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In materia antinfortunistica occorre essere anche “pedanti”! ( 01-10-2010)


La Corte di Cassazione, con una recentissima ed innovativa sentenza, ha affermato che i datori di lavoro devono “attivarsi e controllare fino alla pedanteria” il rispetto, da parte dei lavoratori, delle norme antinfortunistiche.

 

Per la Corte assicurare il rispetto delle norme antinfortunistiche è, indiscutibilmente, un compito “molteplice ed articolato” che comprende l’istruzione dei lavoratori in merito ai tutti i rischi strettamente correlati all’attività svolta, la necessità di adottare misure di sicurezza e la predisposizione, in modo concreto ed effettivo, di queste misure.

 

Da quanto evidenziato deriva, come logica conseguenza, che il datore di lavoro dovrà avere la cultura e la mentalità del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dall’integrità del lavoratore e non limitarsi, al fine di adempiere ai propri obblighi in materia di sicurezza, ad informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma attivarsi e controllare fino alla pedanteria che tali norme siano assimilate dai lavoratori.

 

L’odierna pronuncia, in realtà, ribadisce quanto già anticipato dalle Sezioni Unite della Cassazione in materia di responsabilità per omessa osservanza delle disposizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

Nella succitata pronuncia si era stabilito che i soggetti garanti in materia di T.U. 81/08, per andare esenti da responsabilità non possono limitarsi ad impartire semplicemente delle mere direttive ai propri dipendenti in quanto dovranno, in fase successiva, controllare con prudenza la puntuale osservanza delle stesse.

 

Anche in tale occasione è stato precisato che le norme sulla prevenzione degli infortuni hanno la funzione primaria di evitare che si verifichino eventi lesivi dell’incolumità fisica dei lavoratori anche nelle ipotesi in cui siffatti rischi siano conseguenti ad eventuale disaccortezza, imprudenza e disattenzione dei dipendenti stessi.

 

 

 

 



Le risposte alle domande più frequenti in materia di stress lavoro-correlato ( 01-10-2010)


a) cosa si intende per valutazione dei rischi da stress lavoro-correlato?

 

La normativa di riferimento (art. 28, comma 1, T.U. 81/08) espressamente stabilisce che si tratta dell’analisi di un insieme di indicatori e condizioni con l’obiettivo primario di accertare l’esistenza di condizioni organizzative che possono determinare la presenza di stress correlato al lavoro e le eventuali azioni da attuare.

 

b) l’obbligo della valutazione riguarda tutte le imprese o sono escluse quelle al di sotto di una certa soglia numerica?

 

Il legislatore, in materia di stress lavoro correlato, ha introdotto un obbligo generale ed incondizionato di procedere alla suddetta valutazione, il tutto a prescindere dalla qualifica rivestita dal datore di lavoro nonché dall’attività esercitata dallo stesso.

 

Pertanto, oggigiorno, non esistono eccezioni né esenzioni sul punto.

 

c) l’obbligo di valutazione può essere delegato dal datore di lavoro ad una società esterna?

 

La risposta sul punto non può che essere negativa in quanto si tratta di obbligo in delegabile del datore di lavoro.

 

Pertanto, una società e, più in generale, un consulente può assumere l’incarico di assistenza ma in ogni caso rimane responsabile il datore di lavoro.

 

d) per i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori è possibile, in alternativa al documento di valutazione dei rischi, redigere l’autocertificazione?

 

Si, ma resta fermo l’obbligo di valutare i rischi ed è pertanto necessario documentare la disponibilità dei mezzi e delle condizioni.

 

e) è obbligatoria la sorveglianza sanitaria sui lavoratori qualora sia accertata l’esistenza di rischi?

 

Attualmente il nostro sistema normativo non prevede l’assoggettamento alla stessa in relazione all’esposizione a rischi da stress lavoro-correlato.

 

Infatti, solo qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente, correlata ai rischi lavorativi sarà possibile attuarla nel rispetto dei vincoli posti dallo Statuto dei lavoratori.

 

f) qual è il termine di entrata in vigore delle nuove disposizioni?

 

Il termine, già prorogato più volte, è stato rinviato dalla legge n. 122/2010 al 31.12.2010 per i datori di lavoro sia pubblici che privati.



Sicurezza sul lavoro. I modelli organizzativi. ( 04-10-2010)


Il d. lgs. 231/2001 ha introdotto nel nostro ordinamento la rivoluzionaria responsabilità amministrativa degli enti che scatta in capo alle società, anche prive di personalità giuridica, alle associazioni ed alle onlus nel cui interesse o vantaggio sia stato commesso il reato.

 

Occorre preliminarmente precisare che la suddetta responsabilità, prevista per le persone giuridiche, si aggiunge alla responsabilità della persona fisica che ha materialmente commesso il fatto illecito.

 

L’Ente è considerato responsabile dei reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da:

 

- persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione;

 

- persone che esercitano, anche di fatto, la gestione ed il controllo dell’Ente medesimo;

 

- persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza dei soggetti di cui ai punti precedenti.

 

È importantissimo evidenziare che l’Ente non può considerarsi responsabile qualora i succitati soggetti abbiano agito esclusivamente nell’interesse proprio o di terzi.

 

L’ambito operativo del d. lgs. in esame è stato notevolmente ampliato ad opera della legge n. 123 del 2007 che ha esteso la responsabilità amministrativa degli enti anche in materia di sicurezza sul lavoro.

 

La nuova normativa persegue quale obiettivo primario la predisposizione e l’adozione, in seno alle società, di c.d. modelli di organizzazione e gestione, idonei a prevenire la commissione dei reati in conseguenza dei quali scatterebbe l’esaminata responsabilità amministrativa.

 

Il legislatore è partito dall’indiscusso presupposto in virtù del quale solo attraverso un’efficace organizzazione l’azienda può individuare, monitorare, eliminare o ridurre, in via preventiva, tutti i potenziali fattori di rischio e prevenire il verificarsi di reati.

 

Particolarmente pesanti risultano essere le sanzioni previste a carico degli Enti qualora dovesse accertarsi la loro responsabilità:

 

-          sanzioni pecuniarie (fino a 1.500.000 euro);

-          sanzioni interdittive che possono giungere fino alla sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni necessarie all’utilizzo dell’attività;

-          divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, di pubblicizzare beni e servizi;

-          confisca dei beni.

 

In virtù, però, di quanto previsto dal d. lgs. 231 l’Ente si emancipa dai suddetti rischi e non risponde, quindi, dei reati commessi solo ed esclusivamente fornendo dimostrazione che vi è stata l’adozione e l’attuazione dei modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della medesima specie di quello verificatosi, che il compito di vigilare sul puntuale funzionamento ed osservanza dei modelli è stato affidato ad un organismo di vigilanza e che, ancora, non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte del succitato organismo.

 

La corretta adozione dei modelli di organizzazione e di gestione richiede una puntuale e periodica verifica e la contestuale modifica dello stessi qualora vengano scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengano mutamenti nell’organizzazione o nell’attività.

 

In considerazione della particolarità dell’argomento il legislatore ha introdotto una vera e propria inversione dell’onere della prova imponendo alla società di dimostrare l’idoneità del modello a prevenire reati della specie di quelli verificatosi.

 

In virtù delle disposizioni introdotte dalla legge n. 123/2007 si è creata una stretta correlazione tra il d. lgs. n. 231/2001 ed il T.U. 81/08 in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

Il modello organizzativo, la cui adozione si snoda attraverso tutta una serie di importanti fasi, diventa metro di valutazione della capacità organizzativa dell’impresa.

 

Particolare importanza riveste già la fase della c.d. diagnosi, indispensabile per analizzare la storia della società e le condotte illecite già verificatesi in seno alla stessa. Tale analisi dovrà essere puntualmente documentata.

 

Dopo aver individuato e valutato le attività ed i processi aziendali a rischio sarà necessario approntare specifiche procedure atte alla prevenzione dei reati.

 

Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla costituzione dell’organismo di vigilanza (Odv), idoneo, come già evidenziato, ad esonerare l’ente dalla responsabilità amministrativa.

 

Tra i numerosi e delicati compiti allo stesso attribuiti possiamo, a titolo meramente esemplificativo, evidenziare:

 

- la cura dell’attuazione del Modello approvato dall’Ente;

- la vigilanza sull’osservanza, funzionamento ed aggiornamento del Modello;

- la verifica dell’effettiva adeguatezza del modello a prevenire in concreto la commissione di fatti di reato;

- il puntuale aggiornamento del Modello;

- l’adempimento degli obblighi di informazione e formazione.

 

Qualora l’Odv risconti concrete violazioni del Modello, ne informa tempestivamente gli Organi aziendali deputati ad applicare le sanzioni e controlla il regolare svolgimento del previsto e conseguente procedimento disciplinare.

 

È importante aver cura di evidenziare che le norme oggetto del d. lgs. 231 si applicano alle imprese di ogni grandezza.

 

Il T.U. 81/08 in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ha invece stabilito che per le piccole e medie imprese vengano elaborate procedure semplificate per l’adozione e l’efficace gestione dei modelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Il controllo nei cantieri sarà svolto dal Prefetto ( 05-10-2010)

Al via le nuove regole.

Nella Gazzetta Ufficiale del 10 settembre 2010 è stato pubblicato il decreto del Presidente della Repubblica dell’agosto 2010 che introduce e stabilisce, a livello ordinamentale, nuove regole aventi ad oggetto il rilascio delle informazioni antimafia a seguito degli accessi ed accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici.

 

Un ruolo di particolare importanza viene svolto dal Prefetto il quale avvalendosi di un gruppo interforze, composto da un funzionario della Polizia di Stato, un ufficiale dei Carabinieri ed uno della Guardia di Finanza, potrà disporre gli accessi e gli accertamenti nei cantieri.

 

In merito all’ambito applicativo del decreto in esame viene ad essere evidenziato che le imprese che saranno sottoposte a verifica sono quelle che intervengono, a qualunque titolo, nel ciclo di realizzazione dell’opera, anche con forniture di beni e prestazioni di servizi, qualunque sia l’importo dei relativi contratti o dei subcontratti.

 

Al fine di rispettare il principio cardine nello svolgimento dell’azione amministrativa si prevede espressamente che gli accessi debbano essere improntati al totale rispetto della celerità ed efficacia dell’azione.

 

Una volta effettuato l’accurato controllo nei cantieri soggetti all’applicazione della nuova normativa si prevede l’obbligo, per i soggetti deputati al controllo, di redigere una relazione contenente i dati e le informazioni acquisite nello svolgimento dell’attività ispettiva, trasmettendola, contestualmente, al prefetto che ha disposto l’accesso.

 

Lo stesso, una volta acquisita la predetta relazione effettuerà una valutazione volta ad escludere potenziali rischi di infiltrazioni mafiose.

 

L’importanza della predetta normativa deriva dalla chiara volontà del legislatore di predisporre misure idonee, in modo effettivo, a contrastare i potenziali effetti dannosi derivanti dalle infiltrazioni mafiose.



Proroga Sistri: slittamento al 31 dicembre 2010 degli obblighi di tenuta dei registri di carico e scarico. ( 06-10-2010)


Si è giunti all’emanazione del quarto decreto SISTRI di modifica del Decreto 17 dicembre 2009 avente ad oggetto l’istituzione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti.

 

Nel ripercorrere i punti essenziali del succitato intervento normativo occorre evidenziare che:

 

- si registra la conferma della data di operatività del SISTRI, stabilita per il 1 ottobre 2010;

 

- viene prorogato al 30 novembre 2010 il termine per la consegna dei dispositivi USB agli aventi titolo;

 

- viene prorogato al 31 dicembre 2010 il termine entro cui dovranno essere puntualmente osservati gli obblighi di tenuta dei registri di carico e scarico.

 

Nell’affrontare l’esame delle succitate novità non può assolutamente omettersi di evidenziare che attraverso l’istituzione del SISTRI lo Stato ha inteso dare un segnale forte di cambiamento nel modo di gestire il sistema informativo sulla movimentazione dei rifiuti speciali.

 

Da un sistema cartaceo - imperniato sui tre documenti costituiti dal Formulario di identificazione dei rifiuti, Registro di carico e scarico, Modello unico di dichiarazione ambientale (MUD)- si è passati a soluzioni tecnologiche avanzate in grado, da un lato, di semplificare le procedure e gli adempimenti con una riduzione dei costi sostenuti dalle imprese e, dall’altro, di gestire in modo innovativo e più efficiente, e in tempo reale, un processo complesso e variegato che comprende tutta la filiera dei rifiuti, con garanzie di maggiore trasparenza e conoscenza.

 

Il Ministero dell’Ambiente, inoltre, ha pubblicato una nota esplicativa finalizzata ad aiutare le aziende nella comprensione delle modifiche inserite.

 

In merito all’utilizzo degli innovativi dispositivi elettronici inseriti in materia di Sistri si è evidenziato che tutti i soggetti in possesso degli stessi dovranno procedere al relativo utilizzo a far data dal 1 ottobre 2010.

 

Laddove, invece, vi siano soggetti iscritti al SISTRI e non ancora in possesso dei succitati dispositivi elettronici gli stessi potranno continuare a compilare unicamente il registro di carico e scarico ed il formulario di identificazione dei rifiuti di cui agli artt. 190 e 193 del d. lgs. 152/2006.

 

In merito al regime sanzionatorio la normativa di riferimento ha riconosciuto ai soggetti tenuti ad aderire al SISTRI di usufruire di una fase c.d. transitoria di applicazione dello stesso, ora prorogata sino al 31 dicembre 2010 e finalizzata alla puntuale verifica della piena funzionalità del SISTRI ed anche ad acquisire la necessaria padronanza nell’utilizzo dei dispositivi medesimi.

 

Da quanto deriva, come logica conseguenza, che fino al 31 dicembre 2010 solo la compilazione del registro di carico e scarico e del formulario di cui alla citata normativa garantisce l’adempimento degli obblighi di legge.

 

 

 

 



L’INAIL introduce nuovi sconti per le aziende certificate. ( 06-10-2010)


A seguito della delibera PRES-C.S. n. 79 del 21 aprile 2010 (che modifica l’art. 24 del D.M. 12 dicembre 2000), le imprese che dimostrano di aver scelto interventi migliorativi in materia di igiene, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa vigente, potranno usufruire di nuovi sconti sul premio assicurativo annuo introdotti dall’INAIL.

Tra gli interventi di prevenzione particolarmente rilevanti, l’INAIL contempla esplicitamente la certificazione secondo lo standard OHSAS 18001:2007, rilasciata da un organismo indipendente accreditato da ACCREDIA.

In questo caso, le aziende con un sistema di gestione per la sicurezza sul luogo di lavoro, che hanno ottenuto la certificazione, possono usufruire di uno sconto del premio semplicemente allegando copia del certificato in loro possesso.


In relazione agli interventi effettuati per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, l’INAIL può applicare al datore di lavoro che sia in regola con le disposizioni in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro e con gli adempimenti contributivi ed assicurativi, una riduzione del tasso medio di tariffa in misura fissa, determinata, in concreto, come segue:

Fino a 10 lavoratori, riduzione del 30 %;

Da 11 a 50 lavoratori, riduzione del 23 %;

Da 51 a 100 lavoratori, riduzione del 18 %;

Da 101 a 200 lavoratori, riduzione del 15 %;

Da 201 a 500 lavoratori, riduzione del 12 %;

Oltre 500 lavoratori, riduzione del 7 %.

La conformità allo standard internazionale OHSAS 18001:2007 (Occupational Health and Safety Assessment Specification) assicura l’ottemperanza ai requisiti previsti per i sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro e consente ad un’Organizzazione di valutare meglio i rischi e migliorare le proprie prestazioni.


OHSAS 18001:2007 può essere adottato da qualsiasi Organizzazione operante in tutti i tipi di settori e attività e ha lo scopo di rendere sistematici per un’azienda, il controllo, la conoscenza e la consapevolezza di tutti i possibili rischi insiti nelle situazioni di operatività normale e straordinaria.

La certificazione OHSAS 18001:2007 si incentra sulla gestione della salute e della sicurezza sul lavoro e richiede alle Organizzazioni un miglioramento continuo, fornendo così a tutti gli interlocutori la garanzia di conformità alle politiche di sicurezza specificate.

 



T.U. SICUREZZA: i quesiti più ricorrenti in materia di nomina del RLS. ( 06-10-2010)


1) C'è bisogno di designare il RLS anche in caso di ditte in cui è presente un solo dipendente?

 

Occorre premettere sul punto che l’elezione o la designazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) è un diritto/dovere dei lavoratori e non certo un obbligo da parte del datore di lavoro il quale non può far altro che prendere atto delle decisioni dei suoi dipendenti a voler farsi rappresentare da un determinato collega interno all’azienda.

 

Sul punto la normativa di riferimento, l’art. 47 del T.U. 81/08 espressamente stabilisce che l’elezione o designazione del RLS è prevista in tutte le aziende o unità produttive e quindi anche in aziende che occupano un solo lavoratore.

 

Essendo questi l’unico dipendente si ritiene sufficiente che lo stesso possa validamente esprimere al suo datore di lavoro la volontà di assumere le funzioni e di accettare le attribuzioni che il D. Lgs. n. 81/2008 assegna alla figura del RLS.

 

In tal caso il datore di lavoro avvierà il lavoratore alla formazione obbligatoria e comunicherà il suo nominativo all’Inail.

 

Per quanto concerne più nello specifico l’obbligo di procedere alla predetta comunicazione anche nel caso di piccole imprese con meno di 15 dipendenti, occorre al riguardo precisare che la succitata comunicazione dovrà essere fatta da qualsiasi datore di lavoro, indipendentemente dal numero degli addetti e dal rapporto di lavoro.

 

2) Per ricoprire la funzione di RLS è necessario il possesso di un diploma di scuola media superiore? In merito alla suddetta designazione sono previste specifiche incompatibilità?

 

E’ bene eliminare in radice qualunque possibilità di confusione, per ricoprire la funzione di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) non è necessario alcun titolo di studio in quanto è sufficiente solo che questi sia un lavoratore dell’azienda.

 

Inoltre è importantissimo precisare e ribadire che in materia di RLS non esiste alcuna incompatibilità sul punto richiedendo espressamente la normativa di riferimento solo ed esclusivamente che il soggetto nominato sia un lavoratore dell’azienda.

 

 

 

 

 



Adeguamento alle prescrizioni antincendio delle strutture alberghiere: ulteriore proroga. ( 07-10-2010)


Sono stati riconosciuti altri diciotto mesi utili ai titolari di strutture alberghiere per adeguarsi in modo puntuale alla normativa dettata in materia di antincendio.

 

Ha trovato unanime approvazione il decreto legge determinante la proroga al 31 dicembre 2010 per l’adeguamento alla succitata disciplina.

 

È importante aver cura di precisare che la nuova disposizione trova applicazione nelle strutture turistiche-alberghiere con oltre 25 posti letto.

 

Il medesimo decreto, inoltre, introduce un’altra importante novità consistente nell’estensione del beneficio esaminato anche a favore delle strutture ricettive per le quali venga presentato al comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio, il progetto di adeguamento per l’acquisizione del parere di conformità.

 

In considerazione della peculiarità e complessità della normativa il legislatore ha optato per la predetta proroga adottando le medesime conclusioni stabilite in materia di stress lavoro-collegato.

 

Le evidenziate novità hanno come trovato legittimazione in seno al decreto legge 78/2009.



Utilizzo di sostanze chimiche: entro il 30 novembre deve essere effettuata la registrazione delle stesse. ( 07-10-2010)


L’Unione Europea ha proceduto a sollecitare le imprese, che nello svolgimento della propria attività utilizzano sostanze chimiche, a procedere alla registrazione delle stesse in vista dell’imminente entrata in vigore del nuovo regolamento in materia.

 

Il succitato regolamento avente ad oggetto le sostanze chimiche ed il loro uso sicuro si basa fondamentalmente sul principio secondo cui i soggetti interessati dovranno produrre, importare, utilizzare o commercializzare sostanze in modo che, in condizioni ragionevolmente prevedibili, la salute umana e l’ambiente, quali beni di rilievo costituzionale, non vengano influenzate negativamente.

 

Per realizzare il predetto obiettivo i produttori e gli importatori dovranno procedere alla raccolta ovvero alla produzione di dati relativi alle sostanze utilizzate al fine  di poter monitorare e controllare i rischi correlati all’utilizzo delle stesse.

 

Non può assolutamente omettersi di precisare che dal raggio di operatività dell’esaminata disciplina rimangono esclusi i rifiuti che non rientrano nella specifica nozione di sostanza.

 

Al fine di potersi muovere con sicurezza rispetto alle sostanze utilizzate è utile procedere alla consultazione della tabella del regolamento che, in modo esemplificativo, disciplina l’ambito applicativo dello stesso.

 

Il processo di registrazione non interessa soltanto l’industria chimica ma anche tutti gli operatori come ad esempio quelli del settore tessile o metallurgico.

 

Si è rivolto un invito alle imprese interessate di procedere alle prescrizioni normative esaminate prima della scadenza prestabilita al fine di poter disporre di un margine di tempo utile nel caso in cui dovessero sorgere problemi.

 

Le succitate imprese dovranno riclassificare entro il 1 dicembre 2010 le sostanze utilizzate conformemente alle nuove regole vigenti in materia di classificazione.

 



Utilizzo di sostanze chimiche: entro il 30 novembre deve essere effettuata la registrazione delle stesse. ( 07-10-2010)


L’Unione Europea ha proceduto a sollecitare le imprese, che nello svolgimento della propria attività utilizzano sostanze chimiche, a procedere alla registrazione delle stesse in vista dell’imminente entrata in vigore del nuovo regolamento in materia.

                                                                                                     

Il succitato regolamento avente ad oggetto le sostanze chimiche ed il loro uso sicuro si basa fondamentalmente sul principio secondo cui i soggetti interessati dovranno produrre, importare, utilizzare o commercializzare sostanze in modo che, in condizioni ragionevolmente prevedibili, la salute umana e l’ambiente, quali beni di rilievo costituzionale, non vengano influenzate negativamente.

 

Per realizzare il predetto obiettivo i produttori e gli importatori dovranno procedere alla raccolta ovvero alla produzione di dati relativi alle sostanze utilizzate al fine  di poter monitorare e controllare i rischi correlati all’utilizzo delle stesse.

 

Non può assolutamente omettersi di precisare che dal raggio di operatività dell’esaminata disciplina rimangono esclusi i rifiuti che non rientrano nella specifica nozione di sostanza.

 

Al fine di potersi muovere con sicurezza rispetto alle sostanze utilizzate è utile procedere alla consultazione della tabella del regolamento che, in modo esemplificativo, disciplina l’ambito applicativo dello stesso.

 

Il processo di registrazione non interessa soltanto l’industria chimica ma anche tutti gli operatori come ad esempio quelli del settore tessile o metallurgico.

 

Si è rivolto un invito alle imprese interessate di procedere alle prescrizioni normative esaminate prima della scadenza prestabilita al fine di poter disporre di un margine di tempo utile nel caso in cui dovessero sorgere problemi.

 

Le succitate imprese dovranno riclassificare entro il 1 dicembre 2010 le sostanze utilizzate conformemente alle nuove regole vigenti in materia di classificazione.

 



Ulteriori specificazioni in materia di ispezioni sul lavoro ed antimafia. ( 11-10-2010)

Dpr 02/08/2010 n. 150
 

Ha avuto recente approvazione il Dpr contenente il regolamento recante le norme attinenti gli accessi ed gli accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici.

 

Sul punto è importante chiarire e precisare quelle che sono le imprese interessate ai succitati controlli ed in merito si evidenzia come gli stessi si applicano, indistintamente, a tutti i soggetti che intervengono a qualunque titolo nel ciclo di realizzazione dell’opera, a prescindere dall’attività svolta e dall’importo dei relativi contratti o subcontratti.

 

Si è avuto modo di precisare sul punto che un ruolo strategico è svolto dal Prefetto competente per territorio ove, appunto, si svolgono i lavori, a seguito della richiesta di informazioni da parte dell’amministrazione pubblica committente interessata.

 

I gruppi deputati ad effettuare gli accessi nei cantieri interessati operano in collegamento con la Dia, la quale nel caso di opere che interessano il territorio di più province assicura il raccordo dell’attività dei Gruppi istituiti presso ciascuna Prefettura, nonché con il servizio per l’alta sorveglianza delle grandi opere.

 

Espressamente l’art. 5 del decreto ministeriale in esame stabilisce e prevede che le attività di controllo devono riguardare anche la verifica del rispetto della normativa in materia di lavoro, nonché delle misure relative alla importantissima disciplina antinfortunistica dettata dal T.U. 81/08.

 

Terminato l’accesso, da svolgere nel rispetto dei criteri di celerità ed efficacia, il Gruppo competente al controllo, entro trenta giorni dovrà procedere a relazionare al prefetto che ha disposto l’accesso ponendo in evidenza gli eventuali elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa.

 

A sua volta il Prefetto, entro quindici giorni, previa eventuale audizione dei soggetti interessati, emetterà l’informazione all’ente appaltante al quale si riconosce la facoltà di revoca e recesso dal contratto, fatto salvo il pagamento del valore delle opere già eseguite ed il rimborso delle spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite.

 

Qualora l’impresa abbia sede in altra provincia, il Prefetto che ha disposto l’accesso trasmette immediatamente gli atti al prefetto competente per il luogo ove si svolgono i lavori, che provvederà a disporre l’accesso secondo le modalità evidenziate.

 

È opportuno evidenziare che, al fine di rendere omogenea la raccolta dei dati su tutto il territorio nazionale, il personale ispettivo costituente il Gruppo interforze utilizzerà apposite schede informative predisposte dalla Dia e da questa resa disponibili attraverso il collegamento telematico di interconnessione esistente presso tutte le Prefetture del territorio.

 

 

 

 



SCIA: la nuova procedura sostituisce la Dia (denuncia di inizio attività). ( 12-10-2010)

Novità introdotte dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010
 



Il Durc incompleto può comportare l’esclusione da un appalto. ( 12-10-2010)


Il Consiglio di Stato è intervenuto con recentissima sentenza dell’agosto 2010 in materia di regolarità contributiva dell’azienda.

 

La predetta pronuncia si caratterizza per la peculiarità e la delicatezza dell’argomento trattato in quanto viene preliminarmente chiarito che il DURC deve, in modo preciso, indicare l’importo dei contributi Inps non pagati dall’impresa: qualora si dovesse registrare l’omissione di tale dato, potrà aversi, come fisiologica conseguenza, ma il condizionale è d’obbligo, l’esclusione dell’azienda da una procedura di gara, anche se ciò non comporta l’inutilizzabilità del documento stesso.

 

Il caso di specie dal quale prende le mosse la pronuncia in esame è riferito ad una gara di appalto bandita dal Comune di Salerno per l’esecuzione di lavori relativi alla realizzazione di un’isola ecologica.

 

La società che aveva ottenuto l’aggiudicazione provvisoria veniva successivamente esclusa dalla gara perché risultata non in regola con la posizione contributiva Inps in base alla certificazione Durc richiesta dal Comune.

 

In particolare, il TAR, in primo grado, aveva ritenuto fondato il ricorso presentato contro l'esclusione dell'impresa, rilevando che, a fronte di un DURC incompleto e come tale equivoco, in quanto privo di qualsiasi specificazione in ordine all'importo dei relativi contributi non pagati, la stazione appaltante non poteva decidere l'esclusione dalla gara appunto perché sulla base di detto documento non era possibile rendersi conto né della gravità dell'infrazione, né della sicura esistenza della stessa.

 

I giudici del Consiglio di Stato, pur riconoscendo i diversi orientamenti giurisprudenziali sul punto, hanno confermato quello prevalente che porta ad escludere che le stazioni appaltanti debbano in casi del genere svolgere un'apposita istruttoria per verificare l'effettiva entità e gravità delle irregolarità contributive dichiarate esistenti (con la valenza giuridica della pubblica fede).


Al più, deve essere l'impresa interessata a contestare immediatamente le risultanze del DURC ed ottenere le eventuali rettifiche prima che venga decisa la sua esclusione dalla gara.

 

La Stazione Appaltante, dovendo semplicemente verificare la regolarità contributiva dell'impresa partecipante alla gara, non deve preoccuparsi di comprendere l'entità della violazione e quindi di verificare la dimensione della gravità della stessa.


Nel caso di specie, l'impresa appellata, esclusa dalla gara, non solo ha omesso di verificare in via preventiva la regolarità della propria contributiva ma neppure risulta in atti che nell'immediato, dopo l'acquisizione del DURC da parte della stazione appaltante, abbia chiesto ed ottenuto la rettifica di tale documento.

 

In definitiva, dunque, per l'esclusione dalla gara, è sufficiente che la Stazione Appaltante verifichi l'irregolarità del DURC, come nel caso di specie, senza che si preoccupi della sua entità e quindi gravità.



L’INAIL STANZIA 60 MLN PER INCENTIVI A SICUREZZA ( 25-10-2010)

Nell’ottica di un intervento mirato alla promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro, secondo quanto previsto dal Testo Unico sulla sicurezza (comma 5, art.11), l'INAIL mette a disposizione per tutte le aziende - anche quelle individuali - iscritte alla camera di commercio che fanno della prevenzione una delle loro priorità d'intervento, sessanta milioni di euro.
 

Lo stanziamento verrà ripartito in budget regionali, in funzione del numero di addetti e dell'andamento infortunistico di ciascun territorio. I sessanta milioni di euro saranno, così, disponibili per progetti di investimento volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori; formazione; sperimentazione di soluzioni innovative e di strumenti di natura organizzativa ispirati alla responsabilità sociale delle imprese.
Dopo la pubblicazione dell'avviso sulla Gazzetta Ufficiale, infatti, gli interessati potranno accedere tramite il sito internet dell'INAIL - Punto Cliente - ai singoli bandi regionali dove inserire dati anagrafici dell'impresa e particolari relativi al progetto, che prevedono l'attribuzione di un punteggio in automatico. Solo con il superamento di un punteggio soglia complessivo sarà possibile la compilazione della domanda online. Sarà, quindi, necessario presentare alla sede INAIL competente l'attestazione dei requisiti di ammissione al finanziamento e di attribuzione dei punteggi.
 
Ciò avverrà con una procedura "valutativa a sportello" che, applicata a progetti o programmi organici e complessi, consente la massima semplificazione conservando tutte le garanzie per l'Ente erogante.

Il finanziamento a fondo perduto, che in parte può anche essere anticipato, viene erogato dopo la verifica della documentazione che attesta l'effettiva realizzazione dell'intervento e l'avvenuto pagamento dei corrispettivi da parte dell'impresa richiedente.
 
Alla conclusione della procedura, l'INAIL si riserva di effettuare controlli, anche in loco, per verificare la conformità dell'intervento rispetto al progetto approvato e finanziato.
Questi incentivi hanno lo scopo non solo di migliorare le condizioni di salute all'interno dei luoghi di lavoro, ma anche per rendere sempre più qualificate le prestazioni di assistenza e riabilitazione degli infortunati e di chi è affetto da malattie professionali, ai fini del loro reinserimento nella vita sociale e professionale", afferma il presidente dell’Istituto, Marco Fabio Sartori.
 
"Nel quadro di questa complessa mission, gli incentivi economici svolgono un ruolo senza dubbio strategico nella promozione di una vera cultura della prevenzione, che sia capace di sostenere al meglio le aziende nel miglioramento della sicurezza e della salute dei propri dipendenti".
 
"La sicurezza non ha prezzo", conclude Sartori, annunciando che è intenzione dell'Istituto l'obiettivo di incrementare ulteriormente le risorse a disposizione delle imprese "fino a 100 milioni di euro".


DURC – DETERMINAZIONE AVCP ( 25-10-2010)

validità temporale del DURC nell'ambito degli appalti pubblici

Il Ministero del Lavoro, con la Circolare n. 35 dell'8 ottobre 2010, fornisce importanti indicazioni in materia di Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) che trovano fondamento nella Determinazione dell'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture (AVCP) n. 1 del 12 gennaio scorso.

I profili affrontati dalla circolare riguardano in particolare la validità temporale del DURC nell'ambito degli appalti pubblici la quale, sia sulla base della più recente giurisprudenza che della stessa determinazione della AVCP, è indicata come pari a 3 mesi.

Nello specifico, la validità trimestrale riguarda il DURC:
 acquisito nell’ambito delle procedure di selezione del contraente, il quale attesta che la ditta è in regola al momento del rilascio del Documento emesso ai fini della partecipazione alla procedura di selezione. Occorre precisare che deve essere acquisito un DURC per ciascuna procedura;
 emesso ai fini del controllo delle autocertificazioni ai sensi del D.P.R. n. 445/2000 che attesta la regolarità alla data dell’autocertificazione che è stata indicata nella richiesta;
 richiesto per le fasi di avanzamento dei lavori o di stato finale/regolare esecuzione. In questo caso il DURC ha validità trimestrale ai fini del pagamento per il quale è stato acquisito;
 richiesto in caso di appalti relativi all’acquisizione di beni, servizi e lavori effettuati in economia. In questo caso il DURC ha validità trimestrale in riferimento allo specifico contratto;
 rilasciato con riferimento ai lavori privati in edilizia il quale può essere utilizzato, per l’intero periodo, ai fini dell’inizio di più valori;
 rilasciato ai fini dell'attestazione SOA e dell'iscrizione all'albo fornitori.
In relazione al periodo di validità del DURC, infine, la circolare n. 35/2010, per specifico dettato normativo, stabilisce che, il DURC rilasciato per la fruizione di benefici normativi e contributivi, ha invece validità mensile ai sensi dell'art. 7, comma 1, del D.M. 24 ottobre 2007.


VALUTAZIONE DEL RISCHIO E MEDICO COMPETENTE ( 26-10-2010)

La tutela dell’integrità psico-fisica dei lavoratori trova molti punti di riferimento normativi nel nostro ordinamento, a partire da principi costituzionali (art. 2, 32, 35 e 41) che individuano nella salvaguardia della persona umana e nella sua integrità un principio assoluto e inderogabile, esteso alla salvaguardia dell’incolumità fisica del lavoratore e alle condizioni ambientali di lavoro.

Nell’ambito della legislazione ordinaria, il principio fondamentale in materia è quello dell’art. 2087 c.c. che stabilisce per il datore di lavoro l’obbligo di predisporre le misure necessarie a tutela della sicurezza dei lavoratori.
 
Il datore di lavoro quindi per dare concreta attuazione alla previsione generale del codice civile deve considerare i rischi e le nocività della lavorazione, valutare le conseguenze dannose prevedibili sulla base dell’esperienza e provvedere ad aggiornare, se necessario, le misure di sicurezza.
 
Le conseguenze del danno subito per inosservanza dell’art. 2087 possono essere sia di natura civilistica e di natura penalistica. La norma più completa e generale nel nostro ordinamento attualmente in vigore è il D.lgs. 81/2008 (aggiornato al D.lgs. 106/2009) definito come Testo Unico sulla Sicurezza, che disciplina in modo approfondito la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

Uno dei cardini attorno al quale ruota la normativa vigente è la figura del medico competente e della sorveglianza sanitaria.
Per molti anni in Italia si è lamentata la carenza di una precisa ed univoca definizione di "medico competente" così come espressamente citata dall'art. 33 del DPR 303/56.
Era dunque necessario arrivare a definire una chiara posizione giuridica in materia di ruolo, requisiti, responsabilità, compiti e funzioni del medico competente.
 
All’interno del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, la figura del medico competente viene descritta in più punti.
Ai sensi dell’art. 2 il medico competente è colui che, in possesso di determinati titoli e requisiti formativi e professionali (previsti dall’art. 38), collabora, con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi e viene nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti previsti dal presente decreto. Infatti, all’art. 25 , intitolato Obblighi del medico competente viene descritto il ruolo e gli adempimenti in capo al Medico competente.
 
Il medico competente, ha innanzitutto l’obbligo di collaborare con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi e alla predisposizione delle misure necessarie a tutelare e a garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.
 
Secondariamente ha l’obbligo di programmare ed effettuare la sorveglianza sanitaria in funzione dei rischi specifici e di istituire, aggiornare e custodire una cartella sanitaria per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria.
Il medico competente deve infine fornire tutte le informazioni necessarie ai lavoratori in merito al significato e ai risultati della sorveglianza sanitaria e visitare gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno o a seconda di quanto emerso dalla valutazione dei rischi.
 
La sorveglianza sanitaria invece, viene disciplinata in modo specifico e dettagliato dall’art.41. La funzione della sorveglianza sanitaria è quella di monitorare la salute dei lavoratori in relazione all’attività lavorativa e ai rischi ad essa connessi.
 
Essa comprende tutta una serie di visite mediche: visite mediche preventive e periodiche, visite mediche su richiesta del lavoratore nonché in occasione di cambiamento della mansione; visite mediche previste alla cessazione del rapporto di lavoro. Secondo il comma 6, in conseguenza degli esiti delle visite mediche effettuate, il medico competente esprime dei giudizi in merito all’ idoneità psico-fisica del lavoratore alla mansione.
 
La normativa prevede un ulteriore momento di incontro e di collaborazione tra datore di lavoro e medico competente. Infatti, come previsto dall’art. 17, comma 1, lettera a), D.lgs. 81/2008, tra gli obblighi non delegabili del datore di lavoro in materia di valutazione dei rischi, esiste l’obbligo di elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
 
Il documento, redatto a conclusione della valutazione dei rischi, deve avere data certa e deve essere fatto in collaborazione con il medico competente.
La valutazione e il documento di cui al comma 1 debbono inoltre essere rielaborati, nel rispetto delle modalità di cui ai commi 1 e 2, in occasione di modifiche del processo produttivo o dell'organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e della sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità.
 
A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere aggiornate.
Il DVR deve infine essere custodito presso l'unita' produttiva alla quale si riferisce la valutazione dei rischi.


Sicurezza lavoro - COLLEGATO LAVORO: INTERPRETAZIONE AUTENTICA art. 2, lettera b), legge 12 febbraio 1955, n. 51 ( 26-10-2010)

È stato approvato in via definitiva (al termine della settima lettura) nella seduta del 19 ottobre 2010 dalla Camera dei Deputati il Disegno di legge delega. La nuova formulazione ha tenuto conto delle osservazioni sollevate lo scorso marzo dal Presidente della Repubblica (quando nel 3 marzo scorso si “rifiutò” di firmare) ed ha confermato le modifiche apportate dal Senato.

È stato approvato in via definitiva (al termine della settima lettura) nella seduta del 19 ottobre 2010 dalla Camera dei Deputati il Disegno di legge delega. La nuova formulazione ha tenuto conto delle osservazioni sollevate lo scorso marzo dal Presidente della Repubblica (quando nel 3 marzo scorso si “rifiutò” di firmare) ed ha confermato le modifiche apportate dal Senato.
 
Tra le principali novità introdotte dal provvedimento una risulta di articolare interesse perché riguarda la sicurezza sul lavoro: l’interpretazione autentica art. 2, lettera b), legge 12 febbraio 1955, n. 51.

Il Capo dello Stato, in virtù dei poteri conferiti dall'art. 74 della Costituzione, ha invitato le Camere a riconsiderare l'art. 20, che esclude la responsabilità penale per i danni da amianto nel caso di lavoro a bordo del naviglio di Stato.
 
La critica che viene rivolta a tale diposizione è che essa, pur essendo strutturata come una norma interpretativa (e quindi con effetti retroattivi) in realtà non interpreta ma apporta alla disciplina previgente una evidente modificazione integrativa.
Pertanto, all’art. 20 c. 2 del collegato lavoro viene definito che, fermo restando il diritto al risarcimento del danno del lavoratore, le norme aventi forza di legge emanate in attuazione della delega di cui all'articolo 2, lettera b), della legge 12 febbraio 1955, n. 51, si interpretano nel senso che esse non trovano applicazione in relazione al lavoro a bordo del naviglio di Stato e, pertanto, le disposizioni penali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, non si applicano, per il periodo di loro vigenza, ai fatti avvenuti a bordo dei mezzi del medesimo naviglio.
 
I provvedimenti adottati dal giudice penale non pregiudicano le azioni risarcitorie eventualmente intraprese in ogni sede, dai soggetti danneggiati o dai loro eredi, per l'accertamento della responsabilità civile contrattuale o extracontrattuale derivante dalle violazioni delle disposizioni del citato decreto n. 303 del 1956.


STRESS DA LAVORO CORRELATO: SCADENZE E MODALITA’ DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO ( 27-10-2010)

E’ stato prorogato al 31 dicembre 2010, anche per i privati, l'obbligo di valutazione dello stress lavoro correlato, fissato inizialmente al 1° agosto 2010. La nuova data quindi è il 31 dicembre 2010 sia per il settore privato sia per le pubbliche amministrazioni.

Stiamo parlando di una disposizione, prevista dal D.Lgs. 81/08 (modificato dal D.Lgs. 106/2009), detto anche Testo Unico per la sicurezza sul lavoro . All’art. 28, viene sancito che, la valutazione dei rischi “…deve riguardare tutti i rischi… tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004,…”.
 
Il Decreto è scaturito dall’accordo europeo sullo stress da lavoro, siglato dal sindacato europeo e dalle associazioni datoriali europee in data 08/10/2004. L’entrata in vigore del dettato normativo ha suscitato però dubbi e resistenze e in un primo momento il Decreto Legge del 30/12/2008 (convertito nella legge 27.2.2009 n. 14) ha prorogato al 16/05/2009 l’entrata in vigore delle disposizioni concernenti la valutazione dello stress lavoro-correlato.
 
Successivamente il D.Lgs 106/09 ha introdotto il comma 1-bis dell’art. 28, che afferma che “La valutazione dello stress lavoro-correlato…è effettuata nel rispetto delle indicazioni elaborate dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, e il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque…a far data dal 1° agosto 2010”.
Lo stress legato al lavoro non rappresenta un rischio nuovo, ma sicuramente emergente, per la diffusione che sta assumendo in ambito europeo.
 
Le situazioni di disagio lavorativo sono in costante aumento: una percentuale compresa tra il 50 e il 60 % delle giornate lavorative perse in un anno è correlata allo stress lavorativo.
Queste situazioni derivano innanzitutto dai cambiamenti in corso nel mercato del lavoro per far fronte alle nuove sfide della globalizzazione e internazionalizzazione dell’economia.
 
In questi ultimi anni stiamo infatti assistendo ad una massiccia introduzione di nuove forme contrattuali prive di tutela che alimentano incertezze nei lavoratori, ad un aumento del carico di lavoro che provoca continue tensioni, a forti squilibri fra lavoro e vita privata, ecc. Inoltre lo stress lavoro-correlato deriva da fattori più strettamente connessi all’attività lavorativa come il contenuto del lavoro, l’inadeguata gestione dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, le carenze nella comunicazione, ecc.
Esistono degli indicatori che consentono di individuare situazioni di stress lavorativo quali un alto tasso di assenteismo, una elevata rotazione del personale, frequenti conflitti interpersonali o lamentele, ecc.
La valutazione dello stress lavoro-correlato, con le misure per prevenirlo, eliminarlo o ridurlo, rientra nel più generale processo di valutazione di tutti i rischi ed è un compito del datore di lavoro, da svolgere con la partecipazione e la collaborazione dei lavoratori e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
 
Potenzialmente lo stress può riguardare ogni luogo di lavoro ed ogni lavoratore indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda, dal settore di attività, o dalla tipologia del contratto, o dal rapporto di lavoro e la valutazione del rischio deve pertanto essere effettuata in tutte le aziende, seppure a livelli differenti, con diversi gradi di approfondimento.
In linea generale il processo di valutazione dei rischi si articola concretamente in tre fasi, l’identificazione dei pericoli, la stima del rischio e la valutazione approfondita. In base all’esito di questo processo vengono adottati interventi di eliminazione o riduzione del rischio e una successiva rivalutazione di verifica dei cambiamenti ottenuti.
Gli interventi si concretizzano innanzitutto in azioni comunicative e informative aventi carattere motivazionale oltre che informativo volte da una parte, a sensibilizzare i lavoratori al problema e dall’altra ad esplicitare la volontà del management di affrontare il problema.
Successivamente si rende necessaria un’analisi documentale volta alla lettura dell’organizzazione del lavoro, alla raccolta di indicatori aziendali di stress lavoro-correlabili (assenze per malattia, infortuni, turn-over, richieste cambio mansione, ecc.) e di informazioni sulla gestione della salute e sicurezza (verbali riunioni periodiche, piani di intervento annuali/pluriennali, ecc.).
Sono indispensabili infine azioni formative volte trasferire conoscenze e competenze finalizzate alla prevenzione del rischio e a rafforzare le diverse competenze per la gestione costante del rischio specifico come per esempio corsi di formazione per dirigenti-preposti, lavoratori, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
Sulla base dei risultati della valutazione del rischio specifico, verranno programmati ed effettuati gli
interventi di prevenzione e protezione attraverso soluzioni di prevenzione collettiva, che intervengono sull’organizzazione e soluzioni di prevenzione individuale di supporto ai singoli lavoratori (counselling, sorveglianza sanitaria, sportelli di ascolto, ecc.).
Tutti gli interventi qui sopra esposti, al pari di tutti gli altri rischi inerenti l’attività lavorativa, dovranno essere infine riportati e documentati all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).


IL RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA: ADEMPIMENTI E SCADENZE ( 27-10-2010)

Con circolare n. 43 del 25 agosto 2009 l’INAIL ha stabilito che la comunicazione relativa al nominativo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza va effettuata solo in caso di nuova nomina o designazione- art. 13 lett. f) del D.Lgs. 106/09 modificativo dell'art. 18 lett. a) del D.Lgs. n. 81/08.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è una figura istituita dal D.Lgs. 626/94 e disciplinata dal Testo unico 81/2008 (modificato dal 106/2009). L’RLS può essere istituito a livello aziendale (art. 47), territoriale (art. 48) o di sito produttivo (art. 49).

Viene eletto o designato in tutte le aziende o unità produttive in cui possono articolarsi le aziende di maggiori dimensioni, rappresenta i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro. Nelle aziende o unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è di norma eletto direttamente dai lavoratori al loro interno oppure è individuato per più aziende nell'ambito territoriale o del comparto produttivo secondo quanto previsto dall'articolo 48.
 
Nelle aziende o unità produttive con più di 15 lavoratori il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è eletto o designato dai lavoratori nell'ambito delle rappresentanze sindacali in azienda. In assenza di tali rappresentanze, il rappresentante è eletto dai lavoratori della azienda al loro interno.
 
I poteri del RLS riprendono quanto già espresso in forma più concisa dall`art. 9 dello Statuto dei lavoratori e riguardano: il diritto di accesso ai luoghi di lavoro, di consultazione, di informazione e formazione, di formulare proposte e osservazioni, di partecipazione alla riunione periodica, di richiesta d'intervento delle autorità competenti, ecc.


Terza “Conferenza Nazionale sulla vigilanza in materia di lavoro” ( 27-10-2010)

Il 28 ottobre p.v. si terrà a Roma presso il Palazzo Brancaccio, la Terza “Conferenza Nazionale sulla vigilanza in materia di lavoro” organizzata dalla Direzione Generale per l’Attività Ispettiva, alla quale interverrà il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di approfondire alcune tematiche inerenti l’attività di vigilanza in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro al fine di rafforzare le attività di intelligence volte a rendere più efficace la lotta al lavoro irregolare, all’evasione fiscale e contributiva.

Verrà pertanto dato risalto alla Convenzione siglata il 29 settembre 2010 dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed il Ministero della Difesa nonché all’accordo attualmente in via di definizione con la Guardia di Finanza, entrambi finalizzati al potenziamento della capacità di orientamento dell’attività di vigilanza.

L’attenzione verrà inoltre posta sul profilo della sicurezza nei luoghi di lavoro ed il nesso, evidenziato anche dai dati statistici, tra il fenomeno del lavoro sommerso e gli infortuni sul lavoro. E’ ormai largamente condiviso che le imprese che ricorrono a manodopera irregolare al fine di ridurre i costi di produzione sono anche quelle che presentano maggiori tassi infortunistici, mettendo così a repentaglio la sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro.


Cassazione: revoca del bonus occupazione per irregolarità sulla sicurezza ( 28-10-2010)

sentenza n. 21698 del 22 ottobre 2010

Lo studio professionale che ha usufruito del bonus occupazionale e che  non è in regola con le norme sulla sicurezza, non ha diritto alle agevolazioni fiscali sulle relative spese.

 

 Non solo. È legittima l'ispezione della Guardia di finanza nella quale viene chiesta la valutazione dei rischi.

 

 È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 21698 del 22 ottobre 2010, ha respinto il ricorso di uno studio legale associato che, durante un'ispezione delle Fiamme Gialle, non aveva fornito (pur avendo inserito in bilancio il credito di imposta per le spese sostenute in materia di salute e sicurezza dei lavoratori) il documento attestante la valutazione dei rischi.



Introduzione della SCIA al posto della DIA ( 28-10-2010)

La Legge n. 122/2010 ha introdotto la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), che sostituisce la dichiarazione di inizio attività (DIA) prevista dalla Legge n. 241/1990.
La SCIA consente di avviare un’attività economica senza attendere le autorizzazioni e i permessi previsti da norme statali e regionali, il cui rilascio dipende esclusivamente dall’accertamento dei requisiti di legge.

Restano alcuni dubbi interpretativi sull'impatto della SCIA sulla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare per quanto riguarda gli adempimenti (sanzionati anche penalmente) previsti da norme cogenti.

 

In attesa di circolari interpretative che chiariscano l'utilizzabilità della SCIA rispetto ai vari obblighi a carico delle imprese, la Pubblica Amministrazione sta diffondendo alcune indicazioni utili nella prima fase di applicazione del nuovo sistema.

 

SCIA e prevenzione incendi

La SCIA è applicabile anche ai provvedimenti di prevenzione incendi. La Direzione regionale dei Vigili del Fuoco per la Lombardia ha chiarito che l'attivazione della procedura SCIA è una scelta opzionale dell'impresa che, pertanto, può continuare a presentare le richieste per la documentazione antincendio secondo il Decreto n. 37/1998 (parere di conformità sul progetto, richiesta di sopralluogo, rinnovo del CPI ecc.). In questo caso, il Comando provinciale dei VVF provvederà al rilascio dei documenti nei tempi previsti per la conclusione dei procedimenti.

 

SCIA e cantieri

Il Ministero per la Semplificazione Normativa ha affermato che la SCIA si applica anche in materia edilizia e che sono salvi i regimi regionali più favorevoli in materia di DIA. Gli Uffici competenti di Regione Lombardia stanno esaminando la compatibilità della SCIA con la dichiarazione di inizio attività produttiva (DIAP) prevista dalla Legge regionale n. 1/2007.

 



sicurezza sul lavoro - L’obbligo di controllo dei datori di lavoro sui lavoratori ( 28-10-2010)

sentenza della Corte di Cassazione penale n. 1512 del 14 gennaio 2010

Davanti ad un comportamento del lavoratore scorretto, ripetuto ed in violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro non è ammesso da parte del datore di lavoro un atteggiamento di tolleranza nei suoi confronti ma in tali casi questi deve esercitare il massimo rigore ed il suo intervento non deve limitarsi a semplici richiami ma deve tradursi, se necessario, in interventi sanzionatori e disciplinari.
 
E’ questa la massima che discende dalla lettura di una sentenza della Corte di Cassazione penale n. 1512 del 14 gennaio 2010 chiamata ad esprimersi in merito al discusso argomento dei doveri di vigilanza del datore di lavoro e dei provvedimenti che lo stesso deve adottare allorquando è messo davanti un atteggiamento del lavoratore che viola ripetutamente le disposizioni di legge poste tra l’altro a tutela della propria salute e sicurezza.


Il rischio di intrappolamento nelle piattaforme di lavoro elevabili ( 29-10-2010)

convegno “Regolamentazione dell’uso sicuro di attrezzature di sollevamento potenzialmente pericolose”

Il 6 ottobre 2010, durante la Convention “ Ambiente Lavoro” di Modena, si è tenuto il convegno “Regolamentazione dell’uso sicuro di attrezzature di sollevamento potenzialmente pericolose”, un convegno organizzato da IPAF Italia (International Powered Access Federation), organizzazione che promuove l’uso efficace e sicuro dei mezzi mobili di accesso aereo.

Riguardo alla prevenzione degli incidenti di lavoro, nel convegno si è parlato dell’intrappolamento nelle piattaforme di lavoro mobili elevabili.

L’intervento “Il rischio di intrappolamento in ambienti ristretti”, a cura di Mauro Potrich, ricorda infatti che queste piattaforme “sono il modo più sicuro ed efficiente per l'accesso temporaneo in altezza per molte attività lavorative. L’intrappolamento può dipendere dal “colpire un ostacolo durante inversione, rotazione o elevazione” o da “movimenti inattesi del braccio vicino a un ostacolo”.

Il Forum strategico per la sicurezza nei cantieri edili ha affrontato questo problema producendo una “Linea guida per la prevenzione degli infortuni causati da intrappolamento e schiacciamento delle persone nella piattaforma” che riporta informazioni per aiutare a individuare i rischi e a pianificare e gestire le attività lavorative in modo da prevenire infortuni causati da intrappolamento.


La prevenzione nel carico e scarico di container e cassoni ( 29-10-2010)

La frequenza infortunistica nell’ industria dei rifiuti solidi urbani è molto alta (circa 55mila infortuni sul lavoro in Italia dal 2004 al 2008).

Recentemente, l’Istituto svizzero per l'assicurazione e la prevenzione degli infortuni (SUVA), con la collaborazione dell’Associazione svizzera dei dirigenti e gestori degli impianti di trattamento dei rifiuti (ASIR) e dell’Associazione svizzera dei trasportatori stradali (ASTAG) ha elaborato un documento sull’argomento.

Si tratta di una lista di controllo dal titolo “Carico e scarico di container e cassoni” che affronta i pericoli nelle attività di carico e scarico di cassoni, container per rifiuti e press container (container muniti di pressa incorporata).
 
Una lista che permette agli operatori di “controllare la funzionalità dei propri container e cassoni e di verificare se l’azienda gestisce correttamente i principali pericoli legati alle attività di carico e scarico”.


Viversicura: protocolli sicuri nella lavorazione del legno ( 29-10-2010)

L’Assessorato alle Politiche della Formazione della Regione Veneto ha promosso dal 24 settembre 2010, una campagna straordinaria di formazione, rivolta alle aziende venete, con l’obiettivo di diffondere la cultura della sicurezza sul posto di lavoro.

Si tratta di un progetto che si articola in numerosi interventi di formazione ed informazione, finalizzato a supportare il sistema imprenditoriale veneto nella diffusione della cultura della sicurezza in azienda.
Collegato alla campagna anche un portale on line, VIVERSICURA, che non solo monitora e promuove le iniziative della campagna, ma raccoglie molti materiali di lavoro ad essa collegati.

È il caso, ad esempio, del documento “ Mani sicure: prevenzione infortuni in falegnameria” prodotto dall’ Azienda Ulss 21 Legnago e contenente un protocollo di lavoro sicuro alle cinque macchine base per la lavorazione del legno: sega circolare, sega a nastro, pialla a filo, toupie, troncatrici.


Dati INAIL. Lavoratori notturni: nel 2009 gli infortuni scendono del 13,6% incidenti notturni ( 29-10-2010)

Scendono gli infortuni per i lavoratori notturni. Nel 2009 gli incidenti in occasione di lavoro tra le 22 e le 5 del mattino sono stati il 13,6% in meno rispetto al 2005: una flessione inferiore, però, a quella della media generale registrata nell'Industria e servizi (-16,5%).

Lo rivela l'ultimo numero di Dati INAIL che propone un approfondimento sul tema.
 
Tra i comparti maggiormente pericolosi quello manifatturiero - che registra il 28, 5% delle denunce - ma vanno segnalati anche i trasporti (15%) e l'alberghiero, dove il 12% dei casi riguarda i lavoratori occupati nelle attività ricreative.
 
Rispetto alla distribuzione geografica, invece, la maggior parte degli infortuni accade al Nord (31,4% Nord-Ovest e 25,6% Nord-Est), il 21,5% al Centro, il 15,1% al Sud e il 6,4% nelle Isole.
 
Una ripartizione che cambia, invece, per gli eventi mortali: il 20,8% dei casi si concentra al Nord-Est, il 14,6% al Nord-Ovest, il 33,4% al Sud, il 20,8% al Centro e il 10,4% nelle Isole.


Gli argani come apparecchi di sollevamento ( 29-10-2010)


I mezzi di sollevamento facenti parte integrante di macchine che hanno una specifica destinazione operativa - come gli argani battipali, gli apparecchi per l’esecuzione di perforazioni, trivellazioni, ecc. - non rientrano nella categoria degli apparecchi di sollevamento di cui all’allegato VII, D.Lgs. n. 81/08, per i quali sono previste le verifiche da effettuare con gli intervalli stabiliti nell’allegato stesso.
 
Quando l’argano ausiliario ha, però, una configurazione tale da poter essere utilizzato al di fuori della sua specifica destinazione, allora diventa a tutti gli effetti un attrezzo per il sollevamento di materiali per il quale vige l’obbligo delle verifiche periodiche.

Il Ministero del Lavoro, con la Nota n. 17266 del 14/10/2010, fornisce chiarimenti in merito all’impiego dell’argano ausiliario nella macchine perforatrici ed apparecchiature di palificazione.


L’INAIL modifica il modello OT24-MAT ( 29-10-2010)


L'INAIL comunica di aver modificato il modello da utilizzare per la presentazione dell'istanza di riduzione del tasso medio di tariffa dopo il primo biennio di attività.
Il modello OT24-MAT deve essere utilizzato dalle aziende, operative da almeno un biennio, che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia (D.Lgs. 81/2008).
L’ “oscillazione per prevenzione” riduce il tasso di premio applicabile all’azienda, determinando un risparmio sul premio dovuto all’INAIL.


"Imparo la sicurezza giocando": i bambini e le prime norme di sicurezza ( 29-10-2010)

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali 
 ha attivato il sito web 
 www.imparolasicurezzagiocando.it 
 dedicato ai bambini delle Scuole Primarie e Secondarie di I grado

Un sito web dedicato ai bambini delle scuole primarie e secondarie di I grado per divulgare le norme di sicurezza negli ambienti e nelle situazioni di vita più familiari ai bambini attraverso un cartone animato e un videogioco a premi.



Revoca del bonus occupazione per irregolarità sulla sicurezza ( 30-10-2010)


Il credito di imposta per l'occupazione è passibile di revoca se manca l'autocertificazione del datore di lavoro sulla valutazione dei rischi e sull'adempimento degli obblighi in materia di sicurezza.

E’ quanto emerge dalla sentenza n. 21698 della Corte di Cassazione, depositata il 22 ottobre.


Sicurezza, costi omnicomprensivi ( 30-10-2010)


Devono essere computate tra i costi della sicurezza dei cantieri temporanei o mobili le spese di manutenzione, quelle di riscaldamento/condizionamento e di pulizia dei baraccamenti. Questo è quanto chiarito dal Ministero del Lavoro nella nota protocollo n. 17549/2010.
Dal


Premi INAIL, aggiornato il modulo per richiedere la riduzione ( 30-10-2010)


L'INAIL, nella nota n. 7625 del 20/10/2010, fa presente che le aziende che hanno effettuato interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia, possono presentare, entro il 31 gennaio, istanza di riduzione del tasso medio di tariffa (oscillazione del tasso medio per prevenzione dopo i primi due anni di attività, art. 24 delle Modalità di Applicazione delle Tariffe).

Il modulo per la presentazione dell'istanza ed i relativi allegati I, II e III sono stati modificati, con una più chiara definizione delle tipologie aziendali ammissibili al beneficio.
 
Gli allegati, oltre a recepire le modifiche rese necessarie dalle variazioni apportate al modello, sono stati rivisti sotto il profilo grafico e dell'efficacia comunicativa.


Dal codice della strada i tempi di guida e di riposo ( 30-10-2010)

 


Sono entrate in vigore il 13 agosto 2010 le modifiche apportate dalla legge 29 luglio 2010, n. 120 al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada) che, seguendo le indicazioni offerte dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con nota n. 13944 del 5 agosto 2010 e dal Ministero dell’Interno con Circolare n. 11310 del 12 agosto 2010, sono volte alla tutela del lavoro degli addetti al trasporto di cose o di persone, in base alle disposizioni del Regolamento CE n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2006.


Il regolamento CE n. 561/2006 e la tutela degli autotrasportatori ( 30-10-2010)

Con la legge 29 luglio 2010, sono entrate in vigore le modifiche apportate al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada) che prevedono nuove disposizioni volte a tutelare il lavoro degli addetti al trasporto di cose o di persone, in base alle disposizioni del Regolamento CE n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2006.

In merito ai tempi di guida, l’art. 6 del Reg. CE n. 561/2006 stabilisce che il periodo di guida giornaliero non può superare la durata massima ordinaria di 9 ore. Viene concessa un’ estensione dell’orario di guida giornaliero fino a 10 ore solo qualora ciò non avvenga più di due volte nell’arco di una stessa settimana.

Il periodo di guida settimanale non deve superare le 56 ore e l’orario di lavoro dell’autista non può comunque superare il limite massimo di 60 ore stabilito dalla Direttiva 2002/15/CE dell’11 marzo 2002. Peraltro, nell’arco di due settimane consecutive, il periodo di guida (cd. “bisettimanale”) non può superare le 90 ore complessive.

Ai sensi dell’art. 7 del Reg. CE n. 561/2006, gli autisti durante la loro prestazione lavorativa, dopo un periodo di guida consecutiva di quattro ore e mezza, devono osservare un’apposita interruzione, che di norma deve essere unitaria e di durata pari ad almeno 45 minuti consecutivi, ma può essere sostituita da una interruzione frazionata costituita da due distinte pause, una di almeno 15 minuti e l’altra immediatamente successiva di almeno 30 minuti.

Dal momento in cui prende il veicolo in consegna il conducente deve inoltre godere di un periodo di riposo giornaliero ininterrotto di almeno 11 ore, oppure di due periodi di riposo, uno di almeno 3 ore e il secondo di almeno 9 ore (art. 8, par. 2). Sono consentiti periodi di riposo giornaliero ridotto, ininterrotto di almeno 9 ore inferiore a 11 ore, fino a un massimo di tre volte tra due periodi di riposo settimanale (art. 8, par. 4).

Il riposo settimanale viene invece disciplinato, dall’art. 8, par. 6, del Reg. CE n. 561/2006, considerando il corso di due settimane consecutive. Nell’arco delle due settimane gli autisti devono effettuare, due periodi di riposo settimanale regolare, vale a dire con due riposi di almeno 45 ore ciascuno oppure un periodo di riposo settimanale regolare (almeno 45 ore) e un periodo di riposo settimanale ridotto di almeno 24 ore (riduzione compensata da un riposo equivalente preso non oltre la fine della terza settimana successiva).

Deroghe specifiche ai limiti di guida e ai riposi minimi sono riconosciute dall’art. 12 del Reg. CE n. 561/2006 nei casi in cui il conducente si trova costretto a proseguire la marcia per raggiungere un posto di sosta adeguato e sicuro per la propria persona, per l’automezzo o per il carico a condizione che non si trovi in situazione da compromettere la sicurezza stradale e annoti tempestivamente sul
foglio di registrazione del cronotachigrafo analogico o sul nastrino di stampa del cronotachigrafo digitale il motivo esatto della deroga.

Alle violazioni delle disposizioni comunitarie relative all’autotrasporto (superamento dei limiti massimi dei tempi di guida settimanali e giornalieri, omesso riposo settimanale e giornaliero) fanno seguito, oltre alle sanzioni amministrative previste, anche, in capo a ciascun conducente, la decurtazione dei “punti” dalla patente di guida o dalla carta di qualificazione del conducente, da 1 a 10, in modo graduato rispetto alla gravità della condotta illecita. Per la contestuale sussistenza di più violazioni si possono decurtare al massimo 15 punti (art. 126-bis, d.lgs. n. 285/1992