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VALUTAZIONE DEI RISCHI: LE ATTIVITA’ DI VERNICIATURA ( 20-12-2010)


Sul sito dell’ Osservatorio della provincia di Lodi per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, nato da un progetto dell' ASL di Lodi, sono stati resi disponibili gli atti del convegno “Salute e sicurezza nella verniciatura" che si è tenuto a Cremona il 28 maggio 2009.

L’evento - nato dalla collaborazione di diverse entità pubbliche e locali (Università degli Studi di Milano, ASL della Provincia di Cremona, Unità Operativa Ospedaliera di Medicina del Lavoro degli Istituti Ospitalieri di Cremona, …) e dall’impulso della Regione Lombardia - è stato un’importante occasione scientifica per affrontare la problematica dell’esposizione ad agenti cancerogeni nei luoghi di lavoro.
Durante il convegno sono stati illustrati i risultati ottenuti in seguito alle indagini di mappatura e monitoraggio condotte nell’ambito del Progetto Prevenzione dei Tumori Professionali (PPTP) della Regione Lombardia, allo scopo di valutare gli attuali livelli espositivi a sostanze classificate come cancerogene dalla International Agency for Research on Cancer (IARC) e considerate come tali ai sensi dell’attuale legislazione dell’Unione Europea.

In “Rischio chimico e cancerogeno nell’attività di verniciatura”, a cura di P.E. Cirla (Centro di riferimento PPTP Clinica del Lavoro “Luigi Devoto”, Divisione Tossicologica CIMAL), A. Filipponi e L. Galli (Unità Operativa Ospedaliera di Medicina del Lavoro, A.O. “Istituti Ospitalieri di Cremona”), si ricorda in modo particolare che, durante le attività di verniciatura, sia nelle fasi di produzione di prodotti vernicianti sia durante le attività di applicazione degli stessi, i lavoratori possono venire in contatto con agenti chimici che trasportano e manipolano (ingredienti, diluenti, vernici, tinte), o si liberano durante la lavorazione (solventi, nebbie).

E’ necessario dunque un accurato “processo valutativo dei rischi da esse derivati sia sotto l’aspetto della sicurezza sia sotto quello della salute”.

Gli effetti sulla salute derivanti dalla lavorazione con presenza di vernici sono diversi e riguardano vari ambiti organo-funzionali. In particolar modo sono colpiti “l’apparato respiratorio e quello cutaneo, sulla base di un’azione irritativa oltre che soprattutto allergica”.
 
E “la presenza di solventi organici può “comportare la liberazione di concentrazioni tali da determinare effetti a carico del sistema nervoso e dello stato di vigilanza”.
Una particolare attenzione deve essere poi rivolta “anche verso la accertata cancerogenicità di alcuni ingredienti ed in particolare di alcuni pigmenti a base metallica, tra cui spiccano composti del cromo esavalente (cromato di bario, cromato di stronzio, giallo di piombo solfocromato, piombo cromato molibdato rosso) con accertata cancerogenicità verso il polmone”.
 
Infine, per individuare misure appropriate ed efficaci, condizione preventiva e necessaria è la valutazione del livello di esposizione dei lavoratori all’ agente cancerogeno o pericoloso, tenendo conto anche del possibile assorbimento cutaneo”.

Dove poi “non sia possibile effettuare un monitoraggio ambientale, la valutazione potrà essere effettuata integrando varie fonti di informazione (confrontando situazioni lavorative simili, assumendo criticamente dati di letteratura, considerando i quantitativi utilizzati e le modalità d’uso, ecc.), tutte attentamente vagliate e considerate criticamente da personale qualificato”.

In ogni caso dunque, la valutazione deve “tenere in considerazione le caratteristiche delle lavorazioni, la loro durata e frequenza, le concentrazioni di agenti cancerogeni o pericolosi che si vengono a liberare e la loro capacità di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento”.