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SICUREZZA SUL LAVORO: DALL’ INIZIO DEL 2011 SI CONTANO QUASI 2 VITTIME AL GIORNO ( 02-03-2011)


A gennaio sono state 50 le morti bianche in Italia: il doppio di quelle rilevate nei primi 31 giorni del 2010. Quasi due vittime del lavoro al giorno. In tutto il primo semestre del 2010 non si era mai arrivati ad un dato così elevato.

Questa è la prima e tragica istantanea scattata dagli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre che si occupa di monitorare quotidianamente il dramma. Un risultato d’esordio sconfortante ed allarmante in cui ad indossare la maglia nera non sono più le regioni del Nord, ma bensì quelle del Sud. Sicilia e Campania in testa con 7 vittime, seguite dalla Lombardia (6), dall’Emilia Romagna (5) e dal Veneto (4). Accanto ai numeri assoluti, però, appare altrettanto significativo l’indice di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. E i valori più elevati arrivano dalla Valle D’Aosta (35,5 contro una media nazionale di 4,4) insieme alla Basilicata (15,7) e alla Calabria (5,1). Friuli, Molise Marche Toscana e Umbria sono le uniche regioni a non essere state coinvolte nel mese di gennaio.

Mentre nella classifica provinciale ci sono Catania e Napoli con 4 morti bianche, seguite da Bologna e Milano (3), Matera, Aosta, Savona, Messina, Caserta, Lecce, Verona e Torino (2). Aosta, Matera e Savona, comunque guidano la classifica provinciale per incidenze rispetto alla popolazione lavorativa. Ancora una volta l’agricoltura è il luogo maggiormente votato alla tragedia con il 32 per cento delle vittime. Il doppio di quelle rilevate nel settore delle costruzioni (16 per cento). Altrettanto preoccupante il 12 per cento degli eventi mortali registrati nel commercio e attività artigianali e il 10 per cento dei trasporti, magazzinaggi e costruzioni.

Un nuovo dato, invece, emerge nell’indagine delle cause che hanno portato alla morte i lavoratori e la caduta dall’alto non è più in cima alla graduatoria. Nel 24 per cento dei casi, infatti, si è trattato di un decesso per schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti. Nel 20 per cento dei casi si è trattato di una caduta dall’alto e per il 16 per cento delle vittime la causa è stata un incidente dovuto al ribaltamento/investimento di un mezzo in movimento. Seguono nella classifica: il contatto con organi lavoratori in movimento (12 per cento), investimento da mezzo semovente (10 per cento) e incendio (6 per cento).

Altrettanto sconvolgente il dato sulla mortalità femminile: sono già due le vittime. A fine 2010 se ne contavano 17. Un dato, quindi, decisamente superiore alla media. Gli stranieri sono 4 pari all’8 per cento del totale (era il 10 per cento nel 2010). La fascia d’età più colpita è sempre quella in cui l’esperienza dovrebbe insegnare a non esporsi al rischio (tra i 40 e i 49 anni, ovvero il 36 per cento delle vittime). Il 20 per cento tra i 30 e i 39 e il 18 per cento tra i 60 e i 69 anni. Dai 70 anni in su si rileva l’8 per cento delle vittime. Ultimo ma non meno importante grafico elaborato dagli esperti dell’Osservatorio di Vega Engineering che da oltre due decenni si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro è quello relativo ai giorni della settimana in cui gli episodi mortali sono stati più frequenti. Si scopre così un’altra novità perché con il nuovo anno i giorni neri cambiano: sono martedì e giovedì. Lo scorso anno il mercoledì e il venerdì. Nel Nordest, invece, sul podio al secondo posto c’è la domenica.

 

 

Fonte: INSIC



La nuova ipotesi di confisca amministrativa in materia di lavoro ( 06-03-2011)

Come noto, in data 18 dicembre 2010, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 295 la Legge 17 dicembre 2010, n. 217  recante ‘Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 novembre 2010, n. 187, recante misure urgenti in materia di sicurezza’.

La suddetta legge ha di fatto introdotto, tra le norme in materia di sanzioni amministrative accessorie, una nuova ipotesi di confisca amministrativa.

Di fatto, l’articolo 9 della Legge n. 217/2010, integrando l’articolo 20 della Legge n. 689/1981, ha stabilito che ‘in presenza di violazioni gravi o reiterate, in materia di tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro, è sempre disposta la confisca amministrativa delle cose che servirono o furono destinate a commettere la violazione e delle cose che ne sono il prodotto, anche se non venga emessa l'ordinanza-ingiunzione di pagamento. La disposizione non si applica se la cosa appartiene a persona estranea alla violazione amministrativa ovvero quando in relazione ad essa è consentita la messa a norma e quest'ultima risulta effettuata secondo le disposizioni vigenti’.

Attraverso il suddetto articolo viene così introdotta una nuova ipotesi di confisca obbligatoria, che deve essere sempre disposta nei confronti delle cose che servirono o furono destinate a commettere la violazione e delle cose che ne sono il prodotto, qualora vengano accertate violazioni gravi o reiterate, in materia di tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Di fatto la suddetta disposizione introduce una deroga al principio generale sancito dal primo comma dell'art. 20 della legge n. 689/81 che invece prevede che l'autorità amministrativa possa applicare le sanzioni amministrative o penali accessorie consistenti nella privazione o sospensione di facoltà e diritti solo previa ordinanza-ingiunzione o sentenza di condanna.

Pertanto, ai sensi della suddetta integrazione, l’articolo 20 di cui sopra dispone due tipi di confisca amministrativa:

-          Una facoltativa à già prevista dall’articolo 20; integra l’ipotesi in cui il bene è servito o destinato a commettere una violazione;

-          Una obbligatoria à introdotta dall’articolo 9 della Legge n. 217/2010 e concernente l’ipotesi in cui  il bene costituisce il prodotto di una violazione ovvero quando la fabbricazione, l’uso, la detenzione dello stesso costituisca di per sé illecito amministrativo.

La confisca in materia di lavoro: caratteristiche

La nuova confisca in materia di lavoro, così come introdotta dall’articolo 9 della Legge n. 217/2010 ha natura obbligatoria.

La suddetta disposizione è adottata dagli ispettori del lavoro in presenza di violazioni gravi o reiterate ed  indica espressamente le aree di intervento del provvedimento in esame quali:

-          La tutela del lavoro;

-          Igiene sul luogo di lavoro;

-          Prevenzione degli infortuni.

La confisca amministrativa obbligatoria può operare in presenza di violazioni gravi o reiterate: in merito al concetto di gravità, la disposizione non precisa di fatto il contenuto. In ogni caso, in linea con quanto previsto dal D.M. 24 ottobre 2007, ai fini  dell’individuazione delle gravi violazioni  in materia di lavoro, il Ministero elenca tra le ipotesi:

-          Le violazioni in materia di lavoro sommerso;

-          Violazione in merito all’occupazione dei lavoratori clandestini;

-          Violazioni dovute al mancato rispetto dei riposi giornalieri e settimanali.

Per quanto riguarda il concetto di reiterazione, l’articolo 8bis della Legge n. 689/7981 prevede che si abbia reiterazione quando ‘nei cinque anni successivi alla commissione di una violazione amministrativa, accertata con provvedimento esecutivo, lo stesso soggetto commette un’altra violazione della stessa indole. Si ha reiterazione anche quando più violazioni della stessa indole commesse nel quinquennio sono accertate con un unico provvedimento esecutivo’.

L’indole può essere considerata la stessa se siano state commesse violazioni della stessa disposizione o anche di disposizioni diverse che, per la natura dei fatti o per le modalità delle condotte, si presentano come sostanzialmente omogenee o con caratteri fondamentali comuni.

Oggetto della confisca: le cose confiscabili sono quelle che si siano poste in rapporto di strumentalità rispetto alla violazione amministrativa commessa, o che siano risultate il prodotto dell’azione illecita.                 In ogni caso la confisca non è applicabile se le cose appartengono a persone estranee alla violazione. In ogni caso, secondo la Cassazione, ‘il proprietario della cosa che è servita a commettere la violazione amministrativa non può considerarsi persona estranea alla stessa nelle ipotesi in cui sussista un suo obbligo solidale con quello dell’autore della violazione’. Di fatto, il proprietario non resta assoggettato a confisca solo qualora provi che la cosa fu utilizzata contro la sua volontà [ Cassazione, sentenza 16 aprile 1991, n.4036].

Il provvedimento non è inoltre adottabile in tutti i casi per i quali sia prevista la possibilità di regolarizzazione: pertanto la confisca amministrativa in materia di lavoro non è adottabile per tutte le violazioni amministrative diffidabili ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 124/2004.

L’azione di confisca, ai sensi dell’articolo 9 della Legge n. 127/2010, non può essere adottata da tutte le amministrazioni competenti ad effettuare accertamenti in materia di lavoro e legislazione sociale. Sono legittimate ad adottare il provvedimento in parola solo le Direzioni Provinciali del lavoro e le Aziende Sanitarie Locali.

Pertanto la competenza ad adottare il provvedimento di confisca è da individuare:

-          Nella DPL, per le sanzioni in materia di tutela del lavoro e sicurezza nei luoghi di lavoro contestate dal personale ispettivo del Ministero del Lavoro;

-          Nel Presidente della Giunta regionale, per le sanzioni in materia di sicurezza applicate dal personale ispettivo delle A.S.L..

Opposizione alla confisca: l’articolo 22 della legge n. 689/1981 prevede che ‘contro l’ordinanza-ingiunzione di pagamento  e contro l’ordinanza che dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre opposizione davanti al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione individuato a norma dell’articolo 22bis, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento’.

Pertanto, ai sensi della suddetta disposizione il giudice competente è il Tribunale ordinario in composizione monocratica. E’ da precisare in merito che l’ordinanza che ingiunge la confisca acquista esecutività solo quando il provvedimento diventi definitivo e cioè con il decorso del termine per proporre opposizione, ovvero con l’emissione della sentenza passata in giudicato nel caso sia stata proposta opposizione all’ordinanza.



Sicurezza: nel concetto di eccezionalità rientrano anche le situazioni di emergenza ( 06-03-2011)

Ministero Lavoro - Nota 10/02/2011 n. 3326

Il Ministero del lavoro, con la nota 10/02/2011 n.3326, ha precisato che possono essere utilizzati per il sollevamento delle persone anche strumenti non progettati per tale scopo quando si deve operare in situazioni di emergenza.


Al Ministero del lavoro è stato chiesto in particolare cosa si intenda con la locuzione “a titolo eccezionale” previsto al punto 3.1.4 dell’allegato VI del DLgs 81/2008 che regolamenta l’utilizzo di attrezzature per il sollevamento delle persone.


Secondo il Ministero nel concetto di eccezionalità che giustifica l’utilizzo di strumenti per un fine che non è loro proprio (nel caso in esame l’utilizzo di attrezzature aventi una finalità diversa rispetto al sollevamento delle persone) rientrano anche i casi in cui l’attività deve essere eseguita immediatamente al fine di prevenire situazioni di pericolo, incidenti imminenti o per organizzare misure di salvataggio oppure quando si devono effettuare determinate operazioni rese necessarie dalla specificità del sito o del contesto lavorativo e le attrezzature disponibili o ragionevolmente reperibili sul mercato non garantiscono maggiori condizioni di sicurezza.


In ogni caso l’utilizzo eccezionale di strumenti per scopi diversi da quelli che gli sono propri necessita a valle di una analisi dei rischi, di una valutazione dei criteri per la scelta più appropriata delle attrezzature da impiegare, di una verifica dei requisiti delle apparecchiature accessorie da abbinare ad essi e della determinazione delle modalità operative per le varie fasi di lavoro in cui i sistemi così realizzati sono utilizzati.



SICUREZZA SUL LAVORO: LE LINEE GUIDA SGSL ( 07-03-2011)


La collaborazione di 14 aziende coordinate da INAIL e da Consel Consorzio Elis ha portato alla elaborazione delle "Linee di indirizzo Sgsl - Ar", il documento che definisce un modello comune di Sistema di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro delle aziende a rete.

Il documento dovrebbe assicurare da un lato la corrispondenza con Linee guida Uni INAIL e, dall'altra, assicurare una congruenza con le Ohsas 18001.

Le linee guida Sgsl – Ar dovrebbero quindi permettere l'applicazione di entrambi gli standard internazionali, coniugando sia l’intento dell’organizzazione e dell'implementazione del sistema di gestione, che la verifica di sua certificazione.

Il documento si connota come strategico per imprese “a rete” intendendosi delle realtà produttive da una diffusione capillare sul territorio e i cui processi produttivi e organizzativi sono, dunque, anche strettamente correlati all'indotto.

Inoltre le "Linee di indirizzo Sgsl - Ar" potrà rappresentare un ulteriore e importante passo avanti nella diffusione di best practices in grado di contribuire ulteriormente al contenimento del fenomeno infortunistico e alla promozione di modelli aziendali sempre più rispettosi della salute e della sicurezza dei lavoratori.

 

Fonte: INSIC



PREVENZIONE INCENDI: INTERVENTI DI SEMPLIFICAZIONE PER LE PMI ( 07-03-2011)


Il Consiglio dei Ministri ha approvato un primo pacchetto di interventi di semplificazione in materia di prevenzione degli incendi che intervengono su adempimenti particolarmente onerosi per circa 2 milioni di Piccole e Medie Imprese italiane. Studiato in collaborazione con le associazioni imprenditoriali e le amministrazioni interessate, il provvedimento introduce un nuovo modo di fare semplificazione.

La bozza di decreto che regola lo snellimento delle procedure per la prevenzione degli incendi, che pesa 1,4 miliardi all’anno sulle casse delle Pmi, distingue tre tipologie di attività in funzione delle percentuali di rischio. Allo stesso tempo lega gli adempimenti, necessari per la prevenzione, alla valutazione dei progetti e alle esigenze di tutela degli interessi pubblici.

Per i settori meno rischiosi non sarà più quindi necessario il parere di conformità. I progetti relativi a queste attività dovranno essere presentati contestualmente alla Scia.

I controlli saranno sempre effettuati entro 60 giorni solo sulle attività più rischiose, mentre per le altre diventerà operativo il metodo a campione.

Secondo il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, i nuovi orientamenti saranno operativi prima dell'estate.

 

Fonte: INSIC



SICUREZZA SUL LAVORO E DECRETO MILLEPROROGHE ( 07-03-2011)


Con 159 voti a favore e 126 contrari, lo scorso 26 febbraio è stato definitivamente approvato al Senato il decreto “Milleproroghe”, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie”.  

Tra le varie proroghe particolare attenzione va posta a quella dell’obbligo di adeguare alle disposizioni di prevenzione incendi le strutture ricettive con oltre 25 letti e a quella per il controllo dei serbatoi di GPL. Infatti, all’articolo 1, viene fissato al 31 marzo 2011 il termine di scadenza dei termini e dei regimi giuridici indicati nella tabella 1 allegata alla Legge. In particolare, si fa riferimento al Decreto 1° luglio 2009, n. 78, convertito dalla Legge 3 agosto 2009, n. 102, all’articolo 23, comma 9, che riguarda l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto esistenti alla data di entrata in vigore del Decreto del Ministro dell'Interno del 9 aprile 1994.

Inoltre, all’art. 16-septies, viene trattato l’argomento relativo ai termini entro i quali sottoporre a controllo i serbatoi ubicati presso i depositi GPL di cui al Decreto del Ministro dell’Interno 14 maggio 2004: resta fissato al 30 giugno 2011 il termine ultimo entro il quale i serbatoi in esercizio da venticinque anni dalla prima istallazione, presso i depositi GPL, devono essere sottoposti ad un puntuale esame visivo dell'intera superficie metallica, in aderenza alla norma UNI EN 970, e a controlli spessimetrici nel rispetto del disposto della norma UNI EN 10160, o, in alternativa, con le modalità tecniche di cui all'appendice D della norma UNI EN 12818, per la verifica dell'idoneità del manufatto, da eseguire a cura di personale qualificato in possesso dei requisiti previsti dalla norma UNI EN 473. Qualora non vengano eseguite le verifiche descritte, il proprietario dovrà obbligatoriamente collocare il serbatoio fuori esercizio. Per i serbatoi che alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto hanno raggiunto i venticinque anni di esercizio, l'esecuzione delle verifiche va effettuata entro il 31 dicembre 2011. I costi per le verifiche sono a carico delle imprese fornitrici dei serbatoi.

 

 

Fonte: INSIC



STRESS LAVORO CORRELATO: GLI ADDETTI AL SOCCORSO ( 07-03-2011)


Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Bologna, Giuseppe Prati e Luca Pietrantoni, si è occupata di misurare il livello di stress cui i lavoratori del soccorso sono sottoposti. Vigili del fuoco, operatori sanitari dell’emergenza e volontari di Protezione Civile affrontano nel corso della loro vita lavorativa innumerevoli “eventi critici di servizio”, situazioni così chiamate per la loro gravità.

Sono tutti quegli eventi in cui gli operatori vengono in contatto diretto con la morte, con persone gravemente ferite e con il rischio di ferimento o di morte personale, in occasione di incidenti, disastri, incendi, ecc. Tutto questo li sottopone ad un carico di stress rilevantissimo.

Nella scia degli studi prodotti dalla comunità scientifica internazionale anche la facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna ha condotto uno studio che ha coinvolto 586 operatori del’emergenza selezionati nelle due aree che compongono l’intervento di emergenza: l’area sanitaria (118, Croce Rossa ecc.) e l’area tecnica (Vigili di fuoco, Protezione Civile, ecc.)

Il campione preso in considerazione era composto da 129 soggetti di sesso femminile e 457 di sesso maschile, tutti compresi tra i 18 e i 67 anni.

I dati hanno mostrato che gli eventi critici più frequenti sono

·         gli incidenti gravi con più vittime;

·        gli incidenti con persone intrappolate gravemente ferite;

·         casi di minacce violente, sia fisiche verbali, da parte degli astanti;

·         soccorso offerto a vittime conosciute dal soccorritore.

Pochissimi invece i casi di eventi critici in cui il soccorritore corresse rischio di ferimento o di morte  o che lo corresse un collega. La conseguenza di un evento critico di servizio è il deterioramento del normale funzionamento psicologico, questi eventi rappresentano quindi una grossa minaccia per il benessere psicologico dell’operatore dell’emergenza.

Dal punto di vista pratico lo studio ha individuato nuove linee di intervento per migliorare la tutela della salute dei professionisti del’emergenza.

 

 

Fonte: QUOTIDIANO SICUREZZA



LAVORI USURANTI: MAGGIORI DIRITTI PER I LAVORATORI ( 07-03-2011)


Dopo esser stato approvato dal Consiglio dei Ministri arriva alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati lo schema di decreto legislativo che ridefinisce la mappa dei lavori usuranti.

Il decreto ha il fine di regolare l’accesso al pensionamento anticipato per lavoratori addetti a mansioni particolarmente gravose.

Secondo questo schema è prevista la possibilità di andare in pensione con tre anni di anticipo per alcune tipologie di lavoro tra i quali quelli svolti in ambienti che costringono a condizioni di lavoro particolarmente gravose:

·         in galleria, cava e miniera;

·         in camere ad aria compressa;

·         in spazi sottomarini;

·         ad alte temperature;

·         in spazi ristretti;

·         per asportazione di amianto.

Sono inoltre stati inseriti i lavori svolti su “linee catena”, i lavori notturni e la conduzione di alcuni  veicoli di trasporto collettivi quali autobus urbani.

Ogni anno il numero di  lavoratori che, avendo svolto lavori usuranti per almeno sette sugli ultimi  dieci anni di lavoro, potrebbero beneficiare di questo provvedimento, si stima si attesti sui 5000.

Il costo del prepensionamento di questi lavoratori è già stanziato fino al 2017. Si attende quindi una pronta approvazione del decreto e la sua immediata entrata in vigore.

 

 

 

Fonte: QUOTIDIANO SICUREZZA



IL PATENTINO PER LA CONDUZIONE DI IMPIANTI TERMICI CIVILI ( 07-03-2011)


Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con Circolare del 19 gennaio 2011 n. 4, ha dettato chiarimenti in merito all’effettuazione dei corsi e degli esami per il rilascio del patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, a seguito della pronuncia della Sentenza della Corte di Cassazione del 2009 e delle modifiche legislative che hanno recepito le motivazioni disposte della citata Sentenza

 

 

Fonte: SICUREZZA E LAVORO



SICUREZZA SUL LAVORO : LA VALUTAZIONE DEI RISCHI PER ACCESSO SUL TETTO ( 07-03-2011)


Proseguendo la Campagna di Prevenzione dei rischi in occasione di accessi sul tetto degli edifici, SPISAL dell'ULSS 5 Ovestvicentino ha predisposto un documento che contiene indicazioni operative per aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi previsto dal Testo Unico della Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (Dlegvo 81/08).

Il materiale organizzato in 4 paragrafi intende indirizzare i Datori di Lavoro ed i loro Consulenti nel predisporre le Attrezzature e le Procedure Organizzative indispensabili per assicurare, secondo quanto prescrivono le Norme, la prevenzione dei rischi in occasione dell'accesso di Lavoratori sul tetto per interventi di manutenzione, pulizia, eccetera.

Molti dei DVR esistenti non prendono in considerazione questo rischio che si presenta in quasi tutti gli edifici adibiti ad attività produttive e che ha assunto particolare rilevanza in conseguenza dell'istallazione di pannelli solari sul tetto di numerose aziende.

Le Linee di Indirizzo sono integrate da una Lista di Controllo utile per verificare l'efficacia e la completezza delle Misure di Prevenzione. Questa Lista sarà utilizzata dagli Operatori SPISAL in occasione delle verifiche che saranno eseguite nei prossimi mesi.

 

 

Fonte: ULSS 5 OVEST VICENTINO

 



SICUREZZA SUL LAVORO: GESTIRE IL RISCHIO CON LA UNI EN ISO 31000 ( 09-03-2011)


Tutte le attività di un'organizzazione comportano dei rischi: la loro gestione può essere applicata in qualsiasi momento a un'intera organizzazione, alle sue numerose aree e livelli, così come alle specifiche funzioni, progetti e attività.

Applicabile a qualunque tipo di rischio, la UNI ISO 31000 “Gestione del rischio - Principi e linee guida” può essere utilizzata da imprese pubbliche, private o sociali, associazioni, gruppi o individui e, pertanto, non è specifica per alcuna industria o settore.

 

 

Fonte: UNI



SICUREZZA SUL LAVORO: SEI SOSTANZE CHIMICHE VERRANNO RITIRATE DAL MERCATO ( 10-03-2011)


Sei sostanze di estrema criticità verranno proibite nell'arco dei prossimi tre - cinque anni a meno che singole imprese non abbiano ricevuto un'autorizzazione ad usarle.

La decisione del 17 febbraio della Commissione fa seguito alla prima fase di registrazione e di notifica delle sostanze chimiche, completatasi con successo (cfr. IP/10/1632, IP/11/2). Sei sostanze di estrema criticità sono state spostate dall'elenco di sostanze candidate all'elenco di sostanze soggette alla procedura di autorizzazione, noto quale allegato XIV, di cui al regolamento REACH dell'UE (regolamento n. 1907/2006 concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche).

Gli operatori che intendessero vendere o usare tali sostanze dovranno dimostrare che sono state adottate le prescritte misure di sicurezza per controllare adeguatamente i rischi oppure che i vantaggi per l'economia e la società sono maggiori dei rischi eventuali. Laddove vi siano sostanze o tecniche alternative fattibili dovrà essere inoltre presentato uno scadenzario per la sostituzione delle sostanze problematiche.

L'obiettivo è assicurare che i rischi derivanti da sostanze ad alta criticità siano adeguatamente controllati e che tali sostanze vengano progressivamente rimpiazzate da alternative accettabili sul piano economico e tecnico.

Le prime iscritte nell'allegato XIV sono le seguenti 6 sostanze chimiche:

    • 5-ter-butyl-2,4,6-trinitro-m-xylene (musk xylene),
    • 4,4'-diamminodifenilmetano (MDA),
    • esabromociclododecano (HBCDD),
    • di(2-etilesil) ftalato (DEHP),
    • ftalato benzilico butilico (BBP) 
    • ftalato dibutilico (DBP).

Per ciascuna sostanza elencata è fissata una "data di scadenza" che va dal 2014 al 2015. A partire da tale data la sostanza può essere immessa sul mercato o usata soltanto se è stata concessa un'autorizzazione o se è stata presentata una domanda di autorizzazione entro la data ultima fissata a tal fine. Si tratta della data entro la quale chiunque desideri continuare ad usare una sostanza chimica che figura nella lista successivamente alla data di scadenza deve presentare un'apposita domanda.

Tali requisiti si applicano indipendentemente dal quantitativo della sostanza immessa sul mercato o usata poiché per la procedura di autorizzazione non sono fissati limiti quantitativi minimi. Alcuni usi delle sostanze, ad esempio quali sostanze intermedie, sono esclusi dall'obbligo di autorizzazione.

Le domande di autorizzazione devono essere presentate all'ECHA. Il comitato per la valutazione dei rischi e il comitato socioeconomico dell'ECHA esaminano quindi ciascuna domanda ed esprimono il loro parere alla Commissione europea. La decisione finale è adottata dalla Commissione europea.

 

Fonte: INSIC



SICUREZZA SUL LAVORO: UN PORTALE DEDICATO ALLE DONNE ( 14-03-2011)


Valorizzare l'eterogeneità anche sui luoghi di lavori e potenziare la maggiore integrazione dei generi nel mercato occupazionale italiano, considerando le differenze e tutelando la donna nei settori più a rischio.

Si pone questi obiettivi il sito web "Donna, Salute e Lavoro", ideato dall'ex-Ispesl e nato da una sfida congiunta con l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Osha).

In seguito al massiccio ingresso del 'gentil sesso' nel mondo del lavoro risulta, infatti, fondamentale porre attenzione ai soggetti più deboli, attraverso una corretta informazione che vada dall'esperienza biologica della maternità ai rischi che possono manifestarsi durante i cicli produttivi delle diverse imprese.

 

Fonte: INAIL



EDILIZIA: DURC INCOMPLETI E GARE D’ APPALTO ( 14-03-2011)


Incompletezze e irregolarità del Durc non provocano sempre l’esclusione dalle gare. La mancata pronuncia di uno degli enti preposti al rilascio o la presenza di indizi su possibili anomalie non causano necessariamente l’estromissione dell’impresa, il cui comportamento deve essere valutato in modo autonomo dalla Stazione Appaltante.

Con la sentenza 83/2011 il Consiglio di Stato  ha infatti stabilito che può aggiudicarsi un appalto l’impresa che ha presentato un Durc incompleto, ma privo di accertamenti negativi. Nel caso specifico, il documento unico di regolarità contributiva era privo del nulla osta da parte dell’ufficio Inps locale.

Il Durc assume la valenza di dichiarazione di scienza. Per la sua natura dichiarativa si colloca tra gli atti di attestazione e certificazione redatti da pubblici ufficiali. Il rilascio del documento senza la pronuncia di uno degli enti tenuti alla sua emissione non impedisce di considerare certificata in modo implicito la regolarità contributiva.

Il CdS ha inoltre ribadito che deve essere ammessa alle procedure di gara e affidamento l’impresa che, dopo una violazione accertata con sentenza passata in giudicato, abbia regolarizzato la propria posizione pagando le somme dovute.

 

Fonte: EDILPORTALE

 



EDILIZIA: DURC E LIMITI AL LAVORO PART-TIME ( 14-03-2011)


Le imprese edili che ricorrono al lavoro part-time oltre i limiti stabiliti dalla legge incorrono in irregolarità del Durc. Lo ha chiarito il Ministero del Lavoro, che con la Circolare 8/2011 ha risposto a un interpello sull’interpretazione del D.lgs.61/2000 posto dall’Ance, Associazione nazionale costruttori edili.

In questi casi, il Documento unico di regolarità contributiva non può quindi essere rilasciato.

Un’impresa edile non può assumere con contratto a tempo parziale una quota superiore al 3% dei lavoratori a tempo indeterminato e al 30% degli operai a tempo pieno.

Dopo aver raggiunto queste quote, per ogni ulteriore contratto, stipulato con la formula part-time, si configura una violazione delle norme contrattuali in quanto, secondo il Ministero del Lavoro,vengono a configurarsi situazioni simili alla mancata corresponsione dei contributi, in base alla quale il Durc non può essere rilasciato.

 

Fonte: EDILPORTALE



ISPESL: NUOVE LINEE GUIDA PER L’ESECUZIONE DI LAVORI TEMPORANEI ( 14-03-2011)


La nuova linea guida ISPESL riguarda l’esecuzione di lavori temporanei in quota, ove per l’accesso, il posizionamento e l’uscita dal luogo di lavoro si faccia uso di ponteggi metallici fissi prefabbricati di facciata.

Essa fornisce indicazioni relative ai contenuti minimi del documento di valutazione dei rischi, ai criteri di esecuzione ed alle misure di sicurezza da adottare nei cantieri edili per lo svolgimento dell’attività di montaggio, smontaggio e trasformazione di tali attrezzature di lavoro, in cui il lavoratore è esposto costantemente al rischio di caduta dall’alto.

 

Fonte: ISPESL/INAIL



AUTOTRASPORTO: PROROGATO AL 16 GIUGNO IL TERMINE PER IL VERSAMENTO DEI PREMI ASSICURATIVI ( 14-03-2011)


L’Inail, con la nota n. 1749 del 3 marzo 2011, ha reso noto che, in seguito alla conversione in legge del Decreto Milleproroghe, è stato confermato il differimento, al 16 giugno, del termine per il versamento dei premi assicurativi da parte delle imprese di autotrasporto merci in conto terzi.

Restano fermi i termini per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni, del 16 febbraio e del 16 marzo (quest'ultimo per le imprese che si avvalgono delle modalità telematiche).

 

Fonte: INAIL



SICUREZZA SUL LAVORO: I DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICI TRA I CASSIERI DEI SUPERMERCATI ( 14-03-2011)


Come ricordato da diverse ricerche europee, i disturbi muscolo-scheletrici sono uno dei problemi sanitari lavorativi più diffusi. In particolare le patologie muscolo-scheletriche degli arti superiori sono comuni a molte attività lavorative che richiedono l’esecuzione di movimenti ripetitivi, ad esempio il lavoro alle casse dei supermercati.

Per favorire la prevenzione in questo settore è utile riprendere alcuni documenti non recenti – e precedenti al Decreto legislativo 81/2008 – che, tuttavia, contengono suggerimenti e indicazioni ancora utili per valutare e ridurre sensibilmente i rischi dei lavoratori.

In particolare nel sito “ Salute & Sicurezza – RLS” della Filcams-Cgil sono stati raccolti alcuni documenti per la prevenzione delle patologie muscolo-scheletriche tra i lavoratori dei supermercati.

Le principali criticità generalmente riguardano i seguenti fattori:

- l’elevata frequenza di azioni tecniche;

- la carenza dei tempi di recupero o l’inadeguata distribuzione delle pause in alcuni turni;

- la postura incongrua;

- la forza impiegata.

Riguardo alla frequenza di azione (fattore influenzato dall’afflusso dei clienti alla cassa e dal numero di casse attive per turno) si consiglia di ridurre il numero delle azioni tecniche nell’unità di tempo.

Riguardo ai tempi di recupero “è consigliabile avere un periodo di recupero ogni 60 minuti, essendo il rapporto ottimale di 1 a 5 (50 minuti di lavoro ripetitivo e 10 di recupero); tuttavia già una pausa di 5 minuti ogni ora ridurrebbe il punteggio di check-list concernente questo fattore”.

In relazione alla postura è utile valutare alcune indicazioni specifiche:

- mano: “il lavoro alla cassa comporta una presa della mano sia in pinch (presa di sacchetti, tessuti, giornali, digitazione alla tastiera o su bancomat, recupero-conteggio soldi) che palmare con una distribuzione percentuale del 50% circa per ciascuna postura.  La prensione in pinch è intrinsecamente molto rischiosa per l’aumento della pressione nel canale del carpo”. Dunque la prensione in pinch “dovrebbe essere evitata o utilizzata per non più di 1/3 del ciclo. Invece di sollevare in presa palmare e con una sola mano, la merce può essere ‘trascinata’, o sollevata a 2 mani”;

- spalla: il fattore postura spalla “può essere ridotto alternando il lavoro in stazione eretta e collocando la tastiera al lato destro dello scanner verticale o orizzontale”.

Infine riguardo alla forza (le “operazioni di movimentazione manuale di pezzi pesanti, quali fustini dei detersivi, confezioni di acqua e altri articoli ingombranti, possono implicare l’applicazione di forza eccessiva a livello dell’arto superiore ed un sovraccarico della colonna lombo-sacrale”) si indica di evitare la movimentazione manuale, “mantenendo nel carrello le merci pesanti, mediante l’adozione di:

- scanner manuale (che può essere usato dal cliente stesso);

- digitazione su tastiera del codice a barre”.

Con i produttori delle merci pesanti “dovrà essere valutata la possibilità di individuare una collocazione del codice a barre più adatta, al fine di evitare da parte del lavoratore manovre di rotazione o sforzi inutili per la decodifica allo scanner dello stesso”.

E’ infine utile riportare alcune brevi indicazioni ergonomiche per prevenire i disturbi menzionati:

- altezza da terra del piano di lavoro: “l’altezza raccomandata è di 76 cm, compreso lo spessore dello scanner orizzontale che sporge al di sotto del piano di 9 cm; infatti, garantisce un’altezza del vano cassa di 67 cm, che permette uno spazio sufficiente per l’alloggiamento delle gambe, assicura una posizione seduta sufficientemente confortevole al 95% della popolazione maschile e, con appoggio dei piedi a terra, alla quasi totalità della popolazione femminile. Inoltre tale altezza permette di lavorare alla maggior parte della popolazione anche in stazione eretta, alternando la postura. Le postazioni di lavoro con piano superiore ai 76 cm o in cui venga impiegato un lavoratore di bassa statura dovrebbero essere dotate sia di sedile che di pedana regolabili in altezza”;

- profondità del piano di lavoro: “circa 50 cm (valore che corrisponde alla lunghezza minima di presa del braccio). Si deve prevedere inoltre la sosta deh cliente davanti al cassiere anche per agevolare il trasferimento di denaro”;

- caratteristiche del sedile: sono le stesse del sedile per addetti a videoterminali (VDT). Ad esempio è necessaria “mobilità (presenza di rotelle), stabilità (base a cinque razze), dimensioni del piano di seduta con bordi arrotondati”, “regolabilità del piano in altezza (38-54 cm), regolabilità dello schienale in altezza (centro del supporto lombare tra 17 e 26 cm) e inclinazione (da 90° a 110°), …

E' utile inoltre fare qualche breve riferimento ad un secondo documento presente sul sito della Filcams, anche in questo caso precedente al D.Lgs. 81/2008.

Si tratta di un articolo, apparso nel numero di gennaio/marzo 2005 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, dal titolo “ La sindrome del tunnel carpale nelle cassiere dei supermercati” e a cura di R. Bonfiglioli, S. Venturi, C. Fiorentini, S. Mattioli (Unità Operativa di Medicina del Lavoro, Azienda Ospedaliera di Bologna Policlinico Sant’Orsola-Malpighi) e F. Graziosi (Università di Bologna, Unità Operativa di Medicina del Lavoro).

Viene presentata un’ indagine che ha permesso di “valutare la prevalenza di Sindrome del tunnel carpale (STC) in un gruppo di addette ad attività di cassa con laser scanner per tutto il turno di lavoro, rispetto ad un gruppo di lavoratrici addette ad attività che non implicano l’esposizione a fattori di rischio biomeccanico per l’arto superiore (insegnanti di scuole materne)”. Il gruppo di studio era composto sia da cassiere impiegate a tempo pieno che da cassiere impiegate a tempo parziale.

I risultati della ricerca mostrano che il “livello di attività manuale presente nella mansione di cassiera è risultato prossimo al valore limite di esposizione (TLV)”.

Poiché la “prevalenza di sintomi e di casi di STC è risultata maggiore nelle cassiere rispetto al gruppo di controllo, si può concludere che “il lavoro alle casse dei supermercati espone i lavoratori e fattori di rischio di tipo biomeccanico per l’arto superiore”. E questo a causa “dell’elevata ripetitività insita nel compito lavorativo e della frequente assunzione di posture incongrue”.

L’indagine evidenzia infine “una correlazione tra la comparsa dei disturbi e l’entità dell’esposizione lavorativa”.

 

Fonte: PUNTOSICURO

 



DPI: LA RESPONSABILITA’ DEL DATORE DI LAVORO ( 16-03-2011)


Secondo la Sentenza , n. 4656 della Corte di Cassazione, il datore di lavoro è responsabile per l'infortunio occorso al lavoratore sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente.

La decisione della Corte di merito ha fatto corretta applicazione di tali principi, osservando che, anche a voler ritenere provato che il lavoratore fosse stato dotato delle prescritte calzature di sicurezza e le avesse tolte prima di terminare il suo turno di lavoro, sarebbe residuata comunque una responsabilità del datore di lavoro per aver omesso di predisporre controlli idonei a garantire che i lavoratori utilizzassero effettivamente i mezzi di protezione loro forniti.

 

Fonte: Sicurezza e Lavoro



SICUREZZA SUL LAVORO: ESPOSIZIONE ALLE RADIAZIONI E CERTIFICAZIONE ( 18-03-2011)


Una nuova norma ISO permetterà di ottimizzare il controllo e la tutela dei lavoratori esposti alle radiazioni e fornirà anche la base tecnica per rafforzare la regolamentazione di questo settore, in tutto il mondo. L'applicazione della norma ISO 27048:2011, Radiation protection - Dose assessment for the monitoring of workers for internal radiation exposure, garantirà quindi l’affidabilità dei risultati relativi alla concentrazione delle radiazioni. Molti lavoratori sono infatti esposti, spesso in misura diversa, alle radiazioni ionizzanti e necessitano quindi di una maggiore sorveglianza e di un accurato controllo sanitario. Per quanti sono esposti a radioattività per inalazione, ingestione o per contatto con la pelle, è necessario, infatti, un programma globale di controllo che verifichi i tassi di eliminazione delle radiazioni attraverso le urine o le feci.

Per l'interpretazione quantitativa di tali misurazioni sono necessari modelli ben definiti e dati che descrivono il comportamento delle sostanze radioattive nel corpo umano. Diversi studi comparativi hanno dimostrato che, nonostante la disponibilità di un supporto scientifico da parte dell’Agenzia internazionale dell'energia atomica (AEIA) e delle raccomandazioni della Commissione internazionale per la protezione radiologica (ICRP), l'attuale applicazione di modelli identici da parte di diversi laboratori non esclude la produzione di risultati che differiscono per ordini di grandezza.

La nuova ISO 27048:2011 specifica quindi i requisiti minimi per la valutazione dei dati del monitoraggio dei lavoratori e presenta le procedure per l'interpretazione standardizzata dei dati di monitoraggio, al fine di raggiungere livelli accettabili di affidabilità e per l’uniforme quantificazione delle esposizioni alle radiazioni ai fini della documentazione di conformità.

 

Fonte: INSIC



SICUREZZA SUL LAVORO: PRONTO SOCCORSO AZIENDALE NELL’ AMBITO DEL TRASPORTO FERROVIARIO ( 18-03-2011)


E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 58 dell’11 marzo 2011 il decreto Interministeriale n. 19 del 24 gennaio 2011 concernente il Regolamento sulle modalità di applicazione in ambito ferroviario di quanto disposto in tema di pronto soccorso aziendale dal Decreto Interministeriale n. 388 del 15 luglio 2003, ai sensi dell'articolo 45, comma 3 del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.lgs 81/2008).

Il Regolamento, in particolare, definisce le modalità di applicazione del decreto n. 388 del 2003, da parte delle aziende o unità produttive che svolgono attività di trasporto ferroviario ovvero la cui attività è comunque svolta in ambito ferroviario.

 

Fonte: Ministero del Lavoro



SICUREZZA SUL LAVORO: LAVORI E SERVIZI DI DURATA NON SUPERIORE A DUE GIORNI ( 18-03-2011)


La ratio sottesa al D.Lgs. 81/2008, Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, è quella di non gravare, attraverso l’obbligo di redazione del D.U.V.R.I., le imprese appaltatrici di servizi che comportino l’espletamento di pratiche ordinarie prive di rischi interferenziali e i lavori di breve durata, in quanto esso diverrebbe un inutile fardello formale, senza peraltro privare di tutela quelle prestazioni lavorative che, pur esplicandosi in un breve arco temporale, presentano comunque, per la natura della prestazione ovvero per il particolare contesto in cui si svolgono, dei rischi di interferenza (come, ad esempio, avviene nell’ambito delle prestazioni manutentive).

Alla luce di quanto sopra si ritiene che i due giorni di cui alla norma in esame siano da computarsi con riferimento ad un arco temporale non necessariamente continuativo, ma anche complessivo e derivante dal cumulo delle singole prestazioni, anche episodiche, effettuate comunque in un lasso temporale di riferimento di ragionevole durata – come si potrebbe plausibilmente ritenere un anno solare - tenuto conto anche dell’eventuale durata contrattuale della prestazione lavorativa.

Sembra opportuno, infine, sottolineare che, anche nei casi sopra menzionati, resta comunque obbligatoria l’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dell’ art. 26, D.Lgs. 81/2008.

 

 

Fonte: Ministero del Lavoro



RESPONSABILITA’ SOCIALE: LA REALTA’ LOMBARDA ( 24-03-2011)


La Camera di Commercio di Milano ha recentemente diffuso i dati sulle imprese lombarde impegnate in pratiche virtuose, fra le quali le iniziative di responsabilità sociale. Circa 400 mila aziende lombarde investono circa 10 mila euro l'anno in buone pratiche, per un totale di circa 4 miliardi di spesa nella Regione

Le buone pratiche riguardano diverse attività, da quelle sportive e culturali fino alle iniziative legate all’ambiente (circa il 77% degli imprenditori manifesta interesse al tema dei rifiuti) e della salute e sicurezza sul lavoro (che impegna il 69,4% delle aziende). Fra gli strumenti messi in campo, ricordiamo il codice etico (diffuso dall'8,3% degli imprenditori) e le certificazioni (che raggiungono il 6,1% delle imprese).

Ed è proprio in materia di responsabilità sociale che ricordiamo il lancio, avvenuto alla fine del 2010, dello Standard volontario ISO 26000:2010 che detta le linee guida per le organizzazioni che vogliano incidere sulle proprie performance puntando sulla reputazione dell’azienda, la capacità di attrarre e trattenere i lavoratori, soci, clienti e utenti, considerando come elementi fondamentali, la cura del morale dei dipendenti in termini di impegno e produttività.

Dalla fine del 2010, molte sono state poi le iniziative nazionali ed internazionali a promozione della responsabilità sociale: ricordiamo il recente Monitoraggio delle Politiche Regionali in materia di Responsabilità Sociale d'Impresa, realizzato per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e risultato di un'indagine condotta nel dicembre 2010 dalla Fondazione per la Diffusione della Responsabilità Sociale d'Impresa.

Inoltre, Abi (Associazione bancaria italiana), Confindustria e Ministero dello Sviluppo economico, in occasione del sesto Forum CSR dell'Abi, hanno siglato  un’intesa, sull’integrazione fra Sostenibilità e core business aziendale: la prima delle iniziative sorte dall’accordo ha riguardato da vicino le pmi e ha proposto una più puntuale rendicontazione di fattori sociali, ambientali e di governance come elementi integrativi degli ambiti finanziari in cui le attività aziendali operano.

 

Fonte: INSIC



RUMORE: AGGIORNAMENTO DELLA NORMATIVA SULLA VALUTAZIONE DEI LIVELLI DI ESPOSIZIONE ( 24-03-2011)


A marzo 2011 è stata pubblicata la revisione della norma UNI 9432:2008, resasi necessaria dalla recente emanazione della nuova UNI EN ISO 9612, complementare ad essa.

Entrambe le norme sono infatti finalizzate a valutare i livelli di esposizione al rumore nell’ambiente di lavoro su scala giornaliera, settimanale e di picco.

La precedente edizione della UNI 9432 era stata elaborata specificatamente per gli adempimenti previsti dalla legislazione vigente, rappresentata dal D.Lgs 9 aprile 2008 n. 81 e dal D.Lgs 3 Agosto 2009 n. 106. Un quadro normativo in cui la recente UNI EN ISO 9612 si innesta in modo non sempre coerente.

Rispetto alla norma UNI 9432, infatti, la UNI EN ISO 9612 presenta alcune problematiche:

  1. richiede un impiego superiore di tempo per le misurazioni di calcolo del livello di esposizione personale al rumore del lavoratore;
  2. le procedure per il calcolo dell’incertezza differiscono, richiedendo l’inserimento di un maggior numero di misurazioni e di parametri a parità di condizioni;
  3. la trattazione dell’esposizione dei gruppi omogenei di lavoratori non tiene conto del carattere individuale dell’esposizione.

L’edizione 2011 della UNI 9432 mantiene le puntualizzazioni in merito a particolari problemi, come alcuni metodi semplificati per la valutazione dei livelli sonori di esposizione, i criteri di valutazione di aspetti non descritti nella UNI EN ISO 9612. 

Altri aspetti trattati sono quelli relativi ai metodi di calcolo della protezione offerta dai DPI uditivi ed alla loro efficacia nelle situazioni reali di utilizzo ed un metodo per valutare il superamento o meno delle soglie previste dalla legislazione vigente.

La nuova UNI 9432 rimanda alla UNI EN ISO 9612 per gli argomenti comuni. Le due norme si applicano a tutti gli ambienti di lavoro, a esclusione di quelli per cui sono previste normative specifiche. Entrambe le norme non possono essere utilizzate per valutare esposizioni ad infrasuoni e ultrasuoni. Esse non si applicano inoltre alla valutazione dell’esposizione al rumore prodotto da sorgenti poste in prossimità dell’orecchio (per esempio cuffie, cornette, ecc.) per la quale si deve invece fare riferimento alle norme UNI EN ISO 11904-1 e UNI EN ISO 11904-2 o ad altre norme tecniche applicabili come la ETSI EG 202 518 V1.1.1.

 

Fonte: INSIC



DURC: AGGIORNAMENTO DEL PORTALE ( 24-03-2011)


Lo Sportello Unico Previdenziale ha comunicato con proprio comunicato stampa che è stata completamente modificata l’applicazione www.sportellounicoprevidenziale.it, dedicata alla richiesta ed al rilascio del DURC, con nuove funzionalità ed una diversa veste grafica.

La versione 4.0 sarà disponibile dal 28 marzo 2011: da quella data, al primo accesso, il sistema proporrà un apposito messaggio con cui si chiede all’utente di verificare i dati personali, di cambiare la password e, successivamente, procedere al nuovo accesso, seguendo il percorso proposto dal sistema.

Con il rilascio della versione 4.0 è stato modificato il sistema per il rilascio delle utenze alle stazioni appaltanti pubbliche, alle SOA ed alle altre pubbliche amministrazioni, al fine di adeguarlo ai nuovi standard di sicurezza previsti dal codice dell’amministrazione digitale e consentire l’identificazione informatica del soggetto titolare della “utenza”. In particolare, le stazioni appaltanti pubbliche, se non sono già registrate o hanno bisogno di nuove/ulteriori utenze, dovranno chiedere l’abilitazione ad una qualsiasi Sede di INAIL, INPS e Casse edili, utilizzando l’apposito modulo di richiesta che sarà pubblicato sul sito e raggiungibile seguendo un apposito percorso.

Nulla è cambiato per l’accesso al sito da parte delle aziende e degli intermediari che devono continuare ad utilizzare le utenze già in uso per i servizi on-line di INPS ed INAIL. Le relative informazioni saranno pubblicate sul sito.

Con riferimento alle tipologie di richiesta di DURC sono state aggiunte le seguenti:

A) “Contratti di forniture e servizi in economia con affidamento diretto”: i dati da inserire saranno riportati sul quadro C del modello, sostanzialmente analogo a quello già in uso, con indicazione dell’oggetto del contratto che viene riportato sul DURC.

B) “Altri usi consentiti dalla legge”: è stata prevista per gestire le richieste inerenti rapporti contrattuali tra privati, ancorché il DURC non sia espressamente previsto da una specifica norma di legge; questa tipologia deve essere quindi utilizzata solo nei casi in cui la richiesta di DURC non rientra in una delle altre tipologie disponibili (appalti pubblici di lavori, forniture o servizi, contratti pubblici di forniture e servizi in economia, verifica autodichiarazione, partecipazione /aggiudicazione appalto, lavori privati in edilizia, attestazione SOA/ iscrizione albo fornitori, agevolazioni, finanziamenti, sovvenzioni, autorizzazioni); i dati da inserire saranno riportati sul quadro C del modello, con indicazione dello specifico motivo della richiesta che verrà riportato sul DURC.

 

 

Fonte: INSIC



I RISCHI PER LA SALUTE DEI LAVORATORI PORTUALI ( 24-03-2011)


Recentemente i lavoratori portuali si sono mobilitati sui temi dei lavori disagiati. Vi è stata una evoluzione delle modalità del lavoro e del disagio. Ora non sono più solo le braccia o le schiene a rompersi ma nei porti il rischio di una morte precoce è sempre più alto . Perchè?

VIVA una rivista francese specializzata sui temi della tutela dei lavoratori intervista Jean-Luc Chagnolleau, 55 anni, che ha fondato con alcuni suoi compagni di lavoro una associazione per la protezione della salute dei mestieri del porto. Il primo obiettivo dell'Associazione è quello di aprire un dibattito pubblico nazionale sul tema.

Colpito da un tumore al rene , Jean Luc ha voluto comprenderne le cause. Egli ha cominciato a registrare i casi dei colleghi malati a Nantes e in altri importanti porti francesi rendendosi conto che non era il solo; i tumori abbondano specialmente in uomini ancora giovani. Tumori al rene, al polmone, alla vescica e alle vie urinarie, malattie cardio vascolari..."

Su 190 portuali nel 1992 a Nantes, 87 hanno sviluppato malattie (61 tumori) e 35 tra questi sono deceduti. A Saint-Nazaire, su 160 portuali si sono registrati 43 malati e tra questi  17 decessi." Anche negli altri porti francesi la situazione è simile.

" Attualmente, la speranza di vita di questa popolazione di portuali è di 10 - 12 anni inferiore  rispetto alle precedenti generazioni" costata Jeal Luc  Chagnolleau. Queste malattie, aggiunge, non sono collegabili né al rischio, né al tabagismo : " Nelle banchine e sulle navi il fumo è proibito, non tanto per preservare la nostra salute ma per preservare le merci evitando così il rischio di esplosioni".

Nei fatti tutti i prodotti e derrate che arrivano nei porti sono trattati con pesticidi e fungicidi e all'interno dei container vi sono gas, sostanze che vengono inalate aprendo i container stessi...

Queste patologie non riguardano solo i portuali ma anche i doganieri quando aprono i container per i controlli...

 

 

Fonte: DIARIO PREVENZIONE



VALUTAZIONE DEI RISCHI: GLI IMPIANTI TERMICI ALIMENTATI A GAS ( 24-03-2011)


Il 9 marzo 2011 il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile ha diffuso la lettera-circolare n. 3185 che ha per oggetto le linee di indirizzo per la valutazione del rischio su impianti termici a gas realizzati con diffusori radianti ad incandescenza di tipo "A" conformi alla UNI EN 419-1, installati nei luoghi soggetti ad affollamento di persone, di potenza superiore a 116 kW.

 

Fonte: SICUREZZA E LAVORO