quesito in virtù del quale ci si chiede quando la condotta del dipendente si presenti talmente grave da mandare esente il datore di lavoro?

 

La giurisprudenza è stata concorde nel sostenere, con vigore, che laddove il lavoratore ponga in essere un comportamento che presenti i caratteri dell’abnormità, dell’inopinabilità e dell’esorbitanza necessariamente da riferire alle attività ordinariamente svolte dal lavoratore ed alle direttive ricevute, al datore di lavoro non potrà muoversi alcun rimprovero in merito al mancato rispetto delle disposizioni sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.

 

Non risulta superfluo chiarire che l’abnormità, l’inopinabilità e l’esorbitanza delle condotte sussistono qualora il lavoratore si comporti in modo tale da porsi al di fuori di ogni prevedibilità, da agire in aperta violazione delle istruzioni ricevute ed in modo tale da essere la causa dell’infortunio dallo stesso subito.

 

Da quanto detto deriva la chiara volontà del legislatore di obbligare i datori di lavoro al puntuale rispetto delle prescrizioni poste in materia di sicurezza della salute e dei luoghi di lavoro ma, al contempo, l’obiettivo è anche quello di responsabilizzare i lavoratori a porre in essere comportamenti diligenti e rispettosi delle direttive ricevute, il tutto nell’interesse proprio ma anche dei propri colleghi.

 

 



La ripartizione degli obblighi di sicurezza nella somministrazione di lavoro ( 10-09-2010)

Importante intervento chiarificatore del Ministero del Lavoro

Nell’ambito della disciplina in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro uno degli istituti che continuano a suscitare un notevole interesse, a causa della particolarità e delicatezza del rapporto di lavoro, è la somministrazione di manodopera.

 

Un importantissimo intervento chiarificatore è stato fornito dal Ministero del Lavoro che, in data 30 marzo 2010, ha risolto tutte le problematiche applicative inerenti ai molteplici strumenti predisposti a tutela del soggetto lavoratore/somministrato.

 

La difficoltà della materia deriva dal fatto che nella somministrazione di manodopera un’agenzia provvede alla fornitura dei dipendenti, a tempo determinato o indeterminato, a favore di un utilizzatore che concretamente assume i poteri di direzione e controllo della prestazione lavorativa laddove, però, la posizione di datore di lavoro permane in capo all’agenzia.

 

Il Ministero al fine di far chiarezza sulla delicata questione punta l’attenzione su due aspetti di estrema importanza che rappresentano la base di partenza della tematica in esame.

 

Innanzitutto si evidenzia che l’agenzia di somministrazione ha l’obbligo di informare, in modo puntuale, i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive in generale e ad addestrarli all’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale essi vengono assunti in conformità alle disposizione del T.U. 81/08.

 

Di contro, si evidenzia che anche l’utilizzatore non è privo di obblighi in materia in considerazione del fatto che lo stesso deve osservare, nei confronti dei prestatori, tutti gli obblighi di protezione previsti nei confronti dei propri dipendenti ed è responsabile per la violazione degli obblighi di sicurezza espressamente individuati dalla legge e dai contratti collettivi.

 

In base a quanto evidenziato dal Ministero competente l’utilizzatore deve essere considerato, sul piano sostanziale, l’effettivo datore di lavoro.

 

Non può omettersi di evidenziare, inoltre, come, a livello ordinamentale, vige il categorico divieto di procedere alla stipulazione del contratto di somministrazione da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi, documento di centrale importanza in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

Questo assunto trova chiara conferma nella prescrizione secondo la quale nella stesura del contratto in esame le parti contraenti, agenzia ed impresa utilizzatrice, hanno l’obbligo di riportare “l’indicazione della presenza di eventuali rischi per l’integrità e la salute dei lavoratori e delle misure di prevenzione adottate”.

 

Pertanto, il punto di partenza è la puntuale valutazione dei rischi basata sul presupposto che l’utilizzo di lavoratori temporanei implica di per sé l’esposizione a molteplici rischi aggiuntivi e diverse problematiche operative da risolvere.

 

 

 



Il Ministero del Lavoro interviene in materia di sostituzione del medico competente. ( 13-09-2010)

Chiarimenti in materia di sostituzione del medico competente.
 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha preso chiara posizione rispetto ad un interpello avanzato dall’Associazione del commercio e del turismo in merito alla concreta possibilità del medico competente di farsi assistere e/o sostituire a seguito di circostanze, quali ad esempio malattie o altri impedimenti oggettivi che rendano impossibile l’espletamento dei propri compiti.

 

La risposta del Ministero in merito alla sostituzione è negativa e giunge a ciò in base ad un’analisi del dato normativo di riferimento che non prende assolutamente in considerazione l’ipotesi di sostituzione del medico competente, ma solo ed esclusivamente la facoltà di avvalersi della collaborazione di altri specialisti.

 

Non può omettersi di evidenziare che l’incarico di medico competente ha natura strettamente fiduciaria, implicando obblighi e precise responsabilità personali e deve essere svolto personalmente dal medico competente incaricato.

 

La normativa di riferimento espressamente prevede la possibilità per il medico di fiducia di avvalersi di collaborazioni con medici specialisti laddove vi sia la necessità di visite o indagini in particolari ambiti specialistici.

 

Anche in questi particolari casi in considerazione dell’attività svolta la scelta del medico specialista da affiancare al medico competente spetta sempre e comunque al datore di lavoro a conferma della natura personale e strettamente fiduciaria degli incarichi inerenti alla sorveglianza sanitaria.

 

Da quanto evidenziato deriva come logica conseguenza che è da intendersi esclusa in radice la possibilità del nominato medico competente di farsi sostituire a sua scelta, lo stesso potrà tuttavia optare per una mera collaborazione autorizzata sempre e comunque dal datore di lavoro.

 

 

 



La DPL di Modena prende posizione in merito al tesserino di riconoscimento per le imprese che operano in regime di appalto e subappalto. ( 13-09-2010)


La Direzione Provinciale del Lavoro di Modena dopo aver ribadito che dal primo settembre 2007 è scattato l’obbligo per tutte le imprese che operano in regime di appalto o di subappalto, in qualsiasi settore, di fornire al proprio personale una tessera di riconoscimento, ha evidenziato l’importanza della nuova prescrizione la cui finalità prioritaria è quella di rendere immediatamente riconoscibili tutti coloro che operano e gravitano intorno alle aziende.

 

Correlativamente in capo ai lavoratori grava l’obbligo di esporre tale tesserino e tale prescrizione grava anche in capo ai lavoratori autonomi: essi, tuttavia, devono provvedervi per conto proprio.

 

Nonostante la normativa di riferimento faccia scattare la previsione normativa espressamente per le imprese che occupano, nel cantiere, più di 9 dipendenti e per tutti i lavoratori autonomi, si è stati concordi nel ritenere preferibile l’utilizzazione del tesserino anche in seno alle imprese di piccole dimensioni in considerazione della finalità pratica perseguita attraverso lo stesso: il rapido riconoscimento dei lavoratori.

 

La DPL ha avuto modo di evidenziare come non sussiste alcun modello predeterminato di tesserino e che lo stesso non è assolutamente soggetto a particolari timbri o vidimazioni, l’unica prescrizione attiene alla puntuale indicazione generalità del lavoratore, una sua foto ed il nome dell’impresa da cui dipende.

 

Non può assolutamente omettersi di evidenziare le importanti integrazioni sul punto operate dalla legge n. 136/2010 e disciplinate dall’art. 5 della succitata normativa (Identificazione degli addetti nei cantieri).

 

Nel tesserino di riconoscimento dovrà essere precisata anche la data di assunzione ed in caso di subappalto, la relativa autorizzazione allo svolgimento della predetta attività.

 

Qualora si dovesse trattare, invece, di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento dovrà contenere la puntuale indicazione del soggetto committente.

 

Quanto fino ad ora precisato rappresenta e costituisce la parte c.d. obbligatoria ciò non esclude che nel tesserino possano inserirsi altri elementi quali, a titolo meramente esemplificativo, il numero di matricola ovvero la residenza.

 

Ultimo accorgimento sul quale la DPL punta l’attenzione è la necessità di plastificare i tesserini in quanto gli stessi potrebbero essere utilizzati in luoghi anche scoperti e quindi in balia delle intemperie.

 

Il tesserino in esame non è in alcun modo sostitutivo di altri documenti che obbligatoriamente devono essere presenti sul luogo di lavoro.

 

Le sanzioni previste per il datore di lavoro vanno da 100 a 500 € per ciascun lavoratore interessato, mentre per il dipendente che non lo espone, pur essendone in possesso, la sanzione è compresa tra 50 e 300 €.



Chiarimenti del Ministero del Lavoro concernenti le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni. ( 15-09-2010)

Circolare del 27/08/2010

Con circolare dell’agosto 2010 si è chiesto al Ministero del lavoro come debba essere interpretata la norma, art. 131 d. lgs. 81/08, che prevede, in capo a tutti i fabbricanti di ponteggio l’obbligo di rinnovo decennale della necessaria autorizzazione atta a verificare l’adeguatezza dei ponteggi.

 

Sul punto occorre distinguere se le stesse sono state rilasciate prima o dopo il 15 maggio 2008, data di entrata in vigore del T.U. in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

Per le autorizzazioni rilasciate prima del 15 maggio 2008 la validità delle stesse si intenderà estesa fino al 14 maggio 2018. Per le autorizzazioni rilasciate successivamente al 15 maggio 2008 la validità decennale decorrerà dalla data di rilascio.

 

È opportuno aver cura di precisare che l’obbligo di richiedere il rinnovo dell’autorizzazione ministeriale riguarda espressamente il titolare della stessa e non l’impresa utilizzatrice.

 

Ancora, il comma 6 dell’art. 131 espressamente prescrive e prevede che “chiunque intende impiegare ponteggi deve farsi rilasciare dal fabbricante copia dell’autorizzazione ministeriale”.

 

Dall’esame delle disposizioni evidenziate deriva come logico corollario che nel caso di lavori effettuati attraverso l’uso di ponteggi il legislatore ha previsto tutta una serie di regole finalizzate a creare una forma di corresponsabilità tra i soggetti interessati.

 

Da un lato si prescrive al fabbricante di dotarsi di autorizzazione che, per ciascun tipo di ponteggio, dovrà essere richiesta al competente Ministero del Lavoro corredando la domanda di una relazione nella quale dovranno essere indicati tutti gli elementi espressamente richiesti dalla legge.

 

Il Ministero del Lavoro, in aggiunta all’autorizzazione richiesta attesterà la rispondenza del ponteggio alla normativa richiesta.

 

Tuttavia anche l’utilizzatore non andrà esente da prescrizioni in quanto allo stesso si impone l’onere di rivolgersi al fabbricante al fine di ottenere la certificazione in merito al corretto rilascio delle autorizzazioni prescritte.

 

Le peculiarità delle regole vigenti derivano dalla complessità e delicatezza dei lavori svolti attraverso l’ausilio di ponteggi idonei a creare situazioni di rilevante pericolo per i lavoratori che avvalendosi degli stessi svolgono la propria attività lavorativa.

 

 



Registro Infortuni: il Ministero del Lavoro conferma le vecchie regole di compilazione. ( 16-09-2010)

Risposta ad interpello del 1 settembre 2010.
 

Si è posto al Ministero del Lavoro quesito in ordine all’effettiva portata degli obblighi del datore di lavoro rispetto alle modalità di tenuta e vidimazione del registro infortuni.

 

Preliminarmente l’attenzione è stata puntata sulla normativa di riferimento evidenziando come già il d. lgs. 626/1994 prescriveva l’obbligo per tutte le aziende di approntare un registro nel quale annotare cronologicamente gli infortuni sul lavoro idonei a determinare un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento.

 

Il successivo T.U. in materia di sicurezza ha previsto, in attesa dell’emanazione del nuovo decreto interministeriale, la piena conferma delle vecchie regole di compilazione.

 

Tale registro deve essere redatto conformemente al modello approvato con Dm 12 settembre 1958, vidimato presso l’Asl competente per territorio e conservato, a disposizione dell’organo di vigilanza, sul luogo di lavoro.

 

Nel caso di attività di breve durata, caratterizzata da mobilità o svolta in sedi con pochi lavoratori e prive di adeguate strutture amministrative, l’obbligo in questione si ritiene assolto anche nell’ipotesi in cui il registro in esame sia tenuto nella sede centrale dell’impresa.

 

Nel caso in cui, invece, si tratti di imprese che svolgono attività prevalentemente fuori dalla propria sede per un periodo non breve ogni unità produttiva deve conservare un proprio registro che deve far vidimare dall’Asl territorialmente competente.

 

In ogni caso, al fine di rendere meno gravosa la suddetta incombenza il legislatore ha introdotta la facoltà per il datore di lavoro di utilizzare sistemi automatizzati di rilevazione, elaborazione e registrazione dei dati del registro infortuni mediante l’utilizzo di schede individuali che siano conformi ad un modello individuato.

 

Anche in questo caso le schede utilizzate devono essere preventivamente vidimate dall’Asl competente per territorio.

 

Tanto il registro infortuni quanto le schede individuali devono essere intestate all’azienda.

 

Il registro deve essere conservato per almeno 4 anni decorrenti dalla data dell’ultima registrazione o, se non usato, dalla data in cui fu vidimato.

 

 

 

 

 

 

 



Accertamenti sanitari per i lavoratori notturni ( 17-09-2010)


La normativa in materia di sicurezza sanitaria ha previsto e stabilito l’obbligatorietà della sorveglianza sanitaria per i lavoratori adibiti al lavoro notturno.

 

Sul punto occorre precisare che non è la modalità di lavoro a turni che viene considerata pregiudizievole ma il fatto che i turni possano essere svolti in orario notturno.

 

Preliminarmente occorre precisare cosa si intende per lavoratore notturno e sul punto il d. lgs. n.66 del 2003 evidenzia come la predetta definizione sussiste laddove, durante il periodo notturno, il lavoratore svolge almeno 3 ore del tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo abituale.

 

Per periodo notturno si intende quello di almeno 7 ore consecutive che comprende l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino.

 

Si intende, altresì, lavoratore notturno chi svolge durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro.

 

In considerazione della peculiarità della tempistica nella quale viene svolta la prestazione lavorativa si prevede espressamente che gli stessi vengano puntualmente sottoposti a tutta una serie di controlli il cui obiettivo primario è rappresentato dalla tutela dell’integrità psico – fisica degli stessi.

 

Per tali lavoratori si prevede espressamente l’obbligo di sottoposizione a sorveglianza sanitaria.

 

Secondo le prescrizioni contenute nel T.U. 81/08 la sorveglianza sanitaria, effettuata da un medico competente individuato dall’azienda, consiste in un una serie di visite specialistiche periodiche finalizzate  ad accertare l’idoneità del lavoratore allo svolgimento del lavoro notturno.

 

Le visite vanno effettuate in vari momenti della vita lavorativa del dipendente, in particolare:

 

-          visita medica preventiva in fase preassuntiva;

 

-          visita medica preventiva finalizzata a valutare l’idoneità del lavoratore alla mansione specifica;

 

-          visita medica periodica biennale finalizzata a controllare lo stato di salute del dipendente ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica;

 

-          visita medica su richiesta del lavoratore;

 

-          visita medica in occasione del cambio della mansione specifica;

 

-          visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione.

 

In considerazione della particolarità degli interessi in gioco in capo al lavoratore si ascrive l’obbligo di sottoporsi ai controlli sanitari previsti per legge ovvero disposti dal medico competente.

 

 

 

 

 

 



Infortunio sul lavoro: il risarcimento spetta all’intera famiglia! ( 17-09-2010)


Innovativa e di estrema importanza la recente pronuncia della Cassazione con la quale è stato statuito che “in caso di gravi incidenti sul lavoro il risarcimento non spetta solo al lavoratore ma anche all’intera famiglia dello stesso”.

 

Il lavoratore che, in seguito ad un incidente sul lavoro, si infortuna gravemente ha il diritto di chiedere ed ottenere un cospicuo risarcimento per sé e per tutta la sua famiglia.

 

La decisione è della Terza sezione civile (sentenza n. 19517/2010) che ha confermato la condanna ad un risarcimento danni di complessivi 120.000 euro, per danni non patrimoniali, in favore della moglie e di due figlie di un dipendente Telecom infortunatosi durante lo svolgimento della propria attività lavorativa, riportando un’invalidità dell’80%.

 

La Suprema Corte ha avuto cura di stabilire che i danni riportati dall’uomo avevano determinato, quale riflesso negativo, uno vero e proprio sconvolgimento delle abitudini di vita dell’intera famiglia della vittima.

 

In considerazione di ciò era stato accordato alla moglie un risarcimento pari a 60 mila euro ed alle due figlie 30mila euro, ciascuna.

 

L’importanza della pronuncia in esame deriva dalla circostanza secondo la quale si considera l’invalidità riportata dal dipendente come fattore idoneo a determinare una corrispondente diminuzione del contributo di relazione e di sostegno che ogni componente del nucleo familiare dovrebbe offrire agli altri.

 

 

 



Chiarimenti in materia di tesserino di riconoscimento nei cantieri. ( 20-09-2010)


Le nuove regole in materia di tesserino di riconoscimento, introdotte dall’art. 5 della legge n. 196 del 23 agosto 2010, richiedono alcuni chiarimenti.
In virtù del nuovo dato normativo ciascun datore di lavoro, nello svolgimento di attività in regime di appalto e subappalto, dovrà munire i propri dipendenti di apposita tessera di riconoscimento contenente i seguenti dati:

- fotografia del lavoratore;

- generalità del lavoratore;
- generalità del datore di lavoro;
- data di assunzione (NUOVO DATO);
- l’autorizzazione al subappalto (NUOVO DATO);
- per i lavoratori autonomi: nominativo del committente (NUOVO DATO).

Mentre non sussistono difficoltà rispetto alla data di assunzione, dubbi interpretativi sono sorti in relazione all’autorizzazione in caso di subappalto. Sul punto si è concordi nel sostenere che nel tesserino di riconoscimento dovrà essere indicata la data dell’autorizzazione stipulata dalle parti (committente ed appaltatore) con la quale si legittima il ricorso al subappalto.
I lavoratori interessati dovranno obbligatoriamente esporre la citata tessera di riconoscimento.
Non sorgono problemi in relazione ai lavoratori autonomi in quanto per gli stessi è stato previsto, oltre ai requisiti espressamente previsti dall’art. 21 del T.U. in materia di sicurezza (fotografia del titolare del tesserino, generalità del titolare del tesserino), si prescrive la puntuale indicazione del committente.
Tesserino per lavoratori dipendenti
   
 
FOTO
 
Cognome e Nome del lavoratore
________________________________
Nato il___________________________
a_______________________________
data assunzione___________________
 
Impresa
datore di lavoro___________________
Sede ___________________________
P.IVA____________________________
Eventuale autorizzazione al subappalto______________________
______________________________
_______________________
 
 
Tesserino per lavoratori autonomi
   
 
FOTO
 
Cognome e Nome del lavoratore
_____________________________________
Nato il___________________________
a_______________________________
 
 
Impresa
committente__________________________
Sede________________________________
P.IVA________________________________
 


Il Ministero dell’Interno interviene in materia di prevenzione incendi. ( 21-09-2010)


Il 27 luglio 2010 il Ministero dell’Interno ha emanato un decreto finalizzato alla prevenzione di incendi e da attuare in fase di progettazione, costruzione ed esercizio di attività commerciali con superficie superiore a 400 mq.

 

La finalità della succitata normativa, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 187 del 12 agosto 2010 è quella di garantire la sicurezza antincendio delle attività commerciali all’ingrosso o al dettaglio, ivi compresi i centri commerciali, aventi superficie lorda, comprensiva di servizi e depositi, nonché degli spazi comuni, superiore a 400 mq.

 

Per le attività commerciali esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto non sussiste l’obbligo di adeguamento alla nuova norma laddove sia stato rilasciato il Certificato di Prevenzione Incendi, o ne sia regolarmente in corso il rilascio o qualora siano stati pianificati, o siano in corso, lavori di modifica, adeguamento, ristrutturazione o ampliamento sulla base di un progetto approvato dal competente Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.

 

Le nuove disposizioni troveranno, invece, applicazione rispetto alle attività esistenti laddove siano in corso interventi comportanti la loro ristrutturazione alle condizioni specificate all’art. 4 del succitato decreto (cioè in caso di sostituzione o modifica di impianti o attrezzature di protezione attiva antincendio, o in caso di modifica parziale delle caratteristiche costruttive o del sistema di vie di uscita).

 

Per le nuove attività commerciali, il comma 4 del decreto 27 luglio 2010 prevede che i progetti sottoposti ai competenti Comandi provinciali, ai fini dell’acquisizione del parere di conformità, in data antecedente all’entrata in vigore del nuovo decreto, saranno esaminati dai Comandi medesimi con riferimento alla previgente normativa di prevenzione incendi.

 

Infine occorre evidenziare che laddove vi siano centri commerciali con superficie superiore a 400 mq, nei quali coesistono più esercizi commerciali, il Certificato di Prevenzione Incendi ricomprenderà anche le parti comuni a servizi degli stessi esercizi commerciali.

 

 



Precisazioni in materia di comportamento colposo del lavoratore ( 21-09-2010)

Chiaro orientamento giurisprudenziale in materia.

Nel momento in cui si punta l’attenzione sull’accertamento della responsabilità penale per l’infortunio occorso al lavoratore, le condizioni in presenza delle quali il comportamento imprudente del lavoratore infortunatosi può avere incidenza sono chiaramente individuate da una consolidata giurisprudenza.

 

Occorre sul punto premettere che la condotta non avveduta del lavoratore non è in grado di escludere la responsabilità del datore di lavoro in quanto gli obblighi posti in capo allo stesso sono volti a prevenire le potenziali offese all’incolumità del lavoratore anche nell’ipotesi in cui l’evento dannoso avvenga per sua imprudenza o per mera distrazione.

 

Affinché, quindi, il datore di lavoro possa andare esente da responsabilità è necessario che il lavoratore abbia posto in essere un contegno eccezionale od abnorme; che si discosti dalle precise direttive ed istruzioni ricevute.

 

 Sul punto la Cassazione ha avuto modo di precisare che non appare configurabile un concorso di colpa del lavoratore nel caso di violazione, da parte di altre persone, di norme espressamente dirette a prevenire proprio le conseguenze derivanti dai comportamenti colposi del lavoratore.

 

Non può omettersi di evidenziare come le norme in materia di prevenzione degli eventi dannosi sono state elaborate con l’importante finalità di evitare le conseguenze negligenti ed imprudenti dei lavoratori; condotte che, dunque, non possono avere efficacia parzialmente scusante rispetto a chi era obbligato a garantire la sicurezza.

 

Dato per certo che la posizione di garanzia e di tutela dell’incolumità psico – fisica dei lavoratori grava, indiscutibilmente, sul datore di lavoro anche i lavoratori sono tenuti ad osservare gli obblighi di prevenzione, ponendo in essere una sorta di cooperazione nel rispetto delle norme di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

Sussisterà, quindi, la responsabilità anche del lavoratore qualora si riscontri una condotta dello stesso idonea a travalicare, senza alcun valido motivo, le precise e puntuali mansioni attribuite dal datore di lavoro.

 

 

 



In materia antinfortunistica occorre essere anche “pedanti”! ( 24-09-2010)


La Corte di Cassazione, con una recentissima ed innovativa sentenza, ha affermato che i datori di lavoro devono “attivarsi e controllare fino alla pedanteria” il rispetto, da parte dei lavoratori, delle norme antinfortunistiche.

 

Per la Corte assicurare il rispetto delle norme antinfortunistiche è, indiscutibilmente, un compito “molteplice ed articolato” che comprende l’istruzione dei lavoratori in merito ai tutti i rischi strettamente correlati all’attività svolta, la necessità di adottare misure di sicurezza e la predisposizione, in modo concreto ed effettivo, di queste misure.

 

Da quanto evidenziato deriva, come logica conseguenza, che il datore di lavoro dovrà avere la cultura e la mentalità del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dall’integrità del lavoratore e non limitarsi, al fine di adempiere ai propri obblighi in materia di sicurezza, ad informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma attivarsi e controllare fino alla pedanteria che tali norme siano assimilate dai lavoratori.

 

L’odierna pronuncia, in realtà, ribadisce quanto già anticipato dalle Sezioni Unite della Cassazione in materia di responsabilità per omessa osservanza delle disposizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

Nella succitata pronuncia si era stabilito che i soggetti garanti in materia di T.U. 81/08, per andare esenti da responsabilità non possono limitarsi ad impartire semplicemente delle mere direttive ai propri dipendenti in quanto dovranno, in fase successiva, controllare con prudenza la puntuale osservanza delle stesse.

 

Anche in tale occasione è stato precisato che le norme sulla prevenzione degli infortuni hanno la funzione primaria di evitare che si verifichino eventi lesivi dell’incolumità fisica dei lavoratori anche nelle ipotesi in cui siffatti rischi siano conseguenti ad eventuale disaccortezza, imprudenza e disattenzione dei dipendenti stessi.