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Coordinatore per la sicurezza e la salute e illegittimità delle disposizioni contenute del D.lgs. 81/2008 ( 02-11-2010)


Secondo il giudice comunitario è illegittima la disciplina dettata dal D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 che prevede l’obbligo per il coordinatore di redigere un piano di sicurezza e di salute solo nel caso in cui, in un cantiere di lavori privati non soggetti a permesso di costruire, intervengano più imprese, e che non assume come criterio a fondamento di tale obbligo i rischi particolari quali contemplati all’allegato II della direttiva del Consiglio 24 giugno 1992, 92/57/CEE.

Risulta pertanto inderogabile l’obbligo del committente o del responsabile dei lavori di nominare un coordinatore per la sicurezza e la salute al momento della progettazione dell’opera o, comunque, prima dell’esecuzione dei lavori.


Organismi paritetici: competenze e funzioni in materia di sicurezza sul lavoro ( 02-11-2010)


Il Ministero del lavoro fornisce chiarimenti su competenze e funzioni degli organismi paritetici ed in particolare sulla necessità di un’eventuale autorizzazione ministeriale per lo svolgimento della loro attività per quanto riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro alla luce delle innovazioni introdotte dal D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, e dal successivo D.lgs. 3 agosto 2009, n. 106.


Il datore di lavoro è sempre responsabile delle scelte aziendali ( 02-11-2010)


Con la sentenza n. 33661 del 15/09/2010 la Corte di Cassazione impartisce un insegnamento fondamentale in tema di delega di funzioni antinfortunistiche.
 
Il datore di lavoro è tenuto a vigilare e controllare che il delegato usi correttamente la delega pertanto, anche se la delega è stata correttamente conferita, il datore di lavoro non è esonerato da responsabilità per tutto ciò che riguarda le scelte aziendali.


Appalti: La valutazione dei rischi da interferenza ( 02-11-2010)

La normativa in materia di sicurezza del lavoro prevede particolari misure per ridurre e prevenire i rischi legati alle prestazioni lavorative svolte durante un appalto.

All'articolo 26 del decreto legislativo n. 81/2008, viene stabilito che il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori all'impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all'interno della propria azienda deve:

a) verificare l'idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori da affidare in appalto;

b) fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente in cui sono destinati a operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate.

I datori di lavoro, compresi i subappaltatori, sono tenuti sia a cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull'attività lavorativa oggetto dell'appalto sia a coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori.

Il committente deve inoltre elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza (DUVRI), il quale attesta le misure adottate per eliminare oppure, ove ciò non sia possibile, ridurre i rischi da interferenze. Il DUVRI deve essere allegato al contratto di appalto o di opera e va adeguato in funzione dell'evoluzione dei lavori, servizi e forniture. L'obbligo di predisporre il documento di valutazione dei rischi da interferenza non si applica invece ai servizi di natura intellettuale, alle mere forniture di materiali o attrezzature, nonché ai lavori o servizi la cui durata non sia superiore ai due giorni, sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza di rischi particolari per la salute e la sicurezza.
 
Si ritiene che i due giorni siano da computarsi con riferimento a un arco temporale non necessariamente continuativo, ma derivante dal cumulo delle singole prestazioni, anche episodiche (nota del ministero del Lavoro del 12 maggio 2010).
L'imprenditore committente risponde in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, per tutti i danni per i quali il lavoratore non risulti indennizzato dall'Inail. Tuttavia questa responsabilità non si applica ai danni che siano conseguenza dei rischi specifici propri dell'attività delle imprese appaltatrici.


Il nuovo ruolo del sindacato in caso di omissione dolosa di cautele antinfortunistiche ( 03-11-2010)


La Cassazione, con sentenza n. 33170 del 09/09/2010, riconosce la legittimazione alla tutela civilistica per danni ambientali collegati alla sicurezza dei lavoratori addetti, in favore di ogni associazione, in particolar modo di quelle sindacali, con finalità istituzionali ed associative di tutela dei prestatori di lavoro.


Appalti di lavoro in chiaro ( 03-11-2010)


Quali sono i limiti di genuinità del lavoro in appalto? Nuovi chiarimenti sono in arrivo con la circolare che il Ministero del Lavoro sta predisponendo e che dovrebbe interessare anche gli aspetti sulla sicurezza.
La risposta costituisce da sempre oggetto di interpretazioni e di interventi, anche perché si presenta molto complesso il reticolo di responsabilità tra le parti attrici.


Responsabilità penale del datore di lavoro in caso di mancata o incompleta informazione ai lavoratori sui rischi specifici ( 03-11-2010)

 


La Cassazione, in seguito alla morte di un operaio, causata da un’esplosione mentre era intento a togliere dei residui di resina dalla cisterna di un tir, rende ancora più stringenti i doveri degli imprenditori in merito alla sicurezza sui luoghi di lavoro. La responsabilità dell’incidente era stata attribuita non tanto alla negligenza dell’operaio ma quanto invece alla scarsa informazione sulle norme di sicurezza.

Secondo la Suprema Corte infatti, commette un omicidio colposo, il datore di lavoro che non informa il dipendente, in modo dettagliato, sui rischi connessi ai prodotti che usa.


Sicurezza e salute negli uffici ( 04-11-2010)


Secondo i recenti dati del Censis il mondo del terziario, il settore economico in cui si producono o forniscono servizi, ha segnato in Italia un incremento significativo di occupati.
In Italia, per esempio, 2,9 milioni di imprese sono legate al settore terziario (che rappresenta il 55,4% delle aziende complessive).

Per affrontare il problema della sicurezza nel settore terziario, in Svizzera, la Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro (CFSL), ha promosso una campagna «Prevenzione in ufficio» che, a partire dall’autunno 2010, si rivolge in particolar modo alle piccole e medie imprese (PMI) nel settore dei servizi.

Legata alla campagna inoltre, la pubblicazione – sul sito di Suva - della scheda CFSL per l’individuazione dei pericoli dal titolo “ Sicurezza sul lavoro e tutela della salute per le PMI del settore terziario: uffici”, una scheda che ricorda che è necessario identificare e affrontare i problemi di sicurezza e salute sinora ignorati.

Problemi e rischi che negli uffici non mancano: inciampare in un cassetto lasciato aperto o in un groviglio di cavi, cadere dalle scale o da una sedia da ufficio usata come ausilio di salita, soffrire di contratture muscolari e dolori alla schiena a causa di una scorretta posizione al videoterminale.

La pubblicazione, rivolta alle aziende del settore terziario le cui attività non comportano pericoli particolari (come le amministrazioni pubbliche, le banche, le assicurazioni e altre aziende che impiegano solo personale d' ufficio), mostra “dove si celano i pericoli d'infortunio e i rischi per la salute e spiega come affrontarli”.


I dispositivi di protezione individuale delle vie respiratorie ( 04-11-2010)


I dispositivi individuali di protezione delle vie respiratorie, sono dispositivi destinati a proteggere da sostanze pericolose allo stato aeriforme (particelle, vapori, gas) mediante il meccanismo della filtrazione. Infatti, per le varie classi di inquinanti esistono filtri specifici.

È importante ricordare che il lavoratore che utilizza per la prima volta un dispositivo di protezione delle vie respiratorie deve ricevere informazioni, una formazione teorica e un addestramento all’uso.
 
Nonostante il ricorso a misure tecniche di prevenzione, come impianti di aspirazione o ventilazione e sistemi di contenimento, se il livello d'inquinamento non può essere contenuto a sufficienza, occorre utilizzare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie idonei alla situazione contemplata e assicurarne l'adeguato uso, attraverso l'indispensabile formazione teorica e pratica, la manutenzione e l'immagazzinamento.
I dispositivi di protezione delle vie respiratorie (maschere), con riferimento alla nuova norma UNI EN 529:2006, si distinguono essenzialmente in due categorie:
a) dispositivi filtranti (o respiratori a filtro): in grado di trattenere le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente;
b) respiratori (isolanti): in grado di rendere indipendente l’utilizzatore dall’ambiente inquinato.
La scelta di un dispositivo idoneo dovrebbe essere intrapresa
dopo una corretta valutazione dei rischi e tener conto dell’adeguatezza e dell’idoneità del DPI. La scelta del tipo di respiratore deve essere fatta in relazione al tipo di attività svolta, alla qualità e quantità dell’agente inquinante presente e ai VLE, valori limite, stabiliti dalla norma o, in assenza, dagli elenchi di organizzazioni scientifiche riconosciute (come la SCOEL e l’ACGIH).

Un dispositivo di protezione delle vie respiratorie si può considerare adeguato se è in grado di ridurre a un livello accettabile l’esposizione del portatore a un rischio.


Disposizioni comunitarie per le imprese di trasporto: apparato sanzionatorio per i cronotachigrafi e per l’organizzazione d’impresa ( 04-11-2010)

Le novità introdotte nel Codice della Strada dalla legge 29 luglio 2010, n. 120 interessano direttamente anche i profili sanzionatori che toccano l’impresa per gli aspetti organizzativi e quelli relativi ai cronotachigrafi.

Ai sensi dell’art. 4, lett. p, del Reg. CE n. 561/2006, per “impresa di trasporto” deve intendersi qualsiasi persona fisica o giuridica (comprese le associazioni o i gruppi di persone anche privi di personalità giuridica, con o senza scopo di lucro, e qualunque altro organismo dotato di propria personalità giuridica o facente capo ad un ente che ne sia dotato), che effettua trasporti su strada, per conto terzi o per conto proprio.

Il successivo art. 10 dello stesso Reg. CE n. 561/2006 affida ad ogni impresa di trasporto una serie di obblighi, anche in forma di divieto, volti ad attestarne la piena responsabilità sia con riguardo alla sicurezza stradale sia con riferimento alle condizioni di lavoro degli autisti che operino alle sue dipendenze. Anzitutto è fatto espresso divieto di retribuire i conducenti o di concedere loro premi o maggiorazioni retributive sulla base delle distanze percorse ovvero del volume delle merci trasportate.

In secondo luogo è espressamente stabilito (art. 10, par. 2) che le imprese di trasporto devono procedere ad organizzare l’attività dei conducenti con modalità che consentano a ciascuno di essi di rispettare le disposizioni in materia di apparecchi di controllo (cronotachigrafi), nonché le norme in materia di tempi di guida e riposo. E’ inoltre fatto obbligo alle stesse imprese di effettuare appositi e regolari controlli per verificare l’effettivo rispetto delle disposizioni normative anzidette.

Le imprese di trasporto sono responsabili per le infrazioni commesse dai propri conducenti, anche quando la violazione è stata commessa sul territorio di un altro Stato membro o di un Paese terzo.

Il decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, come modificato dal decreto-legge 6 luglio 2010, n. 103, convertito dalla legge 4 agosto 2010, n. 127, ha introdotto la scheda di trasporto, con informazioni obbligatorie al vettore, e una serie di responsabilità dirette e solidali ai diversi protagonisti della filiera, sanzionate anche in via amministrativa. Per effetto dell’art. 174, comma 14, del Codice della strada infatti, l’impresa che nell'esecuzione dei trasporti non tiene i documenti prescritti o li tiene scaduti, incompleti o alterati, è punita con sanzione amministrativa da euro 307 a euro 1.228 per ciascun dipendente e per ciascuna la violazione alla quale la condotta illecita si riferisce, come chiarito dal Ministero del Lavoro con nota n. 13587 del 2 agosto 2010 e ribadito con la successiva nota del 5 agosto 2010.
Si tenga presente che in base alle previsioni dell’art. 174, commi 15-18, qualora l’impresa di trasporto di persone o di cose in conto proprio si trovi nelle condizioni di aver posto in essere ripetute inadempienze, anche in ragione della loro entità e frequenza, essa incorre nella sospensione del titolo abilitativo o dell’autorizzazione al trasporto (per un periodo da uno a tre mesi), relativamente al veicolo cui si riferiscono le violazioni se non ha regolarizzato la propria situazione a seguito di apposita diffida (comma 15).

Se l’impresa seguita a dimostrare una costante recidività, “anche nell’eventuale esercizio di altri servizi di trasporto”, essa incorre nella decadenza o nella revoca del titolo abilitativo o dell’autorizzazione al trasporto.
 
Peraltro, i provvedimenti di revoca e di decadenza sono atti definitivi.

Quando le ripetute inosservanze si riferiscono a veicoli adibiti al trasporto di persone o di cose in conto terzi, la persona che esercita la direzione dell’attività di trasporto perde il requisito dell'onorabilità, che deve sussistere, unitamente alla capacità finanziaria e alla idoneità professionale, per l’iscrizione nell’Albo nazionale degli autotrasportatori, ai fini dell’esercizio della professione.

Per quanto riguarda nello specifico gli apparecchi di controllo (cronotachigrafi), il Reg. CE n. 561/2006, fa obbligo all’impresa di trasporto datrice di lavoro e ai conducenti di provvedere al buon funzionamento e al buon uso, sia dell’apparecchio di controllo (cronotachigrafo analogico o digitale) sia della carta del conducente.

A norma dell’art. 1 del DM 31 marzo 2006, il trasferimento dei dati dai tachigrafi digitali e dalle carte del conducente deve essere eseguita dalle imprese al fine di consentire al personale ispettivo di effettuare i relativi controlli, garantendone l’inalterabilità e la conservazione nel tempo.
Sul piano sanzionatorio la circolazione di un veicolo senza cronotachigrafo, o con cronotachigrafo privo delle caratteristiche di legge o non funzionante, o ancora senza inserimento del disco cronotachigrafo o della scheda del conducente, è soggetto alla sanzione amministrativa da euro 779 a euro 3.119, ma se sono stati manomessi i sigilli o se il cronotachigrafo è stato alterato la sanzione è raddoppiata (art. 179, comma 2, d.lgs. n. 285/1992).
Il titolare della licenza o dell'autorizzazione al trasporto che fa circolare un veicolo privo di cronotachigrafo a norma e dei relativi dischi cronotachigrafi, o con cronotachigrafo manomesso o comunque non funzionante, è punito con sanzione amministrativa da euro 749 a euro 2.996.

Infine, la mancata conservazione, per un periodo di almeno un anno dalla data di utilizzazione, la mancata esibizione o consegna e l’uso non corretto o irregolare dei dischi cronotachigrafi sono sanzionati con la sanzione amministrativa da euro 47 a euro 92 in relazione a ciascun disco cronotachigrafo.


Boom di richieste per incentivi sul miglioramento della sicurezza sul lavoro ( 05-11-2010)


E' boom di richieste per gli incentivi messi a disposizione dal ministero dello Sviluppo economico per il sostegno della domanda finalizzata a obiettivi di efficienza energetica, eco-compatibilità e di miglioramento della sicurezza sul lavoro.
 
Solo nella prima giornata di riapertura delle prenotazioni degli incentivi, rivenditori e consumatori hanno effettuato nuove richieste per un importo di 37 milioni di euro, a valere sulla rimodulazione dei fondi disponibili, effettuata nei giorni scorsi dal ministro Romani per un totale di 110 milioni di euro.


Morti Bianche: Occorrono controlli vigorosi e sanzioni più severe in materia antinfortunistica ( 05-11-2010)


Lotta al lavoro sommerso, irregolare e minorile, controlli "vigorosi" e costanti monitoraggi, sanzioni più severe per le aziende che violano la normativa antinfortunistica e maggiore formazione, sia dei lavoratori sia dei datori di lavoro.
 
Queste le misure necessarie per il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, per prevenire il cosiddetto fenomeno delle "morti bianche", cioè gli infortuni mortali sul luogo di lavoro.


Superare l’approccio ‘cartaceo’ del passato e puntare sulla sostanza: Il Governo guarda alle imprese per migliorare la sicurezza sul lavoro ( 05-11-2010)

Per rafforzare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro un nodo cruciale su cui intervenire sono le imprese.

È per questo il Testo Unico voluto dal Governo punta su un sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi che poggi sulla verifica di elementi sostanziali, come l’organizzazione del lavoro, l’applicazione di standard contrattuali, la formazione, superando quell’approccio documentale e cartaceo del passato.

Una verifica che coinvolge tutti i livelli, in modo da non lasciare scoperte le attività svolte in appalto e subappalto, per innalzare lo stato delle tutele lungo tutta la filiera. Significativo, in tal senso, lo strumento della patente a punti per l’edilizia, che consente con un approccio molto pragmatico per valutare l’impresa in termini di affidabilità relativamente alla salute e sicurezza per i lavoratori.

Uno strumento che permetterà di mandare fuori mercato le aziende non in grado di garantire il rispetto dei livelli di tutela dei lavoratori che la legge impone e che vale come modello per la sua flessibilità, tanto che il legislatore ne ha prevista la possibile estensione ad altri settori di attività.


Allo scopo di elaborare i capisaldi su cui fondare questo sistema di qualificazione, che vedrà la luce in un decreto del presidente della Repubblica, è stato istituito nell’ambito della Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro – organismo nel quale si trovano rappresentate paritariamente le Amministrazioni pubbliche centrali, le Regioni e le parti sociali – è stato istituito un gruppo ad hoc di lavoro, nel quale si sta discutendo delle regole e delle procedure relative alla qualificazione delle imprese.

Regole e procedure che riguarderanno, in particolare, il funzionamento della c.d. “patente a punti” per gli edili, e la disciplina delle attività, prevalentemente manutenzioni con assegnazione in appalto, che siano destinate a svolgersi nei c.d. “ambienti confinati”.


Altri gruppi “tecnici”, sempre costituiti internamente alla Commissione consultiva, si stanno occupando di temi rilevanti e di grande attualità, quali, per tutti, la valutazione dello stress lavoro-correlato, per il quale si sta procedendo – come prevede la legge (articolo 28, comma 1-bis, del testo unico) – alla elaborazione di indicazioni metodologiche che conducano le imprese ad una completa e corretta valutazione di tale rischio.


Ma sono molteplici i fronti, anche non trattati nell’ambito della Commissione consultiva e dei suoi comitati, su cui è impegnato il Ministero del Lavoro per migliorare le condizioni di lavoro in tutte le imprese pubbliche e private. Tra tutti, l’avvio del SINP, il Sistema informativo nazionale della prevenzione, e le diverse campagne di sensibilizzazione e comunicazione, per diffondere sempre più una cultura della prevenzione e della sicurezza



Sicurezza: per gravi inadempienze risponde l’intero CdA ( 05-11-2010)

Cassazione - Sentenza 04/11/2010 n. 38991

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38991 del 4 novembre 2010, ha stabilito che, anche in  presenza di una delega, in caso di gravi inadempienze in materia di sicurezza (nella fattispecie, sull’esposizione alle polveri di amianto) è responsabile l’intero consiglio di amministrazione.


Quando le violazioni delle disposizioni sull’igiene del lavoro sono “talmente gravi”, reiterate e strutturali, sono, infatti, necessarie decisioni di alto livello aziendale non delegabili e proprie di tutto il CdA.

La Suprema Corte ha, inoltre, aggiunto che tutte le associazioni di lavoratori, anche di fatto, sono legittimate a costituirsi parte civile. La circostanza che predetti enti non abbiano personalità giuridica, infatti, non è ostativa alla costituzione di parte civile, né un’ostatività può dedursi dal fatto di non essere state operative al momento in questione.



Aria compressa: il pericolo invisibile ( 08-11-2010)


L'aria compressa viene impiegata in molti ambiti e per le più diverse applicazioni. Molti sono quindi i rischi di infortunio e di danni alla salute.
La pubblicazione Suva «Aria compressa: il pericolo invisibile» illustra i principali obiettivi di protezione, le soluzioni tecniche e le regole di comportamento per lavorare in sicurezza.


Schede di prevenzione in edilizia: difendersi dalle alluvioni ( 08-11-2010)


Una scheda raccoglie le misure di prevenzione e di emergenza da mettere in atto nei cantieri edili per prevenire e evitare incidenti correlati all’irruzione di acque: la segnaletica, le istruzioni per gli addetti e le procedure di emergenza.

Con l’arrivo delle previste copiose precipitazioni stagionali, nel nostro paese, come ogni anno, avvengono numerose frane e alluvioni che mettono in pericolo sia abitazioni che luoghi di lavoro.
Alle alluvioni e alle irruzioni di acque nei cantieri edili è dedicata una scheda della banca dati di schede bibliografiche contenute in " La valutazione dei rischi nelle costruzioni edili", un manuale nato dalla collaborazione tra il Comitato Paritetico Territoriale per la Prevenzione Infortuni, l'Igiene e l'Ambiente di Lavoro di Torino e Provincia ( C.P.T. Torino) e l’ INAIL Piemonte.
A queste schede ogni impresa edile può fare riferimento per il controllo e la gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Adeguate alle situazioni specifiche dell’impresa e dei luoghi di lavoro, possono diventare parte integrante del documento di valutazione dei rischi e dei piani di sicurezza.


Vigilanza sul lavoro, le parti sociali condividono le banche dati ( 08-11-2010)


Nel corso della terza conferenza nazionale sulla vigilanza del 28 ottobre scorso il Ministero del Lavoro, INAIL, INPS e Agenzia delle Entrate hanno stipulato un protocollo d'intesa per la condivisione delle banche dati. Si inaugura un percorso comune che comincia a cambiare il volto della vigilanza in materia di lavoro.


Sicurezza e igiene - Cambia il modello di istanza per riduzione del tasso ( 08-11-2010)

Il nuovo modulo OT 24 - MAT per la riduzione del tasso medio di tariffa

Le aziende che hanno effettuato interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia, possono presentare, entro il 31 gennaio, istanza di riduzione del tasso medio di tariffa (oscillazione del tasso medio per prevenzione dopo i primi due anni di attività, art. 24 delle Modalità di Applicazione delle Tariffe).

L’INAIL, con nota del 20 ottobre 2010 rende noto di aver modificato il modulo OT 24 - MAT per la presentazione dell'istanza e i relativi allegati I, II e III.

Le novità riguardano esclusivamente la Sezione A e risultano non sostanziali, bensì orientate semplicemente ad una più chiara definizione delle tipologie aziendali ammissibili al beneficio.
Per ciò che concerne gli Allegati invece, oltre a recepire le modifiche rese necessarie dalle variazioni apportate al modello, si è provveduto anche ad una revisione, sempre esclusivamente formale, sotto il profilo grafico e dell'efficacia comunicativa.

I nuovi modelli e allegati sono stati inseriti nel sito Internet dell'Istituto, insieme alla guida alla compilazione aggiornata.


MODELLI DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO CHIMICO DA INRS (FR) ( 09-11-2010)


Per valutare i rischi chimici è necessario conoscere i pericoli intrinseci delle sostanze e delle procedure messe in opera.
 
Programmi per la standardizzazione del rischio permettono di ottimizzare la valutazione delle esposizioni.
 
Questo è il caso del programma IHMOD proposto da INRS e scaricabile dal sito. INRS è l'Istituto nazionale francese cha ha l'incarico di studiare e svolgere ricerche in materia di salute e sicurezza sul lavoro.


MIGLIORAMENTO DELLA SICUREZZA E DELLA SALUTE NELLO STAMPAGGIO DELLA GOMMA ( 10-11-2010)

Un Vademecum è stato elaborato dal laboratorio “Tumori professionali” nel rispetto delle procedure previste dal Piano regionale 2008-2010 e in continuità con i lavori iniziati nell’ambito del Progetto Obiettivo “Interventi operativi per la promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro in Lombardia nel triennio 2004-2006”, in attuazione della Dgr 23 luglio 2004, n. VII/18344.

Il medesimo documento concorre innanzitutto a orientare sulle scelte tecniche, organizzative e procedurali tutti i soggetti che devono condurre verifiche e auto-analisi all’interno dei luoghi di lavoro, per favorire l’interazione e coinvolgere tutte le figure competenti (datori di lavoro, servizi di prevenzione e protezione aziendali, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, medici competenti, organi di vigilanza delle ASL, operatori delle UOOML, consulenti, organizzazioni datoriali e sindacali dei lavoratori, ecc.).
 
Secondariamente è mirato ad orientare i Servizi PSAL e le Unità Organizzative Ospedaliere di Medicina del Lavoro (UOOML) alla promozione di percorsi preventivi che coinvolgano le figure aziendali per la gestione corretta dei principali problemi evidenziati e ad esprimere l’orientamento, condiviso dai diversi interlocutori che compongono il gruppo di lavoro, in relazione agli aspetti ritenuti problematici per il comparto.

Il Laboratorio di approfondimento "Tumori Professionali", avviato nell’ambito della realizzazione del piano regionale 2008-2010 per la promozione della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro - DGR VIII/6918 del 2 aprile 2008, ha l’obiettivo d’individuare e promuovere soluzioni tecnologiche concretamente attuabili in grado di sostituire le sostanze cancerogene o, quanto meno, di ridurre al minimo le esposizioni professionali conseguenti alla loro presenza, in specifici comparti produttivi.

Si presentano in questo documento, che ha il formato del “vademecum per il comparto”, I risultati conseguiti nell’intervento nelle aziende di “stampaggio della gomma”, curato dal Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) della ASL della provincia di Mantova e dalla Unità Operativa Ospedaliera di Medicina del Lavoro (UOOML) di Cremona.

Sulla base delle linee operative definite dal Laboratorio regionale, oltre ai rischi da agenti cancerogeni, è stato valutato il complesso dei rischi per la sicurezza e la salute presenti nel comparto, pervenendo così all’elaborazione d’indicazioni concrete per l’impostazione d’interventi appropriati ed efficaci con riferimento a tutti i rischi.

Il Laboratorio, al momento dell’avvio del progetto, ha attivato un gruppo di lavoro aperto alle forze sociali, con l’aspettativa di pervenire alla condivisone dei contenuti presenti nel vademecum.

Dopo la ratifica del Vademecum è prevista la sua diffusione su tutto il territorio regionale, a cura di SPSAL e UOOML, per pervenire ad una piena e corretta applicazione del Titolo IX – Capo II e delle altre norme contenute nel D.Lgs. 81/08 da parte della aziende lombarde.


CONVEGNO A MILANO SU GESTIONE DEL RISCHIO E SGSL ( 10-11-2010)


Un seminario Tecnico gratuito avente ad oggetto “La gestione del rischio in materia di sicurezza ed il contributo della certificazione dei sistemi di gestione (BS Ohsas 18001:2007) si svolgerà martedì, 9 novembre alle ore 10.00, presso la sede milanese di Assistal.


MOLESTIE SUL LAVORO: LE PARTI SOCIALI FIRMANO LE LINEE GUIDA ( 10-11-2010)


Le organizzazioni dei datori di lavoro a livello comunitario e le associazioni sindacali europee hanno firmato le linee guida per aiutare ad affrontare i fenomeni di molestia e violenza sul lavoro, ad opera di terzi, in danno ai lavoratori comunitari.
 
L’atto, firmato dalle parti sociali presenti nei settori della sanità educazione, governo locale e regionale, del commercio e dei settori della sicurezza privata, riguarda l’eventualità di danni subiti dai lavoratori ad opera dei clienti o di terzi che per qualsiasi ragione entrino in contatto con loro.
 
Secondo un sondaggio Eurofound nel 2005,
un lavoratore dell'UE su venti è stato esposto alla violenza sul lavoro, e in tre dei quattro casi, la molestia è provenuta da persone estranee al contesto lavorativo.
 
Le linee guida hanno quindi lo scopo di garantire che ogni luogo di lavoro ci sia una politica orientata ad affrontare il problema, prevenendo, riducendo o mitigando la violenza con misure concrete quali:
a) aumentare la consapevolezza e la comprensione del problema tra i datori di lavoro, i lavoratori e le autorità pubbliche (come le agenzie di salute e la sicurezza, la polizia);
b) valutare correttamente i rischi che la violenza di terzi nei luoghi di lavoro ;- Formare i dirigenti e dei lavoratori su come gestire il problema;
c) realizzare sistemi di monitoraggio e sostegno alle vittime.
Le linee guida si inquadrano nel più generale contesto degli accordi quadro sulla violenza sui luoghi di lavoro, raggiunti di recente, e propongono un approccio del problema multi settoriale e con attenzione alle fonti terze di pericolo.
 
Le parti sociali dovranno adesso promuovere le linee guida all’interno degli Stati membri tenendo conto delle prassi nazionali attraverso azioni congiunte. Nel 2012 verrà redatta una relazione congiunta sui risultati ottenuti, e nel 2013 una valutazione finale.


STALKING COME DELITTO ANCHE NEI LUOGHI DI LAVORO ( 10-11-2010)


Si punisce "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da sei mesi a quattro anni, chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita".

Il fenomeno dello stalking è assurto alla dignità di delitto soltanto nel 2009 ma, anche grazie alla sollecitazione forte che perveniva da altre legislazioni soprattutto d'oltre Oceano, era da tempo oggetto di attenzione da parte del giurista italiano. Lo stalking - come poche altre figure delittuose - abbraccia condotte eterogenee, manifestazioni multiformi, veicolate da una medesimezza di disegno, nell'intenzione dell'agente, molto specifica: il controllo della vittima, il predominio sulla stessa fino al suo annientamento come soggetto autonomo e pensante.

Le minacce e le molestie devono comunque ripetersi nel tempo e non costituire singoli episodi slegati uno dall'altro, pur se numerosi, diversamente non si avrà stalking ma, appunto, minaccia o molestia continuata (o ancora violenza privata, ingiuria, lesioni e maltrattamenti).

Tra le condotte moleste poste in essere, figurano anche atti diffamatori nei confronti della vittima, indirizzati ai suoi datori di lavoro e finalizzati a farla licenziare.

Quel che interessa rilevare sta nel fatto che, in linea teorica, la Suprema Corte condivide che comportamenti consistenti nelle ripetute telefonate, negli sms, nelle minacce e nella diffamazione, possano integrare l'elemento richiesto dal nuovo articolo 612-bis c.p. ad integrare gli atti persecutori.



AUTOTRASPORTO: GLI INCIDENTI GRAVI DEVONO ESSERE COMUNICATI ALLA DIREZIONE PROVINCIALE DEL LAVORO ( 10-11-2010)


Per gli incidenti che producono danni a cose o persone provocati da conducenti di veicoli muniti di tachigrafo, il comando da cui dipende l'agente accertatore è tenuto ad inviare la segnalazione alla Direzione Provinciale del Lavoro.
 
In caso di incidenti mortali o con lesioni gravi o gravissime commesse da conducenti di veicoli per cui è richiesta la patente di guida C o C + E, la segnalazione produrrà una verifica più approfondita sul rispetto delle norme sulla sicurezza stradale, con la possibilità di congelamento, per un anno, dei benefici fiscali, finanziari e previdenziali previsti da ogni tipo di legge.
Il Codice della Strada, è stato riformato dalla legge 29 luglio 2010 che ha introdotto, tra l'altro, nuovi oneri a carico del Comando da cui dipende l'agente accertatore di comunicazione in caso di incidente in cui sono coinvolti gli autisti che svolgono l'attività in modo professionale.


IL RSPP NON È RESPONSABILE PERCHÉ NON HA POTERE DECISIONALE ( 10-11-2010)


La Corte di Cassazione si esprime ancora sulla annosa tematica della responsabilità del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione. Il RSPP è un ausiliario del datore di lavoro e la sua designazione non equivale a delega di funzioni.


LA SICUREZZA SUL LAVORO E LE ATTIVITÀ DI MANUTENZIONE ( 10-11-2010)


Una manutenzione regolare è essenziale per mantenere attrezzature, macchinari e ambienti di lavoro sicuri ed affidabili. L'assenza di manutenzione o una manutenzione inadeguata possono essere causa di situazioni pericolose, incidenti e problemi di salute.

La manutenzione è però un'attività ad alto rischio, nella quale alcuni dei pericoli derivano dalla natura stessa del lavoro. Essa viene eseguita in tutti i settori e in tutti i luoghi di lavoro, di conseguenza, gli addetti alla manutenzione hanno più probabilità di altri dipendenti di essere esposti a diversi pericoli.


Corsi di aggiornamento per RSPP e ASPP: I chiarimenti della Regione Lombardia ( 11-11-2010)


A quasi 5 anni dall'avvio dei corsi di formazione obbligatoria per i responsabili e addetti al servizio prevenzione e protezione (RSPP e ASPP), la Regione Lombardia fornisce alcuni chiarimenti sull'obbligo di aggiornamento del modulo B, in particolare per quanto riguarda i soggetti di nuova nomina.
Il monte ore di aggiornamento per RSPP e ASPP dovrebbe essere distribuito in modo omogeneo nell'arco del quinquennio per garantire un aggiornamento costante e continuo nel tempo, anche in ragione dell'evoluzione normativa e del progresso tecnologico .
Indicativamente, la Regione reputa più efficace frequentare 1/5 del monte ore ogni anno, anziché concentrarlo in un unico momento.
I cinque anni dell'aggiornamento hanno una decorrenza diversa a seconda delle caratteristiche del RSPP/ASPP. Per i soggetti che hanno già frequentato il modulo B l'aggiornamento decorre dal conseguimento dell'attestato di frequenza del modulo B.
 
Per quanto riguarda invece i soggetti in possesso di lauree che consentono l'esonero di frequenza per i moduli A e B, il quinquennio per l'aggiornamento decorre dal giorno di conferimento dell'incarico di RSPP/ASPP. In questo caso l'aggiornamento può essere effettuato anche frequentando interamente il modulo B per il macrosettore in cui si ricopre la carica di RSPP/ASPP.


Consulta: sospensione dell'attività imprenditoriale e legge 241/1990 ( 11-11-2010)


Con sentenza n. 310 del 2 novembre 2010, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell’art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro), come sostituito dall’articolo 11, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), nella parte in cui, stabilendo che ai provvedimenti di sospensione dell’attività
imprenditoriale previsti dalla citata norma non si applicano le disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), esclude l’applicazione ai medesimi provvedimenti dell’articolo 3, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241.


Incidenti sul lavoro: Interventi a sostegno delle vittime e dei familiari ( 11-11-2010)


Il Ministero dell'Interno ha pubblicato, sul proprio sito internet, una interessante guida alle prestazioni previdenziali ed assistenziali a sostegno delle vittime di incidenti sul lavoro e dei loro familiari.

La guida, in pratica, fa il punto della situazione sul complesso sistema di prestazioni in favore delle vittime di incidenti sul lavoro e dei loro familiari, al fine di renderne più agevole la fruizione.

L’opuscolo si compone di due sezioni. La prima sezione è dedicata alle prestazioni in favore delle vittime di infortuni sul lavoro che scaturiscono da disposizioni normative o dall’impegno di enti ed istituzioni. La seconda sezione invece, descrive le prestazioni previste per i familiari delle vittime degli infortuni sul lavoro.


Responsabilità amministrativa del datore di lavoro: l’importanza della manutenzione ( 11-11-2010)


Durante la Convention “ Ambiente Lavoro” di Modena, il 6 ottobre 2010 si è tenuto il seminario informativo – organizzato da MECQ srl e COGITA srl - “Gestire la manutenzione e le verifiche periodiche di macchine e attrezzature secondo quanto previsto dal Titolo III del D.Lgs. 81/2008, e nello spirito dell’articolo 30 del medesimo decreto: Analisi dei deterioramenti prevedibili, piani di manutenzione, registrazioni”.
Il seminario parte dai requisiti normativi richiesti dall’art. 30 del Decreto legislativo 81/2008.
Affinché il “ modello organizzativo” abbia effettiva efficacia, ci deve essere il rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro,… Inoltre sempre il Testo Unico all’articolo 71, ribadisce l’importanza della manutenzione programmata e delle verifiche periodiche per mantenere in sicurezza macchine e impianti.

L’incontro si è tenuto con la finalità di evidenziare “l’importanza di una corretta gestione della manutenzione e delle verifiche, intesa come attività finalizzata al mantenimento dell’efficienza e della conformità nel tempo di impianti e attrezzature”. Queste attività non solo consentono all’azienda di rispettare i requisiti richiesti dall’art. 30 D.Lgs. 81/2008, ma permettono “altresì di migliorare l’efficacia della gestione dell’intero processo di manutenzione con ricadute positive anche dal punto di vista economico”.

Nell’intervento al seminario, a cura di Francesco Rosati e Rossano Rossetti, vengono infine affrontate le problematiche della responsabilità amministrativa e degli obblighi in capo al datore di lavoro riguardo alle attrezzature, alla necessaria manutenzione e alle verifiche periodiche.


LAVORO – ESTERNALIZZAZIONI - OBBLIGHI DI SICUREZZA GRAVANTI SUL DATORE DI LAVORO ( 11-11-2010)

Cass. Civ. Sez. Lavoro SENTENZA N. 45 DEL 07/01/2009

“.. l'obbligo del datore di lavoro di garantire la sicurezza nel luogo di lavoro si estende anche ai soggetti che nell'impresa hanno prestato la loro opera, quale che sia stata la forma utilizzata per lo svolgimento della prestazione.

 

Ciò vale, addirittura, quando si tratti di un lavoratore autonomo, ma ciò deve a fortiori ritenersi allorquando si versi nell'ipotesi del distacco, caratterizzata pur sempre da un rapporto di subordinazione "funzionale" del lavoratore rispetto a chi della sua opera si avvale, senza finanche quei profili di autonomia organizzativa che caratterizzano l'attività del collaboratore "autonomo".

 

E' di decisivo rilievo, in proposito, il disposto dell'art. 2087 c.c., in forza del quale, il datore di lavoro, anche al di là delle disposizioni specifiche, è comunque costituito garante dell'incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale di quanti prestano la loro opera nell'impresa, con l'ovvia conseguenza che, ove egli non ottemperi all'obbligo di tutela, l'evento lesivo correttamente gli viene imputato in forza del meccanismo previsto dall'art. 40 c.p., comma 2.

 

Tale obbligo è di così ampia portata che non può distinguersi, al riguardo, che si tratti di un lavoratore subordinato, di un soggetto a questi equiparato (cfr. D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, art. 3, comma 2) o, anche, di persona estranea all'ambito imprenditoriale, purchè sia ravvisabile il nesso causale tra l'infortunio e la violazione della disciplina sugli obblighi di sicurezza."



L’ “interferenza” prima del DUVRI ( 11-11-2010)

Cass. Civ. Sez. Lavoro - Sent. n. 45 del 07 gennaio 2009

“Ove lavoratori dipendenti da più imprese siano presenti sul medesimo teatro lavorativo, i cui rischi lavorativi interferiscano con l’opera o con il risultato dell’opera di altri soggetti (lavoratori dipendenti o autonomi), tali rischi concorrono a configurare l’ambiente di lavoro ai sensi degli artt. 4 e 5 D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547, sicchè ciascun ciascun datore di lavoro è obbligato, ai sensi dell’art. 2087 c.c., ad informarsi dei rischi derivanti dall’opera o dal risultato dell’opera degli altri attori sul medesimo teatro lavorativo, e dare le conseguenti informazioni e istruzioni e ai propri dipendenti”.

 

“Tale obbligo di informazione ai lavoratori dipendenti ne presuppone un altro: quello di

informarsi dai terzi operatori dei rischi inerenti alle lavorazioni effettuate sul medesimo teatro che interferiscono con la presenza dei propri dipendenti.”



Sostanze chimiche: Il 30 novembre scade il primo termine per la registrazione ( 12-11-2010)


Il 30 novembre scatta l'obbligo per le imprese di registrare le sostanze chimiche presso l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche.
Gli operatori del settore chimico, le industrie metallurgiche e del settore tessile sono chiamate a provvedere agli obblighi introdotti dal Regolamento (CE) n. 1907/2006, ed, in particolare, alla registrazione delle sostanze o preparati chimici di uso più comune o più pericolose.

Tutte le imprese che non ottemperano agli obblighi contenuti nel regolamento rischiano pesanti sanzioni.
Entro il prossimo 30 novembre 2010 scade dunque il termine per le imprese per la registrazione sia delle sostanze in quantitativi pari o superiori alle 1000 tonnellate, sia di sostanze cancerogene, mutagene e sostanze tossiche per la riproduzione (categoria CMR 1 e 2) superiori ad una tonnellata annua e sostanze classificate come molto tossiche per gli organismi acquatici ( R50/53) superiori alle 100 tonnellate.
In alcuni casi speciali, le imprese che non possono eseguire correttamente la procedura di registrazione entro i termini di legge, possono beneficiare di una deroga solo dopo avere preventivamente informato (entro il 30 novembre 2010) l’ECHA.
Entro il 3 gennaio 2011, le imprese, inoltre, sono chiamate a riclassificare le sostanze che vendono, in conformità alle nuove regole sulla classificazione e l’etichettatura al fine di notificare all’ECHA la classificazione e l’etichettatura delle loro sostanze chimiche.
Tale obbligo incombe anche sulle PMI in quanto le notifiche devono essere inviate anche per piccole quantità di sostanze chimiche.

Il 31 maggio 2013, invece, scade il termine per la registrazione di sostanze chimiche in quantitativi pari o superiori alle 100 tonnellate, mentre il 31 maggio 2018 scade il termine per la registrazione di sostanze in quantitativi pari o superiori ad una tonnellata.


Trasporto di merci pericolose: Disposizioni ADR 2009 in vigore dal 1° gennaio 2011 ( 12-11-2010)


L’ADR 2009 (applicabile obbligatoriamente dal 1° luglio 2009) ha posticipato l’entrata in vigore di determinate disposizioni al 1° gennaio 2011.

I veicoli con massa complessiva a pieno carico superiore a 12 t. che trasportano merci pericolose in quantità limitate per almeno 8 t. di peso, devono esporre sul fronte e sul retro la marcatura LTD QTY con lettere nere di almeno 65 mm. di altezza su fondo bianco (salvo che non ci sia già il pannello arancione).

Per i perossidi organici della classe 5.2, con il 1° gennaio 2011 si potrà utilizzare solo la nuova etichetta a due colori, in sostituzione di quella su fondo giallo uniforme.

I colli che trasportano merci pericolose classificabili tali anche per l’ambiente (anche acquatico), dovranno riportare, accanto alle etichette di pericolo della classe di appartenenza, anche quella appositamente prevista per questo tipo di sostanze (pesce ed albero neri su fondo bianco, 10 cm. di lato a forma di losanga), purchè il collo abbia un quantitativo superiore a 5 litri/5 kg.

Infine, i grandi recipienti per prodotti alla rinfusa (GIR o IBC) dovranno riportare il pittogramma circa la possibilità o meno di impilabilità.


Per la sospensione dell‘ attività imprenditoriale è necessaria la motivazione ( 12-11-2010)


Con sentenza n. 310 del 5 novembre 2010 la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (cd. Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro, “TUSIC”), come sostituito dall’articolo 11, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106, nella parte in cui, stabilendo che ai provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale non si applicano le disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, esclude l’applicazione ai medesimi provvedimenti dell’articolo 3, comma 1, della legge n. 241/1990.

Gli ispettori del lavoro (in materia di lavoro irregolare e di sicurezza sul lavoro) e i funzionari ispettivi delle Asl (per la sicurezza sul lavoro) devono adottare il provvedimento di sospensione con apposita motivazione in fatto e in diritto.


La Responsabilità amministrativa delle società: Il D.Lgs. n. 231/2001 ( 12-11-2010)


 

Il D.Lgs 231/2001 estende alle persone giuridiche la responsabilità per reati commessi in Italia e all’estero da persone fisiche che operano per la propria Società. A norma dell’art. 5 del suddetto decreto, infatti, assumono rilevanza per ciascuna Società le condotte criminose commesse da:

 

a.    soggetti che svolgono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’Ente;

b.    soggetti che esercitino, anche di fatto, la gestione ed il controllo dell’Ente;

c.    soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati sub lett. a.

 

La responsabilità amministrativa della Società che comporta ingenti pene pecuniarie si cumulacon quella penale della persona fisica che ha compiuto materialmente il reato.

Tuttavia, il D.Lgs 231/01 ha introdotto la possibilità per l’Ente di ottenere un esonero qualora esso abbia “adottato ed efficacemente attuato prima della commissione del fatto” un modello di organizzazione e di gestione idoneo a prevenire la realizzazione di reati della specie di quello verificatosi.
 
per approfondimenti vai:
 


I Preposti: obbligo di nomina, compiti e responsabilità ( 12-11-2010)


Secondo la Suprema Corte (Corte di Cassazione sezione III penale, 27 gennaio 1999 n. 1142, P.M. “il preposto, privo del potere o dovere di predisporre mezzi e strutture, svolge compiti di controllo e sorveglianza, con corrispettivi poteri organizzativi e disciplinari”.

Infatti il preposto, secondo quando disposto dal D.Lgs. n.81/2008 (TU in materia di salute e sicurezza sul lavoro) all’art. 19 deve:

a) far osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e proprie, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
b) fare utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza;
c) fare utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
d) verificare che ogni lavoratore provveda a segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi, nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell'ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l'obbligo di cui alla lettera successiva per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
e) controllare che ogni lavoratore non proceda a rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
f) controllare che ogni lavoratore non proceda a compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
g) controllare che ogni lavoratore partecipi ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;
h) frequentare appositi corsi di formazione.

In via preliminare è necessaria una lettura attenta e rigorosa del dato normativo per poter individuare in modo chiaro in che modo il legislatore caratterizzi la figura del preposto come portatore di una posizione di garanzia prevenzionistica originaria, autonoma, indipendente da delega, e fondamentale, in quanto incarnante la funzione del essenziale del controllo.

Una volta che il datore di lavoro ha deciso di organizzare la sua attività con alcune funzioni aziendali sovraordinate ad altre, automaticamente si è generata, eventualmente, la figura del preposto (o del dirigente) come colui che nella normale attività lavorativa esercita una supremazia su altri a lui sottoposti. In realtà il preposto in azienda non viene frequentemente definito tale, ma in un modo più confacente all’effettiva organizzazione produttiva: caporeparto, caposquadra, capocantiere, capoturno, capolinea, caposala, capobarca, responsabile, coordinatore, supervisor, team leader ecc.

L’ individuazione di tale figura non è prevista obbligatoriamente dalla legge ma viene considerata a tutti gli effetti una scelta discrezionale che compete al datore di lavoro in base alla organizzazione ed alla complessità della sua azienda. Non essendo quindi obbligatoria la nomina il Legislatore non ha previsto delle sanzioni in capo al datore di lavoro in caso di mancata designazione.

Nel caso di mancanza della figura del preposto nell’organizzazione di una azienda i compiti di cui al citato art. 19 ricadono automaticamente sul datore di lavoro.

La Cassazione Penale, Sezione IV, con la Sentenza 14 gennaio 2010 n. 1502 ha chiarito in modo esemplare l’ individuazione normativa della figura del preposto fatta dal legislatore: “il preposto è una delle tre figure cui, secondo la nostra legislazione antinfortunistica e secondo la giurisprudenza formatasi al riguardo, competono, nell’ambito dell’impresa, specifiche posizioni di garanzia autonomamente previste.
 
Il preposto, come il datore di lavoro e il dirigente, è individuato direttamente dalla legge e dalla giurisprudenza come soggetto cui competono poteri originari e specifici, differenziati tra loro e collegati alle funzioni a essi demandati, la cui inosservanza comporta la diretta responsabilità del soggetto iure proprio. Il preposto non è chiamato dunque a rispondere in quanto delegato dal datore di lavoro, ma bensì a titolo diretto e personale per l’inosservanza di obblighi che allo stesso, come già si è detto, direttamente fanno capo. E’ pertanto del tutto improprio il richiamo alla assenza di delega da parte del datore di lavoro con il quale la difesa del preposto cerca di allontanare la responsabilità.
In tal senso «i poteri ed i doveri dei preposti si collocano ad un livello radicalmente diverso da quello dei poteri dei soggetti in posizione apicale nell'azienda e sono, in un certo senso, subordinati e limitati dal settore e dal luogo in cui esercitano le loro attività». (Cassazione Penale, sez. IV, 12.12.2007, n. 3483).

La Cassazione mette in luce che i preposti sono “i soggetti che sovrintendono all’espletamento delle attività soggette alla normativa prevenzionistica. Non spetta, perciò, al preposto adottare misure di prevenzione, ma fare applicare quelle predisposte da altri intervenendo con le proprie direttive ad impartire le cautele da osservare.

La sua specifica competenza prevenzionale è quella di controllare l'ortodossia antinfortunistica dell'esecuzione delle prestazioni lavorative, cioè di assolvere agli obblighi indicati nell'art. 4.

Conformemente al proprio ruolo gerarchico, «in caso di mancata osservanza delle misure di sicurezza da parte di uno o più lavoratori, il capo reparto non può limitarsi a rivolgere benevoli richiami, ma deve informare senza indugio il datore di lavoro o il dirigente legittimato a infliggere richiami formali e sanzioni a carico dei dipendenti riottosi» Cass. pen. sez. IV, 13/7/1990 n. 10272.
 


Più sicurezza in agricoltura: Il nuovo Codice ILO ( 15-11-2010)

Esperti e rappresentanti dei lavoratori, imprenditori e governi, riuniti presso l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), hanno aderito alla nuova bozza di Codice di raccomandazioni pratiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Il documento è stato adottato da 15 rappresentanti di governi, organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori a conclusione di una riunione di 5 giorni e sarà presentato al Consiglio di amministrazione dell'ILO a marzo 2011 per l'approvazione.
 
L'obiettivo generale del nuovo Codice è promuovere una cultura della prevenzione in agricoltura, un settore che occupa oltre un terzo della forza lavoro mondiale.
 
Il Codice va a completare la Convenzione (n°184) dell'ILO sulla salute e sicurezza in agricoltura del 2001 e la relativa raccomandazione n°192, e costituisce uno strumento di orientamento per l'applicazione pratica della normativa internazionale.
 
L'agricoltura, ricorda l'ILO, è il settore più importante per l'occupazione femminile in numerosi paesi, specialmente in Africa e Asia, e rappresenta circa il 70% del lavoro minorile su scala mondiale.
 
 L'adozione del Codice contribuirà a sensibilizzare sui rischi e i pericoli legati al settore agricolo, così come a rendere più efficace la sua gestione e controllo; a prevenire incidenti nel lavoro e malattie professionali, nonché a migliorare l'ambiente lavorativo; a incoraggiare governi, datori di lavoro, lavoratori e altri stakeholder a collaborare per prevenire incidenti e malattie; a promuovere atteggiamenti e comportamenti corretti in materia di salute e sicurezza in agricoltura.
Il lavoro in agricoltura comporta l'utilizzo di diversi tipi di macchinari, animali, impianti e prodotti, e le imprese agricole variano da piccole fattorie di sussistenza a grandi aziende altamente meccanizzate. ”Questa varietà, sia in termini di lavoro che di struttura, incide in modo significativo sui livelli di consapevolezza del rischio e sull'atteggiamento nei confronti della prevenzione degli incidenti e delle malattie", sottolinea Elisabeth Tinoco, direttrice del Programma delle attività settoriali dell'ILO.
 
"L'agricoltura è, infatti, uno dei settori più pericolosi e molti lavoratori agricoli ogni anno sono vittime di incidenti sul lavoro e di malattie professionali".

Il nuovo Codice porterà anche alla creazione di un quadro di riferimento nazionale in cui saranno specificati i ruoli delle autorità competenti, dei datori di lavoro, dei lavoratori e delle loro organizzazioni, e includerà disposizioni specifiche per identificare e affrontare i principali rischi e pericoli del settore.

Il documento è destinato a utenti del settore pubblico e privato che hanno responsabilità in materia di salute e sicurezza in relazione a pericoli, settori di attività o attrezzature specifiche.


Linee guida per la prevenzione dei rischi nel settore cerealicolo ( 15-11-2010)

Un documento affronta i problemi della sorveglianza sanitaria e della prevenzione dei rischi per la salute e la sicurezza nel settore cerealicolo: le principali lavorazioni, il rischio infortunistico, le misure di prevenzione e il fattore umano.

Gli infortuni sul lavoro in agricoltura rappresentano ancora una quota considerevole degli infortuni sul lavoro che si verificano in tutti i settori produttivi e principalmente dipendono da mancati adeguamenti alle norme di sicurezza e da carenza di informazione.

Materiale informativo sui rischi in agricoltura è presente sul sito dell’ Azienda Sanitaria Locale di Brescia, elaborato dal Gruppo Regionale Rischi in Agricoltura, nell’ambito del Piano Attuativo Locale "Interventi operativi per la promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro in Lombardia per il triennio 2004-2006" e nell’ambito degli Obiettivi Regionali per il comparto agricolo relativi al triennio 2008-2010.
Ricordiamo che la cerealicoltura riveste ancora un ruolo rilevante nell’ambito dell’ agricoltura italiana: secondo i dati ISTAT, “nel 2001-02 una superficie di 4.284.427 ettari (pari al 55% del terreno coltivato a seminativi) era coltivata a cereali (prevalentemente frumento e mais)”.

La cerealicoltura “comporta l’esposizione degli addetti a numerosi fattori di rischio per la salute, che spesso sono sottostimati sia per scarsa percezione degli stessi da parte dei lavoratori, sia per la loro variabilità nel corso delle stagioni e dei diversi momenti del processo produttivo”.
Queste linee guida forniscono “agli operatori, ai tecnici e ai medici competenti del settore indicazioni di carattere sanitario e preventivo da seguire durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, durante la valutazione dei rischi e nel corso dell’attività di sorveglianza sanitaria dei lavoratori”.
La prima parte delle linee guida è dedicata ai fattori di rischio per la salute (rumore, vibrazioni, macroclima, fattori chimici, biologici e ergonomici), presenti nel settore cerealicolo, “con particolare attenzione alla descrizione delle fasi del ciclo lavorativo in cui possono essere presenti, alle modalità di valutazione disponibili e alle possibili misure preventive collettive e individuali”, un capitolo specifico è dedicato inoltre al rischio infortunistico legato all’uso delle attrezzature.
La seconda parte del documento affronta invece alcuni aspetti relativi alla “sorveglianza sanitaria, finora marginalmente attivata in questo settore lavorativo”.
 
Vengono fornite indicazioni per la tutela dei minori e delle lavoratrici madri, viene proposto un programma di sorveglianza sanitaria e un questionario “per l’identificazione dei soggetti ipersuscettibili e di eventuali sintomi precoci correlati con l’attività lavorativa”.


Edilizia: recinzione di cantiere e tabella descrittiva dei lavori ( 15-11-2010)


Sappiamo che le norme antinfortunistiche non sono solo per la tutela dei lavoratori, ma anche per la tutela dei terzi, cioè di tutti coloro che, per una qualsiasi legittima ragione, accedono agli ambienti di lavoro o ad ambienti con macchine che, se non munite delle protezioni richieste dalla normativa, possono essere causa di eventi dannosi.

Dal CPT (Comitato Paritetico Territoriale per la Prevenzione Infortuni, l'Igiene e l'Ambiente di Lavoro) di Siracusa, sono state emanate alcune indicazioni per il comparto edile: come realizzare la recinzione di cantiere, le norme di prevenzione, la protezione di terzi e le caratteristiche della tabella descrittiva dei lavori..


Alcol, sostanze stupefacenti e lavoro ( 16-11-2010)


Un documento pubblicato sul sito dell’ ASL di Brescia e realizzato dall’Azienda sanitaria locale (Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro e Dipartimento delle Dipendenze) con la collaborazione dell’Associazione industriale bresciana (AIB) affronta i problemi del consumo di alcol e sostanze stupefacenti negli ambienti di lavoro: gli effetti dell’alcol nella donna, i rischi di incidenti, le situazioni che favoriscono il consumo di alcol, il principio di cautela conservativa.

In “ Alcol, sostanze stupefacenti e lavoro. La sicurezza è un bene di tutti. Prendiamocene cura!” si sottolinea che il consumo di alcol e droga è un fenomeno che si diffonde sempre di più in tutte le fasce di età e in ogni ambiente di vita.
 
Nei luoghi di lavoro, “dove le condizioni psico-fisiche del lavoratore sono un presupposto fondamentale per garantire la propria sicurezza e quella degli altri”, l’assunzione di bevande alcoliche o sostanze stupefacenti sono fattori che influenzano il comportamento dei lavoratori e creano situazioni di forte rischio.

Al di là della legislazione vigente, che prevede un accurato controllo sui lavoratori che svolgono mansioni ad elevato rischio per sé e per gli altri, il principale strumento di contrasto delle dipendenze rimane la sensibilizzazione degli interessati attraverso un’informazione chiara e completa.

La pubblicazione, ricca di immagini e con un linguaggio semplice ma preciso, contiene notizie sulle caratteristiche delle sostanze, sugli effetti a breve e a lungo termine, sulle tipologie di test che possono essere effettuati e sulla principale normativa di riferimento. Inoltre nell’ultima parte viene inoltre riportato l’elenco ed i recapiti della rete di servizi pubblici e privati accreditati, presenti nel territorio bresciano, ai quali le persone interessate possono rivolgersi.


Sistemi di Gestione per la Sicurezza nelle strutture sanitarie ( 16-11-2010)


Il 29 gennaio 2010 si è tenuto a Ceregnano (Rovigo) un seminario informativo organizzato da Polistudio dal titolo “I Sistemi di Gestione per la Sicurezza nelle Strutture Sanitarie”.

Il seminario, di cui sono stati pubblicati gli atti, ha affrontato il tema della realizzazione di SGS nella sanità, in relazione alle difficoltà, limiti e vantaggi.
In particolare ci si è soffermati sulla linea guida di riferimento per l’implementazione di sistemi di gestione per la sicurezza nelle strutture sanitarie, prodotta dalla Regione Veneto. Un documento, di riferimento per le strutture di cura e di riabilitazione in generale, che è nella sua fase di prima applicazione.

Si è parlato anche dell’esperienza dell’APSS di Trento, “prima azienda sanitaria italiana e probabilmente europea” a ottenere la certificazione secondo la norma BS OHSAS 18001 del proprio sistema di gestione per la sicurezza.


Sicurezza su lavoro: A Rimini convegno su Testo Unico 81/2008 e D.lgs 231/2001 ( 16-11-2010)


Assoservizi Rimini promuove il convegno dal titolo “Testo Unico e 231: Novità e Sentenze su Responsabilità e Ruoli di Organi di Vigilanza, Responsabili Servizio Prevenzione e Protezione e Medico Competente”. Il convegno si svolgerà a Rimini il 26 novembre dalle ore 9.00 alle ore 13.40 presso Centro Congressi Sgr (Sala Energia – Via Chiabrera, 34).
Il Convegno si pone l’obiettivo di esaminare le novità sulle normative in essere e in arrivo e le responsabilità alla luce delle nuove sentenze sui decreti legislativi: - D.lgs.231/2001 e – D.Lgs. 81/2008, art. 30.

In particolare esamineranno le responsabilità alla luce delle più recenti sentenze della magistratura.
 
Saranno, in particolare, esaminati compiti, ruoli e responsabilità delle figure che hanno incarichi collegati alla prevenzione dei rischi sul lavoro e che devono interagire tra loro: - componenti gli Odv (Organismi di Vigilanza) – RSPP e Medici Competenti – Dirigenti e Datori di lavoro – Lavoratori – altri soggetti.

L'incontro, a partecipazione gratuita, è rivolto a Datori di Lavoro, Responsabili dell'organizzazione aziendale, Responsabili ed Addetti del Servizio di Prevenzione e Protezione, Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza e Medici Competenti e a tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti nel sistema sicurezza.


Sicurezza, in Gazzetta Ufficiale il decreto legge ( 16-11-2010)

È stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 12 novembre 2010, il decreto legge n. 187 del 12.11.2010 contenente misure urgenti in materia di sicurezza.
 

Di particolare rilievo sono:

- l’art. 2 che attribuisce al personale addetto agli impianti sportivi (steward) ulteriori compiti, ausiliari dell’attività di polizia, relativi ai controlli nell’ambito dell’impianto sportivo, per il cui espletamento non è richiesto l’esercizio di pubbliche potestà o l’impiego operativo di appartenenti alle Forze di polizia;

- l’art. 9, secondo cui, in presenza di violazioni gravi o reiterate, in materia di tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro, è sempre disposta la confisca amministrativa delle cose che sono servite o sono state destinate a commettere la violazione e delle cose che ne sono il prodotto, anche se non venga emessa l’ordinanza – ingiunzione di pagamento.



A Roma la Settimana internazionale della sicurezza ( 17-11-2010)


"La prima responsabilità che un'azienda ha è l'incolumità di coloro che vi lavorano: un tema che noi in Enel sentiamo molto". Con queste parole Piero Gnudi, presidente dell'Enel, ha aperto, a Roma, la terza Settimana internazionale della sicurezza sul lavoro, promossa dal gruppo energetico.
 
"Quando vediamo che in azienda c'è un incidente grave per noi è una grande sconfitta", ha continuato Gnudi, chiedendo ai responsabili aziendali della sicurezza di essere severi.
 
"Abbiamo fatto progressi notevoli su questo fronte, ma non siamo ancora soddisfatti perché il nostro obiettivo è arrivare a incidenti zero"."La sicurezza è il nostro obiettivo più importante: non ci rassegneremo mai all'idea che delle persone possano perdere la vita, o si facciano del male, lavorando con Enel, siano esse colleghe e colleghi o dipendenti delle ditte appaltatrici", gli ha fatto eco l'amministratore delegato e direttore generale, Fulvio Conti.
 
"Grazie all'impegno profuso da tutto il nostro Gruppo, negli ultimi cinque anni gli indici della sicurezza sono migliorati, con una riduzione del 65% della frequenza degli infortuni e del 44% della gravità".
 
Dall'inizio del 2010 sono stati 22 i morti in azienda e nelle ditte appaltatrici. "Per noi è assolutamente inaccettabile", ha commentato Conti, ricordando tutti i nomi delle vittime. "Il nostro inderogabile obiettivo rimane quello di incidenti zero".
 
L'A.D. ha ribadito, così, "l'intensa attività di formazione svolta dall'azienda: più di un milione di ore erogate nel 2009 sulla sicurezza".
 
Una strategia di prevenzione in cui si inserisce anche quest'evento che coinvolge gli oltre 80mila dipendenti che lavorano nei 40 paesi del mondo in cui Enel opera in un intenso programma di workshop tematici, cineforum sulla sicurezza, safety walks, condivisioni di best practice e simulazioni di sicurezza (dall'evacuazione di edifici alle esercitazioni antincendio, nonché momenti di formazione con il coinvolgimento del territorio, delle imprese appaltatrici, delle scuole e delle famiglie).
 
"La nostra azienda ha certamente migliorato i risultati ma alcuni competitors fanno meglio di noi e questo non è accettabile perché noi dobbiamo essere i migliori", ha detto rivolto ai numerosi manager Enel presenti in sala.
 
"Dobbiamo continuare a promuovere a ogni livello la cultura della sicurezza e occorre basare la nostra attività su una forte etica del lavoro, ma abbiamo anche bisogno di leggi chiare e di Stati che assicurino sgravi fiscali a chi investe in sicurezza e alle aziende più virtuose


EDILIZIA, LA CAMPAGNA REGIONALE PER LA SICUREZZA NEI CANTIERI ( 17-11-2010)


La prevenzione degli infortuni più gravi - cadute dall'alto, folgorazione, rischi nell'uso di macchinari e gru, rischi di sprofondamento e seppellimento negli scavi - è stata l'obiettivo della seconda campagna coordinata e intensiva di controllo delle condizioni di sicurezza sul lavoro nei cantieri edili, svolta dalle Aziende Usl in tutta l'Emilia-Romagna. Quasi la metà dei cantieri ispezionati ha presentato irregolarità. L'indagine si è svolta dall'11 al 16 ottobre e l'attività di ispezione è stata svolta dai Servizi di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro e dai Servizi impiantistici antinfortunistici delle Aziende Usl.

Alla campagna hanno partecipato tutti gli Enti preposti al controllo della sicurezza e della regolarità del lavoro nei cantieri edili (Direzione regionale del Lavoro, Inail, Inps, Ispesl) e il loro coordinamento è stato svolto nell’ambito del Ufficio operativo del Comitato regionale di coordinamento delle azioni della Pubblica amministrazione, struttura organizzativa istituita dal decreto legislativo 81/08, che disciplina tutta la materia. L'obiettivo, con l'istituzione di questo organismo, è di garantire interventi unitari nei settori più critici.

La campagna, come la vigilanza ordinaria, si caratterizza per controlli mirati ed efficaci diretti a contrastare con continuità e metodo le aziende responsabili degli infortuni più frequenti e più gravi, privilegiando forme di intervento sostanziali rispetto a meri controlli formali.

I risultati della campagna di vigilanza intensiva nei cantieri meritano alcune riflessioni. I cantieri ispezionati sono stati 448. Complessivamente vi operavano 1.035 imprese e 2.854 addetti di cui 453 lavoratori autonomi. In 226 cantieri sono state rilevate irregolarità. I ponteggi sono risultati irregolari in 112 cantieri, in 61 le aperture verso il vuoto non erano protette, in 48 erano in corso lavorazioni pericolose sui tetti.
 
Ventiquattro erano gli scavi aperti privi di protezione. Sei le gru irregolari. Le violazioni complessivamente accertate sono state 487, l’importo delle relative sanzioni ammonta a 1.546.533 euro. L’ ammontare è riducibile ad un quarto, qualora il soggetto destinatario della sanzione rimuova nel tempo prescritto le violazioni riscontrate. I Servizi impiantistici antinfortunistici delle Aziende Usl hanno sottoposto a verifica 123 gru.
 
Nessuna delle quali, tuttavia, presentava pericolo di ribaltamento e rischio per le aree esterne ai cantieri.

I dati relativi a questa campagna non vanno interpretati come elaborazioni statistiche descrittive del contesto produttivo edile di questa Regione. I cantieri da sottoporre a controllo sono stati scelti sulla base di specifici parametri che hanno consentito di dirigere i controlli verso i cantieri più probabilmente fuori norma.


Gestione del rumore ambientale, pubblicata la guida UE ( 18-11-2010)


L’ Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) ha diffuso il 10 novembre scorso una guida che intende proporsi come strumento di aiuto per i politici, le autorità competenti e tutte le parti interessate nel processo di implementazione della Direttiva Europea sulla gestione del rumore ambientale, Direttiva 2002/49/CE.
Redatta dall’Expert Panel on Noise, un gruppo di lavoro che coadiuva l’Agenzia Ambientale Europea e la Commissione Europea, la guida raccoglie in 7 capitoli e 5 annessi gli ultimi studi internazionali sugli effetti sanitari del rumore e le linee guida sul rumore notturno, recentemente pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Inoltre, presenta alcune metodologie per la valutazione del rischio anche attraverso l’analisi costi benefici.
In tal modo si vuol fornire agli utilizzatori strumenti pratici e validati dall’esperienza, per calcolare l’impatto sanitario del rumore per tutte le azioni di pianificazione strategica ai fini della prevenzione e dell’abbattimento delle immissioni acustiche.
 
Il documento pubblicato da EEA presenta proprio gli studi che hanno portato alle valutazioni di impatto acustico ed alla quantificazione di questo impatto sulla popolazione, fornendo anche una panoramica sugli effetti sanitari del rumore. Sono stati infatti realizzati degli algoritmi per calcolare la probabilità che si manifestino effetti come l’annoyance, il disturbo del sonno, i risvegli e le malattie cardiovascolari.
La guida propone quindi l’adozione di vere e proprie “mappe di annoyance” o comunque “mappe di effetto” da accostare alle mappature acustiche previste dalla Direttiva europea.
Una parte dello studio è poi dedicato alle ricerche sulla conoscenza della buona qualità ambientale dal punto di vista sonoro, in Europa con risultati variegati da Stato a Stato. Ciò conferma l’assenza di una omogeneizzazione di vedute sull’importanza di salvaguardare un ambiente non inquinato da emissioni rumorose.

La guida registra inoltre, una ulteriore disomogeneità nell’utilizzo dei nuovi indicatori Lden e Lnight introdotti dalla Direttiva, che potrebbero consentire, invece, la confrontabilità internazionale dei livelli di esposizione nei diversi settori produttivi dei diversi stati: in generale è stato finora riscontrato che il valore limite per il rumore industriale è sensibilmente inferiore a quello del rumore ferroviario.


Sicurezza, maggiore evidenza alle buone prassi ( 18-11-2010)


 

Il Ministero del Lavoro, con il comunicato del 15 novembre 2010, ha reso noto che, nell’ambito della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro (articolo 6 del Testo unico), è stato elaborato un modello per la presentazione – da parte di ogni interessato – di soluzioni organizzative o procedurali, adottate volontariamente, in grado di migliorare i livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (“buone prassi” ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, comma 1, lett. v, del D.lgs. n. 81/2008).


Ai fini dell’inizio della relativa procedura di selezione delle buone prassi, il modello, compilato in ogni sua parte e corredato di documentazione di supporto, può essere inoltrato direttamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - D.G. Tutela condizioni di lavoro – ovvero, tramite posta elettronica, al seguente indirizzo e-mail: Div3TutelaLavoro@lavoro.gov.it.



La formazione sulla sicurezza può essere impartita dai consulenti del lavoro ( 18-11-2010)


Il Ministero del Lavoro, con la nota n. 23200 dell’11 novembre 2010, ha precisato che la formazione in materia di sicurezza sul lavoro che il datore di lavoro debba svolgere ai sensi del DM 16.1.1997, riguardante lo svolgimento diretto dei compiti del servizio di prevenzione, può essere impartita anche dai consulenti del lavoro.


Soluzioni organizzative per migliorare i livelli di salute e sicurezza nelle imprese ( 19-11-2010)


La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro prevista dall’articolo 6 del Testo unico, ha elaborato un modello per la presentazione di soluzioni organizzative o procedurali, adottate volontariamente, in grado di migliorare i livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ("buone prassi" ai sensi e per gli effetti dell'art.2, comma 1, lett. v) del D.lgs. n. 81/2008).

In tal modo si fornisce agli operatori uno strumento per presentare, ai fini della "validazione" della buona prassi, le caratteristiche e l'efficacia delle attività di prevenzione già sperimentate con successo.
Un


Un nuovo portale per la prevenzione nei cantieri ( 19-11-2010)


Il Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia promosso dalle Regioni e Province Autonome a partire dall’aprile 2009 intende affrontare la problematica della salute e della sicurezza nelle Costruzioni attraverso un programma di interventi articolato e complesso.

Il portale www.prevenzionecantieri.it, avviato e in aggiornamento continuo, si pone come punto di raccolta e diffusione delle informazioni e dei materiali utili a risolvere correttamente i problemi di sicurezza e salute nel lavoro di cantiere.

Nel contesto del Piano si inserisce una Campagna di Informazione sul valore sociale della salute e sicurezza nello specifico settore, Campagna che vede congiuntamente impegnati e coinvolti il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero della Salute, l’INAIL, le Regioni e Province Autonome, con la collaborazione delle Parti Sociali.

La Campagna nazionale di informazione, che si articolerà in ogni territorio regionale, è sostanzialmente mirata a realizzare la più ampia acquisizione di conoscenze finalizzate ad incidere sui comportamenti di tutti i soggetti coinvolti, diffondendo a tutti i livelli la cultura della sicurezza e della regolarità sul lavoro.


Cantieri temporanei e mobili: La sicurezza delle scale portatili ( 19-11-2010)


All’interno del Laboratorio regionale di approfondimento “Costruzioni” della Regione Lombardia, curato dal Gruppo di Lavoro “Lavori in quota” ed in relazione al Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia sono state pubblicate le Linea Guida per l’utilizzo di scale portatili nei cantieri temporanei e mobili.

Nel documento si ricorda che nei lavori edili “la caduta dall’alto rappresenta la modalità di accadimento di infortunio che con maggiore frequenza genera infortuni gravi e mortali”.
 
Infatti, “la percentuale dei casi attribuiti a caduta dall’alto sul totale degli infortuni gravi varia dal 30 al 40% quanto a numero di casi, è costantemente intorno al 40% quanto a numero di giornate perse, ed è infine attorno al 50% quanto a gradi di invalidità permanente riconosciuti”.
Nelle linee guida sono riportate utili informazioni sull’acquisto delle scale, sulle misure generali di sicurezza nell’utilizzo delle scale, informazioni relative alle operazioni da svolgersi dopo l’uso della scala (manutenzione, deposito e conservazione) ed informazioni relative alla sorveglianza sanitaria mirata per i lavoratori che utilizzano scale portatili in cantiere.


Valutazione dello stress lavoro-correlato: Le nuove indicazioni ( 19-11-2010)


Nella riunione del 17 novembre 2010 la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha approvato le indicazioni necessarie per la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 6, comma 8, lettera m-quater, e 28, comma 1-bis, del D.lgs. n. 81/2008, e s.m.i.

In tal modo viene fornito, in anticipo rispetto al termine di legge (31 dicembre 2010), ai datori di lavoro pubblici e privati, agli operatori e ai lavoratori un essenziale strumento di indirizzo ai fini della corretta attuazione delle previsioni di legge in materia di valutazione del rischio, con riferimento alla peculiare e innovativa tematica del rischio da stress correlato al lavoro.


DONNE E STRESS DA LAVORO: 40% IN PIÙ DI RISCHIO IPERTENSIONE E INFARTO ( 21-11-2010)


Lo stress, in particolare quello legato al lavoro, espone la donna al rischio di sviluppare ipertensione, malattie cardiovascolari e ictus.
 
Secondo un nuovo studio del Brigham and Women's Hospital di Boston (Usa), non basta lo stress del vivere quotidiano, a insidiare la salute in modo serio ma c’è anche lo stress legato al lavoro. E, a soffrirne in particolar modo pare siano proprio le donne.


NUOVE PROPOSTE PER AUMENTARE LA SICUREZZA SUL LAVORO IN EDILIZIA ( 21-11-2010)


L'Ance, l'Associazione nazionale dei costruttori edili, nel corso di un'audizione davanti alla commissione straordinaria d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato, propone una patente a punti per le imprese e una revisione delle norme sul massimo ribasso per contribuire al contrasto degli infortuni sul lavoro e delle morti bianche.
 
 Pur rilevando un calo degli infortuni in edilizia, sceso in termini di incidenza rispetto al numero degli occupati dal 40,7% del 2008 al 34% del 2009, la delegazione dell'Ance ha sottolineato che la dimensione del fenomeno resta ancora alta ed occorre proseguire sulla strada della lotta al sommerso e della garanzia della tutela della salute dei lavoratori.

Tra le criticità del sistema di sicurezza in edilizia, l'Ance ha denunciato la non completa elaborazione dei piani di sicurezza e coordinamento da parte dei coordinatori per la progettazione e la conseguente incompleta stima dei costi della sicurezza, con conseguenze negative anche in fase di esecuzione dei lavori. Sull' impegno per incrementare la cultura della sicurezza, l'Ance ha sottolineato


STRESS E SALUTE: I DANNI CAUSATI DA COMPUTER E TELEFONINO ( 21-11-2010)


Il computer e il telefonino usati per oltre 5 ore al giorno sono le principali cause di perdita di vista, mal di schiena e problemi alla mano. Circa 390 mila i milanesi soffrono per il lavoro d’ufficio e le donne sono quelle più soggette.
 
Di questi lavoratori milanesi quasi 140 mila dichiarano problemi seri e continuativi, gli altri occasionali o ridotti. Sul totale oltre la metà ha problemi agli occhi e alla vista (216 mila), circa 83 mila soffrono di mal di schiena, più di 35 mila hanno dolori e altri problemi alle mani, circa 20 mila risentono del mal di testa.
 
 E in media le lavoratrici soffrono di più dei colleghi maschi, oltre 200 mila le addette che lamentano disturbi. Soprattutto per il mal di schiena (oltre 52 mila su 83 mila in totale) e il mal di testa (quasi 14 mila su 19 mila).
Questi dati allarmanti emergono da una stima della Camera di commercio di Milano su dati Istat e registro delle imprese e da un’indagine della Camera di commercio di Milano su 518 imprenditori milanesi nell’ambito del convegno sulla “Valutazione del rischio stress-lavoro correlato, organizzato da Chambre Française de Commerce et d’Industrie en Italie e Formaper – Camera di commercio di Milano.
“Con ritmi diversi rispetto al passato e l’utilizzo di strumenti informatici e innovativi - ha dichiarato Paolo Guaitamacchi, vice presidente Formaper, azienda speciale della Camera di commercio di Milano - ci sono sempre più conseguenze legate allo stress e ai disturbi psicofisici connessi all’attività lavorativa.

L’incontro si focalizza proprio su questo tema, con la presentazione di “case history” positive che si stanno diffondendo tra le imprese attente alla responsabilità sociale”. “Siamo lieti di aver avuto la testimonianza dei due Ministeri del Lavoro francese e italiano, che hanno presentato le diverse regolamentazioni dei rispettivi governi - ha commentato Dominique Ottavi, vice presidente Chambre Française de Commerce et d’Industrie en Italie -.
 
I tre partner coinvolti Psya, Foresight e LabLaw, hanno permesso di illustrare le misure concrete che possono essere messe in atto dalle aziende per rispettare le nuove normative che entreranno in vigore all’inizio dell’anno prossimo”.


Valutazione dei rischi, l'autocertificazione salva il credito d'imposta ( 22-11-2010)


La Corte di Cassazione, sez. V, si sofferma sulla questione riguardante la previsione del credito d’imposta, introdotto dalla L. n. 388 del 2000, a favore dei datori di lavoro che avessero assunto in soprannumero a tempo indeterminato, individuando quale causa della revoca del detto credito la mancata autocertificazione del procedimento valutativo dei rischi in materia antinfortunistica, previsto sia nell’abrogato D.Lgs. n. 626/94 che nell’attuale D.Lgs. n. 81/08 per quelle entità aziendali di modeste dimensioni.
La suprema Corte sancisce dunque che in caso di mancata predisposizione dell'autocertificazione attestante l'avvenuta effettuazione della valutazione dei rischi comporta la revoca del credito d'imposta previsto per le nuove assunzioni in soprannumero a tempo indeterminato, effettuate nel periodo 1° ottobre 2000 - 31 dicembre 2003.


Il ruolo dei consulenti del lavoro nella formazione del datore di lavoro in materia di sicurezza ( 22-11-2010)


In una nota del 11 novembre 2010 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali stabilisce che la formazione che il datore di lavoro intende svolgere in materia di sicurezza, in base a quanto stabilito dal Dm 16 gennaio 1997, per lo svolgimento diretto dei compiti del servizio di prevenzione, può essere impartita dai Consulenti del Lavoro.


ATMOSFERE ESPLOSIVE: MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE ( 23-11-2010)


E’ stato pubblicato sul sito del Gruppo di Lavoro per Ambienti a Rischio di Esplosione – gruppo di lavoro nato con l’obbiettivo di fornire informazioni sui rischi delle atmosfere esplosive, sulle misure di prevenzione e protezione e sulla direttiva e classificazione ATEX - un documento rivolto al comparto chimica che affronta cause e caratteristiche delle esplosioni di gas, vapori, polveri, le differenze e le analogie tra le varie esplosioni, condizioni e parametri che influenzano le varie reazioni esplosive.

Il documento trae spunto da un seminario “La valutazione e la gestione del rischio nell’industria chimica e farmaceutica”, tenutosi nel 2004 in cui sono stati forniti diversi strumenti per la valutazione e gestione dei rischi nei comparti industriali chimici.
 
Nell’intervento “ Le esplosioni di gas, vapori e polveri”, a cura di Paolo Cardillo, si sottolinea che “gran parte degli incidenti che si verificano nell'industria chimica deriva dalla considerevole energia latente nei sistemi e nei materiali utilizzati che, in talune circostanze, può essere rilasciata in quantità tale e con velocità troppo alta per essere assorbita dall'ambiente circostante”.
 
Questo rilascio di energia “in un tempo relativamente breve e in uno spazio relativamente ristretto, capace di generare un'onda di pressione che si propaga nello spazio circostante”, si può definire "esplosione".

Il documento si sofferma su diversi aspetti:
 
dall’infiammabilità di gas e vapori, al punto di infiammabilità , alle sorgenti di innesco e alla violenza delle esplosioni.


L’OBBLIGO DELLA DELEGA PER LA SICUREZZA NELLE SOCIETÀ DI PERSONE ( 23-11-2010)


E’ conforme ad una giurisprudenza consolidata quanto emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione in merito alle responsabilità in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e di coloro ad essi equiparati nell’ambito di una società di persone.

Secondo la Suprema Corte infatti, nelle società di persone, l’obbligo di adottare le misure di sicurezza poste a tutela della integrità fisica dei lavoratori è a carico di ciascun socio a meno che non risulti fornita una delega espressa a persona competente in materia.


LA CRISI ECONOMICA E LE MORTI BIANCHE ( 23-11-2010)


Ogni 15 secondi, nel mondo, muore una persona per un incidente sul lavoro o per una malattia professionale. Circa 2,3 milioni di morti bianche, oltre 337 milioni di infortuni e circa 160 milioni di malattie si registrano ogni anno.
Mentre da un lato diminuiscono le risorse per le ispezioni e per la prevenzione, dall’altro aumentano i carichi di lavoro e l’insicurezza sociale.

Il dato che spesso viene trascurato inoltre, è che le malattie e gli incidenti professionali incidono pesantemente sull’economia. Secondo le stime, ogni anno i costi diretti e indiretti di incidenti e malattie professionali ammontano al 4 per cento del PIL globale, pari a circa 1,25 miliardi di dollari.

Sono perdite in termini di ore lavorative, di risarcimenti, di interruzione della produzione e di spese mediche. Inoltre una forma di costi invisibili è rappresentata da quelle situazioni in cui si va al lavoro nonostante si stia male e ovviamente non si è efficienti.

La crescente precarietà e la paura di essere licenziati spingono molti lavoratori a non prendere più permessi per malattia. Senza contare che la crisi sta incidendo anche sulla salute mentale dei lavoratori. I disturbi psichici crescono e in Europa sempre più prepensionamenti sono indotti da situazioni di questo tipo.


SICUREZZA SUL LAVORO: UNA RICERCA SUI REQUISITI DEI FORMATORI ( 23-11-2010)


L’AiFOS, Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro, ha svolto nel 2010 un’articolata ricerca che ha raccolto nel “Rapporto AiFOS 2010” inerente il tema della formazione sulla sicurezza sul lavoro per i lavoratori in Italia. La ricerca si è svolta attraverso un questionario con oltre 150 domande.

Con questo strumento è stato possibile raccogliere un gran numero di dati e delineare un’immagine completa e complessa di coloro che oggi svolgono l’attività di formatore per la sicurezza sul lavoro.

Se la formazione è oggi considerata un fattore essenziale per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, poco o nulla si è detto in questi anni sulla figura del formatore alla sicurezza.
Per troppi anni questa figura è stata trascurata, non ritenendo necessario indicare a livello normativo i necessari requisiti per svolgere bene questa delicata attività.
Tuttavia è proprio attraverso la figura del formatore, attraverso le sue conoscenze e le sue capacità di comunicarle, che la formazione dei lavoratori può diventare un condiviso progetto della sicurezza aziendale e un efficace strumento per ridurre incidenti e malattie professionali.
In un loro recente intervento Rocco Vitale (Presidente AiFOS) e Francesco Naviglio (Segretario Generale AiFOS) sottolineano che “la peculiarità del Rapporto Aifos 2010” è proprio quella di fondarsi “sul sistema scientifico della ricerca e dell’inchiesta”.
Sui requisiti dei formatori è solo recentemente intervenuto il D.Lgs. 106/2009, il quale affida alla “Commissione Consultiva permanente per la sicurezza il compito di elaborare criteri di qualificazione della figura del formatore”.

La ricerca di AiFOS potrà pertanto essere un utile contributo per i lavori della Commissione delineando la figura del formatore per la sicurezza come una figura molto attenta alla sua qualificazione, un importante attore della sicurezza sul lavoro che vuole uscire dall’anonimato e dalla generalità.


Sicurezza in banca: A Bergamo un convegno sui rischi da eventi criminosi, stress lavoro correlato e gestione delle emergenze ( 24-11-2010)


Anche quest'anno la FABI, Federazione Autonoma Bancari Italiani, organizza la Terza Assemblea annuale dei propri Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.
 
L'incontro, che avrà luogo a Bergamo alla Casa del Giovane, Sala degli Angeli in Via Gavazzeni 13, sarà articolato in un primo momento di aggiornamento normativo e di presentazione delle attività realizzate dalla FABI nell'ultimo anno, cui seguirà un intenso dibattito tra i presenti quale contributo alla definizione delle linee strategiche da perseguire nel prossimo futuro, anche alla luce della scadenza del Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro.
Come di consueto sarà celebrata insieme a quella della FABI anche l'Assemblea Nazionale dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza della Federazione Nazionale Assicurativi: categoria sempre più legata a quella dei bancari e con temi di riflessione simili, eccetto che per quanto attiene al rischio rapina.

Avrà inoltre luogo il Primo Convegno dedicato ai " Rischi da eventi criminosi, da stress lavoro correlato e la gestione delle emergenze nelle Banche di Credito Cooperativo e nelle piccole Aziende di Credito".
 
Il Convegno sarà organizzato congiuntamente dal Dipartimento Nazionale Salute e Sicurezza e dal Coordinamento Nazionale B.C.C.

I temi trattati spazieranno dalla valutazione dello stress lavoro correlato, al rischio da eventi criminosi, fino al tema recentemente evidenziato dalle cronache dopo l'alluvione nel Veneto, della business continuità.

Nel corso del Convegno interverranno esperti del Settore e, al termine, una Tavola Rotonda tra esperti e parti sociali cercherà di individuare possibili percorsi comuni per applicare nel modo più corretto le normative di legge e promuovere la definizione di specifiche linee guida.


Sicurezza sul lavoro: Microrganismi Geneticamente Modificati e sicurezza in laboratorio ( 24-11-2010)


Gli sviluppi in campo biomedico e l’innovazione tecnologica indirizzano sempre più la sperimentazione e le sue applicazioni terapeutiche verso l’utilizzo dei MOGM. Tutti gli impianti e gli impieghi di MOGM, sono attualmente soggetti a severe procedure di notifica e di autorizzazione che in Italia avvengono sotto il controllo dell’Autorità Competente, il Ministero della Salute.

L’1 dicembre 2010 a Roma presso l’ex ISPELS si svolgerà l’incontro di presentazione dei risultati finali del progetto CCM finanziato dal Ministero della Salute e cofinanziato dall’ex ISPESL “Promozione della sicurezza nei laboratori che fanno uso di Microrganismi Geneticamente Modificati (MOGM)”.
 
Il Cd-Rom “MOGM e Sicurezza in Laboratorio” che sarà presentato all’incontro è il risultato di attività di studio e di ricerca del progetto CCM il cui intento è quello di offrire agli operatori del settore delle biotecnologie un valido strumento operativo che riassume in sé la formazione, l’informazione, la divulgazione e l’interattività delle principali problematiche attinenti al settore.

Il Cd-rom, evidenzia in maniera chiara ed esaustiva i processi lavorativi e le misure di controllo atte ad evitare o minimizzare il rilascio di MOGM nei luoghi di lavoro e nell’ambiente ed espone dettagliatamente la procedura di valutazione dei rischi correlati con l’impiego confinato di MOGM in conformità alla Direttiva 2009/41/CE.

Con questa pubblicazione l’ex ISPESL si propone quindi di fornire un mezzo immediato di divulgazione per promuovere la cultura della prevenzione, della sicurezza, nonché la formazione e l’informazione nei luoghi di lavoro, pubblici e privati, che fanno uso di MOGM.


Manutenzione del verde: Rischi e incidenti con la macchina cippatrice ( 24-11-2010)


Durante le varie fasi di manutenzione del verde il lavoratore va incontro ad innumerevoli rischi e pericoli. Rischi che sono spesso aggravati dalla carenza di protezioni personali e di procedure corrette nell’uso di macchinari come motoseghe, piccoli trattori e decespugliatori.

Un’attrezzatura usata in questo comparto e tutt’altro che priva di rischi è la cippatrice, una macchina usata per ridurre in piccole scaglie il legno. Gli incidenti che possono accadere con questa macchina sono spesso gravi e possono provocare periodi prolungati di incapacità lavorativa o, anche, di invalidità.

Per affrontare i rischi e la prevenzione relativi all’uso della macchina cippatrice, è stata riportata a titolo esemplificativo nel sito di SUVA, istituto svizzero per l'assicurazione e la prevenzione degli infortuni, una dinamica di un infortunio.
 
Il principale rischio nell’utilizzo della macchina cippatrice è quello di essere ghermito con forza dai cilindri di trascinamento. Infatti, la nuova norma europea relativa a queste macchine esige che d'ora in poi siano commercializzate unicamente macchine nelle quali la distanza tra i bordi anteriori della tramoggia di alimentazione ed i cilindri di trascinamento sia al minimo di 150 centimetri. Vi sono poi altri rischi correlati all’utilizzo e alla manutenzione di una macchina cippatrice.

Il SUVA dunque, oltre a fornire l’esemplificazione di un incidente avvenuto ad un giardiniere e ad un dipendente comunale durante la macinatura dei residui vegetali prodotti dal taglio di alcune piante, fornisce suggerimenti utili al fine di prevenire ed evitare il verificarsi di infortuni nell’utilizzo della macchina scippatrice per le attività di manutenzione del verde.


Il ruolo della protezione attiva nella sicurezza antincendio: Opportunità e nuove responsabilità per progettisti, installatori e gestori ( 24-11-2010)


La sicurezza contro l’incendio, in genere, è il risultato di un insieme di misure organizzative, strutturali ed impiantistiche che, opportunamente combinate, producono come risultato il cosiddetto livello di sicurezza “ottimale” ovvero riducono il rischio collegato all’incendio ad un livello minimo “accettabile”.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo “riposizionamento” del sistema di cui sopra verso un progressivo affermarsi dei sistemi di protezione attiva, quei sistemi cioè cui si attribuisce una capacità di azione positiva nei confronti dell’incendio con la funzione quantomeno di rilevarne l’insorgere e, molto più frequentemente di svolgere un’azione di contrasto diretto con lo spegnimento dell’incendio stesso od almeno il suo controllo efficace.

Questo si potrebbe dire è avvenuto “a discapito” dei più tradizionali criteri di sicurezza antincendio basati sulla capacità delle strutture di resistere all’azione dell’incendio per tempi più o meno lunghi, tali comunque da consentire l’efficace intervento delle squadre di soccorso esterne, e sulle compartimentazioni destinate ad evitare la propagazione dell’incendio stesso alle aree non direttamente interessate.
Il maggior uso dei sistemi di protezione attiva ha trovato una sua ragione anche nella possibilità di eseguire opere perseguendo obiettivi di economicità. Infatti non necessariamente costa meno proteggere con sistemi di controllo dell’incendio un vasto edificio industriale o commerciale, rispetto alla sua realizzazione con strutture caratterizzate da una resistenza al fuoco predeterminata e comunque paragonabile, nel caso delle lavorazioni o delle attività commerciali, al carico d’incendio presente nell’edificio stesso.

A supportare questo sviluppo è stata chiamata ad intervenire, la normazione tecnica applicabile, nel caso dei sistemi di protezione attiva contro l’incendio, sia alla componentistica utilizzata, con il procedimento di marcatura CE dei componenti principali.
 
In pratica, tutti i sistemi di protezione attiva oggi utilizzati sono coperti da una norma tecnica nazionale od europea, ed anche la loro manutenzione è regolata da norme tecniche costantemente aggiornate dai gruppi di lavoro competenti nell’ambito della cosiddetta Commissione Protezione Attiva dell’UNI.

Per quanto concerne poi la gestione, vi è anche una completa copertura dell’attività da parte delle norme tecniche sulla manutenzione dei sistemi di protezione attiva, in parte pubblicate nell’ambito stesso delle norme di sistema, in parte pubblicate come norme specifiche. Anche qui esiste sostanziale chiarezza sulle operazioni da fare per una corretta gestione e manutenzione, mentre manca ogni qualsivoglia riferimento sulla qualifica degli operatori che sono abilitati all’esecuzione delle suddette operazioni.
Si potrebbe quindi affermare che la situazione sia fra le più rosee, e che i sistemi di protezione attiva nel nostro paese vengano realizzati a regola d’arte nella gran parte dei casi. Invece purtroppo non è così e sono almeno due le ragioni per cui questo accade.
 
Innanzitutto non è prevista alcuna entità, funzione o figura professionale che debba prendersi la responsabilità di rivedere ed approvare ognuna delle installazioni fatte, né in sede di progettazione, né in sede di realizzazione. Secondariamente non è previsto alcun collaudo formale delle installazioni fatte.
Inoltre, ad oggi nel nostro paese non esiste ancora una tradizione di indagine sul comportamento dei sistemi di protezione attiva a seguito di un incendio nonostante questo tipo di verifica sia molto comune invece nei paesi di cultura anglosassone, nei quali non si spende più di tanta energia nel cercar di capire che cosa ha causato un incendio, ma bensì nella ricerca delle cause che ne hanno determinato la propagazione ed il danno conseguente.

Fra questi fattori ovviamente ha un ruolo il sistema di protezione complessivamente adottato ed in particolare gli impianti di protezione attiva eventualmente installati. Spesso in quei paesi si crea un nesso si causalità fra danno arrecato ed eventuale mancato funzionamento dei sistemi di protezione per il quale possono venir chiamati a rispondere i progettisti, gli installatori ed i gestori dei sistemi, ciascuno per la propria parte.

Come detto ad oggi questo tipo di cultura non si è ancora affermata nel nostro paese, ma potremmo ritenere che non tarderà a divenire prassi comune a livello di giudizio, stante anche il contenuto degli articoli 22, 23 e 24 del D.lgs. 81/08, inerenti le responsabilità di progettisti ed installatori, e dell’articolo 46 dello stesso provvedimento riguardante l’attività di prevenzione degli incendi.

Per coloro i quali hanno in carico la responsabilità della gestione di uno o più sistemi di protezione attiva installati a protezione di una o più aree dell’insediamento da loro gestito assume particolare rilevanza la disponibilità di tutta la documentazione inerente la realizzazione dei sistemi stessi (progetto e dichiarazione di conformità ove disponibile), la disponibilità di almeno un verbale di collaudo redatto da professionista qualificato secondo le specifiche competenze, da ripetere secondo quanto indicato dalla normativa tecnica di riferimento nel caso il documento non fosse giudicato soddisfacente, nonché la corretta manutenzione del sistema, con le cadenze indicate dalle norme tecniche, e comunque ogni non oltre 6 mesi.

Solo in queste condizioni si può avere ragionevole certezza che i sistemi di protezione attiva installati siano in grado di fronteggiare ogni possibile incendio che possa insorgere nell’are protetta, avendone ragione in maniera efficace e sostanzialmente priva di danni collaterali.


SOSTANZE CHIMICHE: L’EUROPA CHIEDE L’AGGIORNAMENTO DELLA NORMATIVA ( 25-11-2010)


La Commissione europea ha chiesto a quattro stati europei, Francia, Italia, Lussemburgo e Slovenia di aggiornare la rispettiva legislazione sulle sostanze chimiche per conformarsi alla direttiva 2008/112/CE relativa alla classificazione, all'etichettatura ed all'imballaggio delle sostanze e delle miscele.
 
La Direttiva 2008/112/CE modifica diverse altre direttive che contengono disposizioni relative a cosmetici, giocattoli, pitture, vernici, prodotti per carrozzeria, veicoli e apparecchiature elettriche ed elettroniche con l’obiettivo di migliorare l’informazione e la conoscenza delle sostanze pericolose adoperate ai fini della protezione dell’ambiente e della salute umana.

Questi Stati, secondo la Commissione, non hanno adottato tutte le misure necessarie per l'attuazione della presente legge a livello nazionale (il termine previsto era il 1 aprile 2010), oppure non hanno ancora ufficialmente informato la Commissione di aver intrapreso le misure necessarie a conformarsi ai dettati europei.

Gli Stati inadempienti hanno quindi due mesi di tempo per soddisfare la richiesta. In mancanza, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia europea.


AMIANTO: IL KILLER INVISIBILE ( 25-11-2010)


A Milano l’amianto causa 300 morti all'anno per mesotelioma, asbestosi e carcinoma polmonare. Nelle case dell'Aler e del Comune vivono 2500 famiglie esposte particolarmente al rischio.

Il pericolosissimo minerale, bandito dal 1992 in Italia, è presente, in particolar modo, nelle case di proprietà del Comune (1504) e dell’Aler (1000).
 
In tutto 2500 famiglie esposte al rischio di cancro ai polmoni, all’intestino, alla laringe e allo stomaco. Il caso più grave è quello di via Russoli, a pochi passi dallo IULM, dove 200 famiglie vivono in 4 palazzoni di otto piani, di proprietà dell’Aler, completamente rivestiti in amianto.
 
I dati degli ultimi 6 anni parlano di otto decessi imputabili al «killer invisibile» ma, nonostante ciò, Palazzo Marino continua a rimandare i lavori di smaltimento e messa in sicurezza. Nel frattempo i lastroni velenosi, lasciati alle intemperie da circa 30 anni senza manutenzione, cominciano a gonfiarsi, sbriciolarsi e cadere. Proprio accanto alle finestre da cui i condomini dovrebbero ricevere una boccata di aria fresca.


LA SICUREZZA DEI LAVORATORI NEI TRAFORI: L’ESPERIENZA DELLA VALLE D’AOSTA ( 25-11-2010)


Durante il convegno intitolato“La sicurezza degli operatori nel settore autostradale, nelle gallerie e nei trafori”, organizzato al Palanoir di Courmayeur per il 25 e il 26 novembre prossimi, dalla Regione Valle d'Aosta e dal Comitato regionale di coordinamento in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, si discuterà su come conciliare, in ambito autostradale, nelle gallerie e nei trafori, il servizio, il supporto e il primo soccorso agli utenti, con un certo livello di sicurezza del lavoratore.

Vista la presenza dei trafori transfrontalieri nonché di autostrade con elevata percentuale di gallerie, la Valle d'Aosta e' tra le regioni che, nel settore, ha maturato una significativa esperienza.

Il convegno intende in particolare porre a confronto le diverse esperienze in materia. Un approccio che tende a valorizzare la formazione e la gestione operativa e assume un rilievo particolare per una realtà come l'Italia, nazione che dispone di una rete di gallerie pari quasi all'insieme degli altri 26 Stati membri dell'Unione europea.

Al convegno, che sarà introdotto dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli e dal presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta, Augusto Rollandin, oltre che dai rappresentanti francesi e svizzeri, interverranno tra gli altri, Franco Karrer, presidente del Consiglio dei lavori pubblici e Pasquale Cialdini, direttore generale per la Vigilanza e la sicurezza nelle infrastrutture del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.


TERZO ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA THYSSENKRUPP : IL 6 DICEMBRE A ROMA SI TERRA’ IL SAFETY DAY ( 25-11-2010)


Dopo le contestate affermazioni rilasciate alla Berghem Fest dello scorso Agosto e le polemiche scaturite, il Ministro Tremonti potrebbe partecipare al Safety Day, la manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma in concomitanza del 3° anniversario della tragedia della Thyssenkrupp.

Il Safety Day si conferma così l'evento di elevato standing che chiude l'Agenda Sicurezza 2010 , ma la notizia che comincia a trapelare tra gli organizzatori, se fosse confermata trasformerebbe la manifestazione in un vero e proprio evento mediatico: il Ministro Tremonti potrebbe partecipare all'evento e cogliere l'occasione per precisare le sue posizioni in merito alle polemiche di questa estate scegliendo proprio la qualificata e gremitissima platea del safety Day.

Mentre si attendono notizie dalla segreteria del ministro, nel frattempo la macchina organizzativa di FIRAS-SPP è in piena e completa mobilitazione. Oltre agli ospiti istituzionali , parteciperanno oltre un centinaio gli esponenti di organi di vigilanza , dirigenti di organismi paritetici , di sindacati , esponenti del mondo universitario e moltissimi medici e psicologi del lavoro.


Violazioni in materia di sicurezza sul lavoro: Sanzioni amministrative e ricorsi ( 25-11-2010)


All’interno del Pacchetto Sicurezza varato dal Governo con decreto legge n. 187/2010 (Misure urgenti in materia di sicurezza), in vigore dal 12 novembre, sono contenute delle disposizioni riguardanti anche la sicurezza sul lavoro.

In presenza di violazioni gravi o reiterate, in materia di tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro, è sempre disposta la confisca amministrativa delle cose che sono servite o sono destinate a commettere la violazione e delle cose che ne sono il prodotto. La disposizione non si applica se la cosa appartiene a persona estranea alla violazione amministrativa.

Contro il provvedimento di confisca è possibile fare opposizione davanti al tribunale del luogo in cui è stata commessa la violazione, entro il termine di 30 giorni dalla notifica del provvedimento.


Sicurezza sul lavoro: Alcune precauzioni per la salute dei lavoratori nei saloni di parrucchiere e per la cura delle unghie ( 26-11-2010)


Da un’analisi accurata relativa alla prevenzione di incidenti e malattie professionali nei comparti in cui a volte si tende a sottovalutare la necessità di mettere in atto misure precauzionali, la Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro (CFSL) ha fornito alcune indicazioni per la sicurezza e la salute di parrucchieri e operatori di “nail studio”.

Sono stati individuati i principali rischi, le misure di prevenzione per evitare incidenti, malattie cutanee, malattie delle vie respiratorie e disturbi dell’apparato muscoloscheletrico.

Dei saloni di parrucchiere e “nail studio” si occupa in modo particolare un documento intitolato “ Lista di controllo CFSL: Parrucchieri, nail studio” pubblicato e prodotto con la collaborazione di SUVA e di altri partner.
Il primo argomento che affronta la lista di controllo è relativo alla pelle e ad consigli per evitare malattie professionali cutanee. Vengono successivamente forniti suggerimenti per evitare problemi alle vie respiratorie e per prevenire disturbi dell’apparato muscolo scheletrico.

Infine il documento riporta diverse indicazioni per la formazione e suggerimenti per la sicurezza e tutela della salute in generale.

Il documento sottolinea dunque che per ridurre sensibilmente i rischi è necessario istruire bene i collaboratori, fare in modo che le regole di sicurezza vengano rispettate e utilizzare correttamente cosmetici, installazioni e apparecchi.


Sicurezza sul lavoro: La valutazione del rischio d’incendio ( 26-11-2010)


Per valutazione dei rischi d’incendio si intende quel procedimento finalizzato alla valutazione della possibilità del verificarsi di un pericolo d’incendio in un luogo di lavoro.

Per valutare i rischi d’incendio è necessario effettuare l’analisi dei luoghi di lavoro, tenendo conto in particolare del tipo di attività, delle sostanze e dei materiali utilizzati, delle caratteristiche costruttive, dimensionali e distributive dei luoghi di lavoro e del numero massimo ipotizzabile delle persone che possono essere presenti contemporaneamente nei luoghi di lavoro.

L’obiettivo dell’analisi è di determinare i fattori di pericolo d’incendio, di identificare le persone esposte al rischio d’incendio, di valutare l’entità dei rischi accertati, di individuare le misure di prevenzione e protezione programmando le misure antincendio, ritenute più opportune.


Per valutazione dei rischi d’incendio si intende quel procedimento finalizzato alla valutazione della possibilità del verificarsi di un pericolo d’incendio in un luogo di lavoro. ( 26-11-2010)


Secondo quanto disposto all’articolo 98 comma 2 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, la validità dei corsi di formazione frequentati dai coordinatori per la sicurezza nei cantieri temporanei o mobili secondo le indicazioni fornite dalla normativa pregressa (D.lgs. n. 494/1996), viene confermata in quanto contenente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute previste dalla direttiva 92/57/CE.

Gli attestati rilasciati nel rispetto della normativa pregressa, costituita dal D.lgs. n. 494/1996 e s.m.i., sono dunque validi ai fini dell’applicazione del D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.


STRESS DA LAVORO CORRELATO ( 26-11-2010)


Il vigente ordinamento in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro stabilisce che la valutazione obbligatoria dei rischi a carico del datore di lavoro deve riguardare tutti i tipi di rischio, ivi compreso quello da ‘stress lavoro correlato’ secondo quanto contenuto nell’accordo europeo 8 ottobre 2004.

Come noto, l’articolo 8, comma 12 del D.L. 78/2010 stabilisce che ‘il termine di applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 28 e 29 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di rischio da stress lavoro-correlato, è differito al 31 dicembre 2010’.

In ogni caso, ai sensi dell’articolo 28 comma 1bis nonché dell’articolo 6, comma 8, lettera m-quarter), del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 ed ai fini di una corretta applicazione della normativa, la valutazione dello stress lavoro-correlato deve essere effettuata nel rispetto delle indicazioni fornite dalla commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.

Con riunione del 17 novembre, la commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha approvato le indicazioni operative per la valutazione del suddetto rischio.

Il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, con  lettera circolare 18 novembre 2010, n. 23692, ha reso note le predette indicazioni.

1.                  DEFINIZIONE DI STRESS DA LAVORO CORRELATO

Ai sensi dell’articolo 3 dell’Accordo europeo 8 ottobre 2004, lo stress da lavoro correlato è ‘una condizione, accompagnata da sofferenze o disfunzioni fisiche, psichiche, psicologiche o sociali, che scaturisce dalla sensazione individuale di non essere in grado di rispondere alle richieste o di non essere all’altezza delle aspettative. L’individuo può ben adattarsi ad affrontare un’esposizione alla pressione a breve termine, cosa che può anche essere considerata positiva, ma ha una maggiore difficoltà a sostenere un’esposizione prolungata a una intensa pressione. Inoltre i singoli individui possono reagire differentemente ad una stessa situazione data oppure possono reagire diversamente a situazioni similari in momenti diversi della propria vita. Lo stress non è una malattia, ma un’esposizione prolungata ad esso può ridurre l’efficienza nel lavoro e può causare malattie. Lo stress derivante da motivi esterni all’ambiente di lavoro può portare a cambiamenti nel comportamento e ad una riduzione dell’efficienza nel lavoro. Tutte le manifestazioni da stress nel lavoro non possono essere ritenute correlate al lavoro stesso. Lo stress da lavoro può essere causato da fattori diversi, come ad esempio il contenuto del lavoro, la sua organizzazione, l’ambiente, la scarsa comunicazione’.

Pertanto, lo stress da lavoro correlato risulta parte integrante della valutazione dei rischi e deve essere effettuata dal datore di lavoro, in collaborazione con il  Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione [R.S.P.P.], il medico competente, ove nominato e previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza [R.L.S./R.L.S.T.].

Secondo le indicazioni fornite dalla commissione  consultiva, la valutazione deve  essere così strutturata:

  • Valutazione preliminare consistente :

è identificazione dei fattori rischio da stress da lavoro correlato ad esempio, prendendo in esame  gruppi omogenei di lavoratori che risultino esposti a rischi dello stesso tipo. La valutazione preliminare consiste pertanto nella rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili, numericamente apprezzabili, appartenenti a tre distinte famiglie:

1.       eventi sentinella, quali ad esempio: indici infortunistici, assenze per malattia, turnover elevato, numero elevato di lamentele, segnalazioni del medico competente;

2.       fattori di contenuto del lavoro quali: ambiente di lavoro e attrezzature, carichi e ritmi di lavoro eccessivi, orario di lavoro e turni, effettiva corrispondenza tra competenze dei lavoratori e requisiti professionali richiesti;

3.       fattori di contesto del lavoro: ruolo nell’ambito dell’organizzazione, autonomia decisionale, conflitti interpersonali al lavoro, possibilità di carriera, chiarezza nella comunicazione (incertezza in ordine alle prestazioni richieste).

Ove nella valutazione preliminare non emergano elementi di rischi da stress lavoro-correlato, tali da richiedere azioni correttive, il datore di lavoro sarà unicamente tenuto a darne conto nel D.V.R. e prevedere un piano di monitoraggio. Al contrario, qualora emergano rischi da correggere, si procederà alla:

è Pianificazione delle misure di eliminazione;

è Eliminazione effettiva del rischio.

  • Valutazione eventuale approfondita, da attivare nel caso in cui la valutazione preliminare rilevi elementi di rischio da stress da lavoro correlato e le misure di correzione adottate a seguito della stessa si rivelino inefficaci.

La valutazione approfondita deve prevedere:

-           la valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori attraverso strumenti quali questionari, focus group, interviste semi strutturate relativamente ai fattori sopra elencati. Nelle aziende di grandi dimensioni è possibile effettuare detta valutazione su un campione rappresentativo di lavoratori.

Dette valutazioni rappresentano quindi lo standard minimo inderogabile per l’effettuazione della valutazione dello stress da lavoro correlato e pertanto dovranno essere rese operative da parte delle aziende, a partire dal 31 dicembre 2010.



Polveri sottili: deferimento alla Corte UE per il mancato rispetto delle norme a tutela della qualità dell'aria ( 28-11-2010)

Questo  procedimento  della Comunità Europea contro l’Italia è in una fase già più avanzata.

Dato che l’Italia – insieme a Cipro, Portogallo e Spagna – non ha fino ad ora dimostrato di affrontare in modo efficace il problema delle emissioni eccessive del particolato fine (PM10), la Commissione europea, su raccomandazione del commissario per l'ambiente Janez Potočnik, ha deciso di ricorrere alla Corte di giustizia.

In questo caso bisognava adeguarsi alla direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa già entro il 2005 e gli Stati membri potevano chiedere di essere esentati dall'obbligo di rispettare i limiti in materia di PM10 fino al giugno 2011.

Tale esenzione, però, è subordinata al rispetto di una serie di condizioni che nel caso di questi quattro paesi non si ritiene che siano state rispettate.

Sul deferimento alla Corte si è espresso duramente il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza il quale ha affermato che “Nonostante i ripetuti allarmi e le annuali segnalazioni di Legambiente sull’emergenza polveri, il Governo italiano si è ben guardato dall'agire con un piano nazionale di interventi concreti mirati al miglioramento della viabilità generale e del trasporto pubblico in particolare. Ora pagheremo due volte. Con i nostri polmoni e con il nostro portafoglio. La multa europea sarà, infatti, ben superiore al risparmio previsto dai tagli indiscriminati di Tremonti all’ambiente e alle politiche di disinquinamento e ci toccherà pagare con le nostre tasche” (Fonte ASCA).

Per completezza, si rileva che di recente ha concluso il suo iter l’atto che ha recepito la direttiva 2008/50/CE: si tratta del D.Lgs. n. 155 del 13 agosto 2010 (G.U. n. 216 del 15 settembre 2010 suppl. ord.) che era stato approvato dal Consiglio dei Ministri n. 103 del 30 luglio 2010 (schema di decreto legislativo recante “Attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa”- A.S. n. 224).



Mancato rispetto della normativa italiana sul rendimento energetico degli edifici ( 29-11-2010)

Il 24 novembre 2010 la Commissione europea ha chiesto formalmente all'Italia e alla Spagna di applicare integralmente la legislazione europea relativa al rendimento energetico degli edifici.
 

In particolare, per quanto ci riguarda, la Commissione ritiene che: le norme italiane in materia di rilascio degli attestati di rendimento energetico degli edifici non rispondono alle esigenze fissate dalla direttiva; l'Italia non abbia adottato alcuna misura relativa all'obbligo di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento dell'aria per valutarne il rendimento.



Costi dei subappalti immediatamente deducibili ( 29-11-2010)

Con la risoluzione del 5 novembre 2010, n. 117/E l'Agenzia delle Entrate ha precisato che l'appaltatore può dedurre i costi relativi ai Sal (stato di avanzamento lavori) liquidati in via provvisoria in caso di lavori dati in subappalto.

 

AGENZIA DELLE ENTRATE risoluzione 5 novembre 2010, n. 117/E

Consulenza giuridica _ Opere ultrannuali _ Costi relativi ai SAL liquidati in via provvisoria al subappaltatore _ Articoli 93 e 109, comma 2, lettera b), del TUIR.


Con la richiesta di consulenza giuridica specificata in oggetto, concernente l'interpretazione dell'articolo 93 del D.P.R. n. 917/1986, è stato esposto il seguente


QUESITO


L'Associazione ALFA chiede chiarimenti in relazione alla portata della risoluzione n. 260/E del 22 ottobre 2009, con la quale la scrivente, affrontando il tema del trattamento fiscale e contabile delle cosiddette "ritenute a garanzia", si è espressa altresì sulla valutazione fiscale delle rimanenze di opere pluriennali.

In particolare, il caso analizzato nella risoluzione in questione riguardava un appalto per la realizzazione di un'opera pubblica di durata pluriennale, per la quale una parte dei lavori erano stati subappaltati.

L'esecuzione dell'opera prevedeva, per i rapporti tra committente ed appaltatore (e per quelli tra quest'ultimo ed il subappaltatore), l'emissione di Stati Avanzamento Lavori (di seguito "SAL"), a fronte di "certificati di pagamento" in cui erano indicati gli importi dovuti e le ritenute operate dal committente (dall'appaltatore) nei confronti dell'appaltatore (del subappaltatore) a garanzia della corretta realizzazione dei lavori e degli adempimenti contributivi dovuti.

Al riguardo, la risoluzione in argomento ha precisato che, nell'ipotesi di contratto di appalto, si rende applicabile il disposto dell'articolo 109, comma 2, lettera b), del TUIR, in base al quale i ricavi si considerano conseguiti dall'appaltatore alla data di ultimazione dell'opera, ossia al momento dell'accettazione senza riserve di quest'ultima da parte del committente.

Pertanto, ai fini della qualificazione dei corrispettivi come ricavi imponibili per l'impresa esecutrice, risulta rilevante il momento di ultimazione e accettazione dell'opera, che comporta il passaggio del rischio in capo al committente ed il diritto dell'appaltatore al pagamento del prezzo.

In particolare, nell'ipotesi di:

_ opere eseguite "per partite" (di cui all'articolo 1666 del codice civile), i corrispettivi liquidati a fronte di SAL definitivamente accettati (che implicano l'accettazione, senza riserve, della singola partita) sono considerati ricavi per l'appaltatore;

_ opere eseguite "unitariamente", i corrispettivi liquidati in via provvisoria a fronte di SAL durante la realizzazione dell'opera (che non comportano l'accettazione della stessa) non possono considerarsi ricavi d'esercizio, ma devono concorrere alla valutazione delle rimanenze relative ai "lavori in corso su ordinazione" ai sensi dell'articolo 93 del TUIR.

Specularmente, la risoluzione _ rinviando all'articolo 109, comma 2, lettera b), del TUIR _ relativamente al committente ha affermato che "solo i corrispettivi liquidati in via definitiva (nel senso sopra precisato) costituiscono costi fiscalmente rilevanti (...). In presenza di una liquidazione provvisoria del corrispettivo (...) l'esborso sostenuto dal committente non costituisce un costo (...). Il costo rileva fiscalmente (...) soltanto nel periodo d'imposta in cui interviene l'accettazione definitiva".

ALFA evidenzia che tale principio, quando applicato al rapporto tra appaltatore e subappaltatore, suscita notevoli criticità in quanto appare contrario al principio di correlazione tra costi e ricavi. Da una lettura sistematica della citata risoluzione n. 260/E/2009 e del principio contabile OIC n. 23 deriverebbe, a parere dell'Associazione, che l'appaltatore, in ciascun esercizio di esecuzione dell'opera:

_ dovrebbe determinare il valore delle rimanenze tenendo conto anche della parte dei costi relativi al subappalto sostenuti nel periodo d'imposta (SAL liquidati al subappaltatore in via provvisoria);

_ non potrebbe dedurre fiscalmente tali costi nel medesimo esercizio in quanto questi, in assenza dell'accettazione definitiva, non potrebbero qualificarsi come costi "sostenuti".

L'Associazione evidenzia, infatti, che la tecnica contabile più utilizzata per la valutazione delle rimanenze è quella della "percentuale di completamento", con il metodo del "costo sostenuto" (cosiddetto "cost to cost"), in base al quale la determinazione del valore delle rimanenze avviene applicando all'ammontare dei ricavi stimati di commessa una percentuale, data dal rapporto tra i costi sostenuti nel periodo d'imposta per l'esecuzione dei lavori _ ivi compresi quelli relativi al subappalto _ ed i costi totali stimati (cfr. principio contabile OIC n. 23, par. D.II.c.).

Secondo l'Associazione, in capo all'appaltatore l'applicazione concreta del principio affermato nella risoluzione in questione _ comportando la tassazione dei componenti positivi (rimanenze) e la contestuale indeducibilità dei relativi componenti negativi (costi del subappalto) _ contrasterebbe con il principio di correlazione tra costi e ricavi, che costituisce il criterio fondamentale per la valutazione "a corrispettivo" delle rimanenze di opere pluriennali.

Per tali ragioni, l'Associazione chiede alla scrivente di confermare che, qualora nella determinazione del valore delle rimanenze (componente positivo di reddito) l'appaltatore abbia tenuto conto del costo relativo a lavori affidati in subappalto sostenuto nel periodo d'imposta (SAL liquidati al subappaltatore in via provvisoria), tale costo possa essere fiscalmente dedotto nel medesimo periodo, nel rispetto del principio di correlazione tra costi e ricavi.


SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE


L'applicazione concreta del principio sopra esposto _ tassabilità dei componenti positivi (rimanenze) dell'appaltatore e contestuale indeducibilità dei costi del subappalto _ contrasterebbe con la finalità della valutazione "a corrispettivi" delle rimanenze di opere pluriennali, sancita dall'articolo 93 del TUIR, che è quella di ripartire l'utile di commessa su tutti gli esercizi di esecuzione dei lavori. Infatti, in tali esercizi l'appaltatore realizzerebbe una rilevante redditività della commessa e subirebbe una elevata tassazione (in assenza di costi per il subappalto deducibili), mentre nell'esercizio di ultimazione della prestazione registrerebbe una rilevante "perdita di commessa" (dovuta all'imputazione, in quel periodo d'imposta, di tutti i costi connessi al subappalto).

Per tali ragioni, l'Associazione ritiene che il principio di correlazione tra costi e ricavi, su cui si basa la valutazione "a corrispettivi" delle rimanenze di cui all'articolo 93 del TUIR, debba prevalere rispetto al principio di competenza di cui all'articolo 109 del TUIR medesimo.


PARERE DELLA DIREZIONE CENTRALE NORMATIVA


Nella risoluzione n. 260/E/2009 la scrivente ha evidenziato che, nel rapporto tra committente e appaltatore, solo i corrispettivi liquidati in via definitiva costituiscono costi fiscalmente rilevanti per il committente. In presenza di una liquidazione provvisoria del corrispettivo, invece, l'esborso sostenuto dal committente non costituisce un costo, bensì un credito nei confronti dell'appaltatore. Il costo rileva fiscalmente (in contropartita della chiusura del predetto credito) soltanto nel periodo d'imposta in cui interviene l'accettazione definitiva.

In relazione ai dubbi sollevati dall'Associazione circa l'applicabilità di tale principio al rapporto tra appaltatore e subappaltatore con specifico riferimento ai lavori subappaltati, si osserva quanto segue.

L'articolo 2426 del codice civile stabilisce che i lavori in corso su ordinazione possono essere valutati con il criterio del costo (punto 9) oppure sulla base del corrispettivo contrattuale maturato (punto 11).

Il principio contabile OIC n. 23 ritiene preferibile il criterio del corrispettivo in quanto "consente una maggiore adesione al principio della competenza".

Visto che "le norme di legge non precisano le modalità con cui determinare il corrispettivo maturato, rinviando implicitamente ad una interpretazione in chiave tecnica", il citato principio contabile fornisce le regole "tecniche" per quantificare tale corrispettivo e, di conseguenza, per valutare le rimanenze relative ai lavori in corso su ordinazione.

Sulla base delle indicazioni contenute nel predetto principio contabile, la determinazione del valore delle rimanenze in argomento può essere effettuata con il "criterio della percentuale di completamento o stato d'avanzamento".

Con l'adozione di tale criterio (consigliata dal principio contabile "in tutti i casi in cui la sua applicazione sia tecnicamente possibile") i ricavi, i costi e il margine di commessa vengono imputati ai diversi esercizi in funzione dell'avanzamento dell'attività produttiva.

Ai fini della determinazione della percentuale di completamento, il principio contabile riconosce la possibilità di utilizzare il metodo del "costo sostenuto" ("cost to cost"), sulla base del quale lo stato di avanzamento dell'opera è determinato in base al rapporto tra i costi sostenuti ad una certa data ed i costi totali stimati. A tal proposito, il paragrafo D.II.c.5 del citato principio contabile stabilisce che "nell'applicazione del metodo del costo sostenuto, di norma, si deve tenere conto, tra i costi, anche di quelli dei subappaltatori per il lavoro da essi già svolto, escludendo quindi gli anticipi (...). E' necessario che siano operanti nel sistema contabile dell'impresa procedure adeguate che assicurino che tutti i costi relativi al lavoro affidato ai subappaltatori vengano appropriatamente rilevati. Se di tali costi si debba tenere conto in base allo stato di avanzamento del lavoro svolto dai subappaltatori o al completamento da parte loro di singole fasi ovvero al completamento dell'intero lavoro ad essi assegnato, dipenderà dalle varie fattispecie, dalla struttura di cui dispone l'appaltatore per verificare lo stato di avanzamento, dalla possibilità pratica di poterlo fare, ecc.".

Di conseguenza, il valore della rimanenza finale di lavori in corso su ordinazione rilevato in bilancio dall'appaltatore è influenzato anche dai costi relativi al lavoro svolto dai subappaltatori nell'esercizio. Tali costi, infatti, incrementando la percentuale di completamento da applicare al totale dei ricavi stimati di commessa, fanno crescere il valore della rimanenza (che, per l'eccedenza registrata rispetto all'esercizio precedente, costituisce un componente positivo di conto economico).

Coerentemente, il paragrafo D.I.b., punto 2, del predetto principio contabile, stabilendo che tra i costi della produzione vanno rilevati i costi riferibili alle opere ultrannuali "sostenuti nell'esercizio in esecuzione dell'opera (quali acquisti, subappalti, manodopera), nonché gli ammortamenti dei macchinari e di eventuali oneri differiti, gli accantonamenti, ecc.", attribuisce rilevanza al lavoro svolto dai subappaltatori anche dal lato dei componenti negativi di reddito (cfr. anche paragrafo B.III).

Pertanto, l'obiettivo perseguito attraverso l'utilizzo del criterio della percentuale di completamento "è quello di riconoscere l'utile della commessa con l'avanzamento dell'opera" (paragrafo C.III).

Dal punto di vista fiscale, le rimanenze finali di "opere, forniture e servizi di durata ultrannuale" sono disciplinate dall'articolo 93 del TUIR che _ nella versione attualmente vigente, conseguente all'abrogazione del metodo della "commessa completata" operata dall'articolo 1, comma 70, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 _ non prevede la valutazione in base al costo, bensì in base al corrispettivo (la valutazione avviene sulla base dei corrispettivi pattuiti, ovvero dei corrispettivi liquidati per la parte di opere, forniture e servizi coperta da stati avanzamento lavori).

In sostanza, con tale criterio il margine complessivo della commessa viene riconosciuto e ripartito nei vari esercizi in cui si esplica l'attività produttiva in funzione dell'avanzamento dell'attività stessa (cfr. risoluzione n. 342 del 31 ottobre 2002).

La ratio dell'articolo 93 _ nella versione attualmente in vigore _ è pertanto quella di assoggettare ad imposizione la quota parte di utile di commessa riferibile ad ogni singolo esercizio interessato dalla realizzazione dell'opera, fornitura o servizio ultrannuale.

L'articolo 93 citato non indica alcun criterio per la determinazione del grado di "avanzamento" dell'attività produttiva per cui, nel silenzio della norma, deve ritenersi accettabile il criterio del "costo sostenuto" previsto dal principio contabile OIC n. 23 che, come visto, fa concorrere (indirettamente) alla determinazione delle rimanenze finali anche i costi relativi ai lavori svolti dai subappaltatori.

Nel caso di specie, quindi, la finalità dell'articolo 93 (ossia la ripartizione dell'utile complessivo della commessa tra gli esercizi interessati dalla realizzazione dell'opera o del servizio ultrannuale) viene perseguita, in capo all'appaltatore, attraverso il riconoscimento, ai fini fiscali, di quanto rilevato in bilancio secondo corretti principi contabili.

Ciò considerato, si ritiene che nella fattispecie rappresentata da ALFA, relativamente ai lavori subappaltati, siano applicabili le disposizioni del citato articolo 93 e che, quindi, rilevino in capo all'appaltatore i costi relativi ai SAL liquidati in via provvisoria al subappaltatore che hanno concorso alla valutazione delle opere ultrannuali.

La risposta di cui alla presente nota viene resa dalla scrivente nell'ambito della consulenza giuridica di cui alla circolare del 18 maggio 2000, n. 99/E.

Le Direzioni regionali vigileranno affinché le istruzioni fornite e i principi enunciati con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dagli uffici.



Pacchetto sicurezza: ulteriore ipotesi di confisca amministrativa obbligatoria in materia di sicurezza del lavoro ( 29-11-2010)

Una recente disposizione normativa contenuta nel recente pacchetto sicurezza varato dal Governo con il d.l. 12 novembre 2010, n. 187, introduce una nuova ipotesi di confisca amministrativa obbligatoria

L’intervento normativo d’urgenza: generalità

Il D.L. 12 novembre 2010, n. 187 recante “Misure urgenti in materia di sicurezza” , entrato in vigore lo scorso 13 novembre è stato varato dal Governo per il perseguimento immediato di alcuni obbiettivi:

a) garantire la sicurezza dei luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive, prevedendo misure idonee a prevenire e reprimere i comportamenti particolarmente pericolosi;

b) adottare mirati interventi per rafforzare l'azione di contrasto alla criminalità organizzata e alla cooperazione internazionale di polizia;

c) adottare ulteriori misure in materia di tracciabilità dei flussi finanziari, di sicurezza urbana e per la funzionalità del Ministero dell'interno.

Tra le disposizioni normative d’urgenza oggetto di nuova introduzione, viene in rilievo, in particolare, quanto contenuto al Capo IV del provvedimento legislativo in esame, contenente le “Disposizioni in materia di sicurezza urbana”.



MALATTIE PROFESSIONALI: LA RINOSINUSITE ( 29-11-2010)


Nel recente Convegno dei medici INAIL è stata presentata una interessante relazione sulle situazioni lavorative caratterizzate dall’esposizione al freddo, le cui conclusioni, assumono particolare rilevanza in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Alle lavorazioni al freddo sono esposti diverse categorie di lavoratori come i lavoratori della grande distribuzione che operano in celle frigorifere nonché i banconisti (macellai); lavoratori del comparto metalmeccanico che operano sulla analisi e controlli di qualità dei sistemi meccanici a basse temperature (ingegneri meccanici); lavoratori dell'edilizia (muratori, carpentieri) che operano sopratutto in alcune latitudini sfavorevoli e/o in zone montane; lavoratori dell'industria conserviera e dei surgelati (settore agroalimentare ma anche della pesca a bordo navi).
La relazione ha posto particolare attenzione al tema della rinosinusite che può essere considerata una patologia a genesi multifattoriale. Particolari condizioni climatiche di freddo ed umidità, esposizione ad inquinanti atmosferici, fumo ecc. rappresentano condizioni in grado di modificare la motilità ciliare con conseguente riduzione dell'attività di clearance muco-ciliare e facile ristagno di secrezioni naso-sinusali favorendo la moltiplicazione virale e batterica nell’apparato respiratorio.

Dal convegno è dunque emerso che, se l'esposizione lavorativa è stata qualitativamente e quantitativamente valida (tempo di esposizione superiore almeno a 3 anni), ricorrono gli estremi medico-legali per richiedere il riconoscimento della rinosinusite come malattia professionale sopratutto per quei lavoratori che espletano lavori in celle frigorifere.


SICUREZZA SU LAVORO NEI CANTIERI: LA SITUAZIONE IN SICILIA ( 29-11-2010)


In Sicilia solo il 6% dei 170mila cantieri edili aperti e' destinatario di controlli sul rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoro.
 
Questi controlli fanno emergere dei dati sconfortanti: su 2.760 aziende ispezionate da marzo a ottobre nel 2010, le violazioni riscontrate sono state 1.895 (il 69%).
 
In questo contesto aumentano i morti e la percentuale di incidenti resta immutata così come l'evasione contributiva e il lavoro nero che si aggira attorno al 30%.
 
La denuncia viene dalla FILLEA e dalla CGIL siciliane che, con un presidio davanti Palazzo d'Orleans, hanno dato il via ad una nuova campagna contro gli infortuni sul lavoro e le morti bianche.
 
''Il problema - sostiene Franco Tarantino, segretario generale della FILLEA CGIL regionale - e' che manca il personale addetto ai controlli: tra INPS, Sanità e Ispettorati del Lavoro operano solo 220 ispettori e stimiamo una carenza di circa 800 unità. Negli ispettorati al lavoro inoltre i controlli sono a regime ridotto visto che nel 2010 c'e' stato un taglio del 30% delle risorse destinate alle missioni.
 
Nonostante l'esigua attività, le sanzioni inflitte alle imprese hanno portato nel 2009 milioni di euro nelle casse della regione. ''A Palermo - secondo i dati forniti dal sindacato in una conferenza stampa - un solo nucleo ispettivo ha dato multe per 1 milione di euro, analogamente a Catania, mentre ad Agrigento sono state inflitte sanzioni per 7 milioni e mezzo soltanto da 5 ispettori.


L’OBBLIGO DI CONTROLLO DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO ( 29-11-2010)


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1829 del 15 gennaio 2010, ha sancito che il datore di lavoro non può giustificare il proprio mancato controllo del lavoratore con il fatto che il lavoro che questi sta svolgendo sia di breve durata ed a prescindere dalla sua pericolosità.

In questi casi si può riscontrare un comportamento omissivo dal punto di vista del controllo sia da parte del datore di lavoro, sia da parte di persona a questo preposta.
La carenza di sicurezza nel caso in esame ha riguardato il mancato uso di una cintura di sicurezza durante un lavoro in quota mediante l’utilizzo di un cestello.


SICUREZZA SUL LAVORO: LE OFFICINE NEL COMPARTO EDILE ( 29-11-2010)


Una scheda per la gestione della sicurezza nelle attività che si svolgono nelle officine del comparto edile è stata elaborata in riferimento alla banca dati di schede bibliografiche contenute in " La valutazione dei rischi nelle costruzioni edili"- un manuale nato dalla collaborazione tra il Comitato Paritetico Territoriale per la Prevenzione Infortuni, l'Igiene e l'Ambiente di Lavoro di Torino e Provincia (CPT Torino) e l’ INAIL Piemonte.

Le imprese edili possono fare riferimento a queste schede per la gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro e, adeguandole agli ambienti e alle situazioni specifiche dell’impresa, per la stesura del DVR e dei piani di sicurezza.
La scheda contiene informazioni sui requisiti generali di sicurezza, una rassegna di misure di prevenzione adeguate in relazione ai rischi specifici, una raccolta di istruzioni per gli addetti ai diversi compiti e informazioni relative a procedure di emergenza, dispositivi di protezione individuale, sorveglianza sanitaria, informazione, formazione e segnaletica necessaria.


UE: VALIDITA’ DEI CORSI DI FORMAZIONE SULLA SICUREZZA NEI PAESI MEMBRI ( 30-11-2010)


Con la direttiva Europea 2005/36/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 7 Settembre 2005 relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, la Ce ha stabilito la libera circolazione dei lavoratori ed il riconoscimento degli attestati di formazione professionale, previa verifica della validità dei programmi attinenti la formazione da parte delle autorità preposte dallo Stato europeo ospitante.

Questo concetto può essere trasposto nel campo della sicurezza sui luoghi di lavoro, pertanto i corsi sulla sicurezza sul lavoro, volti ad acquisire le qualifiche di responsabile e o di addetto al primo soccorso così come di addetto antincendio, devono considerarsi validi in tutto il territorio europeo, con la semplice avvertenza che lo Stato ospitante può richiedere verifiche e/o adempimenti particolari “ad integrandum”, che però non inficiano la validità della qualifica stessa.

I corsi sulla sicurezza sul lavoro, in quanto scaturiscono da una direttiva europea, sono validi in tutti gli Stati membri, pur dovendo rispondere alle regole vigenti nei vari paesi UE. E’ bene precisare che la direttiva è un atto che il Parlamento europeo, congiuntamente al Consiglio e alla Commissione, emana per adempiere gli obblighi previsti nel Trattato costitutivo della Comunità Europea.
 
Tale fonte di diritto comunitario è obbligatoria in tutti i suoi elementi, ma lascia spazio all’iniziativa legislativa dello Stato cui si rivolge. Pertanto obbligatorio è il principio posto in ambito comunitario ma facoltativa rimane la scelta dello Stato membro di disciplinare la materia con i mezzi che ritiene più idonei.

Il processo attuativo della Direttiva quadro in questione negli Stati membri è avvenuto in modo graduale e superando non pochi ostacoli.


MALATTIE PROFESSIONALI: RICONOSCIMENTO ANCHE SE CAUSATE CONGIUNTAMENTE DA FATTORI ESTRANEI ALL’ ATTIVITA’ LAVORATIVA ( 30-11-2010)


La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione si è pronunciata sulla nozione di “malattia professionale” ai fini dell’intervento dell’ente assicurativo. Secondo la Corte Suprema la natura professionale della malattia non può essere esclusa laddove l’attività lavorativa insieme ad altri fattori (anche extralavorativi) abbia contribuito alla determinazione dell’evento.

La Suprema Corte ha affermato che anche nella materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali trova diretta applicazione la regola contenuta nell’art. 41 c.p., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio dell’equivalenza delle condizioni.
Secondo tale principio deve pertanto essere riconosciuta l’efficienza causale ad ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, alla produzione dell’evento.

Solo laddove possa essere con certezza ravvisato l’intervento di un fattore estraneo all’attività lavorativa, che sia di per sé sufficiente a produrre l’infermità tanto da far degradare altre evenienze a semplici occasioni, deve escludersi l’esistenza del nesso eziologico richiesto dalla legge.

L’esposizione al rischio professionale può dunque essere causata anche dal concorso di “cause extralavorative”, le quali possono rappresentare fattori di potenziamento del rischio stesso, nonché aumentare l’efficacia lesiva della malattia.


SICUREZZA SU LAVORO: PIU’ MANUTENZIONE, MENO INCIDENTI MORTALI ( 30-11-2010)


Le statistiche indicano che il 10-15% di tutti gli incidenti mortali sul lavoro in Europa è riconducibile a operazioni di manutenzione.
 
Alla luce di questi dati, l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha unito le proprie forze a quelle della Presidenza belga dell'UE per organizzare a Bruxelles una conferenza che dimostri come, attraverso una manutenzione sicura, sia possibile migliorare le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

La conferenza "Maintenance: Do It Safely" (Manutenzione: falla in sicurezza) coincide con la pubblicazione della relazione dell'EU-OSHA Safe Maintenance in Practice (Manutenzione sicura nella pratica), in cui vengono delineate le strategie chiave che le imprese dovrebbero adottare per prevenire i rischi connessi alla manutenzione.

Jukka Takala, direttore dell'EU-OSHA, ha affermato che "queste strategie comprendono la garanzia di una dirigenza legata a una cultura della sicurezza e la diffusione di chiare procedure lavorative, attraverso il coinvolgimento dei lavoratori nell'attuazione delle norme di sicurezza, attraverso la realizzazione di una valutazione dei rischi e di corsi di formazione sulla sicurezza, nonché l'attuazione di misure preventive".

La relazione descrive in dettaglio esempi di migliori prassi per la manutenzione sicura, fra cui quelle dei seminari sulla manutenzione dei motori dell'Air France, in cui è attualmente presente uno strumento di simulazione per favorire l'individuazione di problemi relativi alla sicurezza, all'ergonomia o alla produzione già in fase di progettazione.


INFORTUNI SUL LAVORO: LA SITUAZIONE IN FRIULI VENEZIA ( 30-11-2010)


Secondo il rapporto regionale INAIL Friuli Venezia Giulia, presentato nell'ambito del convegno "La prevenzione condivisa: piccole e media impresa e lavoratori" con lo scopo di mostrare la situazione relativa agli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, nel 2009 le denunce d’infortunio registrano un calo del 14% (a fronte di una media nazionale del -9,7%).

Il Friuli Venezia Giulia è la seconda regione più virtuosa d'Italia per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro.
 
Il settore più a rischio è l'industria e rimane alto il pericolo rappresentato dalla circolazione su strada. Nel 2009 sono stati denunciati 22.309 infortuni sul lavoro tra cui 20 i casi mortali (6 in meno rispetto al 2008).

Dei 20 casi mortali avvenuti solo 13 si sono verificati in ambiente di lavoro ordinario e sette, invece, sono collegati al "rischio strada". Di questi ultimi, quattro casi sono avvenuti in occasione di lavoro o "in itinere" (3 casi). Nel 2009 hanno perso la vita per infortunio 18 lavoratori che operavano nel settore dell'Industria e servizi e due dell' agricoltura.

Tra i 20 infortuni con esito mortali verificatesi nel 2009 solo due hanno riguardato lavoratrici donne.

Per quanto riguarda il "rischio strada", con 2.431 casi in tutto, questa tipologia copre quasi l'11% del totale degli infortuni riferita essenzialmente agli infortuni stradali in itinere e non agli infortuni stradali lavorativi, rimasti praticamente costanti.
Dall'analisi per settore di attività emerge che, nel 2009, il 33,3% degli infortuni (7.436 casi) si è verificato in aziende operanti nel settore dell'industria mentre il 33,9% (7.557 casi) si è verificato nelle imprese/enti dei servizi. Il settore delle costruzioni, che con 2.044 infortuni rappresenta oltre il 9% del totale degli infortuni denunciati registra anche 8 morti sul lavoro.

Dai dati disponibili emerge che gli infortuni si distribuiscono equamente tra imprese artigiane (1.028) e non artigiane (1.016) ma il Friuli Venezia Giulia risulta essere la regione con la maggior incidenza di infortuni occorsi ai lavoratori stranieri.

Nel Friuli Venezia Giulia prevalgono le malattie professionali nell'Industria e servizi (1.140 casi) rispetto all'agricoltura (34 casi) e dipendenti in conto Stato (8 casi) e rilevante è, in particolare, il caso delle denunce di tumori professionali correlati all'amianto, che vede la regione al primo posto per il loro riconoscimento.