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VALUTAZIONE DEI RISCHI: IL RISCHIO ELETTRICO ( 01-02-2011)


L’Unione degli industriali di Pordenone in collaborazione con Vega Engineering s.r.l. organizzano un convegno per approfondire il problema e fornire soluzioni ai datori di lavoro sulla valutazione del rischio elettrico.

Il comma 2 dell’art.80 (“Obblighi del datore di lavoro”), obbliga il  datore di lavoro di valutare i rischi di natura elettrica tenendo in considerazione tre aspetti fondamentali:

·       le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro considerando eventuali interferenze;

·         i rischi presenti nell’ambiente di lavoro;

·         tutte le condizioni di esercizio prevedibili.

La nuova articolazione del D.Lgs. 81/2008 sottolinea cioè che non è sufficiente accertarsi che l’impianto sia a norma ma che ricade sul datore di lavoro la responsabilità di individuare e organizzare la corretta applicazione di tutte le misure di sicurezza che servono a controllare e prevenire i rischi residui presenti in azienda riguardo gli impianti elettrici.

La valutazione del rischio elettrico in azienda implica quindi il possesso di conoscenze e competenze che spesso i datori di lavoro non hanno, diventa perciò indispensabile affrontare l’argomento con dei tecnici che possano indirizzare le scelte del datore di lavoro e far sì che possa adempiere ai suoi obblighi in modo consapevole e informato.

Gli interventi del convegno saranno affidati a due tecnici specialisti di Vega Engineering e ad una penalista:

·        L’Ing. Cristian Masiero,  interverrà su “ I lavori elettrici: organizzazione aziendale, valutazione dei rischi e qualificazione del personale”

·        L’Avv. Anna Zampieron, Penalista Foro di Venezia, approfondirà la questione di ruoli e responsabilità; titolo del suo intervento è “Ruoli, deleghe e obblighi dei datori di lavoro, dirigenti e preposti nell’esercizio degli impianti e nei lavori elettrici”;

·        L’Ing. Mauro Rossato, presidente di Vega Engineering Srl, chiuderà le relazioni con un contributo sull’ applicazione pratica delle norme in azienda e nei cantieri.

Il convegno, la cui partecipazione è gratuita, è rivolto a datori di lavoro ma anche, dirigenti, preposti, RSPP, consulenti e coordinatori per la sicurezza nei cantieri edili.

 

 

Fonte: www.quotidianosicurezza.it



SICUREZZA SUL LAVORO: PENSIONAMENTO ANTICIPATO PER LAVORATORI ADDETTI A MANSIONI USUSRANTI ( 01-02-2011)


SICUREZZA SUL LAVORO: PENSIONAMENTO ANTICIPATO PER LAVORATORI ADDETTI A MANSIONI USUSRANTI

Il Consiglio dei Ministri ha approvato alla fine della scorsa settimana, uno schema di decreto legislativo che regola l'accesso al pensionamento anticipato per lavoratori con mansioni particolarmente faticose, in attuazione della delega conferita al Governo dalla legge n.183 del 2010.

Sono individuati come usuranti, fra gli altri, i lavori in gallerie, cave e miniere, in cassoni ad aria compressa, in spazi sottomarini, quelli eseguiti ad alte temperature, in spazi ristretti, per asportazione dell'amianto, nonché alcuni lavori notturni, quelli delle cosiddette "linee catena", le attività di conduzione di determinati veicoli di trasporto collettivo.

Il testo, sul quale verranno sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, verrà trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni ed alle Commissioni parlamentari.

Le attività in ambienti ristretti e confinati, citati fra le attività usuranti, sono stati oggetto di approfondimento sulla Rivista Ambiente & Sicurezza sul Lavoro 10 2010 nell’articolo “Lavori in spazi confinati.

 

Fonte: www.insic.it



SICUREZZA SUL LAVORO: RESPONSABILITA’ SOCIALE E COMPETITIVITA’ ( 01-02-2011)


Secondo uno studio presentato al Forum Csr Abi il management italiano si definisce convinto di quanto un'azienda attenta al benessere e alla sicurezza del personale sia più competitiva sul mercato.

A formulare questa equazione è stata la prima ricerca sul tema della gestione sostenibile delle risorse umane nelle aziende italiane realizzata dal Csr Manager Network e presentata, di recente, al Forum Csr Abi, a Roma.

Lo studio è tanto più importante in quanto ha raccolto le opinioni dirette di un campione di manager e direttori del personale, registrando in merito un forte allineamento e un generale consenso nei giudizi.

Se da uno stretto punto di vista culturale, l'affermazione di questo modello industriale sembra assodata la sua applicazione pratica resta, tuttavia, più complessa.

Lo studio ha interrogato 48 Csr manager (acronimo di Corporate social responsibility manager) e 41 Hr manager (ossia Human resource manager, il "classico" direttore del personale).

Ebbene, se oltre l'80% di entrambe le categorie ha valutato la responsabilità sociale come elemento vincente, resta tuttavia marcato lo scarto nella reale capacità di sapere integrare questo valore alla concreta progettazione organizzativa.

Mentre i Csr manager sembrano attribuire una maggiore rilevanza alle iniziative volte a favorire comportamenti di rispetto dell'ambiente naturale nei lavoratori, i direttori del personale sottolineano, invece, l'importanza delle iniziative connesse alle produttività.

Proprio in relazioni a tali discordanze, dunque, il Csr manager network suggerisce l'opportunità di un più intenso confronto tra le due categorie: in particolare, in merito alla possibilità che la sostenibilità possa divenire oggetto di valutazione nei processi di selezione e al ruolo che potrà avere il Csr manager nello sviluppo di tale integrazione.

Al di là di tale incertezze, però - evidenzia la studio - la crescente attenzione su questi temi da parte dei direttori del personale fa ben sperare, suggerendo la possibilità che la collaborazione con i Csr manager possa intensificarsi nel prossimo futuro e favorire una crescente affermazione della sostenibilità tra i principi di gestione delle risorse umane.

"La ricerca ha mostrato un forte allineamento tra direttori del personale e Csr manager e l'esistenza di un terreno fertile di collaborazione per il prossimo futuro", ha dichiarato Caterina Torcia, presidente del Csr manager network, "Il dibattito è aperto, ma è realistico attendersi che le aziende più sostenibili saranno anche quelle più attente al benessere dei lavoratori e il Csr manager può svolgere un ruolo importante per una concreta integrazione della sostenibilità nell'organizzazione e nell'operatività aziendale promuovendo innanzitutto la condivisione degli obiettivi".

 

Fonte: www.inail.it



STRESS LAVORO-CORRELATO: MAGGIORI RISCHI PER I LAVORATORI MODELLO ( 01-02-2011)


Secondo uno studio canadese chi non stacca mai dal lavoro rischia più facilmente di finire in preda dello stress: una "conferma indiretta" della recente circolare che obbliga le aziende a monitorare questo aspetto della salute dei propri dipendenti

I "dipendenti modello" corrispondono a quella categoria di lavoratori che accumulano ore e ore di lavoro senza mai guardare l'orologio.

A definirli come soggetti a rischio e a inserirli in questa categoria di potenziali malati è uno studio canadese del Centre for Addiction and Mental Health (Camh).

Secondo i ricercatori canadesi, infatti, a correre seri pericoli - due volte in più rispetto agli altri - sarebbero proprio i lavoratori troppo preoccupati delle proprie performance e convinti che un risultato poco brillante possa produrre loro un danno economico o che possa incrinare la reputazione della propria azienda.

Lo studio, pubblicato sull'International Journal of Occupational and Environmental Medicine, e condotto su 2.737 persone mostra come il 18% di questi "infaticabili" sia risultato molto stressato e abbia accusato anche un maggiore aggravio per quanto riguarda problemi di salute mentale e fisica già esistenti.

Ma a farne le spese sarebbero anche le aziende, coinvolte sempre più in assenze da stress: una realtà che sembra confermare quanto possa essere per un'impresa cercare di promuovere ambienti di lavoro più salubri per "proteggere" il proprio personale da questo tipo di problemi.

In Europa già 40 milioni di interessati. Riconosciuto tra cause di malattia più comunemente riferite dai lavoratori, lo stress lavoro-correlato colpisce anche nell'Unione Europea più di 40 milioni di persone, ovvero circa il 22% dei lavoratori.

Secondo l'Agenzia Europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, lo stress è il secondo problema di salute legato all'attività professionale e interessa quasi un lavoratore europeo su quattro.

Deriva anche da qui la volontà del legislatore italiano - come previsto dal testo Unico 81/2008 sulla sicurezza - di rendere obbligatorio per le aziende la misurazione del livello di stress dei propri dipendenti.

Dopo un attento screening aziendale i risultati ottenuti dovrebbero essere due: da una parte, una migliore salute mentale e fisica dei lavoratori e, dall'altra, una maggior profitto in termini aziendali.

Meno assenze per stress, dunque, anche per una maggiore produttività. E i numeri dei ricercatori canadesi lasciano riflettere: "a lungo termine questi interventi potrebbero portare a risparmiare, solo in Canada, qualcosa come 17 miliardi di dollari", afferma, infatti, lo studio.

 

Fonte: www.inail.it



SICUREZZA SUL LAVORO : ON-LINE IL NUOVO NUMERO DI TOSCANA RLS ( 01-02-2011)


Disponibile on line il nuovo numero di “Toscana RLS”, periodico rivolto ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, dedicato al dialogo come strumento di prevenzione.

In questo numero l’attenzione viene rivolta in modo particolare a:

In questo numero l’attenzione viene rivolta in modo particolare a:

1.     salute e sicurezza nel comparto dei servizi,

 

2.     infortuni sul lavoro nei servizi di pulizia e disinfestazione e nell’assistenza sociale,

 

3.      Rischi per la salute nel comparto “Servizi”,

 

4.      Rischi legati all’uso di scale,

 

5.      D.U.V.R.I,

 

6.      Tutela delle lavoratrici madri,

 

7.      Funzioni del RLS.

 

 

www.regione.toscana.it



AUTOLIQUIDAZIONE INAIL 2010/11: LA RIDUZIONE DEL PRESUNTO ( 02-02-2011)


Il datore di lavoro, che presume di erogare per l’anno di rata un importo di retribuzioni inferiori a quello corrisposto per l’anno precedente, deve inviare all’INAIL entro il 16 febbraio 2011 un’apposita comunicazione motivata di riduzione delle retribuzioni presunte per il calcolo della rata anticipata.

Nella comunicazione devono essere riportate le retribuzioni riferite alle singole voci di rischio e alle eventuali quote di retribuzioni parzialmente esenti.

La comunicazione può essere presentata all’INAIL in formato cartaceo o telematico, utilizzando l’apposito servizio disponibile sul sito www.inail.it nella sezione Punto Cliente.

 

 

Fonte: www.inail.it



AUTOLIQUIDAZIONE INAIL 2010/11: LA RIDUZIONE DEL PREMIO ARTIGIANI ( 02-02-2011)


L’articolo 1, commi 780 e 781, della legge n. 296/2006, con effetto dal 1° gennaio 2008 ha previsto, in favore delle imprese iscritte alla gestione Artigianato in possesso di determinati requisiti, una riduzione del premio, da determinarsi con decreti ministeriali.

Fermo restando quanto sopra, a partire dall’anno 2011, la riduzione sarà applicata in presenza dei requisiti previsti e nella misura che sarà fissata dai relativi decreti ministeriali, a condizione che gli interessati abbiano preventivamente presentato richiesta di ammissione al beneficio.

Al fine di semplificare le modalità di presentazione, la richiesta si considera presentata se l’impresa artigiana certifica nel modulo per la dichiarazione delle retribuzioni relativo all’Autoliquidazione dell’anno precedente di essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Per usufruire della riduzione che sarà eventualmente applicata alla regolazione 2011 (Autoliquidazione 2011/2012 in scadenza al 16/2/2012), sia per i premi ordinari, che per i premi speciali unitari, in occasione dell’Autoliquidazione 2010/2011 (scadenza 16.2.2011), gli artigiani devono barrare la casella appositamente inserita nel modulo di dichiarazione delle retribuzioni, recante la dicitura “Certifico di essere in possesso dei requisiti ex lege 296/2006, art. 1, commi 780 e 781”.

La riduzione, al momento, si applica alle imprese in regola con tutti gli obblighi previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni, e dalle specifiche normative di settore, che non abbiano registrato infortuni nel biennio precedente alla data della richiesta di ammissione al beneficio, condizione questa che sarà verificata dall’Istituto rilevando gli infortuni denunciati, escluse le franchigie.

Il biennio nel quale non devono risultare infortuni è quello che precede l’annualità cui si riferisce il premio di regolazione (es. per la riduzione da applicare alla regolazione 2011, il biennio di osservazione è il 2009-2010).

 

 

Fonte: www.inail.it



SICUREZZA SUL LAVORO: IL SENATO SOLLECITA L’INTERVENTO DEL GOVERNO ( 03-02-2011)


La Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e sulle ‘morti bianche’ ha presentato in Senato i risultati di un lavoro d'indagine sullo stato dell'arte della gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro in Italia.

Il Senato è quindi tornato a sollecitare il Governo a dare completa attuazione alle novità normative introdotte in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’Esecutivo nei prossimi mesi sarà quindi chiamato a:

- mettere in campo le iniziative necessarie per favorire l’emersione delle malattie professionali ancora non rilevate e le attività di prevenzione e di sorveglianza sanitaria, anche attraverso il coinvolgimento dei medici generici e di base, e a favorire uno snellimento delle procedure di riconoscimento e di indennizzo da parte dell’Inail, soprattutto per le patologie ‘non tabellate’;

- prevedere forme di incentivazione volte a premiare le imprese ‘virtuose’ che investono nella sicurezza sul lavoro, attraverso sgravi e agevolazioni fiscali e contributive, nonché a proseguire la concessione di incentivi per la rottamazione e la messa in sicurezza delle macchine ed attrezzature agricole, forestali ed edili, spesso obsolete, estendendole anche alle cosiddette ‘opere provvisionali’ dell’edilizia (impalcature, ponteggi, piani di lavoro);

- mettere in atto adeguate iniziative legislative e amministrative, per aumentare la sicurezza del lavoro nel settore degli appalti, fissando regole più certe e selettive, non perseguendo il ricorso al massimo ribasso quale criterio di valutazione delle offerte, accrescendo la qualificazione delle imprese e contenendo la pratica del subappalto.

Ulteriori iniziative di carattere legislativo ed amministrativo saranno necessarie per garantire un adeguato livello di protezione dei lavoratori impegnati nelle operazioni di smaltimento e trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi.

Oltre a questo, saranno sostenuti l’adeguamento e la messa in sicurezza degli edifici pubblici, con particolare riguardo a quelli scolastici.

 

Fonte: www.insic.it



EDILIZIA: RIDUZIONI CONTRIBUTIVE PER LE IMPRESE IN REGOLA CON LA SICUREZZA ( 03-02-2011)


La circolare Inps 7/2011 del 20 gennaio 2011 fornisce istruzioni per la pratica attuazione della richiesta di riduzione dei contributi previdenziali prevista dal D.M. del 4 ottobre 2010, che conferma anche per l’anno 2010 la possibilità di ottenere una riduzione contributiva dell’11,5% per le imprese edili che rispondono a determinati requisiti di regolarità e sicurezza.

Nello specifico sono titolari della riduzione tutte le aziende che

·        sono in possesso dei requisiti per il rilascio della certificazione di regolarità contributiva anche da parte delle Casse Edili;

·         non hanno riportato condanne passate in giudicato per le violazioni in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel quinquennio antecedente alla data di applicazione dell’agevolazione;

·         rispettano il contratto collettivo nazionale;

·        sono in possesso dei requisiti di regolarità contributiva attestata tramite il Documento Unico di Regolarità Contributiva.

La detrazione viene conteggiata sulla parte di contribuzione a carico dei datori di lavoro, esclusa quella di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

Il bonus si applica ai soli operai occupati con un orario di lavoro di 40 ore settimanali. Non spetta, quindi, in caso di contratti a tempo parziale.

La procedura di accesso alla riduzione è estremamente semplificata. E’ infatti sufficiente che i datori di lavoro inviino alla sede Inps competente entro il 18 aprile 2011 modello di autodichiarazione predisposto dall’istituto previdenziale.

L’Istituto si riserva il diritto di procedere a verifica e in caso di dichiarazioni non veritiere provvede al recupero delle somme indebitamente non versate.

 

 

Fonte: www.quotidianosicurezza.it



SICUREZZA SUL LAVORO: IL RESOCONTO DEL 2010 ( 04-02-2011)


L’anno da poco trascorso è arrivato così a contare 526 vittime del lavoro da Nord a Sud del Paese, con la Lombardia che continua a mantenere il triste primato (74), seguita da Veneto (55) e Campania (44).

Rapportando le morti bianche alla popolazione lavorativa, è il Trentino Alto Adige a mostrare un indice di incidenza pari a 62,2 contro una media nazionale di 27,1.

A distanza troviamo l’Abruzzo (38,4) e la Calabria (37,5), mentre il risultato più basso è ottenuto dal Piemonte con 16,1.

Sono questi alcuni dati contenuti nell’ultima indagine svolta dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering, che ha rilevato le morti bianche nel mese di dicembre tirando le somme del 2010.

La provincia più colpita continua ad essere Bolzano con 20 decessi, ma questa volta spartisce la maglia nera con la Roma.

Al secondo posto c’è Brescia (17), seguita da Napoli (16), Milano (15) e Foggia (14).

Non troppo distanti si trovano Vicenza (12), Padova e Bari (11), Chieti e Treviso (10).

Tornando alle incidenze rispetto alla popolazione lavorativa è, invece, ancora Vibo Valentia a condurre le fila con un indice pari a 84,5, seguita da Bolzano (84,3) e Belluno (78,9), quarta è Benevento (78,7) e quinta Matera (76,7).

Indicatori decisamente più virtuosi in tal senso vengono rilevati nelle grandi province: Roma (11,8), Napoli (20), Milano (8,5), Palermo (25,2), Genova (16,5), Firenze (11,6), Venezia (11,3 e a Torino si rileva addirittura un indice di incidenza pari al 3,2.

Per macroaree geografiche è il Sud a riportare l’indice più alto (31,2) di morti bianche rapportate alla popolazione lavorativa, contro il 30,1 del Nordest, il 25,8 delle Isole, il 19,7 del Centro.

Il miglior risultato giunge dal Nordovest del Paese (17,6), sul fronte dei settori, invece, l’agricoltura, sebbene abbia fatto rilevare una piccola contrazione nel mese di dicembre sul fronte delle morti bianche rispetto all’edilizia, continua a detenere il primato dei decessi con il 34,6% delle vittime, seguita appunto dal settore delle costruzioni che supera il 28%.

A distanza, si trovano i trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (7%), il commercio e le attività artigianali insieme a produzione, distribuzione e manutenzione di energia elettrica, acqua e gas (5,3%).

La caduta dall’alto e il ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento sono invece le cause principali di morte (rispettivamente nel 27,8% e nel 18,8% dei casi), cui seguono la caduta di oggetti pesanti (11,2%), investimento di un mezzo (8%), contatto con organi lavoratori in movimento (5,5%), contatto con oggetti/mezzi in movimento (4,2%) e contatto elettrico diretto (4%).

La fascia d’età maggiormente coinvolta è quella compresa tra i 40 e i 59 anni, in cui si concentra quasi la metà di tutte le morti bianche del Paese: il 45,4%.

Anche quella degli ultrasessantenni, comunque, arriva a una media di tre vittime su dieci e gli stranieri rappresentano l’11,3% dei decessi (59).

Le vittime rumene (40,4%) e quelle albanesi (25,5%) sono le più numerose tra quelle che non hanno nazionalità italiana.

 

 

Fonte: www.sicurezzalavoro.fvg.it



VALUTAZIONE DEI RISCHI: LA FORNITURA DI CALCESTRUZZO ( 04-02-2011)


La Commissione Consultiva Permanente per la salute e sicurezza sul lavoro (Ministero del Lavoro) ha approvato durante la seduta del 19 gennaio un documento che regola la “Procedura per la fornitura di calcestruzzo in cantiere”.

Il documento è stato elaborato dall’ Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (ANCE) e dall’Associazione Tecnico Economica del Calcestruzzo Preconfezionato  (ATECAP) che in 27 pagine hanno delineato le linee guida per regolamentare i rapporti riguardo la gestione della sicurezza, tra ditta esecutrice del lavoro e ditta fornitrice di calcestruzzo preconfezionato.

Nel dettaglio il documento, al fine di applicare quanto prescritto dall’art. 26 del D.Lgs. 81/08 in termini di collaborazione e informazione reciproca fra datori di lavoro fra le suddette imprese,  ha l’obiettivo di definire

·        quali siano le informazioni che i due soggetti devono scambiarsi per tutelare i lavoratori di entrambe le ditte

·        le procedure da attuare per eliminare i rischi di interferenza che la copresenza dei due soggetti in cantiere mette in atto.

Il rapporto tra le due imprese è regolato dai commi 1 e 2 dell’art.26 del D.Lgs. 81/08 che prevedono in particolare che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice informi l’impresa fornitrice dei rischi presenti in cantiere e su quali siano le misure di prevenzione e il piano di emergenza adottati.


Al fine di eliminare i rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nel lavoro entrambi i datori di lavoro cooperano e, informandosi reciprocamente, coordinano gli interventi di prevenzione e di protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori.

A questo fine, per garantire che i mezzi deputati alla consegna di calcestruzzo che entrano in cantiere operino in sicurezza e non rappresentino fattore di rischio  per i lavoratori impiegati nel cantiere, si stabilisce che la ditta fornitrice di calcestruzzo invii preliminarmente all’impresa esecutrice un documento che contiene informazioni su

·        tipologia e caratteristiche dei mezzi usati;

·        numero di operatori presenti e che tipo di mansione svolgono;

·        rischi connessi alle operazioni di fornitura.

Lo stesso documento dovrà essere prodotto anche se il trasporto del calcestruzzo venga affidato a terzi.

Il documento approvato dala Commissione reca in allegato i modelli su cui le ditte sono inviate a fornire le informazioni necessarie.

Il documento poi riporta una attenta valutazione dei rischi che l’operazione di consegna di calcestruzzo preconfezionato in cantiere comporta.

I rischi presenti in cantieri e relative misure di prevenzione sono raggruppati in tabelle che riguardano:

·         Accesso e transito dei mezzi in cantiere

·         Operazioni preliminari allo scarico

·         Operazioni di scarico

·         con ATB

·         in benna o secchione

·         diretto con canala

·         in pompa

·         Operazioni finali e uscita dal cantiere

Alcuni possibili rischi  individuati nel documento sono

·        Schiacciamento o intrappolamento per ribaltamento del mezzo o cedimento del terreno

·         Scivolamento

·        Urti e schiacciamenti connessi con la caduta di materiale dall’alto

·         Elettrocuzione

·         Caduta dall’alto

·         Investimento di persone

·         Lesioni corneo congiuntivali dovute a getti e schizzi di boiacca

·         Cesoiamento delle dita durante l’azionamento della canala

e molti altri per cui il documento definisce con rigore procedure e dispositivi di protezione da adottare.

 

Fonte: www.quotidianosicurezza.it



2011: UN PESSIMO INIZIO ( 04-02-2011)


Solo a gennaio sono morti in 60, tra cantieri, campi e industrie. Un morto ogni due giorni. Nel gennaio 2010 erano stati “soltanto” 38, l’aumento è del 57,8%. Soprattutto nei cantieri, dove italiani e stranieri muoiono allo stesso ritmo e per la stessa mancanza di protezioni.

Ai dati dell’Osservatorio indipendente di Bologna si somma la denuncia della Fillea Cgil, che punta il dito contro gli ispettori: “sono solo 20 nel Lazio, ogni cantiere viene ispezionato ogni 20 anni”.

Le morti sul lavoro e in itinere – avvenute cioè durante il percorso per raggiungere il luogo di lavoro – crescono a ritmo serrato almeno dal 2009. Il 2010 si è chiuso con 1080 morti, di cui 595 soltanto nei cantieri.

Rispetto all’anno precedente, questo vuol dire un buon 6% in più su scala nazionale. Soprattutto italiani, visto che la percentuale di stranieri è pari al 10% .

Gennaio 2011 dimostra che il trend prosegue. Il primo mese dell’anno ha registrato un incremento prossimo al 60% dei decessi sul luogo di lavoro, praticamente un morto ogni 2 giorni. Altrettanti lavoratori (56, per la precisione) sono morti “per strada” nello stesso periodo.

 La regione che registra più vittime è la Sicilia con 8 morti: solo a Catania ne sono morti 5. Un pò meglio la Campania, Emilia Romagna e Lombardia, con 6 morti, e Veneto con 5.

Gli ultimi casi sono avvenuti il 2 febbraio,  tra Milano e Benevento. Nel capoluogo pugliese una fabbrica di fuochi d’artificio è esplosa uccidendone il proprietario Ruggiero De Blase, di 32 anni.  Hanno ritrovato il corpo a cento metri di distanza. A Linate (MI) muore lo stesso giorno Massimo Picone, operaio di 36 anni, schiacciato sotto un muro e arrivato troppo tardi all’ospedale di Garbagnate. A Mihai Toma, operaio romeno di 27 anni, è caduto addosso un nastro trasportatore sospeso, all’interno di un’azienda che ricicla materie plastiche a Cassina De Pecchi.

“Gli ispettori nel Lazio sono solo 20. Con questo numero, assolutamente inadeguato per una regione dove c’è un continuo sviluppo edilizio, se si volessero controllare tutti i cantieri, sarebbe possibile una sola ispezione ogni vent’anni in ciascun cantiere“. Lo denuncia Roberto Cellini, responsabile della Cgil per il settore edilizio nel Lazio.

Il sindacato ha presentato nei giorni scorsi una Campagna regionale per la sicurezza nei luoghi di lavoro, con lo slogan “Non si può morire per il pane”. Due mesi di manifesti sempre diversi per riaccendere un’opinione pubblica assuefatta alle cattive notizie, almeno finchè entrano solo in casa d’altri.

Secondo Roberto Cellini, “la maggior parte degli infortuni mortali avviene per il mancato rispetto delle regole nei cantieri“, spesso dettato dal tentativo di “comprimere i tempi e i costi di realizzazione dei lavori”. E, ancora, “le aziende risparmiano prima di tutto sui costi sulla sicurezza del lavoro. Lo fanno per aggiudicarsi gli appalti.

Il comune di Roma pratica un ribasso medio del 35-36% negli appalti, aziende come l’Acea arrivano anche al 50%”. Non aiuta la campagna di sensibilizzazione promossa dal Governo: “Fà che questi momenti non restino un ricordo”, che continua a passare sugli schermi televisivi all’ora di cena e sui manifesti. Come se a mettersi in pericolo fossero, volontariamente, gli operai e i lavoratori, intenzionati a provare il brivido del rischio piuttosto che mettere i ponteggi in cantiere. Serve davvero una controinformazione simile?

 

Fonte: www.dirittodicritica.com



SICUREZZA SUL LAVORO: RESPONSABILITA’ CONCORRENTE RSPP - DATORE DI LAVORO ( 07-02-2011)


Nella sentenza 2814/2011 la Corte sostiene che può profilarsi una responsabilità concorrente del responsabile del servizio di prevenzione e protezione nell'azienda per l'omessa segnalazione dei fattori di rischio e la mancata elaborazione delle procedure di sicurezza e di formazione/informazione dei lavoratori.

Ciò vale anche nel caso in cui questo non sia titolare di alcuna posizione di garanzia rispetto all'osservanza della normativa antinfortunistica, di cui è invece titolare il datore di lavoro.

La sentenza è stata occasionata dal ricorso presentato a seguito di un incidente mortale di un lavoratore agricolo, per evidenti carenze dell'apparato prevenzionale e per l'utilizzo di metodi di lavoro pericolosi e non segnalati dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

La Corte accoglie l’impostazione della Corte d’appello che ricorda come il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) non è titolare di alcuna posizione di garanzia rispetto all'osservanza della normativa antinfortunistica e che lo stesso opera, piuttosto, quale "consulente".

Il datore di lavoro, quindi, è, e rimane, il titolare della posizione di garanzia, poiché ha l'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il documento contenente le misure di prevenzione e protezione, appunto in collaborazione con il RSPP, fa pur sempre capo a lui, tanto che la normativa di settore, mentre non prevede alcuna sanzione penale a carico del RSPP, punisce direttamente il datore di lavoro già per il solo fatto di avere omessa la valutazione dei rischi e non adottato il relativo documento.

Ciò però non esclude che possa profilarsi lo spazio per una (concorrente) responsabilità del RSPP.

Questi, seppur privo dei poteri decisionali e di spesa e per questo incapacitato a intervenire per rimuovere le situazioni di rischio, può essere ritenuto (cor)responsabile del verificarsi di un infortunio, ogni qualvolta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l'obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l'adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione."

 

Fonte: www.insic.it



PRINCIPALI SITUAZIONI DI LAVORO CON ESPOSIZIONE A CANCEROGENI: LA MATRICE ESPOSIZIONE-RISCHIO ( 07-02-2011)


TUMORE DEL POLMONE

 

Fattori occupazionali causali della neoplasia del polmone sono:

• acido solforico (aerosol)

• amianto (a talco contenente fibre asbestiformi),

• arsenico,

• berillio,

• biscromometiletere e clorometil-metiletere

• cadmio

• cobalto metallico

• cromo esavalente,

• idrocarburi policiclici aromatici

• nichel e derivati

• radon (che emette particelle a,

• silice cristallina (quarzo, cristobalite, tridimite),

 

Attività e settori di attività professionali che hanno potuto o possono comportare una esposizione ai cancerogeni per il polmone:

Acido solforico (aerosol)

1) produzione di concimi fosfatici e del solfato di ammonio;

2) fabbricazione di batterie e di esplosivi;

3) utilizzo in diversi settori dell'industria petrolifera, chimica e petrolchimica,

4) sgrassaggio e decappaggio dei metalli (acciaio , rame, alluminio, nickel, ecc..)

5) placcatura elettrolitica in bagno acido (principalmente ramatura e stagnatura).

 

Amianto

1) fabbricazione di prodotti contenenti amianto,

2) lavori di isolamento termico e fonico,

3) lavori in edilizia,

4) lavori di ristrutturazione edile,

5) manutenzione di camini e forni industriali (operai addetti alla),

6) saldatori,

7) elettricisti, stagnai,

8) installazione, manutenzione. riparazione di caldaie, forni, stufe, motori, turbine, riscaldamenti centralizzati,

9) fabbricazione e manutenzione degli ascensori,

10) coibentazione e scoibentazione,

11) taglio di materiali in fibrocemento (materiali per tetti, condutture per l'acqua, ecc),

12) costruzioni e riparazioni navali,

13) dockers,

14) manutenzione di freni e di frizioni di autoveicoli,

15) manutenzione di materiale ferroviario,

16) siderurgia: altoforni, cokerie, acciaierie,

17) industria del vetro,

18) utilizzazione di isolanti in amianto per la protezione personale (abiti, guanti, grembiuli, materassi di protezione) o durante attività particolari (saldatura, protezione antifuoco),

19) utilizzazione dell'amianto sotto forma di trecce, cordoni, giunti ecc,

20) raffinerie,

21) zuccherifici,

22) oleifici,

23) centrali termiche,

24) costruzione di autoveicoli, rimorchi, autobetoniere, carrelli industriali, motocicli, ciclomotori, biciclette,

25) costruzione di macchine operatrici; apparecchi di sollevamento e di trasporto,

26) costruzione di mezzi di trasporto aereo,

27) costruzione, riparazione, manutenzione di materiale mobile per ferrovie, tranvie e di cabine per impianti di risalita,

28) fabbricazione di prodotti abrasivi,

29) fabbricazione di prodotti ed elementi prefabbricati in calcestruzzo, cemento, pietre artificiali, elementi in conglomerati leggeri, espansi, soffiati,

30) finissaggio di fibre, filati, tessuti e articoli confezionati,

31) impiantistica civile,

32) impiantistica industriale,

33) lavori di demolizione,

34) lavori di finitura delle costruzioni,

35) lavori generali totali o parziali di costruzione, finitura, manutenzione, riparazione, demolizione e ristrutturazione,

36) produzione e lavorazione di cartapesta, cartonpietra, fibra vulcanizzata,

37) produzione, confezionamento, trasporto di conglomerati cementizi,

38) addetti alla produzione di forni per panificazione;

39) fornai e pasticceri (per attività di manutenzione dei forni),

40) per altre situazioni espositive all'amianto vedi newsletter n°31/2010.

 

Arsenico

I composti minerali dell'arsenico maggiormente utilizzati in ambito industriale sono: pentossido di diarsenico, arseniato di calcio, arseniato di rame, arseniato di sodio, tricloruro di arsenico.

1) raffinazione e metallurgia dei metalli non ferrosi che contengono arsenico come impurità (in particolare rame, piombo, zinco,. cobalto, oro),

2) estrazione dei minerali contenenti oro,

3) fabbricazione, utilizzazione dei pesticidi arsenicali, insetticidi, anti-parassitari;

4) impagliatura degli animali e conservazione degli stessi (metodi in uso nei decenni passati),

5) industria del vetro: decolorazione del materiale vetroso,

6) concia e lavoro del cuoio,

7) industria del vetro: fabbricazione a macchina di vetreria comune e di vetri tecnici e speciali,

8) industria del vetro: fabbricazione manuale di vetreria comune e di vetri tecnici e speciali,

9) industria del vetro: fabbricazione di vetro piano,

10) industria dei coloranti: produzione di coloranti e colori,

11) industria elettronica,

12) industria del legno: conservazione dei legnami e stagionatura artificiale,

13) industria del legno: conservazione e prima lavorazione del legno,

14) industria farmaceutica.

 

Berillio

Il berillio è utilizzato sotto tre forme: metallo, ossido e sopratutto leghe.

1) estrazione e metallurgia del berillio,

2) industria nucleare ed applicazioni militari,

3) fabbricazione e manutenzione degli apparecchi generatori di raggi X,

4) rilevatori di radiazioni,

5) ricerca spaziale,

6) industria navale (giroscopi, sonar, cavi sotto-marini),

7) industria aeronautica e produzione di missili,

8) industria petrolifera,

9) fabbricazione di leghe sopratutto con nichel e rame,

10) industria ceramica,

11) industria dei metalli preziosi,

12) fabbricazione di tubi fluorescenti (produzione dismessa da circa un ventennio)

 

Bisclorometil etere e clorometiletere (eteri e loro derivati)

1) produzione di ausiliari per l'industria tessile,

2) fabbricazione di resine scambiatrici di ioni (esposizione remota),

3) industria chimica,

4) disinfezione in ambito ospedaliero in caso di utilizazzione simultanea di formolo e di acqua di Javel o di acido cloridrico

 

Cadmio

1) galvanoplastica: rivestimento superficiale del ferro, dell'acciaio e del rame,

2) produzione di leghe per parti di motore di automobili, aerei e marini,

3) saldature a temperature elevate quali quelle in oreficeria,

4) produzione di batterie al nichel-cadmio,

5) produzione delle ceramiche;

6) lampade a vapori di cadmio

 

Cobalto

1) metallurgia dei metalli duri,

2) fabbricazione di carburi metallici,

3) produzione di pigmenti (nero di cobalto per colorare vetri e smalti e azzurro di cobalto usato per colorare vetri e ceramiche)

 

Cromo esavalente

1) metallurgia,

2) fabbricazione di alcuni colorarti e colori,

3) produzione di pitture e vernici,

4) impiego di pigmenti a base di cromo,

5) fabbricazione ed utilizzazione di cromati e bicromati,

6) cromatura elettrolitica,

7) saldatura con acido inossidabile,

8) preparazione di inchiostri,

9) fotografia: laboratori fotografici,

10) concia del cuoio e delle pelli,

11) tinture,

12) fabbricazione di protesi dentarie.

 

Idrocarburi policiclici aromatici

1) Cokerie, fonderie, siderurgie,

2) fabbricazione e utilizzazione di inchiostri neri,

3) fabbricazione ed utilizzazione di bitumi, di asfalti, di catrami, di catrami di carbone,

4) lavori di riparazione di caldaie, di camini,

5) manipolazione di olii usati,

6) opere di asfaltatura,

7) esposizione ai gas di scappamento diesel nel trasporto su strada ed in attività in ambienti chiusi,

8) produzione del gas dal carbone,

9) produzione del coke,

10) produzione dell'alluminio,

11) lavorazione che espongono a fuliggine, peci di catrame di carbone, catrame di carbon fossile,

 

Nichel (leghe e composti)

1) metallurgia del nickel,

2) nichelatura dei metalli,

3) produzione di acciai inossidabili,

4) produzione di acciai speciali,

5) produzione di leghe non ferrose,

6) fabbricazione di batterie alcaline nichel-cadmio,

7) produzione ed utilizzazione di pigmenti minerali e di coloranti a base di nickel (nell'industria ceramica, degli smalti e delle porcellane),

8) saldatura inox o su leghe contenenti nichel,

9) fabbricazione di protesi dentarie,

10) galvanotecnica.

 

Radon

1) lavoro nelle miniere sotterranee di uranio, di ematite, di ferro e di altri minerali,

2) lavori che comportano l'utilizzo di isotopo radioattivi,

3) saldatura con elettrodi al torio,

4) lavoratori del sottosuolo in rocce ricche di radon.

 

Silice

1) industria estrattiva;

2) industria della ceramica e dei sanitari;

3) edilizia,

4) industria dei refrattari, laterizi,

5) industria del vetro,

6) produzione e utilizzo abrasivi,

7) lavorazione materiali lapidei,

8) industria del cemento,

9) produzione lana minerale,

10) fonderie

 

Neoplasie dei seni paranasali e dell'etmoide

 

Fattori occupazionali causali delle neoplasia dei seni paranasali e dell'etmoide sono:

1) polveri di legno duro e contaminate da legno duro,

2) polveri di cuoio,

3) arsenico;

4) cromo esavalente,

5) nichel (polveri contenenti derivati del nichel),

6) alcool isopropilico,

7) formaldeide,

 

Attività e settori di attività professionali che hanno potuto o possono comportare una esposizione ai cancerogeni per i seni paranasali e l'etmoide:

Lavorazione del legno

1) attività di falegnameria,

2) silvicultura,

3) segherie,

4) fabbricazione di mobili,

5) ebanisteria,

6) restauro di mobili,

7) fabbricazione di casse, bare, parquet,

8) carpenteria in legno.

 

Polveri di cuoio

1) produzione di calzature,

2) riparazione di calzature e di oggetti in pelle in genere.

Formaldeide

1) laboratori di anatomapologia;

2) sanità come prodotto per sterilizazzione.

 

Nichel

11) metallurgia del nickel,

12) nichelatura dei metalli,

13) produzione di acciai inossidabili,

14) produzione di acciai speciali,

15) produzione di leghe non ferrose,

16) fabbricazione di batterie alcaline nichel-cadmio,

17) produzione ed utilizzazione di pigmenti minerali e di coloranti a base di nickel (nell'industria ceramica, degli smalti e delle porcellane),

18) saldatura inox o su leghe contenenti nichel,

19) fabbricazione di protesi dentarie.

 

Cromo

1) addetti alla produzione di cromati,

2) verniciatura

Alcool isopropilico:

( Gli studi mostrano un eccesso di rischio per gli addetti alla produzione dell'alcool ma non invece per coloro che utilizzano l'alcool una volta prodotto)

1) produzione (voce 46 tumori delle cavità nasali e dei seni paranasali),

2) produzione dell'acetone.

3) solvente per pitture, vernici, inchiostri,

4) solvente per l'estrazione e la purificazione di prodotti naturali quali olii, cere, gomme, alcalidi, vitamine e proteine,

5) produzione di molti prodotti biocidi.

 

Neoplasie delLA laringe

 

Fattori occupazionali causali della neoplasia del laringe sono:

1) amianto,

2) aerosol di acido solforico,

3) fumi diesel.

 

Leucemie

Fattori occupazionali causali delle leucemie sono:

1) radiazioni ionizzanti,

2) benzene,

 

Attività e settori di attività professionali che hanno potuto o possono comportare una esposizione ai cancerogeni per la leucemia:

Radiazioni ionizzanti

1) attività professionali che espongono all'azione delle radiazioni ionizzanti o di sostanze radioattive naturali, industria nucleare,

2) utilizzazione o trattamento di prodotti radioattivi,

3) preparazione di prodotti luminescenti radioattivi,

4) estrazione, trasporto e trattamento di minerali o di rifiuti radioattivi,

5) preparazione ed utilizzazione di sostanze radioattive,

6) preparazione ed utilizzazione di prodotti chimici o farmaceutici radioattivi,

7) manipolazione diretta di radioelementi,

8) installazione e manutenzione di apparecchi per radiodioagnostica e per radioterapia,

9) industria alimentare: utilizzo di radiazioni ionizzanti per la sterilizzazione degli alimenti,

10) industria farmaceutica e sanitaria. utilizzo di radiazioni ionizzanti per la sterilizzazione del materiale sanitario,

11) fonderie: utilizzo di radiazioni ionizzanti per il controllo del materiale,

12) metallurgia: utilizzo di radiazioni ionizzanti per il controllo dei materiali;

13) metallurgia: utilizzo di radiazioni ionizzanti per il controllo delle saldature

 

Benzene

attività professionali che hanno potuto e talora ancora possono comportare una esposizione (cutanea o respiratoria) al benzene o a prodotti quali solventi, sgrassanti o diluenti che lo contenevano

1) fabbricazione ed utilizzazione di certune colle, vernici, tinture,m inchiostri (si tratta di esposizioni terminate attorno al 1980);

2) vendita di carburante,

3) industria chimica e petrolchimica,

4) laboratori di ricerca,

5) tipografie,

6) industria del cuoio,

7) industria agroalimentare,

8) industria della gomma,

9) lavoro all'interno dei garages.

 

Sistema emolinfopoietico

 

Fattori occupazionali causali delle neoplasie del sistema emolinfopoietico sono:

1) butadiene

2) ossido di etilene

 Attività e settori di attività professionali che hanno potuto o possono comportare una esposizione ai cancerogeni per il sistema emolinfopoietico:

Butadiene

1) produzione di gomme sintetiche utilizzate anche per la produzione di pneumatici,

2) fabbricazione di resine termoplastiche,

3) intermediario nella produzione di neoprene

 

Ossido di etilene

1) in sanità: utilizzato per la sterilizzazione di presidi medici e chirurgici quali cateteri,tubi e in genere quel materiale che non può essere sterilizzato in autoclave;

2) industria chimica: sintesi di varie sostanze, tra cui: glicole, polietilene e acrilonitrile,

3) in agricoltura: come sterilizzante e conservante,

 

Tumori della pelle

 

Fattori occupazionali causali della neoplasia della pelle sono:

1) arsenico e prodotti arsenicali,

2) catrame di carbone fossile,

3) distillati del petrolio,

4) fuliggini,

5) olii di scisto,

6) pece e catrame di carbone

7) raggi ultravioletti.

 

Attività e settori di attività professionali che hanno potuto o possono comportare una esposizione ai cancerogeni per la cute:

Raggi ultravioletti:

1) attività professionali che comportano una esposizione cutanea ai raggio ultravioletti maggiormente esposti sono coloro che lavorano all'aperto:

• coltivatori,

• marinai e pescatori,

• marittimi,

• lavoratori dell'edilizia

• lavoratori delle opere pubbliche,

• altri lavori all'aperto (vigili urbani, bagnini ecc.)

2) saldatura,

3) lavoratori esposti agli ultravioletti emessi da: lampade germicida,

4) fissaggio sotto ultravioletti degli inchiostri e delle vernici.

 

Arsenico e prodotti arsenicali

neoplasie legate a questa tipologia di esposizione sono progressivamente venute diminuendo ed oggi sono estremamente rare.

 

Idrocarburi policiclici aromatici

1) produzione ed impiego di pece, catrame e catrame di carbone,

2) produzione del coke,

3) produzione del gas di carbone,

4) lavorazione che espongono a fuliggine,

5) lavorazione che espone a schisti bituminosi,

6) lavorazione che espone olii minerali non trattati o blandamente trattati.

 

Radiazioni ionizzanti (cancro cutaneo complicante una radiodermite)

 

Tumore della vescica

 

Fattori occupazionali causali della neoplasia della vescica sono:

1) ammine aromatiche,

2) arsenico,

3) catrame di carbone,

4) distillati del petrolio sia naftenici che paraffinici,

5) pece di catrame,

6) piombo

 

Attività e settori di attività professionali che hanno potuto o possono comportare una esposizione ai cancerogeni per la vescica:

 

Ammine aromatiche

1) produzione ed impiego di auramina,

2) produzione ed impiego di magenta,

3) produzione ed impiego di safranina,

4) industria chimica,

5) produzione di pigmenti,

6) produzione di coloranti,

7) produzione di inchiostri,

8) industria della gomma,

9) industria delle materie plastiche,

10) produzione di orto-toluidina.

 

Idrocarburi policiclici aromatici

1) produzione dell'alluminio con processo Sodeberg,

2) produzione ed impiego di pece,

3) produzione di gas dal carbone

 

Tumori del fegato

 

Fattori occupazionali causali della neoplasia del fegato sono:

1) arsenico e composti arsenicali,

2) cloruro di vinile monomero,

3) virus dell'epatite B e C.

 

Attività e settori di attività professionali che hanno potuto o possono comportare una esposizione ai cancerogeni per il fegato:

Arsenico:

Cloruro di vinile monomero

1) produzione di CVM,

2) polimerizzazione del CVM,

3) industria di trasformazione e di riciclaggio delle materie plastiche,

 

Virus dell'epatite B e C

1) personale sanitario: medici (in particolare anestesisti e chirurghi), infermieri, addetti alle ambulanze;

2) personale dei laboratori di ricerca,

3) personale dei laboratori di analisi biologiche o anatomopatologiche,

4) personale addetto alle pulizie delle strutture sanitarie;

5) studenti delle facoltà mediche e paramediche

 

Tumore osseo

 

Attività professionale che ha comportato una esposizione alle radiazioni ionizzanti

Lavoratori addetti alla riparazione e produzione dei quadranti fluorescenti con utilizzo di vernici a base di isotopi radioattivi (radio e terio) hanno sviluppato un osteosarcoma del mascellare in quanto si sono contaminati affilando fra le labbra i pennellini

 

Fonte: CGIL INCA



MOBBING: IN EUROPA AUMENTANO VIOLENZE E MOLESTIE SUI LUOGHI DI LAVORO ( 08-02-2011)


La violenza e le molestie sul luogo di lavoro sono sempre più frequenti in Europa. Con numeri che destano non poche preoccupazioni, anche se i dirigenti sembrano ancora fare poco o niente per contrastarle.

Dal fenomeno è, infatti, interessato dal 5% al 20% dei lavoratori, a seconda del paese, del settore e della metodologia impiegata. Il 40% del management si dice preoccupato in merito, tuttavia solo circa il 25% (e non più del 10% in molti paesi dell'Ue) ha attuato procedure per affrontare il problema.

Lo rivela la nuova relazione "Workplace Violence and Harassment: a European Picture" (Violenza e molestie sul luogo di lavoro: un quadro europeo), che presenta statistiche internazionali raccolte dall'Osservatorio europeo dei rischi dell'Eu-Osha. Secondo la ricerca il problema è ancora più accentuato nei settori dei servizi sanitari e sociali e dell'istruzione, dove più del 50% dei dirigenti considera il fenomeno rilevante in termini di salute.

Nonostante l'allarme, però, in molti paesi del Vecchio Continente la questione non è pienamente affrontata e le iniziative di contrasto appaiono inadeguate. "La violenza e le molestie costituiscono minacce gravi per la sicurezza e il benessere dei lavoratori in Europa, ma non sempre vengono segnalate", afferma Jukka Takala, direttore dell'Agenzia.

"La violenza, le aggressioni verbali o le minacce cui i dipendenti vengono sottoposti da clienti o pazienti sono problemi importanti per la salute e la sicurezza. E le conseguenze psicologiche sono a volte più pericolose delle ferite fisiche.

Le molestie sul luogo di lavoro possono portare a stress, a congedi di malattia di lunga durata e persino al suicidio. Le ripercussioni economiche sono una ridotta produttività, un aumento delle assenze per malattia, un più rapido avvicendamento del personale e il pensionamento anticipato dovuto a disabilità spesso in giovane età."

L'Indagine europea tra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (Esener) è stata condotta nella primavera del 2009 e ha raccolto 36mila interviste in 31 paesi.

Lo studio, che esamina le opinioni di dirigenti e rappresentanti dei lavoratori, fornisce informazioni  su come le imprese europee gestiscano attualmente le questioni di salute e sicurezza, con particolare attenzione ad aspetti relativamente nuovi quali i rischi psicosociali (tra cui lo stress legato al lavoro, la violenza e le intimidazioni).

Nel 2011 verranno effettuate ulteriori analisi e saranno elaborate altre quattro relazioni incentrate sui fattori di successo relativi alla gestione di salute e sicurezza, sulla gestione dei rischi psicosociali, sulla partecipazione dei lavoratori e su azioni, incentivi e ostacoli nella gestione dei rischi psicosociali.

 

 

Fonte: www.inail.it



EDILIZIA: NOVITA’ PER LA FORMAZIONE ( 08-02-2011)


Nel settore edile è nata una nuova convergenza finalizzata a portare avanti iniziative volte ad aumentare la formazione alla sicurezza.

È l’intesa realizzata tra il sindacato FeSica-Confsal Edilizia, la Firas-Spp, cioè l’organizzazione che più rappresenta i responsabili per la sicurezza in Italia, e l’Antes – associazione nazionale tecnici della sicurezza.

La nuova alleanza è nata grazie ad un accordo, per lo specifico un protocollo d’intesa, firmato lo scorso 27 gennaio. Il documento indica delle precise priorità lungo le quali dovranno muoversi le future iniziative.

Il primo obiettivo è quello di dare un maggior rilievo alla figura del coordinatore per la sicurezza, tutelandolo nello svolgimento delle proprie attività e dandogli un maggior rilievo nelle azioni sindacali.

A tal fine dovrà essere messa in campo una vera e propria campagna nazionale per dar forza a queste figure indipendentemente dalla loro posizione contrattuale all’interno dell’azienda. Non a caso verrà costituito un nuovo comparto che si chiamerà ‘Firas Coordinatori‘ in cui convergerà la rappresentanza dei coordinatori per la sicurezza, sia che si tratti di dipendenti delle aziende che di liberi professionisti.

Sempre secondo il recente accordo la FeSica-Confsal entrerà ufficialmente nell’Agenzia Nazionale della Bilateralità e sarà anche presente nei comitati paritetici nazionali dell’artigianato, delle Pmi e di industria, sanità e trasporti (rispettivamente Ebafos, Ebasil e Ebissalt).

Infine lo stesso accordo prevede che nasca un vero e proprio ente per la formazione professionale in edilizia; si chiamerà ‘Cantiere Scuola’ e dovrà concentrarsi su corsi di formazione e di aggiornamento per gli edili e per i rappresentanti e coordinatori per la sicurezza operanti in questo settore.

 

 

Fonte: www.quotidianosicurezza.it



VALUTAZIONE DEI RISCHI: L’ALLOGGIO DEL DIPENDENTE ( 09-02-2011)


Con sentenza n. 4939 del 4 febbraio 2010, la IV Sezione Penale della Cassazione ha confermato la responsabilità penale del datore di lavoro che ha omesso di valutare i rischi relativi all'utilizzo dell'alloggio messo a disposizione del dipendente per motivi di lavoro.

 

Nel caso specifico, l'omessa valutazione dei rischi relativi all'utilizzo dell'impianto di riscaldamento, ha cagionato la morte del dipendente e dei suoi familiari, deceduti per intossicazione da monossido di carbonio.

 

 

Fonte: DPL MODENA



SICUREZZA SUL LAVORO: GLI OBBLIGHI DEL COMMITTENTE ( 09-02-2011)


Il committente è il soggetto per conto del quale viene realizzata l’intera opera (es. il proprietario, l’amministratore di condominio, il locatario) che, al fine di realizzare o ripristinare un’opera edile, decide di affidare i lavori ad un’impresa o ad uno o più lavoratori autonomi.

Se il Committente delega tutti od alcuni dei propri compiti, sgravandosi dalle responsabilità connesse, dovrà designare la figura del Responsabile dei Lavori, soggetto qualificato e competente, che deve avere la possibilità di decidere autonomamente nello svolgimento dei compiti a lui delegati.

Il testo di legge responsabilizza il committente in quanto “motore economico” dell’opera e, quindi, colui che per primo ha il compito di effettuare talune valutazioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori.

E’ il committente, infatti, che sceglie le imprese sulla base dei loro requisiti tecnico-professionali, concorda con il suo progettista i capitolati d’appalto, entrando spesso nel merito delle soluzioni tecnico-operative (es: presenza ed entità dei ponteggi, utilizzo delle piattaforme di lavoro aereo, ecc) e, non per ultimo, affida i lavori anche sulla base di una scelta economica.

In considerazione di tutto ciò, il D.Lgs. 81/08 Titolo IV capo I gli ha attribuito precise responsabilità di carattere penale ed amministrativo, mentre recenti sentenze lo hanno definito il "perno intorno al quale ruota la sicurezza nei cantieri" (Cass. Sez. III, 07.07.2003, n. 28774, Szulin)

Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea il Committente, contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione, designa il Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione (CSP), professionista con titolo di studio, esperienza e formazione specifica.

La norma non si applica ai lavori privati non soggetti a permesso di costruire e di importo inferiore ad € 100.000; in tal caso le funzioni del coordinatore per la progettazione sono svolte dal coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (CSE) dei lavori, che pertanto dovrà essere individuato già in fase di progettazione.

Sanzioni a carico di Committente o Responsabile dei lavori in caso di violazione di quanto sopra: arresto 3 – 6 mesi o ammenda € 2.500 - 6.400.

Il Committente, contestualmente all’affidamento dei lavori, designa il Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (CSE) dei lavori, professionista con titolo di studio, esperienza e formazione specifica.

Sanzioni a carico di Committente o Responsabile dei lavori in caso di violazione di quanto sopra: arresto 3 – 6 mesi o ammenda € 2.500 - 6.400

Il committente comunica alle imprese affidatarie ed esecutrici nonché ai lavoratori autonomi il nominativo del Coordinatore per la progettazione e quello del Coordinatore per l’esecuzione dei lavori. Tali nominativi devono essere indicati nel cartello di cantiere.

Sanzioni a carico di Committente o Responsabile dei lavori in caso di violazione di quanto sopra: sanzione amministrativa pecuniaria € 500 - 1.800

Per opere di entità superiore o uguale a 200 uomini-giorni o che presentano rischi particolari il Committente verifica l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici, tramite almeno le seguenti documentazioni:

a) iscrizione alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura con oggetto sociale inerente la tipologia dell’appalto;

b) documento di valutazione dei rischi riguardante macchine, attrezzature e opere provvisionali, dispositivi di protezione individuale (DPI), incaricati per sicurezza ed emergenze, lavoratori (libro unico del lavoro), loro formazione ed idoneità sanitaria;

c) documento unico di regolarità contributiva;

d) dichiarazione di non essere oggetto di provvedimenti interdittivi o di sospensione dell’attività imprenditoriale;

e) dichiarazione del Contratto collettivo applicato ai lavoratori dipendenti;

f ) dichiarazione dell’organico medio annuo distinto per qualifica, corredato dei riferimenti INPS, INAIL e Cassa Edile.

Il Committente verifica l’idoneità tecnico-professionale dei lavoratori autonomi, tramite almeno le seguenti documentazioni:

a) iscrizione alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura con oggetto sociale inerente la tipologia dell’appalto;

b) specifica documentazione attestante la conformità di macchine, attrezzature e opere provvisionali;

c) elenco dei dispositivi di protezione individuali in dotazione;

d) attestati inerenti la propria formazione e la relativa idoneità sanitaria;

e) documento unico di regolarità contributiva.

Sanzioni a carico di Committente o Responsabile dei lavori in caso di violazione dei punti sopra citati: arresto 2 - 4 mesi o ammenda € 1.000 - 4.800

Per opere di entità inferiore a 200 uomini-giorni e che non presentano rischi particolari il Committente verifica l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici, tramite almeno le seguenti documentazioni:

a) iscrizione alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura con oggetto sociale inerente la tipologia dell’appalto;

b) documento unico di regolarità contributiva;

c) autocertificazione di possesso di dichiarazione di non essere oggetto di provvedimenti interdittivi o di sospensione dell’attività imprenditoriale;

d) autocertificazione di possesso di documento di valutazione dei rischi riguardante macchine, attrezzature e opere provvisionali, dispositivi di protezione individuale (DPI), incaricati sicurezza e emergenze, lavoratori (libro unico del lavoro), loro formazione e idoneità sanitaria;

e) autocertificazione relativa a Contratto collettivo applicato ai lavoratori dipendenti.

Il Committente verifica l’idoneità tecnico professionale dei lavoratori autonomi, tramite almeno le seguenti documentazioni:

a) iscrizione alla Camera di Commercio, industria ed artigianato con oggetto sociale inerente alla tipologia

dell’appalto;

b) documento unico di regolarità contributiva;

c) autocertificazione di possesso dei requisiti di conformità di macchine, attrezzature e opere provvisionali;

d) autocertificazione di dotazione dei dispositivi di protezione individuali in dotazione;

e) autocertificazione di possesso di attestazioni inerenti la propria formazione e la relativa idoneità sanitaria.

Sanzioni a carico di Committente o Responsabile dei lavori in caso di violazione dei punti sopra citati: arresto 2 - 4 mesi o ammenda € 1.000 - 4.800

Per qualsiasi entità e tipo di cantiere il Committente trasmette all’Amministrazione comunale, o altra amministrazione concedente titolo abilitativo, prima dell’inizio dei lavori, quanto segue:

a) copia della notifica preliminare di cui all’articolo 99 (Allegato XII) del D.Lgs. 81/08 ove richiesta;

b) DURC regolare delle imprese e dei lavoratori autonomi;

c) dichiarazione attestante l’avvenuta verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie ed esecutrici nonché dei lavoratori autonomi, dell’organico medio annuo e del Contratto collettivo applicato ai lavoratori dipendenti.

Sanzioni a carico di Committente o Responsabile dei lavori in caso di violazione di quanto sopra: sanzione amministrativa pecuniaria € 500 - 1.800

Inoltre, nel caso in cui si debba effettuare il coordinamento per la sicurezza del cantiere o in caso si prevedano opere di entità superiore o uguale a 200 uomini-giorno

Il Committente trasmette all’Azienda Unità Sanitaria Locale e alla Direzione Provinciale del Lavoro la Notifica preliminare di cui all’articolo 99 (Allegato XII) del D.Lgs. 81/08, prima dell’avvio dei lavori e gli eventuali aggiornamenti in relazione modifiche dei contenuti ed al subentro di altre imprese e di lavoratori autonomi.

Si ricorda infine che è sospesa l’efficacia del titolo abilitativo in assenza di:

_ Piano di Sicurezza e di Coordinamento;

_ Fascicolo dell’opera;

_ Notifica preliminare, ove richiesta;

_ DURC regolare delle imprese e dei lavoratori autonomi.

 

 

Fonte: Asl 5 Spezzino



SICUREZZA SUL LAVORO: L’ELENCO NAZIONALE DEI MEDICI COMPETENTI ( 09-02-2011)


I sanitari che svolgono l'attività di medico competente in qualità di dipendenti o collaboratori di una struttura esterna pubblica o privata convenzionata con l’imprenditore, liberi professionisti e dipendenti del datore di lavoro, sono tenuti a comunicare il possesso dei titoli e requisiti abilitanti per lo svolgimento di tale attività (Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008) al Ministero della Salute, il quale provvede all’aggiornamento annuale effettuando verifiche anche a campione, dei requisiti e dei titoli autocertificati.

L'elenco Nazionale dei medici competenti è tenuto presso l'Ufficio II della Direzione Generale della prevenzione sanitaria in base al Decreto Dirigenziale 4 marzo 2009 (G.U. serie generale n.146 del 26 giugno 2009).

In base alle modifiche all'art. 38 del suddetto D. Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008, introdotte dal Decreto legislativo n. 106 del 3 agosto 2009, per i sanitari appartenenti alle Forze Armate (Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza) è previsto il possesso del requisito dello svolgimento dell'attività di medico nel settore del lavoro per almeno quattro anni per svolgere nell’ambito istituzionale le funzioni di medico competente.

I medici in possesso dei titoli di specializzazione in Igiene e medicina preventiva o in Medicina legale, che possiedono il requisito di aver svolto le attività di medico competente per almeno un anno dei tre anni anteriori all'entrata in vigore del D. L.vo n. 81/2008, ai fini dello svolgimento di tale attività devono seguire, secondo il decreto 15 novembre 2010 un corso-master della durata di almeno un anno, abilitante per lo svolgimento delle funzioni di Medico competente.

 

 

Fonte: Ministero della Salute



L’ ORGANIZZAZIONE DELLA SICUREZZA SUL LAVORO IN 39 FAQ ( 10-02-2011)


1) CHI SONO GLI ATTORI DELLA PREVENZIONE ?

Coloro che sono chiamati a partecipare al sistema di sicurezza aziendale o direttamente o tramite il loro rappresentante.

 

2) CHI SONO I DIRIGENTI E I PREPOSTI ?

Il dirigente è la persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’ incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa.

Il dirigente è chi organizza il lavoro di altre persone. Per essere dirigenti nel settore della prevenzione non è necessario avere la qualifica di dirigente ma è sufficiente avere il potere di organizzare il lavoro. Ad esempio sono dirigenti il direttore di stabilimento, il capofficina, il vicepreside nelle scuole, il direttore dei lavori nei cantieri edili.

Il preposto è la persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’ incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’ attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa. Il preposto è insomma chi vigila e sorveglia che la esecuzione dei lavori avvenga secondo l’ organizzazione aziendale. Ad esempio il caposquadra, il lavoratore più anziano, il docente nei laboratori.

 

3) CHI È IL MEDICO COMPETENTE ?

È un medico specializzato in medicina del lavoro a cui il datore di lavoro affida la “competenza” della sorveglianza sanitaria dei propri dipendenti.

 

3) COSA È LA SORVEGLIANZA SANITARIA ?

È un controllo sanitario cui vengono sottoposti i lavoratori esposti a particolari tipi di rischio. Consiste in controlli organizzativi e ambientali del medico sul posto di lavoro, in visite mediche, audiometriche, ortopediche, oculistiche ed in analisi cliniche dei liquidi biologici (sangue, urina) eseguite sui lavoratori esposti a particolari pericoli.

 

4) È OBBLIGATORIA LA NOMINA DEL MEDICO COMPETENTE ?

Solo nei casi previsti dalla legge.

 

4) QUALI SONO I CASI PREVISTI DALLA LEGGE PER LA NOMINA DEL MEDICO COMPETENTE?

Le attività lavorative che espongono ad un rumore superiore a 85 dBA, o nelle quali si usa un computer per più di 20 ore alla settimana, o si è esposti ad un rischio vibrazioni significativo, o si alzano pesi rischiosi secondo NIOSH o maggiori di 30 kg per gli uomini e 20 kg per le donne, o si è esposti a rischio chimico non moderato, o negli altri casi previsti dal D. Lgs. 81/08.

 

5) LA NOMINA DEL MEDICO COMPETENTE DEVE ESSERE COMUNICATA ALL’ ORGANO DI VIGILANZA ?

No, deve essere allegata al documento di valutazione del rischio.

 

6) CHI È IL RLS ?

È un lavoratore che viene eletto dai colleghi loro rappresentante affinchè si occupi in modo particolare dei problemi connessi alla tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro.

 

7a) QUALI SONO I DIRITTI DEL RLS ?

I diritti sono: partecipazione a corso di formazione sulla sicurezza di almeno 32 ore ed a successivi aggiornamenti annuali, permessi sindacali stabiliti dal CCNL, libero accesso ai luoghi di lavoro aziendali, consultazione sulla nomina del SPP, degli addetti all’ emergenza e al pronto soccorso, consultazione sulla redazione del documento del rischio cui deve avere libero accesso, presenza alle verifiche degli organi di vigilanza, diritto di richiedere l’ intervento degli organi di vigilanza, partecipazione alla riunione periodica, comunicazioni da parte del medico compente.

 

7b) QUALI SONO I DOVERI DEL RLS ?

Rispettare la legge sulla privacy e sul segreto industriale. L’ esercizio delle funzioni di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è incompatibile con la nomina di responsabile o addetto al servizio di prevenzione e protezione.

   

7c) QUALI SONO I COMPITI DEL RLS ?

Collaborare con il datore di lavoro per migliorare le condizioni di sicurezza. Vigilare sull’ applicazione della normativa sulla tutela del lavoro. Vagliare la congruità delle segnalazioni ricevute dai colleghi. Mantenersi aggiornato in materia di sicurezza. Invocare l’ intervento dell’ organo di vigilanza se necessario.

 

8) IL DATORE DI LAVORO È SANZIONATO SE NON È NOMINATO IL RLS ?

No, la nomina del RLS è un diritto dei lavoratori, non un dovere dei lavoratori, né del datore di lavoro. Però il datore di lavoro ha l’ obbligo di comunicare all’ INAIL il nominativo del RLS.

In caso di assenza del RLS il datore di lavoro è tenuto a versare all’ INAIL un importo in misura pari a due ore lavorative annue per ogni lavoratore occupato presso l’ azienda per alimentare il fondo di sostegno alla piccola e media impresa. In tal caso inoltre le funzioni di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sono esercitate dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale o dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo.

 

9) COSA È IL SPP ?

Il SPP è il servizio di prevenzione e protezione, cioè un apposito nucleo di persone, anche esterno alle aziende, tranne alcune eccezioni, nominate dal datore di lavoro, che hanno il compito di collaborare con il datore di lavoro per la redazione del documento del rischio e per progettare i corsi di formazione nella sicurezza per i dipendenti.

 

10) QUANTE PERSONE DEVONO FAR PARTE DEL SPP ?

Il numero massimo di addetti al SPP lo stabilisce il datore di lavoro in base alle necessità aziendali; il numero minimo è una unità.

 

11) CHI È IL RSPP ?

È un componente del SPP che è nominato dal datore di lavoro responsabile del servizio prevenzione e protezione.

 

12) LA NOMINA DEL RSPP DEVE ESSERE COMUNICATA A QUALCUNO ?

No, deve essere riportata nel documento di valutazione del rischio.

 

13) IN CASO DI INFORTUNIO È CONDANNATO ANCHE IL RSPP ?

Responsabile non significa colpevole. Il responsabile SPP potrà essere chiamato a rispondere in caso di infortunio se lo stesso è avvenuto anche per imperizia, imprudenza e negligenza del RSPP.

 

14) ANCHE GLI ADDETTI AL SPP SONO CHIAMATI A RISPONDERNE IN CASO DI INFORTUNIO ?

In caso di infortunio sono chiamati a risponderne tutti coloro che:

a) avendo l’ obbligo di fare qualcosa non l’ hanno fatto o l’ hanno fatto male concorrendo così a determinare le cause dell’ infortunio;

b) avendo l’ obbligo di non fare qualcosa l’ hanno fatto concorrendo così a determinare le cause dell’ infortunio.

Pertanto anche gli addetti al SPP potrebbero rispondere per imperizia, imprudenza e negligenza.

 

15) COSA SI INTENDE PER IMPERIZIA ?

L’ imperizia è preparazione insufficiente o incapacità. Occorre fare solo quello che si sa fare dichiarando apertamente i propri limiti e le proprie possibilità.

 

16) COSA SI INTENDE PER IMPRUDENZA ?

L’ imprudenza consiste nel non valutare con accortezza le conseguenze delle proprie azioni e decisioni, così da evitare inutili rischi, danni, pericoli, ecc.

 

17) COSA SI INTENDE PER NEGLIGENZA ?

La negligenza consiste nell’ omissione degli ordinari oneri di cura attenta e scrupolosa nell’ esecuzione di un lavoro, nello svolgimento di una mansione.

 

18) CHE TITOLI OCCORRE AVERE PER FARE PARTE DEL SPP ?

Se non si è ingegneri, architetti o tecnici della prevenzione, occorre avere:

1. un diploma di scuola media superiore;

2. un attestato di frequenza e profitto di un corso di 28 ore chiamato modulo A;

3. un attestato di frequenza e profitto di un corso di formazione, chiamato modulo B, specifico per il settore di attività economica (ATECO) di cui fa parte la propria azienda.

 

19) COME CONOSCERE IL SETTORE DI ATTIVITÀ ECONOMICA DELLA PROPRIA AZIENDA ?

Occorre chiedere il proprio codice ATECO alla Camera di Commercio ove si è iscritti.

 

20) QUALI SONO I TITOLI PER FARE IL RSPP ?

Oltre ad avere i requisiti di ASPP occorre avere un attestato di frequenza a un corso di 24 ore chiamato modulo C.

 

21) CHI PUÒ RILASCIARE GLI ATTESTATI DI FORMAZIONE PER IL SPP ?

1) Enti pubblici quali ISPESL, INAIL, Università ecc.

2) Enti privati quali le associazioni sindacali di categoria dei lavoratori e degli imprenditori: CISL, CGIL, UIL, Confindustria, API ecc.

3) Società private di formazione autorizzate da una Regione.

 

22) IL SPP DEVE AGGIORNARE LA PROPRIA FORMAZIONE ?

È richiesto un aggiornamento quinquennale che può essere correttamente diluito nei cinque anni o concentrato improvvidamente nell’ ultimo anno del quinquennio.

 

23) QUALI SONO GLI ALTRI CORSI DI FORMAZIONE PREVISTI DAL D.LGS.81/08 ?

I corsi di formazione previsti sono:

1) formazione del SPP;

2) formazione del datore di lavoro che vuole fare direttamente il RSPP;

3) formazione della squadra antincendio;

4) formazione della squadra di emergenza;

5) formazione della squadra di pronto soccorso;

6) formazione del medico competente;

7) formazione di tutti i lavoratori relativamente ai rischi connessi alla propria attività;

8) formazione integrativa e addestramento dei lavoratori che utilizzano macchine particolarmente pericolose;

9) formazione del preposto

10) formazione del dirigente.

   

24) QUANDO IL DATORE DI LAVORO PUÒ FARE DIRETTAMENTE IL RSPP ?

In generale quando l’ azienda ha meno di dieci dipendenti se agricola, meno di venti dipendenti se di pesca, meno di trenta dipendenti se artigiana o industriale, meno di duecento dipendenti negli altri casi.

 

25) COSA DEVE FARE IL DATORE DI LAVORO PER FARE IL RSPP ?

1) deve seguire un corso di 16 ore organizzato da privati o associazioni di categoria o enti pubblici;

2) deve darne comunicazione preventiva al RLS;

3) deve seguire corsi di aggiornamento.

 

26) COSA È IL REGISTRO INFORTUNI ?

È un registro in cui vengono annotati cronologicamente gli infortuni sul lavoro che comportano un’ assenza dal lavoro di almeno un giorno.

Nel registro sono annotati il nome, il cognome, la qualifica professionale dell’ infortunato, le cause e le circostanze dell’ infortunio, nonché la data di abbandono e di ripresa del lavoro.  

 

26A) IL REGISTRO INFORTUNI CONSENTE ALL’ ORGANO DI VIGILANZA DI FARE SANZIONI ?

L’ organo di vigilanza può fare sanzione solo se non esiste il registro infortuni, non può fare sanzioni se esso è bianco o completamente scritto. Il registro serve a tenere memoria degli infortuni accaduti in modo da poterne discutere periodicamente e prendere opportuni provvedimenti aggiornando anche il documento del rischio.

 

27) CHI È L’ ORGANO DI VIGILANZA ?

Gli organi di vigilanza ai fini dell’ applicazione del D. Lgs. 81/08 sono:

1) il dipartimento di prevenzione della ASL (Azienda Sanitaria Locale) per tutte le attività e per tutte le aziende, escluse le attività estrattive di prima categoria;

2) la Direzione Provinciale del Lavoro (ex Ispettorato del lavoro) per le attività di cantiere, escluse le attività estrattive di prima categoria;

3) i VVF (Vigili del Fuoco) per tutte le attività, escluse le attività estrattive, solo ai fini del rischio incendio;

4) l’ UNMIG (Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e la Geotermia) per le attività estrattive di prima categoria, come ad esempio il centro trattamento olio greggio;

5) l’ ISPESL (Istituto Superiore Prevenzione E Sicurezza sul Lavoro) sulle strutture sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale congiuntamente ai servizi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro delle ASL.

 

28) DOPO AVERE OTTEMPERATO ALLE DISPOSIZIONI DELL’ ORGANO DI VIGILANZA SI È TENUTI A PAGARE LA SANZIONE ?

L’ organo di vigilanza normalmente prescrive degli adempimenti necessari per sanare le irregolarità riscontrate. Dopo avere verificato l’ avvenuto adempimento delle prescrizioni, l’ organo di vigilanza eleva contravvenzione intimando di pagare un quarto del massimo della sanzione prevista per le omissioni riscontrate.

Non pagare tale sanzione equivale a non avere adempiuto alle prescrizioni fatte e la Procura della Repubblica avvierà un procedimento penale.

Pagare la sanzione in ritardo equivale a mancato pagamento. Pagare la sanzione nei termini prescritti estingue il reato commesso.

 

29) CHI PUÒ RILASCIARE GLI ATTESTATI DI FORMAZIONE PER I CORSI PREVISTI DAL TESTO UNICO ?

I corsi di pronto soccorso devono essere tenuti da un medico, i corsi della squadra antincendio devono essere tenuti dai VVF per il rischio di incendio elevato, i corsi per SPP sono regolamentati come anticipato precedentemente.

Tutti gli altri corsi possono essere tenuti da chiunque fino a quando non saranno stabiliti i requisiti che devono avere i formatori. Dovrà essere il datore di lavoro a non macchiarsi di culpa in eligendo nella scelta dei formatori e rivolgersi per la formazione dei lavoratori e degli RLS agli organismi paritetici ove siano operanti.

 

30) COSA È LA CULPA IN ELIGENDO ?

Il datore di lavoro può essere condannato in caso di danni al lavoratore per culpa in eligendo o culpa in vigilando.

La culpa in eligendo si ha quando il datore di lavoro sbaglia a scegliere (eligere), volendo risparmiare o non usando la normale diligenza, una certa macchina, un certo docente, un certo consulente, una certa organizzazione del lavoro e questa sua scelta causa danni al lavoratore.

 

31) COSA È LA CULPA IN VIGILANDO ?

La culpa in vigilando si ha quando il datore di lavoro, anche avendo fatto una buona scelta di una certa macchina, di un certo docente, una certa organizzazione del lavoro non organizza un controllo, cioè non vigila, per assicurarsi che vengano comunque rispettate le norme di prevenzione infortuni e di tutela della salute.

 

32) IL LAVORATORE DIPENDENTE È ASSISTITO PER TUTTE LE MALATTIE CHE GLI VENGONO QUANDO LAVORA ?

Il lavoratore ha la piena assistenza INAIL solo per le malattie subite che possono essere riconducibili al suo lavoro e che sono elencate nel D.M. del 9 aprile 2008.

Per le altre malattie scatta l’ assistenza del SSN e quella prevista dai CCNL.

 

33) UNA BRONCO-POLMONITE PRESA IN UFFICIO È UNA MALATTIA PROFESSIONALE ?

No, è una malattia dovuta al lavoro ma non tabellata come malattia professionale.

Il lavoratore può però chiedere i danni al datore di lavoro secondo il codice civile art. 2043 e 2087 se riesce a dimostrare che la polmonite è dovuta alle condizioni di lavoro (e non ad esempio ad un tuffo in mare fatto fuori stagione).

 

34) COSA DICONO L’ ART. 2043 E 2087 DEL CODICE CIVILE ?

L’ art. 2043 dice che corre l’ obbligo del risarcimento per chi cagioni ad altri un danno ingiusto.

L’ art. 2087 dice che “l’ imprenditore è tenuto ad adottare nell’ esercizio dell’ impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’ esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’ integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

 

35) QUALI DANNI PUÒ CHIEDERE IL LAVORATORE AL DATORE DI LAVORO ?

Il danno patrimoniale inteso come diminuzione del reddito per esborsi di denaro (cure e/o trattamenti medici o acquisto di prodotti farmaceutici) cosiddetti danno emergente, o come possibilità di perdita di guadagno (lucro cessante); il danno biologico inteso come lesione inferta al bene dell’ integrità psichica in sé e per sé.

 

36) ANCHE IL MEDICO COMPETENTE DEVE FARE UN CORSO ?

Si. Per lo svolgimento delle funzioni di medico competente è necessario partecipare al programma di educazione continua in medicina a partire dal programma triennale successivo all’ entrata in vigore del D.Lgs.81/08 (15/05/08).

I crediti previsti dal programma triennale dovranno essere conseguiti nella misura non inferiore al 70 per cento del totale nella disciplina “medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro”.

 

37) LE SQUADRE ANTINCENDIO, EMERGENZA E PRONTO SOCCORSO DEVONO ESSERE SEMPRE NOMINATE ?

Si. Nelle imprese o unità produttive fino a cinque lavoratori il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione degli incendi e di evacuazione.

 

38) COSA È LA RIUNIONE PERIODICA ?

È la riunione che si deve tenere almeno una volta all’ anno tra il datore di lavoro o un suo rappresentante, il RSPP, il RLS ed il medico competente.

Nella riunione il datore di lavoro sottopone all’ esame dei partecipanti:

a) il documento di valutazione dei rischi;

b) l’ andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria;

c) i criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l’ efficacia dei dispositivi di protezione individuale;

d) i programmi di informazione e formazione dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione della loro salute.

La riunione deve essere verbalizzata ed il verbale inserito nel documento di valutazione dei rischi.

 

39) LA RIUNIONE PERIODICA È SEMPRE OBBLIGATORIA ?

Solo nelle aziende con più di quindici dipendenti. Nelle altre aziende solo se il RLS la chiede in occasione di eventuali significative variazioni delle condizioni di esposizione al rischio, compresa la programmazione e l’ introduzione di nuove tecnologie che hanno riflessi sulla sicurezza e salute di lavoratori.

 

 

 

Fonte: FILCAMS LOMBARDIA



LA FORMAZIONE DEL RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA ( 11-02-2011)


L’art 37 comma 12 D.lgs. 81/08 dispone che l’azienda debba assicurare all’RLS eletto una formazione di base pari a 32 ore, aggiornamenti  periodici di 4 ore (aziende da 1 a 50 dipendenti) 8 ore (da 51 dipendenti in su).

Inoltre per quanto riguarda il RLS territoriale, l’art. 48 comma 7 prevede che esso venga avviato ai corsi entro 3 mesi dalla nomina.

Non ci sono motivi per cui ciò non debba avvenire per gli RLS delle singole aziende.

“Non essere associati all’ente bilaterale, non trovare posti ove fare corsi,” ecc. sono le scuse più comuni che le aziende trovano per non assolvere a quest’obbligo di legge.



SICUREZZA SUL LAVORO: UN’ASSENZA PROLUNGATA DAL LAVORO COMPORTA LA VISITA DEL MEDICO COMPETENTE ( 11-02-2011)


Dopo 60 giorni di assenza continuativi per motivi di salute (infortunio o malattia) è obbligatoria la visita da parte del medico competente.

L'art 41 del Dlvo 81/08 (sorveglianza sanitaria) è stato modificato dal D.lgs. 106/09 con l'inserimento di delle lettere e bis), e ter).



SICUREZZA SUL LAVORO: SEMINTERRATI E SOTTERRANEI IN DEROGA ALL’ART. 8 DPR 303/56 ( 11-02-2011)


1. Ho un seminterrato collegato ad un negozio: posso usarlo per lavorarci?

L’utilizzo di locali seminterrati o sotterranei per lavoro è vietato dalla legge (art.8 DPR 303/56). Il loro utilizzo è però consentito, come previsto dal 2° comma dell’art. 8 del DPR 303/56, in caso di “particolari esigenze tecniche” (motivi di sicurezza e protezione dell’ambiente, conduzione e manutenzione di impianti tecnologici, attività abbinate alle stazioni delle linee di trasporto in sottosuolo, qualora la presenza dell’operatore sia essenziale). E’ possibile, inoltre, utilizzare tali locali “anche per altre lavorazioni per le quali non ricorrono le esigenze tecniche”, come previsto dal 3° comma dell’art. 8 del DPR 303/56. In quest’ultimo caso è obbligatorio richiedere la preventiva autorizzazione alla ASL. 

2. Se non ho luce diretta e sufficiente aereazione posso usare i locali sotterranei o seminterrati?

Le attività produttive non possono essere svolte in assenza totale di ventilazione naturale; in situazione di carente aerazione naturale non possono essere autorizzate attività che danno luogo a emanazioni potenzialmente nocive; queste attività possono essere autorizzate nei locali seminterrati con adeguati rapporti di aeroilluminazione naturale diretta, paragonabili quindi a locali fuoriterra.

In pratica, in condizioni di carente aero-illuminazione naturale diretta, è possibile autorizzare solamente gli uffici, le attività aperte al pubblico e le attività con particolari esigenze tecniche connesse alla lavorazione.

 

3. Cosa devo fare per lavorare nei sotterranei o nei seminterrati?

Ottenere l’autorizzazione dall’Ente preposto.

 

4. Dove devo tenere l’autorizzazione?

L'atto autorizzativo deve essere conservato presso l'azienda ed esibito a richiesta dell'organo di vigilanza.

 

5. Fin a quando è valido l’atto autorizzativo?

L'atto autorizzativo rimane valido fino a quando le strutture, gli impianti, il ciclo lavorativo restano immutati. In caso di modifica deve essere richiesta una nuova autorizzazione.

 

6. Se cambio la ragione sociale della mia azienda cosa devo fare?

In caso di cambio di ragione sociale l'autorizzazione deve essere volturata alla nuova ragione sociale tramite specifica richiesta alla UOPSAL

 

7. Se cambia il rappresentante legale dell’azienda cosa devo fare?

Non occorre voltura se cambia solo il rappresentante legale.

 

8. Se perdo l’atto autorizzativo cosa devo fare?

In caso di smarrimento il titolare dell'autorizzazione deve presentare denuncia agli organi preposti. Copia della denuncia è inviata alla UOPSAL che rilascia un duplicato dell'atto con le sole spese previste dalle norme in vigore a carico del richiedente.

 

Fonte: ASL MILANO



SICUREZZA SUL LAVORO: LA QUALIFICAZIONE DELLE IMPRESE ( 11-02-2011)


In dirittura di arrivo i lavori  di un apposito Comitato costituitosi in seno alla Commissione Consultiva Permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro, che si occupa di giungere all’emanazione dei criteri per la qualificazione delle imprese.

Il provvedimento mira ad individuare per i settori lavorativi che si sono rivelati più a rischio, quali sono le imprese in possesso di idonei requisiti di sicurezza e tutela della salute per i lavoratori.

Alcuni settori, ad esempio l’edilizia, o i lavori svolti in ambienti confinati, presentano un livello di rischio così alto e hanno registrato negli ultimi anni un numero di incidenti tanto gravi da spingere i legislatori a correre ai ripari attraverso questo sistema che prevede la certificazione, da parte delle ditte che vogliono operare in quei settori, e soprattutto possedere le sufficienti garanzie per quanto riguarda la sicurezza e la salute dei lavoratori.

 

 

Fonte: www.quotidianosicurezza.it



MOTIVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO DI SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ ( 14-02-2011)

La disposizione dell’art. 14 del D.Lgs. 9 aprile del 2008, n. 81 (cd. Testo unico in materia di sicurezza e salute sul lavoro), disciplinante la sospensione dell’attività lavorativa per accertate violazioni in tema di lavoro sommerso e di salute e sicurezza, è stata oggetto di modificazioni prima ad opera dell’art. 41, comma 11, del D.Lgs.25 giugno 2008, n. 112, poi sostituita dall’art. 11, comma 1, lett a), del D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106 (disposizioni integrative e correttive  in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro).

L’art. 14 in questione, al fine di far cessare il pericolo per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, attribuisce agli organi di vigilanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, anche su segnalazione delle amministrazioni pubbliche, la possibilità di adottare provvedimenti di sospensione in relazione alla parte di attività imprenditoriale interessata dalle violazioni, quando riscontrano l’impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, nonché in caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

 

L’ambito di applicazione del provvedimento sospensivo viene circoscritto alla sola parte di attività imprenditoriale interessata dalle violazioni: tale attività si riferisce alla specifica unità produttiva rispetto alla quale verranno verificati i presupposti di applicazione del provvedimento, circoscrivendone gli effetti sospensivi.

 

Novità dell’art. 14 dopo la sua modificazione è quella relativa al provvedimento interdittivo che segue la misura principale della sospensione: il D.Lgs. 106/2009 ha introdotto una particolare e dettagliata previsione relativamente all’applicazione dell’interdizione, a seconda che la violazione scaturisca dall’utilizzo di lavoratori irregolari o dalle gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

 

Punto critico dell’art. 14, che ha sollevato questione di legittimità costituzionale, è la parte in cui la disposizione prevede che “ai provvedimenti del presente articolo non si applicano le disposizioni di cui alla Legge 7 agosto del 1990, n. 241” in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.

 

La Corte Costituzionale si è pronunciata con la sentenza n. 310 del 2 novembre 2010 dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’ art 14: escludendo in modo espresso l’applicazione della L. 241/1990 rende non applicabile anche a tali provvedimenti l’obbligo di motivazione di cui all’art. 3, comma 1 di detta legge, consentendo così all’organo procedente di non indicare i “presupposti di fatto e le ragioni giuridiche  che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria”.   

 

La questione di legittimità era stata sollevata dal TAR per la Liguria in un procedimento vertente tra una ditta individuale  e il Ministero del lavoro con ordinanza del 13 maggio 2009.

 

Nel caso in esame, il titolare di una ditta individuale impugnava un provvedimento con il quale il Servizio ispezione del lavoro della Direzione provinciale del lavoro di Genova, in seguito ad una visita ispettiva presso i locali dell’impresa, aveva disposto la sospensione dell’attività imprenditoriale, avendo accertato l’impiego di due soggetti (pari al 66 % del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro), non risultanti alle scritture o da altra documentazione obbligatoria. Tale provvedimento di sospensione, avente conseguenze gravissime sulla vita di una piccola impresa come quella ricorrente (le imprese di medie o grandi dimensioni difficilmente potrebbero subire contestazioni tali da riguardare il 20% dell’organico), sarebbe stato adottato in totale assenza di motivazione, benché questa fosse necessaria avuto riguardo al carattere discrezionale del provvedimento.

L’obbligo di motivare i provvedimenti amministrativi, di cui all’art. 3 l. 241/1990, costituirebbe un principio generale, attuativo sia dei canoni di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione , ai sensi dell’art. 97 Cost., sia di altri interessi costituzionalmente protetti, come il diritto di difesa contro gli atti della stessa pubblica amministrazione, ai sensi degli artt. 34 e 113 Cost.

 

I principi di imparzialità e di buon andamento, di cui al citato art. 97 Cost., esigerebbero che, qualora l’interesse pubblico debba fronteggiarsi con un interesse privato, l‘amministrazione debba dare conto proprio attraverso la motivazione di aver ponderato gli interessi in conflitto; la motivazione costituirebbe quindi lo strumento principe attraverso cui valutare la legittimità dell’atto, consentendo al giudice il sindacato sull’iter logico seguito dall’autorità amministrativa, e garantire la tutela giurisdizionale contro gli atti della pubblica amministrazione. L’eliminazione dell’obbligo di motivazione, dunque, andrebbe a legittimare l’arbitrio.

 

Sotto questo profilo l’art. 14 si porrebbe quindi in contrasto anche con gli artt. 24 e 113 Cost.

 

La Corte Costituzionale ha ritenuto fondata la sollevata questione di legittimità della disposizione contenuta nell’art. 14, sancendo il principio secondo cui l’obbligo di motivare i provvedimenti amministrativi è diretto a realizzare la conoscibilità e, quindi, la trasparenza, dell’azione amministrativa. Esso è radicato negli artt. 97 e 113 Cost. in quanto da un lato, costituisce corollario dei principi di buon andamento e d’imparzialità dell’amministrazione e, dall’altro, consente al destinatario del provvedimento, che ritenga lesa una propria situazione giuridica, di far valere la relativa tutela giurisdizionale.

 

In questa ottica risulta altresì soddisfatta l’esigenza di conoscibilità dell’azione amministrativa: tale esigenza che si realizza proprio attraverso la motivazione, in quanto strumento volto ad esternare le ragioni e il procedimento logico seguiti dall’autorità amministrativa.



SICUREZZA SUL LAVORO: LA SABBIATURA DEI JEANS E I RISCHI PER LA SALUTE DEI LAVORATORI ( 14-02-2011)


Per essere veramente bello un jeans deve essere un po' usurato. I dettami della moda ormai da alcuni anni impongono pantaloni che sembrano già usati in origine. Per questo molte case di moda utilizzano un trattamento detto sandblasting (sabbiatura), per scolorire i jeans e dargli l'effetto invecchiato. Una tecnica, però, molto pericolosa, per i lavoratori che possono contrarre in soli 6-24 mesi una forma acuta di silicosi, spesso letale.

 

Lo denunciano le organizzazioni aderenti alla Clean clothes campaign, che da alcuni mesi hanno iniziato una campagna per dire basta all'uso di questa tecnica e da oggi lanciano un'iniziativa internazionale per l'abolizione dei jeans sabbiati.

 

L'esposizione alla silice provoca la silicosi ai polmoni quando i lavoratori inalano la polvere. La patologia è stata diagnosticata in associazione con la sabbiatura del denim per la prima volta in Turchia nel 2005. Un medico ha osservato che i lavoratori di sesso maschile, per lo più giovani, che avevano lavorato nelle fabbriche di jeans, contraevano la malattia. In precedenza, era stato loro erroneamente diagnosticata la tubercolosi.

 

Fino ad allora, la silicosi era stata associata principalmente al lavoro nelle miniere e nei cantieri edili, nonché alla fabbricazione di vetro e ceramica. La malattia in genere si verifica dopo 20 o 30 anni di esposizione nel settore minerario. Tuttavia, se i lavoratori sono esposti a polveri intense si ammalano prima. In Turchia, i lavoratori della sabbiatura si sono ammalati anche dopo un periodo di tempo pari ai sei mesi.

 

"Migliaia fra attivisti, medici, sindacalisti e organizzazioni per i diritti umani chiedono l'immediata eliminazione di questa tecnica", sostengono i promotori dell'iniziativa. "I produttori di denim hanno volontariamente ignorato i continui appelli di sindacati, organizzazioni per i diritti dei lavoratori e associazioni mediche.

 

I grossi marchi internazionali della moda hanno rifiutato di instaurare un dialogo che portasse all'eliminazione definitiva del sandblasting dalle loro filiere di produzione, dimostrando molta più attenzione verso i loro interessi che verso i diritti dei loro lavoratori". La Clean clothes campaign, ribadiscono le associazioni, "chiede ai produttori che ancora vendono jeans sabbiati di eliminare tale tecnica dai loro stabilimenti con effetto immediato e invita i consumatori a prendere parte attivamente alla campagna comunicando alle imprese di abbigliamento la loro indisponibilità a comprare jeans assassini".

 

In Turchia, dove la tecnica è stata proibita nel 2009, gli attivisti hanno già intentato cause legali contro i marchi affinché vengano accertate le responsabilità per i danni provocati e vengano assicurate cure mediche e risarcimenti adeguati alle vittime del sandblasting. Alcune imprese come Levi-Strauss e Hennes & Mauritz (H&M) hanno annunciato che cesseranno la vendita di jeans sabbiati: "segno che un cambiamento di rotta è possibile", sostengono le associazioni-. Anche Gucci ha fornito una strategia chiara per abolire il sandblasting dai suoi stabilimenti. Mancano all'appello le altre imprese italiane contattate da Abiti Puliti che non hanno ancora espresso una posizione chiara e pubblica in tal senso".

 

La campagna di "comunicazione virale" per sensibilizzare i consumatori sul tema sarà portata avanti attraverso diversi canali. Prima di tutto i cittadini saranno invitati a inviare una lettera di pressione ai più importanti marchi di moda e a firmare l'appello internazionale rivolto a imprese e governi. Attraverso il social network Facebook, inoltre, verrà chiesto agli utenti di cambiare l'immagine del proprio profilo con il logo della campagna e a inviare foto e video  con lo slogan dell'iniziativa. Infine i consumatori critici potranno trasformarsi in veri e propri attivisti scaricando dal sito una "tasca virale" da ritagliare e infilare nei jeans sabbiati in vendita nei negozi alla moda.

 

 

Fonte: www.inail.it



SICUREZZA SUL LAVORO:NEGLI USA RESTRIZIONI NELLE ASSUNZIONI DI FUMATORI ( 14-02-2011)


In numerose strutture ospedaliere di diversi stati è scattato il divieto di avere dipendenti col vizio delle sigarette. E ora molte aziende specializzate nella ricerca di personale sottopongono i candidati ad analisi delle urine per verificare la presenza di nicotina

 

Che fumare faccia male non è certo una novità. Ma che la passione per il tabacco possa comportare anche la mancata assunzione è un fatto tutto nuovo, e che di certo farà poco piacere a chi ha questo vizio. Non stiamo parlando dell'Italia, bensì degli Stati Uniti, da molti anni noti alle cronache per le restrizioni sempre più severe in materia di tabagismo.

 

Secondo quanto riporta in prima pagina oggi il quotidiano International Herald Tribune, in molti ospedali e strutture del comparto medico-sanitario Usa sta prendendo piede la tendenza ad adottare specifiche restrizioni nelle assunzioni di chi si dichiara fumatore, con l'obiettivo dichiarato - riporta l'articolo - di "voler aumentare la produttività dei lavoratori, ridurre i costi sanitari, e incoraggiare uno stile di vita più salutistico''.

 

Si tratta di una tendenza più che mai diffusa in diversi stati federali. Ad esempio - precisa il pezzo - ospedali in Florida, Massachusetts, Missouri, Ohio, Pennsylvania, Tennessee e Texas, insieme a diversi altri, hanno bloccato le assunzioni dei fumatori a partire dallo scorso anno.

 

Di fatto, le sigarette vengono così equiparate ad una droga illegale. Le inserzioni relative alle offerte di lavoro, infatti, fanno esplicitamente riferimento alla ricerca di personale non dipendente dal fumo del tabacco.

 

E molte agenzie specializzate in tal senso devono adesso sottoporre i candidati al test delle urine per verificare la eventuale presenza di nicotina.

 

 

Fonte: www.inail.it



SICUREZZA SUL LAVORO: LA RESPONSABILITA’ DEL MANAGER ( 15-02-2011)


Nella sentenza n. 4106 del 3 febbraio 2011, la Corte di Cassazione chiarisce sulla responsabilità per infortuni di un titolare dell'azienda per l’incidente occorso ad un proprio dipendente di uno dei suoi stabilimenti.
La Corte esclude la responsabilità del datore qualora uno dei suoi manager, direttore dello stabilimento, abbia i poteri di decisione e di spesa sufficienti per evitare l'incidente, e nei limiti degli adempimenti prescritti dalla normativa antinfortunistica: non serve, a riguardo, la prova rigorosa dell'esistenza di una delega in tema di sicurezza, anche scritta, tra di loro.
Nel testo della sentenza la Corte opera inoltre, la distinzione tra datore di lavoro in senso giuslavoristico ed un manager che sia datore in senso prevenzionale: il direttore dello stabilimento può essere qualificato come datore di lavoro, ai fini della sicurezza, qualora gli vengano attribuiti poteri e disponibilità finanziarie idonee ad assolvere gli obblighi di legge in materia di sicurezza sul lavoro

Quest'ultimo, infatti, ha poteri adeguati a gestire l'attività di prevenzione anti infortuni, avendo in carico gli interventi di emergenza e l'amministrazione della piccola cassa.

Quindi, il responsabile dell'unità produttiva risponde penalmente nei limiti degli adempimenti prescritti dalla normativa antinfortunistica mentre non risulterà perseguibile per le eventuali violazioni rispetto alle quali non ha sufficienti poteri di prevenzione.

 

 

Fonte: INSIC 



16 FEBBRAIO: SCADE IL TERMINE PER L’ADEGUAMENTO DEI DISPOSITIVI DI APERTURA MANUALE ( 15-02-2011)


Il 16 febbraio 2011 scade il termine previsto dall’articolo 5 del decreto ministeriale 30 novembre 2004, per l’adeguamento dei dispositivi di apertura manuale (maniglie, piastre, barre antipanico) delle porte installate lungo le vie di esodo nelle attività soggette al controllo dei Vigili del fuoco.

Innanzitutto va precisato il campo di applicazione della prescrizione normativa, che è esclusivamente quello delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e al relativo rilascio di Certificato di prevenzione Incendi (CPI), elencate nell’allegato del decreto ministeriale 16 febbraio 1982, quando sia prevista l'installazione di particolari dispositivi di apertura secondo quanto dettagliato di seguito.

Le prescrizioni che saranno qui specificate non hanno pertanto carattere obbligatorio per le attività non soggette all’ottenimento di un CPI.

I dispositivi di apertura, fatti salvi gli adempimenti previsti da specifiche regole tecniche di prevenzione incendi (in generale decreti ministeriali), devono essere conformi:

 

a) alla norma UNI EN 179 (maniglia a leva o piastra a spinta), o ad altra equivalente, in:

 attività aperte al pubblico, se la porta è utilizzabile da meno di 10 persone;

 attività non aperte al pubblico, se la porta è utilizzabile da un numero di persone superiore a 9 ed inferiore a 26;

 

b) alla norma UNI EN 1125 (barra orizzontale antipanico), o ad altra equivalente, in:

 attività aperte al pubblico, se la porta è utilizzabile da più di 9 persone;

 attività non aperte al pubblico, se la porta è utilizzabile da più di 25 persone;

 locali con lavorazioni e materiali che comportino pericoli di esplosione e specifici rischi d'incendio con più di 5 lavoratori addetti.

 

I dispositivi devono essere muniti di marcatura CE, ai sensi del D.P.R. 246/93 (Attuazione della direttiva 89/106/CEE sui prodotti da costruzione)

I dispositivi non muniti di marcatura CE, installati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi dovevano essere sostituiti a cura del titolare , in caso di rottura del dispositivo, sostituzione della porta, modifiche dell'attività che comportino un'alterazione peggiorativa delle vie di esodo, o, comunque, entro il 16 febbraio 2011 (Sei anni dall’entrata in vigore del decreto).

   

Il decreto 30 novembre 2004 stabilisce poi i seguenti obblighi per i diversi soggetti coinvolti nella commercializzazione, installazione e manutenzione dei dispositivi:

 

a) per il produttore:

- fornire le istruzioni per la scelta in relazione all'impiego per l'installazione e la manutenzione;

 

b) per l'installatore:

- eseguire l'installazione osservando tutte le indicazioni per il montaggio fornite dal produttore del dispositivo;

- redigere, sottoscrivere e consegnare all'utilizzatore una dichiarazione di corretta installazione con esplicito riferimento alle indicazioni di cui al punto precedente;

 

c) per il titolare dell'attività:

- conservare la dichiarazione di corretta installazione;

- effettuare la manutenzione osservando tutte le istruzioni fornite dal produttore del dispositivo stesso;

- annotare le operazioni di manutenzione e controllo sul registro dei controlli antincendio.

 

 

 

Fonte: Filcams Lombardia



APPALTI E SUBAPPALTI: EMANATA LA CIRCOLARE 5/2011 ( 15-02-2011)


Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 5 in materia di appalti e subappalti.

 

La circolare, tenuto conto del ricorso sempre più frequente a processi di esternalizzazione e della complessità della legislazione e delle fonti di riferimento in materia, effettua una ricognizione delle principali problematiche che gli operatori incontrano nel ricorrere all’appalto e fornisce indicazioni e chiarimenti in merito alla sua corretta gestione.

 

Tra le principali questioni affrontate, i criteri che qualificano un appalto come genuino, gli obblighi di carattere retributivo connessi all’utilizzazione dell’istituto, il valore degli appalti e i criteri di scelta dei contraenti, la responsabilità solidale tra committente, appaltatore ed eventuali subappaltatori, il ricorso alla certificazione, la disciplina in materia di salute e sicurezza del lavoro.

 

 

 

Fonte: Ministero del Lavoro



SICUREZZA SUL LAVORO: FONDIMPRESA FINANZIA ATTIVITA’ FORMATIVE ( 15-02-2011)


Con l'Avviso 1/2011 Fondimpresa finanzia attività formative in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Si tratta della quarta iniziativa specifica di finanziamento della formazione su questi argomenti, che ha riscosso fin dal 2008 un importante apprezzamento da parte delle imprese, aprendo la strada ad altri Avvisi tematici di finanziamento per meglio interpretare le necessità del mondo produttivo.

Il valore minimo del finanziamento Fondimpresa per ciascun piano è pari a 70.000 euro, quello massimo è di 180.000. Sono disponibili 16 milioni di euro, che verranno assegnati in due scadenze:

  1. prima scadenza: a decorrere dal 1° marzo 2011 fino alle ore 13.00 del 31 marzo 2011;
  2. seconda scadenza: a decorrere dal 15 settembre 2011 fino alle ore 13.00 del 17 ottobre 2011.

 

Fonte: Fondimpresa



SICUREZZA SUL LAVORO: 3M VIETA L’ USO DEI CELLULARI AI DIPENDENTI DURANTE LA GUIDA ( 16-02-2011)


La 3M britannica ha deciso di vietare ai suoi dipendenti l’uso di telefoni cellulari, anche se muniti di auricolare o dispositivi di viva voce, quando si è in macchina.

Il divieto vige già dal 2008 e nasce a seguito di ricerche effettuate dalla compagnia a seguito dell’emanazione da parte del governo inglese di una nuova legge sull’omicidio colposo imputabile a mancanze del datore di lavoro. In seguito, la società inglese fece compiere ricerche sugli infortuni in azienda e sui rischi emergenti con l’intento di rivedere e migliorare le politiche aziendali in materia di sicurezza sul lavoro. Le ricerche mostrarono che il rischio di incidente aumenta di quattro volte quando il conducente è al telefono e questo dato si riferiva anche a conversazioni avute senza l’impegno delle mani: insomma parlare al telefono distrae fortemente dalla guida.

Dopo essersi consultati anche con il Transport Research Laboratory per avere tutti i dati possibili, la compagna è arrivata ala decisione di adottare per regolamento interno il divieto per chiunque di parlare al telefono mentre guida.

John Klee, direttore della comunicazione per 3M Gran Bretagna e Irlanda dichiara con orgoglio: “Alla 3M fare business in modo equo è una battaglia che facciamo tutti i giorni. In questa ottica noi partiamo dalle norme legislative, ma solo come punto di partenza. Per esempio in Gran Bretagna è perfettamente legale telefonare mentre si guida se si usano dispositivi che lasciano libere le mani, ma noi lo abbiamo vietato ai nostri dipendenti perché anche se è legale è pericoloso e non vogliamo che i nostri dipendenti corrano un pericolo o che siano un pericolo per gli altri”.

 

Fonte: Quotidiano Sicurezza



SICUREZZA SUL LAVORO: A MILANO UN CONCORSO DEDICATO AGLI OPERAI EDILI ( 16-02-2011)


"Aiutateci ad aiutarvi": potrebbe essere questo lo slogan dell'iniziativa promossa dalla Gae Engineering srl, che ha lanciato un concorso riservato agli operai edili del cantiere di Porta Nuova Garibaldi, a Milano, per le migliori idea sulla promozione della sicurezza in cantiere.

Il concorso "La sicurezza ti premia" - primo in Italia nel suo genere - riguarda l'elaborazione di nuovi progetti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Con un doppio obiettivo: coinvolgere i diretti interessati nelle decisioni che li riguardano e premiare le idee che rendono l'ambiente più "a misura" di prevenzione. Al vincitore verrà regalato un iPad.

L'iniziativa è partita il 25 gennaio e proseguirà fino al 25 febbraio (termine ultimo per la presentazione dei progetti) e fa parte del più vasto programma "Sicurezza partecipata" per la promozione di una nuova concezione del lavoro nei cantieri. A dare vita all'iniziativa Gae Engineering srl, in collaborazione con Avventura urbana srl, società esperta in progettazione partecipata.

Gli operai avranno, dunque, la possibilità di dire la loro sullo svolgimento del lavoro, avanzando delle proposte per migliorarne la conduzione.

Il progetto si basa, così, su un nuovo modello di gestione della sicurezza in cantiere, caratterizzato dal superamento della tradizionale ottica prescrittiva (la sicurezza che vieta e sanziona) in favore di un approccio per obiettivi e prestazioni (la sicurezza che incentiva e premia).

Tre le categorie dove è possibile presentare le loro proposte: miglioramento dei dispositivi di protezione individuale o delle attrezzature (per rendere più sicuri, comodi e leggeri caschi, guanti, occhiali ma anche imbrachi, carrucole, ganci, etc); miglioramento delle procedure di sicurezza (per rendere più visibili i pericoli o risparmiare tempo senza ridurre la sicurezza nella realizzazione di parti dell'opera); miglioramento della comunicazione in cantiere. Per ciascuna delle tre categorie sono previsti due premi: il primo di 1.200 euro; il secondo di 700 euro. Tra tutti i partecipanti che avranno raggiunto un punteggio minimo di sei, verrà inoltre estratto a sorte un premio di 500 euro. Infine, la giuria premierà con un Apple iPad l'idea più innovativa e creativa

 

 

Fonte: INAIL



PREVENZIONE INCENDI: L’IMPORTANZA DELLE “VIE DI FUGA” ( 16-02-2011)


La vicenda Thyssen Krupp è certamente uno dei casi più gravi di incendio che ha causato la morte di sette lavoratori.

Ma quanti incendi accadono ogni giorno in Italia all’interno di imprese, negozi, centri commerciali? E soprattutto: come si può salvare la vita degli operai, ma anche dei clienti che frequentano i locali dove si può verificare l’eventuale incidente?

La prima cosa da realizzare – certamente è la più importante e prevista dalla normativa vigente in termini di sicurezza sul lavoro – è realizzare adeguate vie di fuga, chiamate tecnicamente “vie di esodo”. Sono dei percorsi che devono essere progettati adeguatamente, in conformità alle norme vigenti, per permettere alla persone di allontanarsi dalle fiamme e dal fumo, mettendosi al sicuro.

Ma quali sono gli aspetti da considerare per realizzare ottime vie di esodo? Per prima cosa bisogna considerare che, prima di tutto, è l’edificio stesso che deve possedere alcuni parametri conformi alle norme di prevenzione incendi, che devono già risultare al momento della realizzazione del progetto. Nel caso di piccole attività (ristoranti, negozi, laboratori artigianali, ecc) la valutazione del rischio è un pò più complessa, perchè – oltre ad applicare le direttive generali in materia antincendio – bisogna rifarsi al Decreto Ministeriale 10 marzo 1998. Ecco comunque un elenco degli elementi più importanti da considerare:

·         misure antincendio già previste nel progetto

·         ampiezza delle vie di esodo

·         resistenza dei materiali utilizzati per le vie di esodo

·         accessibilità per i lavoratori

·         lunghezza del percorso

·         idoneità del luogo di arrivo delle vie di esodo

·         scelta delle porte delle vie di esodo

·         adeguate illuminazione

·         ottima visibilità dei cartelli che indicano le vie di esodo

·         controllo periodico dell’efficacia delle vie di esodo

·         formazione del personale per l’uso delle vie di esodo

 

 

 

Fonte: Quotidiano Sicurezza



SICUREZZA SUL LAVORO: AUMENTANO GLI ILLECITI ( 18-02-2011)


Sono in crescita gli illeciti in materia di sicurezza sul lavoro: 38.357 nel 2010, il 45% in più rispetto all'anno precedente quando i casi erano 26.404.

I dati emergono dalla relazione sull'attività di vigilanza 2010, resa nota dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

I controlli sono stati effettuati dal dicastero in collaborazione con Inps, Inail ed Enpals. "Al di là dei risultati quantitativi, l'azione di vigilanza per l'anno 2010 evidenzia risultati significativi", sottolinea Sacconi, "sotto il profilo dell'efficacia, poiché continua a registrarsi una sempre più incisiva attività di intelligence volta all'individuazione di quei fenomeni di violazione sostanziale e di rilevante impatto sul piano economico sociale".

 

 

Fonte: INAIL



SICUREZZA SUL LAVORO: GLI SPAZI CONFINATI ( 21-02-2011)


La circolare n. 5/2011 emanata dal Ministero del Lavoro per fornire indicazioni in materia di genuinità degli appalti, contiene anche specifici profili in materia di sicurezza sul lavoro, in particolare sugli ambienti confinati.

Il Ministero si sofferma prima sull’importanza del DUVRI come documento che formalizza tutta l'attività di cooperazione, coordinamento e informazione reciproca delle imprese coinvolte in un appalto, nella eliminazione o nella riduzione dei possibili rischi legati alla interferenza delle lavorazioni.

Quanto invece agli appalti di lavori che coinvolgano più imprese in contesti in cui si possono verificare condizioni ambientali pregiudizievoli per i lavoratori (ad es. gli ambienti sospetti di inquinamento ed i luoghi confinati), il Ministero indica di aver riscontrato spesso l’assenza della verifica analitica strumentale dell'atmosfera. Tale mancanza è riconducibile ad un'assente o lacunosa valutazione dei rischi, alla mancata adozione delle più elementari misure di prevenzione e protezione, ad una carente azione di formazione e informazione dei lavoratori e ad un'insufficiente gestione dell’emergenza.

Il Ministero richiede quindi un innalzamento dei livelli di tutela di queste lavorazioni. Fra le soluzioni proposte, una migliore pianificazione ed un più attento monitoraggio degli appalti di servizio aventi ad oggetto attività manutentive di pulizia su aree confinate (silos, pozzi, cisterne, serbatoi, impianti di depurazione, cunicoli e gallerie ecc).

Il Ministero invita quindi le Amministrazioni pubbliche competenti in materia, le Regioni e la parti sociali ad un percorso condiviso di esperienze per trovare soluzioni univoche a questo particolare rischio professionale.

 

Fonte: INSIC



SICUREZZA SUL LAVORO: MAL DI SCHIENA E VIBRAZIONI ( 21-02-2011)


La guida di mezzi a motore in cantiere, mezzi di trasporto sottomettono i conducenti a vibrazioni che nel tempo, possono provocare mal di schiena. I

In un documento documento dell'INRS ( INRS è la struttura di ricerca dello stato francese simile per mission all'ex Ispesl ) vengono illustrate le misure di prevenzione che possono permettere di evitare le lombalgie.

 

Fonte : INRS



SICUREZZA SUL LAVORO: FUMO PASSIVO E RENDITA PER INABILITA’ PERMANENTE ( 21-02-2011)


La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, con la sentenza 3227 del 10 febbraio 2011, ha riconosciuto, sulla base dell'anamnesi lavorativa e patologica e alla stregua dei più recenti studi epidemiologici, la possibile stretta correlazione tra l'esposizione al fumo passivo e i sintomi respiratori cronici.

Il caso di specie vede protagonista un lavoratore, geometra dipendente di un Comune, che per oltre trent'anni aveva lavorato, per circa cinque ore il giorno, in un locale non areato e aperto al pubblico, insieme ad altro collega fumatore.

Il giudice di prime cure aveva escluso che vi fossero elementi sufficienti per ricondurre all'esposizione al fumo passivo, durante l’attività lavorativa, le patologie polmonari riscontrate; di contrario avviso la Corte d'appello che, riformando la statuizione di primo grado, dichiarava il diritto del lavoratore alla costituzione della rendita per inabilità permanente del 47% sulla base delle considerazioni del consulente tecnico; questi riteneva infatti che il lavoratore fosse affetto da malattia professionale ("asma bronchiale intrinseca ed enfisema polmonare"), evidenziando una marcata iperdiafania compatibile con enfisema polmonare attribuibile, verosimilmente, all'esposizione protratta per diversi decenni al fumo passivo. 

 

 

Fonte: DIARIO PREVENZIONE



I LAVORI PIU’ STRESSANTI ( 22-02-2011)


Guidare un autobus è il lavoro più stressante del mondo. A certificare questa notizia solo in apparenza bizzarra sono stati uno studio condotto da un'autorevole rivista scientifica come il Journal of Occupational Health Psychology e una ricerca inglese che ha preso in rassegna circa un centinaio di mestieri.

Ad assegnare, alla fine, al conducente di bus lo scettro del più logorato psicologicamente non è stata tanto la routine dei percorsi compiuti quotidianamente, quanto le caratteristiche di una professione, di per sé, tutt'altra che sicura.

Anzi, al contrario, potenzialmente esposta a rischi continui. Tra i pericoli quotidiani nei quali, infatti, è più facile che incappi ogni giorno chi manovra questo genere di mezzi figurano passeggeri poco pazienti, anziani irascibili o, addirittura, malviventi in agguato e pronti senza esitazione a passare alle mani: uno scenario di "ansia costante" che vede gli appartenenti alla categoria manifestare la perenne preoccupazione di essere colpiti, malmenati o bistrattati durante il turno di lavoro. Insomma: se caos, traffico, smog e incidenti stradali già da soli non favoriscono di certo un piacevole stile di vita lavorativa, le aggressioni - verbali e fisiche - lo peggiorano ulteriormente.

Se il lavoratore più stressato è l'autista d'autobus, non se la passano molto meglio pompieri, tassisti e chirurghi.

Per i primi la fonte di logoramento sarebbero i turni massacranti, gli interventi all'insegna delle più svariate condizioni atmosferiche e l'obbligo di prendere decisioni immediate. Per i tassisti, invece, sono gli orari "sballati" - tra notti e weekend passati alla guida - le condizioni igieniche pessime e il pericolo di caricare malintenzionati. Solo una quarta posizione, infine, per i chirurghi, per quanto affaticati da orari incerti, da decisioni da prendere in modo tempestivo e dal dover prestare un'estrema attenzione a ogni dettaglio durante interventi lunghi e faticosi.

 

 

Fonte: INAIL


 



STRESS-LAVORO CORRELATO: LA CHECK LIST PER RLS ( 22-02-2011)


Per verificare che le Indicazioni siano state rispettate gli Rls/Rlst possono utilizzare la segueste lista di controllo.

 

1. Gli unici due documenti sullo stress lavoro-correlato che il D.Lgs 81/2008 menziona come riferimenti necessari per gestire correttamente il problema stress sono l’Accordo europeo del 2004, recepito in Italia con l’Accordo interconfederale del 9 giugno 2008 e le Indicazioni metodologiche della Commissione consultiva nazionale emanate il 18 novembre. Questi due documenti sono stati messi a disposizione del personale in azienda, sono stati illustrati e analizzati in occasione della informazione e formazione obbligatoria sui rischi e sono utilizzati quali riferimenti in occasione della valutazione del rischio stress? S/N

 

2. L’azienda o suoi consulenti, per adempiere agli obblighi di informazione, formazione e valutazione del rischio stress lavoro correlato, hanno adottato altri criteri o documenti in contrasto con quelli contenuti nell’Accordo e nelle Indicazioni? S/N

 

3. Visto che la valutazione del rischio stress lavoro correlato “non prende in esame il singolo ma gruppi omogenei di lavoratori che risultino esposti a rischi dello stesso tipo”, sei stato consultato, hai espresso il tuo parere su come sono stati individuati i gruppi omogenei? S/N

 

4. Sei stato consultato, hai espresso il tuo parere sulla scelta dello strumento (lista di controllo, intervista, questionario, riunione, focus group) da usare per “sentire” i lavoratori e/o per dire la tua opinione sui fattori di rischio elencati nelle liste 2 e 3 delle Indicazioni nella fase preliminare della valutazione del rischio stress? S/N

 

5. Hai chiesto di prendere visione e di dire la tua sulla lista degli indicatori/eventi sentinella (lista 1) e sulla valutazione che ne ha dato il datore di lavoro? S/N

 

6. Hai controllato che i lavoratori siano stati informati del fatto che tra gli eventi sentinella rientrano anche le segnalazioni scritte che i lavoratori hanno il diritto di fare per indicare quali fattori di rischio o circostanze ricorrenti di stress potrebbero essere rimosse? S/N

 

7. Hai verificato che le due liste dei fattori di rischio (lista 2 e 3) da esaminare durante la “valutazione preliminare” siano state adattate e, se necessario, integrate in relazione alle specifiche caratteristiche del lavoro e dell’organizzazione aziendale? S/N

 

8. Prima che si concluda la “valutazione preliminare”, hai controllato che i lavoratori/gruppi omogenei siano stati effettivamente “sentiti” e cioè che abbiano potuto indicare (lasciando traccia scritta e preferibilmente anonima) se tra i fattori di rischio elencati nelle liste 1 e 2 delle Indicazioni ce ne siano alcuni su quali è necessario intervenire? S/N

 

9. Nel caso l’azienda abbia deciso, anziché “sentire” direttamente i lavoratori, di sentire solo gli Rls, questi ultimi si sono fatti carico, prima di esprimere la propria valutazione sui fattori di rischio delle liste 2 e 3 , di raccogliere loro stessi le valutazioni dei lavoratori interessati portandole a sintesi? S/N

 

10. L’esito della “valutazione preliminare” è scaturito dall’esame unitario degli eventi sentinella e di tutti i fattori di rischio presenti in azienda (e non da una valutazione separata e incompleta tra lista 1 e liste 2 e 3?) S/N

 

11. A “valutazione preliminare” conclusa ritieni che l’azienda abbia tenuto conto delle valutazioni espresse dai lavoratori e dagli Rls e che siano stati identificati gli effettivi fattori di rischio stress presenti e individuati interventi correttivi coerenti? S/N

 

Avvertenza. Contrariamente a quanto previsto per altri rischi che vanno valutati solo se chiaramente presenti in azienda (ad esempio il rumore, le vibrazioni, gli agenti chimici, l’utilizzo di determinate macchine e attrezzature, ecc.), tutte le aziende sono tenute a fare la valutazione del rischio stress. Questo non vuol dire però che in tutti luoghi di lavoro si debba trovare effettivamente questo rischio. Ciò premesso, alcune voci della lista di controllo indicano che cosa deve fare l’Rls, altre evidenziano violazioni di legge o il mancato rispetto delle Indicazioni da parte dell’azienda. Le voci relative alle violazioni dovranno essere accuratamente riportate nel parere che l’Rls farà allegare alla valutazione del rischio stress effettuata dal datore di lavoro. L’Rls potrà usare quel parere, se lo riterrà necessario, anche per ricorrere all’organo di vigilanza o in caso di sopralluoghi. (L.B)

 

 

Fonte: CGIL



SICUREZZA SUL LAVORO: L’ANDAMENTO INFORTUNISTICO NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI ( 22-02-2011)


Nel quinquennio 2005-2009 gli infortuni in occasione di lavoro denunciati all’INAIL nel settore delle costruzioni hanno registrato una riduzione del 24%, calo ben più consistente di quanto riscontrato nello stesso periodo nell’intera Industria e Servizi (-19%).

 

Purtroppo, però, spostando l’attenzione sulla rischiosità delle lavorazioni, il settore va ad occupare i primi posti della graduatoria con un indice di frequenza infortunistica pari ad oltre una volta e mezzo quello dell’Industria e Servizi (45,77 contro 28,50). La situazione diventa ancora più preoccupante se si considerano le sole morti denunciate in occasione di lavoro (196 nel 2009) che registrano una variazione positiva del 3% rispetto al 2008, in controtendenza a quanto verificatosi per il complesso dell’Industria e Servizi (-7%).

 

A rimanere vittima degli infortuni nella quasi totalità dei casi gli uomini (99%) di età compresa tra 35 e 49 anni (41%) e occupati nel Nord d’Italia (58%). Circa il 21% del complesso degli infortuni e un caso mortale su sei riguarda i lavoratori stranieri del settore.

 

La causa più frequente di infortunio risulta la perdita di controllo parziale o totale del mezzo e/o dell’attrezzatura di movimentazione (29%), seguita dalla caduta per scivolamento o inciampamento dell’infortunato (25%), che in particolare vede le cadute dall’alto comportare il 9% degli infortuni.

 

A confermare l’elevato rischio associato alle cadute dall’alto, oltre la numerosità, la gravità delle  conseguenze ad esse associate, visto che risultano responsabili del 20% degli infortuni mortali e del 15% di quelli con postumi permanenti; contusione (36%) e frattura (30%) le principali nature della lesione, che vedono coinvolte per oltre la metà dei casi gli arti inferiori (36%) e superiori (20%); seguono torace e organi interni (20%) e colonna vertebrale (11%).

 

 

Fonte: INAIL



PREVENZIONE INCENDI: IL CPI E’ ANCORA OBBLIGATORIO PER LE ATTIVITA’ PERICOLOSE ( 23-02-2011)


La Corte di Cassazione è intervenuta di recente sulla disciplina sanzionatoria applicabile alle attività lavorative per le quali manchi il prescritto Certificato di Prevenzione Incendi (C.P.I).

Il Certificato di Prevenzione Incendi, come indicato all’articolo 16 del D.Lgs. n. 139 del 2006, “attesta il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione incendi e la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio nei locali, attività, depositi, impianti ed industrie pericolose, individuati, in relazione alla detenzione ed all’impiego di prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti che comportano in caso di incendio gravi pericoli per l’incolumità della vita e dei beni ed in relazione alle esigenze tecniche di sicurezza”.

Il caso sottoposto alla Corte riguardava la disciplina sanzionatoria applicabile, nei casi di inosservanza, in ragione dell’avvenuta abrogazione del D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547, che in precedenza disciplinava la materia, a seguito dell’entrata in vigore della normativa generale in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro contenuta nel D.Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008.

Secondo la Corte, il fatto integra tuttora reato e pertanto, le attività presso cui si svolgono lavorazioni pericolose, nelle quali si producono, si impiegano, si sviluppano o si detengono prodotti infiammabili, incendiari o esplodenti sono sempre soggette, ai fini della prevenzione incendi, al controllo del Comando dei Vigili del fuoco competente per territorio, che deve rilasciare il prescritto Certificato di Prevenzioni Incendi.

La mancanza del Certificato, infatti, nonostante l’abrogazione dell’articolo 36 del D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547, rappresenta tuttora un reato, ai sensi degli articoli 16 del D.Lgs. n. 139 del 2006 e 46 del D.Lgs. n. 81 del 2008, poiché vi è continuità normativa tra le nuove disposizioni e quelle abrogate.

 

 

 

Fonte: INSIC



MOVIMENTAZIONE MAUALE DEI CARICHI: LE RESPONSABILITA’ DEL DATORE DI LAVORO ( 23-02-2011)


Secondo la sentenza n.36358 12 ottobre 2010 della Corte Cassazione il datore di lavoro, nelle attività lavorative in cui sussiste una movimentazione manuale dei carichi (articoli 167 e seguenti del Decreto legislativo n.81/2008), deve disporre di misure organizzative necessarie o ricorrere ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori.

Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi è necessario che il datore di lavoro adotti le misure organizzative necessarie, ricorrendo ai mezzi appropriati o fornendo ai lavoratori stessi mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale dei carichi diretti.

 

 

 

Fonte: SICUREZZA LAVORO



SICUREZZA SUL LAVORO: LA RESPONSABILITA’ DEL DATORE DI LAVORO IN MERITO AI PRODOTTI COMMERCIALIZZATI ( 23-02-2011)


Secondo la sentenza n. 34774 27 settembre 2010 della Corte Cassazione la delega di funzioni ex articolo 16 decreto legislativo n.81/2008 è limitata all'attuazione delle norme di igiene e prevenzione all'interno dell'azienda ma essa non opera in relazione ai prodotti commercializzati all'esterno.

Il datore di lavoro dunque, nella sua qualità di imprenditore, non può trasferire in capo ad altri la responsabilità che egli ha nei confronti di terzi, diversi dai suoi dipendenti (in questo caso gli acquirenti-utilizzatori di prodotti privi dei requisiti di sicurezza), poiché si consentirebbe per via negoziale di sottrarsi agli obblighi di garanzia nascenti dall'articolo 40 c.p. e quindi di intaccare il principio di inderogabilità del precetto penale.

 

 

Fonte: SICUREZZA LAVORO



SICUREZZA SUL LAVORO: L’USO DELLE ATTRAZZATURE PER IL SOLLEVAMENTO DELLE PERSONE ( 25-02-2011)


La commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, alla seduta del 19 gennaio 2011, ha approvato un parere sul concetto di “eccezionalità” nell’uso di attrezzature di lavoro non progettate a tale scopo per il sollevamento di persone, di cui al punto 3.1.4 dell'allegato VI al Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i.

In tal modo, si forniscono indicazioni a tutti gli operatori relative a quali limitate situazioni legittimino l’uso – che rimane eccezionale – di attrezzature di lavoro per sollevare persone, ferme restando le previsioni di tutela della salute e sicurezza degli operatori coinvolti nelle operazioni.

 

Fonte: MINISTERO DEL LAVORO



SICUREZZA SUL LAVORO: PROCEDURE PER LA FORNITURA DI CALCESTRUZZO IN CANTIERE ( 25-02-2011)


La commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, alla seduta del 19 gennaio 2011, ha approvato la 'Procedure per la fornitura di calcestruzzo in cantiere'.

Il documento, frutto di un ampio confronto tra Amministrazioni centrali e regionali e Parti Sociali del settore delle costruzioni, vuole fornire agli operatori di un settore a particolare rischio infortunistico indicazioni operative, facilmente comprensibili, per una corretta gestione delle operazioni di fornitura del calcestruzzo nei cantieri temporanei e mobili, a garanzia di tutti i lavoratori coinvolti.

 

Fonte: MINISTERO DEL LAVORO



AGRICOLTURA: BUONE PRASSI PER PREVENIRE I DMS ( 25-02-2011)


L'agricoltura è il settore in cui i DMS (Disturbi muscolo scheletrici) e l'esposizione ai rischi di tali disturbi sono maggiormente diffusi.

La maggior parte dei lavoratori impiegati nell'agricoltura riferisce di essere esposta a movimenti ripetitivi di mani e braccia, a posizioni stancanti o dolorose e al trasporto o allo spostamento di carichi pesanti.

Le percentuali di dolori alla schiena e dolori muscolari in questo settore sono due volte superiori alla media.

Nuovi studi di casi di buone prassi raccolti nell'ambito di questo progetto dell' Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro OSHA, forniscono informazioni pratiche su come prevenire i DMS in agricoltura, contribuendo così all'applicazione ‘dell'accordo europeo sulla riduzione dell'esposizione dei lavoratori al rischio di DMS legati al lavoro in agricoltura’.

 

 

Fonte: OSHA



SICUREZZA SUL LAVORO: RESPONSABILITA’ DEL DATORE DI LAVORO IN CASO DI NOLEGGIO DI APPARECCHIATURE PER IL SOLLEVAMENTO ( 28-02-2011)


Secondo la Sentenza n. 45356 dicembre 2010 della Corte di Cassazione, il datore di lavoro che ha noleggiato con la formula del “ nolo a caldo” un apparecchio di sollevamento, (in questo caso specifico una gru su carro), è responsabile per l’ infortunio occorso ad un dipendente dell’impresa che ha provveduto a noleggiare il mezzo. 

L’infortunio è accaduto a causa di un cedimento di una catena di acciaio impiegata nella circostanza come imbracatura, cedimento dovuto oltre alla insufficiente portata utile anche al pessimo stato d’uso e di conservazione della catena medesima.

 

 

Fonte: Sicurezza e Lavoro



SICUREZZA SUL LAVORO: VETERINARI A RISCHIO "CAMPI ELETTROMAGNETICI". ( 28-02-2011)


A lanciare l'allarme sono i ricercatori del dipartimento di Igiene del lavoro dell'INAIL (ex-Ispesl) che, in un recente documento, sottolineano la necessità di una regolamentazione che consenta ai lavoratori del settore di operare in assoluta sicurezza.

Negli ambulatori e nelle cliniche specializzate nella cura di cani, gatti & C, infatti, le apparecchiature a risonanza magnetica sono sempre più utilizzate e sono molti che si affidano a queste applicazioni, sottoponendo animali domestici, di addestramento e di laboratorio a controlli specifici attraverso l'utilizzo della diagnostica Rm.

Ma, se i vantaggi per gli animali sono notevoli, la sicurezza dei lavoratori non è altrettanto garantita: veterinari e personale tecnico sarebbero, infatti, maggiormente esposti ai campi elettromagnetici.

 

 

Fonte: INAIL