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RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA DI SITO PRODUTTIVO ( 02-05-2011)


L’art. 49 del D.lgs. 81/2008 e successive modificazioni stabilisce che i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo vengono individuati in specifici contesti produttivi caratterizzati dalla compresenza di più aziende o cantieri come:

1.      porti

2.      centri intermodali di trasporto;

3.      impianti siderurgici;

4.      cantieri con almeno 30.000 uomini-giorno, intesa quale entità presunta dei cantieri, rappresentata dalla somma delle giornate lavorative prestate dai lavoratori, anche autonomi, previste per la realizzazione di tutte le opere;

5.      contesti produttivi con complesse problematiche legate alla interferenza delle lavorazioni e da un numero complessivo di addetti mediamente operanti nell’area superiore a 500.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo viene individuato su iniziativa  dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza delle aziende operanti nel sito produttivo secondo le modalità previste dalla contrattazione collettiva.



GLI AGENTI FISICI ( 02-05-2011)


Secondo il dettato normativo previsto al titolo VIII del Testo Unico 81/2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro gli agenti fisici si riferiscono a tutta una serie di elementi correlati all’attività lavorativa che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Tra gli agenti fisici rientrano dunque:

1.      il rumore,

2.      gli ultrasuoni,

3.      gli infrasuoni,

4.      le vibrazioni meccaniche,

5.      i campi elettromagnetici,

6.      le radiazioni ottiche di origine artificiale,

7.      il microclima e le atmosfere iperbariche

Nell’ambito della valutazione dei rischi prevista dal presente decreto, che deve essere programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale, il datore di lavoro valuta tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici in modo da identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione con particolare riferimento alle norme di buona tecnica ed alle buone prassi.

La valutazione dei rischi deve inoltre essere aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta.

I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono infine parte integrante del documento di valutazione del rischio.



RUMORE: VALUTAZIONE DEL RISCHIO E SORVEGLIANZA SANITARIA ( 03-05-2011)


Ai sensi del titolo VIII del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in modo particolare per ciò che concerne i rischi specifici derivanti da agenti fisici, il datore di lavoro valuta l’esposizione dei lavoratori al rumore durante l’attività lavorativa prendendo in considerazione:

1.      il livello, il tipo e la durata dell’esposizione, ivi inclusa ogni esposizione a rumore impulsivo;

2.      i valori limite di esposizione e i valori di azione;

3.      tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rumore, con particolare riferimento alle donne in gravidanza e i minori;

4.      per quanto possibile a livello tecnico, tutti gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori derivanti da

5.      interazioni fra rumore e sostanze ototossiche connesse con l’attività svolta e fra rumore e vibrazioni;

6.      tutti gli effetti indiretti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori risultanti da interazioni fra rumore e segnali di avvertimento o altri suoni che vanno osservati al fine di ridurre il rischio di infortuni;

7.      le informazioni sull’emissione di rumore fornite dai costruttori dell’attrezzatura di lavoro in conformità alle vigenti disposizioni in materia;

8.      l’esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre l’emissione di rumore;

9.      il prolungamento del periodo di esposizione al rumore oltre l’orario di lavoro normale, in locali di cui è responsabile;

10.  le informazioni raccolte dalla sorveglianza sanitaria, comprese, per quanto possibile, quelle reperibili nella letteratura scientifica;

11.  la disponibilità di dispositivi di protezione dell’udito con adeguate caratteristiche di attenuazione.

Fermo restando l’obbligo del non superamento dei valori limite di esposizione, se, nonostante l’adozione delle misure prese, si individuano esposizioni superiori a detti valori, il datore di lavoro deve:

1.     adottare misure immediate per riportare l’esposizione al di sotto dei valori limite di esposizione;

2.      individuare le cause dell’esposizione eccessiva;

3.      modificare le misure di protezione e di prevenzione per evitare che la situazione si ripeta.

Il datore di lavoro deve inoltre sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori la cui esposizione al rumore eccede i valori superiori di azione. La sorveglianza viene effettuata periodicamente, di norma una volta l’anno o con periodicità diversa decisa dal medico competente, con adeguata motivazione riportata nel documento di valutazione dei rischi e resa nota ai rappresentanti per la sicurezza di lavoratori in funzione della valutazione del rischio. L’organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza diversi rispetto a quelli forniti dal medico competente.



L’INTERPELLO IN AMBITO DELLA SICUREZZA SUL LAVORO ( 03-05-2011)


Ai sensi dell’ art. 12 D.lgs. 81/2008:

1.      gli organismi associativi a rilevanza nazionale degli enti territoriali e gli enti pubblici nazionali,

2.      le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale

3.     i consigli nazionali degli ordini o collegi professionali,

possono inoltrare alla Commissione per gli interpelli - istituita c/o il Ministero del Lavoro e composta da due rappresentanti del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e da quattro rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome - esclusivamente tramite posta elettronica, quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro.

Le indicazioni fornite nelle risposte ai quesiti posti dai soggetti sopra citati costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza.



APPALTI E SUBAPPALTI: I RISCHI DA INTERFERENZE ( 04-05-2011)


Ai sensi dell’art. 26 del D.lgs. 81/2008 nei casi di appalto, subappalto o prestazioni di lavoro autonomo, i datori di lavoro:

a) cooperano all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto;

b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.

IL DUVRI

Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione tra i soggetti ed il coordinamento delle attività oggetto dell’appalto, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi (DUVRI) che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto o di opera e va adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture.

Le disposizioni in merito all’elaborazione del DUVRI non si applicano:

1.      ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi;

2.      ai servizi di natura intellettuale, alle mere forniture di materiali o attrezzature nonché ai lavori o servizi la cui durata non sia superiore ai due giorni, sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui all’allegato XI.



ATTREZZATURE DI LAVORO: DISCIPLINATE LE VERIFICHE PERIODICHE ( 04-05-2011)


E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 2011 il Decreto Interministeriale che disciplina delle modalità di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all'All. VII del Decreto Legislativo del 9 aprile 2008, n. 81, nonche' i criteri per l'abilitazione dei soggetti di cui all'articolo 71, comma 13, del medesimo decreto legislativo.

Infatti, secondo quanto previsto dal Testo Unico il datore di lavoro deve sottoporre le attrezzature di lavoro  a verifiche periodiche volte a valutarne l’effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, con la frequenza indicata nel medesimo Allegato.

 

 

Fonte: Ministero del Lavoro



LA CARTELLA SANITARIA E DI RISCHIO ( 05-05-2011)


Il medico competente nell’ambito delle attribuzioni specifiche disposte dal Testo unico 81/2008 (art. 25, Allegato 3a) in materia di salute e sicurezza sul lavoro istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria.

Tale cartella deve essere conservata con salvaguardia del segreto professionale e, salvo il tempo strettamente necessario per l’esecuzione della sorveglianza sanitaria e la trascrizione dei relativi risultati, presso il luogo di custodia concordato al momento della nomina del medico competente.

Il medico competente deve consegnare al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, copia della cartella sanitaria e di rischio, e fornire le informazioni necessarie relative alla conservazione della medesima.

L’originale della cartella sanitaria e di rischio deve essere conservata dal datore di lavoro, per almeno dieci anni, salvo il diverso termine previsto da altre disposizioni del Testo Unico.



APPALTI: IDONEITA’ TECNICO PROFESSIONALE ( 05-05-2011)


Ai sensi dell’art. 90 D.lgs. 81/2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in caso di appalto, il committente o il responsabile dei lavori, anche nel caso di affidamento dei lavori ad un’unica impresa o ad un lavoratore autonomo deve verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare.

 

IMPRESE AFFIDATARIE

Secondo quanto disposto nell’Allegato XVII, ai fini della verifica dell’idoneità tecnico professionale le imprese, le imprese esecutrici nonché le imprese affidatarie, ove utilizzino anche proprio personale, macchine o attrezzature per l’esecuzione dell’opera appaltata, dovranno esibire al committente o al responsabile dei lavori almeno:

1.      iscrizione alla camera di commercio, industria ed artigianato con oggetto sociale inerente alla tipologia dell’appalto;

2.      documento di valutazione dei rischi o autocertificazione di cui all’articolo 29, comma 5, del presente Decreto Legislativo;

3.      documento unico di regolarità contributiva (DURC);

4.      dichiarazione di non essere oggetto di provvedimenti di sospensione o interdittivi di cui all ’articolo 14 del presente Decreto Legislativo;

In caso di subappalto il datore di lavoro dell’impresa affidataria verifica l’idoneità tecnico professionale dei sub appaltatori con gli stessi criteri qui sopra menzionati.

 

LAVORATORI AUTONOMI

I lavoratori autonomi dovranno esibire almeno:

1.      iscrizione alla camera di commercio, industria ed artigianato con oggetto sociale inerente alla tipologia dell’appalto;

2.      specifica documentazione attestante la conformità di macchine, attrezzature e opere provvisionali;

3.      elenco dei dispositivi di protezione individuali in dotazione;

4.      attestati inerenti la propria formazione e la relativa idoneità sanitaria ove espressamente previsti dal presente Decreto Legislativo;

5.      documento unico di regolarità contributiva (DURC)

In caso di subappalto il datore di lavoro dell’impresa affidataria verifica l’idoneità tecnico professionale dei lavoratori autonomi con gli stessi criteri qui sopra menzionati.



I DPI (DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE) ( 06-05-2011)


Ai sensi dell’ art. 74 del D.lgs. 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro, si intende per dispositivo di protezione individuale, di seguito denominato “DPI”, qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.

Non costituiscono DPI:

1.      gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificamente destinati a proteggere la sicurezza e la

2.      salute del lavoratore;

3.      le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;

4.      le attrezzature di protezione individuale delle forze armate, delle forze di polizia e del personale del servizio per il mantenimento dell’ordine pubblico;

5.      le attrezzature di protezione individuale proprie dei mezzi di trasporto;

6.      i materiali sportivi quando utilizzati a fini specificamente sportivi e non per attività lavorative;

7.      i materiali per l’autodifesa o per la dissuasione;

8.      gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi.

I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.

 

REQUISITI DEI DPI

Ai sensi dell’art. 76 del presente decretoi DPI devono essere conformi alle norme di cui al Decreto egislativo 4 dicembre 1992 n. 475(N), e sue successive modificazioni.

I DPI devono inoltre:

1.      essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;

2.      essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;

3.      tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;

4.      poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità.

In caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI, questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.

GLI OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

Il datore di lavoro ai fini della scelta dei DPI:

1.      effettua l’analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi;

2.      individua le caratteristiche dei DPI necessarie affinché questi siano adeguati ai rischi di cui alla

3.      tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;

4.      valuta, sulla base delle informazioni e delle norme d’uso fornite dal fabbricante a corredo dei DPI, le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e le raffronta con quelle individuate al punto precedente;

5.      aggiorna la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione.

Il datore di lavoro, anche sulla base delle norme d’uso fornite dal fabbricante, fornisce ai lavoratori DPI conformi ai requisiti previsti dall’articolo 76 del presente decreto e individua le condizioni in cui un DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell’uso, in funzione di:

1.      entità del rischio;

2.      frequenza dell’esposizione al rischio;

3.      caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;

4.      prestazioni del DPI.

Il datore di lavoro deve inoltre:

1.      mantenere in efficienza i DPI e ne assicura le condizioni d’igiene, mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie e secondo le eventuali indicazioni fornite dal fabbricante;

2.      provvedere a che i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti, salvo casi specifici ed eccezionali, conformemente alle informazioni del fabbricante;

3.      fornire istruzioni comprensibili per i lavoratori;

4.      destinare ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l’uso di uno stesso DPI da parte di più persone, prendere misure adeguate affinché tale uso non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori;

5.      informare preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge;

6.      rendere disponibile nell’azienda ovvero unità produttiva informazioni adeguate su ogni DPI;

7.      stabilire le procedure aziendali da seguire, al termine dell’utilizzo, per la riconsegna e il deposito dei DPI;

8.      assicurare una formazione adeguata e organizza, se necessario, uno specifico addestramento circa l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei DPI.

GLI OBBLIGHI DEI LAVORATORI

In ottemperanza a quanto previsto dall’articolo 20, comma 2, lettera d) del presente decreto, i lavoratori utilizzano i DPI messi a loro disposizione conformemente all’informazione e alla formazione ricevute e all’addestramento eventualmente organizzato ed espletato.

I lavoratori devono inoltre provvedere alla cura dei DPI messi a loro disposizione e non apportare modifiche di propria iniziativa.

Al termine dell’utilizzo i lavoratori devono seguire le procedure aziendali in materia di riconsegna dei DPI e segnalare immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al preposto qualsiasi difetto o inconveniente da essi rilevato nei DPI messi a loro disposizione.

SANZIONI

Il datore di lavoro che viola le disposizioni in merito alla consegna dei DPI, alla conformità, alla tenuta e all’informazione/formazione dei lavoratori è punibile con l’arresto da due a sei mesi o ammenda da 1000 a 6.400 euro.



SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ IMPRENDITORIALE: DISPOSIZIONI IN MERITO ALLA SALUTE E SICUREZZA DEI LAVORATORI ( 09-05-2011)


Il Testo unico 81/2008 all’art. 14 fornisce disposizioni in merito alla sospensione dell’attività imprenditoriale per tutto cio’ che concerne la tutela della salute e sicurezza dei Lavoratori.

Infatti, secondo la disposizione normativa citata, al fine di far cessare il pericolo per la salute e la sicurezza dei lavoratori, gli organi di vigilanza del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, possono adottare provvedimenti di sospensione in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni quando riscontrano gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

 

LE VIOLAZIONI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO

Le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro che costituiscono il presupposto per l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale sono quelle individuate nell’Allegato I del presente decreto e riguardano in modo particolare.

1.      Violazioni che espongono a rischi di carattere generale:

·         Mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi;

·         Mancata elaborazione del Piano di Emergenza ed Evacuazione;

·         Mancata formazione ed addestramento;

·         Mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile;

·         Mancata elaborazione piano operativo di sicurezza (POS);

 

2.      Violazioni che espongono al rischio di caduta dall’alto:

·         Mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto;

·         Mancanza di protezioni verso il vuoto.

·         Violazioni che espongono al rischio di seppellimento;

·         Mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno.

 

3.      Violazioni che espongono al rischio di elettrocuzione:

·         Lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi;

·         Presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi;

·         Mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale).

 

4.      Violazioni che espongono al rischio d’amianto:

·         Mancata notifica all’organo di vigilanza prima dell’inizio dei lavori che possono comportare il rischio di esposizione ad amianto.

 

LA REITERAZIONE DELLE VIOLAZIONI

Si ha reiterazione quando, nei cinque anni successivi alla commissione di una violazione oggetto di prescrizione dell’organo di vigilanza ottemperata dal contravventore o di una violazione accertata con sentenza definitiva, lo stesso soggetto commette più violazioni della stessa indole.

La durata del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale nei casi di reiterazione viene incrementata di un ulteriore periodo di tempo pari al doppio della durata della sospensione (e comunque non superiore a due anni) quando le violazioni riguardano la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

LA REVOCA DELLA SOSPENSIONE

Fatta salva l’applicazione di sanzioni penali, civili e amministrative vigenti, il provvedimento di sospensione può essere revocato da parte dell’organo di vigilanza che lo ha adottato.

Costituiscono condizioni fondamentali  per la revoca del provvedimento:

1.      l’accertamento da parte degli organi di vigilanza del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;

2.      il pagamento di una somma aggiuntiva pari 2.500 euro nelle ipotesi di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

SANZIONI

Il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale è punibile con l’arresto fino a sei mesi nelle ipotesi di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.



IL REGOLAMENTO DEL “FONDO PER LE VITTIME DELL’AMIANTO" ( 10-05-2011)


La Finanziaria 2008 ha istituito presso l'INAIL, il "Fondo per le vittime dell'amianto", finanziato con risorse provenienti per tre quarti dal bilancio dello Stato e per un quarto dalle imprese.

Il decreto interministeriale n.30 del 12 gennaio 2011, entrato in vigore il 13 aprile u.s., di seguito denominato Regolamento, ne ha disciplinato l'organizzazione e il finanziamento, nonché le modalità di erogazione del beneficio.

BENEFICIARI

Hanno diritto alla prestazione del Fondo :

1.      i lavoratori titolari di rendita diretta, ai quali sia stata riconosciuta, dall'INAIL e dal soppresso IPSEMA, una patologia asbesto-correlata per esposizione all'amianto e alla fibra "fiberfrax", la cui inabilità o menomazione abbia concorso al raggiungimento del grado minimo indennizzabile in rendita (pari o superiore all'11% in "regime testo unico" e al 16% in "regime danno biologico")

2.      i familiari dei lavoratori vittime dell'amianto e della fibra "fiberfrax", individuati ai sensi dell'art. 85 del Testo Unico, titolari di rendita a superstiti, qualora la patologia asbesto-correlata abbia avuto un ruolo nel determinismo della morte dell'assicurato

ACCESSO AL BENEFICIO

Il beneficio si configura come una prestazione aggiuntiva alla rendita percepita, che ne costituisce il presupposto, ed è erogato d'ufficio dall'INAIL. Per l'accesso al beneficio, pertanto, non deve essere presentata alcuna istanza.

Il diritto al beneficio decorre dal 1° gennaio 2008 e la prestazione aggiuntiva è applicata alle rendite percepite da detta data.

PRESTAZIONE AGGIUNTIVA

La prestazione aggiuntiva è calcolata applicando, alla rendita percepita, la misura percentuale definita con decreto interministeriale.

Per gli anni solari già conclusi, la prestazione aggiuntiva è stata fissata dal Regolamento nella misura del 20% per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e del 15% per il 2010.

Per gli anni a decorrere dal 2011, la misura percentuale è calcolata sulla base del rapporto tra le risorse annue effettivamente disponibili nel Fondo di competenza dei rispettivi anni e la spesa sostenuta dall'INAIL per le rendite dirette e ai superstiti erogate ai beneficiari per gli anni di riferimento.

MODALITA’ DI EROGAZIONE E DI CALCOLO

Per gli anni 2008, 2009 e 2010, la prestazione è erogata in misura percentuale fissa come sopra indicata, in un'unica soluzione entro il:

1.      31 dicembre 2011 per il 2008 e il 2009

2.      30 giugno 2012 per il 2010

Dal 2011, la prestazione è erogata mediante due acconti, finanziati utilizzando le risorse provenienti dal bilancio dello Stato, e un conguaglio, finanziato con le risorse provenienti dall'addizionale riscossa dalle imprese.

1.      Primo acconto: pari al 10% della rendita percepita. L'importo è erogato mensilmente contestualmente al rateo della rendita stessa, secondo le ordinarie modalità di pagamento dell'INAIL.

2.      Secondo acconto: E' corrisposto in un'unica soluzione, entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello di riferimento (per es.: per l'anno 2011, il secondo acconto è erogato entro il 30 giugno 2012).

3.      Conguaglio e misura complessiva della prestazione aggiuntiva: E’ corrisposto in un'unica soluzione, entro sei mesi dalla fine dell'esercizio successivo a quello in cui è stato erogato il primo acconto (per es.: per l'anno di riferimento 2011, il conguaglio è erogato entro il 30 giugno 2013).La misura del conguaglio è calcolata per differenza tra la misura complessiva della prestazione aggiuntiva spettante (vd nota 3 pag.4) e i due acconti di cui ai punti precedenti.

La misura complessiva della prestazione aggiuntiva è calcolata rapportando il Fondo complessivo disponibile (quota trasferita dal bilancio dello Stato e addizionali effettivamente riscosse dalle imprese per l'anno di riferimento) e le spese per le rendite erogate ai beneficiari del Fondo, spettanti, per l'anno di riferimento, alla data della determinazione della misura della prestazione complessiva aggiuntiva.

FINANZIAMENTO DEL FONDO

La legge finanziaria 2008 ha stabilito che il finanziamento del Fondo per le vittime dell'amianto è per tre quarti a carico del bilancio dello Stato e per un quarto a carico delle imprese.

L'onere a carico dello Stato è stato determinato dalla predetta legge in 30 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009 e 22 milioni di euro a decorrere dall'anno 2010. Di conseguenza l'ammontare del finanziamento ripartito tra Stato e imprese è il seguente:

(Euro)

2008

2009

2010

2011 e oltre

Totale FONDO

40.000.000

40.000.000

29.333.000

29.333.000

STATO

30.000.000

30.000.000

22.000.000

22.000.000

IMPRESE

10.000.000

10.000.000

7.333.000

7.333.000

ADDIZIONALE SUI PREMI A CARICO DELLE IMPRESE

La predetta legge finanziaria ha disposto che "Agli oneri a carico delle imprese si provvede con una addizionale sui premi assicurativi …".

Il Regolamento ha stabilito che sono tenute al versamento dell'addizionale le imprese assicurate all'INAIL individuate con riferimento allo svolgimento delle attività lavorative che hanno comportato il riconoscimento dei benefici previdenziali per esposizione all'amianto, di cui alla legge 27 marzo 1992, n. 257 e successive modificazioni".

Tali imprese sono, secondo un principio di mutualità, quelle che attualmente svolgono le stesse attività lavorative che hanno comportato il riconoscimento dei suddetti benefici previdenziali, per un numero di lavoratori uguale o superiore a 2.000 soggetti, classificate secondo le tariffe dei premi approvate con D.M. 12.12.2000 alle seguenti voci, espressamente individuate dal Regolamento:

1.      Artigianato - voci di tariffa 3630, 4100, 6111, 6112, 6113, 6212, 6311, 6411, 6421, 6422, 6581, 7271, 7272, 9200;

 

2.      Industria – voci di tariffa 3620, 4110, 6111, 6112, 6114, 6212, 6311, 6413, 6421, 6422, 6581, 7271, 7272, 7273, 9220;

 

3.      Terziario – voci di tariffa 3620, 4100, 6100,6211, 6310, 6410, 6420, 6581, 7200, 9220;

 

4.      Altre attività – voci di tariffa 3620, 4100, 6100, 7100.

Stante l'espresso richiamo alle tariffe dei premi, l'addizionale per il Fondo amianto si applica solo ai premi ordinari di competenza dell'INAIL dovuti sulle retribuzioni afferenti le voci di tariffa indicate nel Regolamento.

L'addizionale per il Fondo amianto riveste natura e funzione di premio, pertanto, la stessa si applica, altresì, ai premi evasi e ai premi liquidati d'ufficio ai sensi dell'articolo 28, comma 8, del T.U., in caso di mancata presentazione delle dichiarazioni retributive per l'autoliquidazione annuale dei premi.

Per la stessa ragione, in caso di mancato o tardato versamento o di evasione, si applica il regime sanzionatorio, previsto dall'articolo 116, comma 8, della legge n. 388/2000, nonché l'esazione coattiva.

L'addizionale si applica anche ai premi anticipati in caso di inizio attività e di variazione delle lavorazioni esercitate, per le voci tariffarie e le categorie di naviglio sopra citate.

MISURA E APPLICAZIONE DELLE ADDIZIONALI

Il Regolamento ha stabilito le addizionali nelle seguenti misure :

ANNO

PREMI INAIL

PREMI ex IPSEMA

2008

1,44%

0,03%

2009

1,44%

0,03%

Dal 2010

1,07%

0,02%

Per gli anni successivi al 2010 le misure suddette possono essere variate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da emanarsi entro il 30 novembre di ogni anno. Con lo stesso decreto possono essere altresì variati, per gli anni successivi al 2010, i criteri di individuazione delle imprese tenute al versamento dell'addizionale.

APPLICAZIONE PER GLI ANNI 2008, 2009 e 2010

Al fine di garantire la tempestiva alimentazione del Fondo, funzionale al pagamento delle prestazioni aggiuntive entro le date previste dal Regolamento e secondo le modalità di erogazione già esplicitate, si procederà a determinare e richiedere l'importo complessivamente dovuto per gli anni 2008 e 2009, mediante l'invio di specifica richiesta, gestita a livello centrale. Il versamento dell'addizionale sarà effettuato secondo le ordinarie modalità di pagamento attualmente previste per i datori di lavoro e le imprese di armamento.

Successivamente, e con analoghe modalità, si procederà alla richiesta dell'addizionale per l'anno 2010.

APPLICAZIONE PER IL 2011 E ANNI SUCCESSIVI

Per quanto riguarda l'addizionale dovuta per l'anno 2011, l'INAIL richiederà il pagamento dell'integrazione della rata di premio per l'anno in corso, mediante l'invio di specifica richiesta, gestita a livello centrale, secondo le modalità previste per la riscossione dell'addizionale 2008, 2009 e 2010. La regolazione dell'addizionale sarà operata dai datori di lavoro e dalle imprese d'armamento in sede di autoliquidazione 2012.

A decorrere dal 2012, tenuto conto del carattere strutturale dell'addizionale Fondo amianto e al fine di ridurre i costi di riscossione, l'addizionale sarà versata dai datori di lavoro e dalle imprese d'armamento interessati con l'autoliquidazione annuale dei premi.

RICORSI

Il Regolamento, all'art.7, relativamente alla prestazione aggiuntiva, prevede la possibilità di presentare ricorso e individua espressamente i soggetti e i motivi del ricorso stesso.

In particolare, i soggetti legittimati sono individuati con riferimento all'articolo 2, comma 1, dello stesso Regolamento, di cui al precedente paragrafo "Beneficiari".

I motivi previsti sono esclusivamente:

1.      la mancata erogazione della prestazione aggiuntiva

2.      l'errata misura corrisposta a titolo di prestazione aggiuntiva

Il ricorso potrà essere spedito con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o presentato presso le competenti Strutture Territoriali con lettera della quale sia ritirata ricevuta.

Il termine di 60 giorni, previsto dall'art. 104 T.U. per la presentazione dei ricorsi, decorre:

1.      nel caso di ricorso avverso la mancata erogazione della prestazione, dalla scadenza del termine previsto per ciascun pagamento (acconti, conguagli e altri importi)

2.      nel caso di ricorso avverso la misura della prestazione erogata, dalla data di ricevimento della comunicazione relativa al provvedimento di pagamento

PRESCRIZIONE

Il diritto alla prestazione aggiuntiva del Fondo, si estingue per prescrizione con il decorso di dieci anni (art. 2946 c.c.). Il termine decorre:

1.      dalla data dell'entrata in vigore del Regolamento, 13 aprile 2011, per le rendite costituite precedentemente

2.      dalla data di costituzione della rendita se successiva all'entrata in vigore del Regolamento

Il diritto a conseguire una diversa misura degli acconti, dei conguagli e di ogni altro pagamento effettuato a titolo di prestazione aggiuntiva si prescrive decorsi cinque anni (art.2948 c.c.) dalla data della comunicazione relativa al provvedimento con cui è disposto il pagamento.

 

FONTE: Circolare INAIL  n. 32 del 5 maggio 2011

 

 

 



ATTIVITA’ GALVANICHE: LA LOMBARDIA AGGIORNA IL PROPRIO VEDEMECUM ( 11-05-2011)


Con decreto del 13 aprile 2011 la Regione Lombardia, Direzione Generale della Sanità, ha pubblicato la versione aggiornata del proprio “Vademecum per il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle attività di galvanica”.

Il termine “trattamento galvanico”, nel variegato settore dei rivestimenti superficiali, si riferisce a numerosi processi industriali, generalmente di supporto all’industria di trasformazione dei metalli, tutti accomunati dalla presenza di una procedura di elettrodeposizione galvanica. In particolare i processi di cromatura galvanica, che garantiscono ai manufatti metallici una resistenza di superficie agli agenti atmosferici duratura o sono utilizzati a scopo decorativo, hanno larga diffusione dell’industria automobilistica, aerea, elettronica e metalmeccanica in genere.

Il documento concorre a orientare sulle scelte tecniche, organizzative e procedurali tutti i soggetti che devono condurre verifiche e auto-analisi all’interno dei luoghi di lavoro, per favorire l’interazione e coinvolgere tutte le figure competenti (datori di lavoro, servizi di prevenzione e protezione aziendali, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, medici competenti, organi di vigilanza delle ASL, operatori delle UOOML, consulenti, organizzazioni datoriali e sindacali dei lavoratori, ecc.), ai fini della tutela e della sicurezza dei lavoratori.

 

FONTE: Regione Lombardia



OBBLIGHI DEI COMPONENTI DELL’IMPRESA FAMILIARE ( 11-05-2011)


Il D.lgs. 81/2008 (come modificato dal D.lgs. 106/2009) all’art. 21 stabilisce che i componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del Codice civile, devono:

1.      utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al Titolo III del presente decreto;

2.      munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al Titolo III;

3.     munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità, qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto.

I componenti dell’impresa familiare relativamente ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio carico hanno invece facoltà di:

1.      beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all’articolo 41;

2.      partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37.



ACCESSO ANTICIPATO AL PENSIONAMENTO PER GLI ADDETTI A LAVORAZIONI FATICOSE E PESANTI ( 12-05-2011)


Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 108 del 11 maggio 2011, il Decreto Legislativo 21 aprile 2011 n. 67 per l'accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti.

Il Decreto Legislativo 21 aprile 2011 n. 67 prevede dunque la possibilità, per particolari tipologie di lavoratori che prestano attività lavorative particolarmente faticose e pesanti dal punto di vista psico-fisico, di accedere anticipatamente al pensionamento.

Il provvedimento entrerà in vigore il 26 maggio 2011.

SOGGETTI BENEFICIARI

In deroga a quanto previsto all'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 243 possono esercitare, a domanda, il diritto per l'accesso al trattamento pensionistico anticipato, fermi restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a trentacinque anni e il regime di decorrenza del pensionamento vigente al momento della maturazione dei requisiti agevolati, le seguenti tipologie di lavoratori dipendenti:

1.      lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti come:

·         lavori in galleria, cava o miniera;

·         lavori in cassoni ad aria compressa;

·         lavori svolti dai palombari;

·         lavori ad alte temperature;

·         lavorazione del vetro cavo;

·         lavori espletati in spazi ristretti;

·         lavori di asportazione dell'amianto;

2.      lavoratori notturni, ripartiti nelle seguenti categorie:

·         lavoratori a turni che prestano la loro attività nel periodo notturno per almeno 6 ore per un numero minimo di giorni lavorativi all'anno non inferiore a 78;

·         lavoratori che prestano la loro attività' per almeno tre ore nell'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, per periodi di lavoro di durata pari all'intero anno lavorativo;

3.      lavoratori impegnati all'interno di un processo produttivo in serie, contraddistinto da un ritmo determinato da misurazione di tempi di produzione con mansioni organizzate in sequenze di postazioni, che svolgano attività caratterizzate dalla ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale, alle dipendenze di imprese per le quali operano determinate voci di tariffa per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro  come per esempio:

·         1462 Prodotti dolciari; additivi per bevande e altri alimenti;

·         2197 Lavorazione e trasformazione delle resine sintetiche e dei materiali polimerici termoplastici e termoindurenti; produzione di articoli finiti, etc.;

·         6322 Macchine per cucire e macchine rimagliatrici per uso industriale e domestico

·         6411 Costruzione di autoveicoli e di rimorchi;

·         6581 Apparecchi termici: di produzione di vapore, di riscaldamento, di refrigerazione, di condizionamento;

·         6582 Elettrodomestici;

·         6590 Altri strumenti ed apparecchi;

·         8210 Confezione con tessuti di articoli per abbigliamento ed accessori; etc.;

·         8230 Confezione di calzature in qualsiasi materiale, anche limitatamente a singole fasi del ciclo produttivo;

4.      conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.

REQUISITI SOGGETTIVI

Il diritto al trattamento pensionistico anticipato e' esercitabile qualora i lavoratori sopra indicati abbiano svolto una o più delle attività lavorative sopra menzionate per un periodo di tempo pari:

1.      ad almeno sette anni, compreso l'anno di maturazione dei requisiti, negli ultimi dieci di attività lavorativa, per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017;

2.      ad almeno la metà della vita lavorativa complessiva, per le pensioni aventi decorrenza dal 1° gennaio 2018.

Ai fini del computo dei periodi di lavoro che fanno scaturire il diritto all’agevolazione si tiene conto dei periodi di svolgimento effettivo delle attività lavorative sopra indicate con esclusione di quelli totalmente coperti da contribuzione figurativa.

 

LA DOMANDA

Ai fini dell'accesso al beneficio di cui all'articolo 1, il lavoratore interessato deve trasmettere la relativa domanda e la necessaria documentazione:

1.      entro il 30 settembre 2011 qualora abbia già maturato o maturi i requisiti agevolati entro il 31 dicembre 2011;

2.      entro il 1° marzo dell'anno di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1° gennaio 2012.

La domanda deve essere presentata all'Istituto previdenziale presso il quale il lavoratore e' iscritto, corredata da copia o estratti della documentazione prevista dalla normativa vigente al momento dello svolgimento delle attività citate e dagli elementi di prova in data certa da cui emerga la sussistenza dei requisiti necessari per l'anticipo del pensionamento come:

1.      prospetto di paga;

2.      libro matricola, registro di impresa ovvero il libro unico del lavoro;

3.      libretto di lavoro;

4.      contratto di lavoro individuale indicante anche il contratto collettivo nazionale, territoriale, aziendale e il livello di inquadramento;

5.      ordini di servizio, schemi di turnazione del personale, registri delle presenze ed eventuali atti di affidamento di incarichi o mansioni;

6.      documentazione medico-sanitaria;

7.      comunicazioni ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, per il periodo di vigenza di tale disposizione, ovvero comunicazioni di cui all'articolo 5, comma 1;

8.      comunicazioni di cui all'articolo 5, comma 2;

9.      carta di qualificazione del conducente di cui all'articolo 18 del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, e certificato di idoneita' alla guida.

10.  documento di valutazione del rischio previsto dalle vigenti disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;

11.  comunicazioni di assunzione ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni;

12.  dichiarazione di assunzione ai sensi dell'articolo 4-bis, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n.181, contenente le informazioni di cui al decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152;

13.  altra documentazione equipollente.

L'ente previdenziale dal quale deve essere erogato il trattamento pensionistico comunica, all'interessato, nel caso in cui l'accertamento abbia avuto esito positivo, la prima decorrenza utile del trattamento pensionistico, la quale resta subordinata alla presentazione all'ente medesimo della domanda di pensionamento dell'interessato ai fini della verifica dell'integrazione dei requisiti previsti.

La presentazione della domanda oltre i termini stabiliti comporta, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico anticipato pari a:

1.      un mese, per un ritardo della presentazione compreso in un mese;

2.      due mesi, per un ritardo della presentazione compreso tra un mese e due mesi;

3.      tre mesi per un ritardo della presentazione di tre mesi ed oltre.

 

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

Il datore di lavoro e' tenuto a rendere disponibile per il lavoratore la documentazione ai fini della presentazione della domanda tenuto conto degli obblighi di conservazione della medesima.

 Il datore di lavoro, anche per il tramite dell'associazione cui aderisca o conferisca mandato, deve inoltre comunicare, esclusivamente per via telematica, alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio e ai competenti istituti previdenziali, con periodicità annuale, l'esecuzione di lavoro notturno svolto in modo continuativo o compreso in regolari turni periodici, nel caso in cui occupi lavoratori notturni.

Il datore di lavoro che svolge le lavorazioni sopra citate, e' tenuto a darne comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio e ai competenti istituti previdenziali entro trenta giorni dall'inizio delle medesime. In sede di prima applicazione della presente disposizione, la comunicazione deve essere effettuata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.

SANZIONI

L'omissione di ognuna delle comunicazioni sopra citate e' punita con la sanzione amministrativa da 500 euro a 1500 euro.



LAVORI VIETATI AI MINORI DI 18 ANNI ( 13-05-2011)


In merito alla possibilità di adibire i soggetti minori al lavoro, la normativa italiana precisa e stabilisce che l’età minima non può essere inferiore ai 15 anni compiuti.

Il datore di lavoro che usufruisce di prestazioni lavorative da parte di minori deve inoltre effettuare una puntuale valutazione dei rischi, nella quale dovranno essere indicate, le specifiche attività a cui sarà destinato il minore tenendo conto, inoltre, di tutta una serie di elementi e caratteristiche dell’attività lavorativa atte ad incidere sul percorso formativo dello stesso.

Il Testo Unico 81/2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro impone al datore di lavoro di sottoporre il minore a visita medica preassuntiva ed a visite mediche, in fase successiva, da effettuare presso l’Asl territorialmente competente.

Il relativo giudizio sull’idoneità o inidoneità parziale, o temporanea, del minore al lavoro deve essere comunicato per iscritto al datore di lavoro, al lavoratore ed ai titolari della potestà genitoriale.

Si prescrive infine l’assoluto divieto di adibire i minori di 18 anni allo svolgimento del lavoro notturno. Unica eccezione è costituita dalla previsione dell’art. 17 che prevede in caso di forza maggiore, per non ostacolare il funzionamento dell’azienda e per un tempo limitato all’urgenza, purchè il minore abbia già compiuto 16 anni.

LAVORI VIETATI

Ai sensi dell’Allegato I legge 977/67 modificato dal DLgs 345/99 e dal DLgs 262/2000 i lavori vietati ai minori di 18 anni sono:

I. Mansioni che espongono ai seguenti agenti:

1.      Agenti fisici:

a)      atmosfera a pressione superiore a quella naturale;

b)      rumori con esposizione superiore al valore di 90 dBA.

2.      Agenti biologici:

a)      agenti biologici dei gruppi 3 e 4, ai sensi del titolo VIII del decreto legislativo n. 626 del 1994 e di quelli geneticamente modificati del gruppo II di cui ai decreti legislativi 3 marzo 1993, n. 91 e n. 92.

3.      Agenti chimici:

a)      sostanze e preparati classificati come:

·         (T) tossici

·         (T+) molto tossici 

·         (C) corrosivi 

·         (E) esplosivi

·         (F+) estremamente infiammabili

b)      sostanze e preparati classificati nocivi (Xn)

c)      sostanze e preparati classificati irritanti (Xi);

d)     sostanze e preparati cancerogeni;

e)      piombo e composti;

f)       amianto.

II. Processi e lavori (il divieto è riferito solo alle specifiche fasi del processo produttivo e non all'attività nel suo complesso):

1.      Processi e lavori di cui all'allegato VIII del decreto legislativo n. 626 del 1994 , modificato dal DLgs 66/2000 (cancerogeni).

2.      Lavori di fabbricazione e di manipolazione di dispositivi, ordigni ed oggetti diversi contenenti esplosivi;

3.     Lavori in serragli contenenti animali feroci o velenosi nonché condotta e governo di tori e stalloni.

4.      Lavori di mattatoio.

5.      Lavori comportanti la manipolazione di apparecchiature di produzione, di immagazzinamento o di impiego di gas compressi, liquidi o in soluzione.

6.      Lavori su tini, bacini, serbatoi, damigiane o bombole contenenti agenti chimici

7.      Lavori edili comportanti rischi di crolli, allestimento e smontaggio delle armature esterne ed interne delle costruzioni.

8.      Lavori comportanti rischi elettrici da alta tensione

9.      Lavori il cui ritmo è determinato dalla macchina e che sono pagati a cottimo.

10.   Esercizio dei forni a temperatura superiore a 500 C come ad esempio quelli per la produzione di ghisa, ferroleghe, ferro o acciaio; operazioni di demolizione, ricostruzione e riparazione degli stessi; lavoro ai laminatoi.

11.   Lavorazioni nelle fonderie.

12.   Processi elettrolitici.

13.   Produzione dei metalli ferrosi e non ferrosi e loro leghe.

14.   Produzione e lavorazione dello zolfo.

15.  Lavorazioni di escavazione, comprese le operazioni di estirpazione del materiale, di  collocamento e smontaggio delle armature, di conduzione e manovra dei mezzi meccanici, di taglio dei massi.

16.   Lavorazioni in gallerie, cave, miniere, torbiere e industria estrattiva in genere.

17.   Lavorazione meccanica dei minerali e delle rocce, limitatamente alle fasi di taglio, frantumazione, polverizzazione, vagliatura a secco dei prodotti polverulenti.

18.   Lavorazione dei tabacchi.

19.   Lavori di costruzione, trasformazione, riparazione, manutenzione e demolizione delle navi, esclusi i lavori di officina eseguiti nei reparti a terra.

20.   Produzione di calce ventilata.

21.   Lavorazioni che espongono a rischio silicotigeno.

22.   Manovra degli apparecchi di sollevamento a trazione meccanica, ad eccezione di ascensori  e montacarichi.

23.   Lavori in pozzi, cisterne ed ambienti assimilabili.

24.   Lavori nei magazzini frigoriferi.

25.  Lavorazione, produzione e manipolazione comportanti esposizione a prodotti farmaceutici.

26.   Condotta dei veicoli di trasporto, con esclusione di ciclomotori e motoveicoli fino a 125 cc, in base a quanto previsto dall'articolo 115 del decreto legislativo 30/04/92 n. 285, e di macchine operatrici semoventi con propulsione meccanica nonché lavori di pulizia e di servizio dei motori e degli organi di trasmissione che sono in moto.

27.   Operazioni di metallizzazione a spruzzo.

28.   Legaggio ed abbattimento degli alberi.

29.   Pulizia di camini e focolai negli impianti di combustione.

30.   Apertura, battitura, cardatura e pulitura delle fibre tessili, del crine vegetale ed animale, delle piume e dei peli.

31.   Produzione e lavorazione di fibre minerali e artificiali.

32.   Cernita e trituramento degli stracci e della carta usata senza l'uso di adeguati dispositivi di  protezione individuale (nota: guanti e mascherine per polveri).

33.   Lavori con impieghi di martelli pneumatici, mole ad albero flessibile e altri strumenti vibranti; uso di pistole fissachiodi di elevata potenza.

34.   Produzione di polveri metalliche.

35.   Saldatura e taglio dei metalli con arco elettrico o con fiamma ossidrica o ossiacetilenica.

36.   Lavori nelle macellerie che comportano l'uso di utensili taglienti, seghe e macchine per tritare.



SOSTANZE PERICOLOSE: LA VALUTAZIONE DEI RISCHI ( 16-05-2011)


Il Testo Unico 81/2008 (come modificato dal D.lgs. 106/2009) in materia di salute e sicurezza sul lavoro agli artt. 221 e succ. (Titolo 9, Capo 1), determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che derivano, o possono derivare, dagli effetti di agenti chimici presenti sul luogo di lavoro o come risultato di ogni attività lavorativa che comporti la presenza di agenti chimici.

I requisiti individuati dal presente capo si applicano sia a tutti gli agenti chimici pericolosi che sono presenti sul luogo di lavoro sia al trasporto degli stessi.

Per agenti chimici si intendono tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato.

LA VALUTAZIONE DEI RISCHI

Per quanto riguarda la valutazione dei rischi di cui all’articolo 28 del presente decreto, il datore di lavoro deve determinare preliminarmente l’eventuale presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro prendendo in considerazione in particolare:

1.      le loro proprietà pericolose;

2.      le informazioni sulla salute e sicurezza indicate nella relativa scheda di sicurezza;

3.      il livello, il modo e la durata della esposizione;

4.      le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti tenuto conto della quantità delle sostanze e dei preparati che li contengono o li possono generare;

5.      i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici;

6.      gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare;

7.      se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria già intraprese.

Nella valutazione medesima devono essere incluse le attività, ivi compresa la manutenzione e la pulizia, per le quali è prevedibile la possibilità di notevole esposizione o che, per altri motivi, possono provocare effetti nocivi per la salute e la sicurezza, anche dopo l’adozione di tutte le misure tecniche.

Nel caso di attività lavorative che comportano l’esposizione a più agenti chimici pericolosi, i rischi devono essere valutati in base al rischio che comporta la combinazione di tutti i suddetti agenti chimici.

Il datore di lavoro deve infine aggiornare periodicamente la valutazione dei rischi e, comunque, in occasione di notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata ovvero quando i risultati della sorveglianza medica ne mostrino la necessità.

Nel caso di un’attività nuova che comporti la presenza di agenti chimici pericolosi, la valutazione dei rischi deve essere predisposta preventivamente e tale attività può cominciare solo dopo che si sia proceduto alla valutazione dei rischi stessa all’attuazione delle misure di prevenzione.

SANZIONI

Il datore di lavoro che non effettua la valutazione dei rischi in questione è punibile con l’arresto da tre a sei mesi o ammenda da € 2.500 a € 6.400.

Qualora la violazione riguarda  le disposizioni in merito all’inizio di una nuova attività il datore di lavoro è punibile con l’ arresto fino a sei mesi o ammenda da € 2.000 a € 4.000



AUTISTI: IL NUOVO SITO WEB DELL’ EU-OSHA ( 16-05-2011)


L’Agenzia Europea per la salute e sicurezza sul lavoro EU-OSHA ha lanciato il nuovo portale dedicato alla tutela dei conducenti operanti nel settore del trasporto stradale.

Il settore del trasporto stradale comprende i conducenti di camion e furgoni, i tassisti e gli autisti, i conducenti di autobus e pullman nonché i corrieri in bicicletta e in motocicletta.

L’alto livello di rischiosità cui sono esposti gli addetti ai lavori, si affianca ad una serie di gravi rischi correlati alla movimentazione di pesi, a scivolamenti e cadute dai veicoli, all'esposizione alle vibrazioni, nonché a furti e violenze.

La gestione della sicurezza stradale in ambito lavorativo, indipendentemente dalle dimensioni delle imprese potrebbe comportare una serie di vantaggi come per esempio una riduzione del numero di:

1.      giorni persi a seguito di infortuni,

2.      veicoli ritirati dalle strade per le riparazioni,

3.      ordini persi,

4.      indagini e pratiche relative agli incidenti.

La nuova sezione web consente dunque la possibilità di accedere ad informazioni relative ai rischi dei lavoratori nel settore dei trasporti stradali, alla legislazione vigente in materia, nonché a esempi pratici tratti da iniziative che hanno condotto a un miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro dei conducenti.

 

Fonte: EU-OSHA



LA SEGNALETICA DI SICUREZZA ( 17-05-2011)


Il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, per mezzo dell’Allegato 14, descrive le diverse utilizzazioni delle segnaletiche di sicurezza ed enuncia norme generali sull’intercambiabilità o complementarità di tali segnaletiche.

Esistono due tipologie di segnaletica:

1.      Permanente: si riferisce a un divieto, un avvertimento o un obbligo ed altresì quella che serve ad indicare l’ubicazione e ad identificare i mezzi di salvataggio o di pronto soccorso deve essere di tipo permanente e costituita da cartelli.

2.      Occasionale: serve a segnalare pericoli, la chiamata di persone per un’azione specifica e lo sgombero urgente delle persone fatti in modo occasionale e per mezzo di segnali luminosi, acustici o di comunicazioni verbali.

 

INTERCAMBIABILITA’ E COMPLEMENTARITA’ DELLA SEGNALETICA

A parità di efficacia e a condizione che si provveda ad una azione specifica di informazione e formazione al riguardo, è ammessa libertà di scelta fra:

1.      un colore di sicurezza o un cartello, per segnalare un rischio di inciampo o caduta con dislivello;

2.      segnali luminosi, segnali acustici o comunicazione verbale;

3.      segnali gestuali o comunicazione verbale.

COLORI DI SICUREZZA

Le indicazioni della tabella che segue si applicano a tutte le segnalazioni per le quali è previsto l’uso di un colore di sicurezza.

 

Colore

Significato o scopo

Indicazioni e precisazioni

Rosso

Segnali di divieto,

Pericolo - allarme

Materiali e attrezzature antincendio

Atteggiamenti pericolosi

Alt; arresto; dispositivi di interruzione d’emergenza; sgombero;

Identificazione e ubicazione

Giallo o Giallo-arancio

Segnali di avvertimento

Attenzione; cautela; verifica

Azzurro

Segnali di prescrizione

Comportamento o azione specifica -

obbligo di portare un mezzo di sicurezza

personale

Verde

Segnali di salvataggio o di soccorso

Situazione di sicurezza

Porte; uscite; percorsi; materiali;

postazioni; locali

Ritorno alla normalità



REQUISITI DEI LUOGHI DI LAVORO: LE SCALE ( 18-05-2011)


Il Testo Unico 81/2008 (come modificato dal D.lgs. 106/2009) in materia di salute e sicurezza sul lavoro, disciplina, in merito ai “luoghi di lavoro” (Allegato IV), i requisiti che devono possedere le scale.

SCALE FISSE A GRADINI

Le scale fisse a gradini, destinate al normale accesso agli ambienti di lavoro, devono essere costruite e mantenute in modo da resistere ai carichi massimi derivanti da affollamento per situazioni di emergenza. I gradini devono avere pedata e alzata dimensionate a regola d’arte e larghezza adeguata alle esigenze del transito.

Le scale ed i relativi pianerottoli devono essere provvisti, sui lati aperti, di parapetto normale o di altra difesa equivalente. Le rampe delimitate da due pareti devono essere munite di almeno un corrimano. Agli effetti del presente Decreto è considerato "normale" un parapetto che soddisfi alle seguenti condizioni:

1.      sia costruito con materiale rigido e resistente in buono stato di conservazione;

2.      abbia un’altezza utile di almeno un metro;

3.      sia costituito da almeno due correnti, di cui quello intermedio posto a circa metà distanza fra quello superiore ed il pavimento;

4.      sia costruito e fissato in modo da poter resistere, nell’insieme ed in ogni sua parte, al massimo sforzo cu i può essere assoggettato, tenuto conto delle condizioni ambientali e della sua specifica funzione.

E’ considerata equivalente ai parapetti qualsiasi protezione, quale muro, balaustra, ringhiera e simili, realizzante condizioni di sicurezza contro la caduta verso i lati aperti, non inferiori a quelle presentate dai parapetti stessi.

 

SCALE A PIOLI

Le scale a pioli di altezza superiore a m 5, fissate su pareti o incastellature verticali o aventi una inclinazione superiore a 75 gradi, devono essere provviste, a partire da m 2,50 dal pavimento o dai ripiani, di una solida gabbia metallica di protezione avente maglie o aperture di ampiezza tale da impedire la caduta accidentale della persona verso l’esterno. La parete della gabbia opposta al piano dei pioli non deve distare da questi più di cm 60.

I pioli devono distare almeno 15 centimetri dalla parete alla quale sono applicati o alla quale la scala è fissata.



INFORTUNI SUL LAVORO: SINDACATI COME PARTE CIVILE NEI PROCEDIMENTI PENALI ( 18-05-2011)


La quarta sezione penale della Cassazione, con sentenza n. 9923 dell’11 marzo 2011, ha affermato che le organizzazioni sindacali sono legittimate a costituirsi parte civile nei procedimenti penali per lesioni od omicidio colposi conseguenti ad infortunio sul lavoro indipendentemente dall’iscrizione al sindacato della persona offesa.

 

 

Fonte: DPL MODENA



I REQUISITI DI VIE E USCITE DI EMERGENZA ( 19-05-2011)


Il Dl.gs. 81/2008 disciplina per mezzo dell’Allegato IV i requisiti che devono possedere vie e uscite di emergenza ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori e degli utenti in generale.

Le vie e le uscite di emergenza devono rimanere sgombre e consentire di raggiungere il più rapidamente possibile un luogo sicuro.

Infatti, in caso di pericolo tutti i posti di lavoro devono poter essere evacuati rapidamente e in piena sicurezza da parte dei lavoratori.

Il numero, la distribuzione e le dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza devono essere adeguate alle dimensioni dei luoghi di lavoro, alla loro ubicazione, alla loro destinazione d’uso, alle attrezzature in essi installate, nonché al numero massimo di persone che possono essere presenti in detti luoghi.

Le vie e le uscite di emergenza devono avere altezza minima di m 2,0 e larghezza minima conforme alla normativa vigente in materia antincendio.

Qualora le uscite di emergenza siano dotate di porte, queste devono essere apribili nel verso dell’esodo e, qualora siano chiuse, devono poter essere aperte facilmente ed immediatamente da parte di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza.

L’apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell’esodo non è richiesta quando possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l’adozione di altri accorgimenti adeguati specificamente autorizzati dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio.

Le porte delle uscite di emergenza non devono essere chiuse a chiave, quando sono presenti lavoratori in azienda, se non nei casi specificamente autorizzati dagli organi di vigilanza.

Nei locali di lavoro e in quelli destinati a deposito è vietato adibire, quali porte delle uscite di emergenza, le saracinesche a rullo, le porte scorrevoli verticalmente e quelle girevoli su asse centrale.

Le vie e le uscite di emergenza, nonché le vie di circolazione e le porte che vi danno accesso non devono essere ostruite da oggetti in modo da poter essere utilizzate in ogni momento senza impedimenti.

Le vie e le uscite di emergenza devono essere evidenziate da apposita segnaletica, conforme alle

disposizioni vigenti, durevole e collocata in luoghi appropriati.

Le vie e le uscite di emergenza che richiedono un’illuminazione devono essere dotate di un’illuminazione di sicurezza di intensità sufficiente, che entri in funzione in caso di guasto dell’impianto elettrico.

Gli edifici che sono costruiti o adattati interamente per le lavorazioni che presentano pericoli di esplosioni o specifici rischi di incendio alle quali sono adibiti più di cinque lavoratori devono avere almeno due scale distinte di facile accesso o rispondere a quanto prescritto dalla specifica normativa antincendio. Per gli edifici già costruiti si dovrà provvedere in conformità, quando non ne esista l’impossibilità accertata dall’organo di vigilanza . In quest’ultimo caso sono disposte le misure e cautele ritenute più efficienti. Le deroghe già concesse mantengono la loro validità salvo diverso provvedimento dell’organo di vigilanza.

Le aperture esistenti nel suolo o nel pavimento dei luoghi, degli ambienti di lavoro o di passaggio, comprese le fosse ed i pozzi, devono essere provviste di solide coperture o di parapetti normali, atti ad impedire la caduta di persone. Quando dette misure non siano attuabili, le aperture devono essere munite di apposite segnalazioni di pericolo.

Infine, le aperture nelle pareti, che permettono il passaggio di una persona e che presentano pericolo di caduta per dislivelli superiori ad un metro, devono essere provviste di solida barriera o munite di parapetto normale.



STRESS LAVORO CORRELATO: ON –LINE SUL SITO DELL'INAIL UN’ APPOSITA PIATTAFORMA PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO ( 19-05-2011)


E' on-line sul sito dell’ INAIL una piattaforma specificatamente dedicata alla valutazione del rischio stress lavoro correlato. La piattaforma contiene supporti documentali e tecnici per effettuare la valutazione nella propria realtà lavorativa, nonché una ricca bibliografia per approfondire la tematica.

L’obiettivo principale del portale è dunque quello di supportare, con strumenti scientificamente validati, le aziende nel processo di valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato, nel rispetto della normativa vigente.

Attraverso la registrazione nel portale e l’ utilizzo degli strumenti valutativi disponibili, l’azienda parteciperà, da un lato, all’implementazione di una specifica banca dati utile al monitoraggio nel tempo delle attività valutative, dall’altro avrà a disposizione, in area riservata, tutti i dati inseriti per le varie fasi della valutazione, utili anche per successivi confronti.

 

Fonte: INAIL



LE MALATTIE PROFESSIONALI: TRATTAMENTO ECONOMICO E NORMATIVO ( 20-05-2011)


Per malattia professionale si intende una patologia le cui cause sono da ricondurre all’attività o all’ambiente di lavoro (sordità da rumori, tumori causati da vernici o coloranti o sostanze cancerogene ecc.) e perché sia riconosciuta come tale, occorre la certificazione medica.

Il Testo Unico n. 1124/65 dispone che, a fronte di una patologia di origine occupazionale, l’Inail ha il dovere di indennizzare, secondo regole precise, i danni provocati alla salute della lavoratrice o del lavoratore, prevedendo prestazioni di carattere economico,sanitario e riabilitativo.

In Italia le malattie professionali sono contenute in due tabelle distinte (settore industria e agricoltura) che sono state periodicamente aggiornate in relazione alle novità medico-scientifiche.

Tuttavia, ci sono patologie che, pur non essendo inserite nelle tabelle, possono essere riconosciute come professionali, purché se ne dimostri il nesso di causalità.

In Italia la tutela delle malattie professionali si basa su un sistema misto che prevede:

1.      malattie professionali tabellate;

2.      malattie professionali extratabellari.

MALATTIE PROFESSIONALI TABELLATE

Nel caso di malattie professionali tabellate, vale il principio della cosiddetta “presunzione del nesso tra patologia e attività”. Pertanto, al lavoratore esposto ad una delle lavorazioni a rischio previste negli elenchi, non è richiesta altra documentazione sanitaria, oltre alla certificazione rilasciata dal medico.

MALATTIE PROFESSIONALI EXTRATABELLARI

Per le patologie extratabellari, invece, poiché le indagini epidemiologiche non hanno prodotto risultati sufficienti tali da giustificare l’inserimento nelle tabelle, il lavoratore o la lavoratrice devono dimostrare con una documentazione appropriata il nesso tra la malattia contratta e le attività professionali svolte.

In ogni caso, una volta ottenuto il riconoscimento da parte dell’Inail della malattia da lavoro, le prestazioni sono identiche sia che si tratti di patologia tabellata o extratabellare.

 

IL RICONOSCIMENTO DELLA MALATTIA PROFESSIONALE

Per procedere al riconoscimento delle malattie professionali, il Testo Unico n.1124/1965 impone obblighi precisi sia per l’impresa che per i lavoratori.

OBBLIGHI DEL LAVORATORE

E’ obbligo del lavoratore o della lavoratrice la presentazione del certificato medico al datore di lavoro entro 15 giorni dall’insorgere della malattia, che deve indicare la presunta origine professionale della patologia.

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

E’ obbligo del datore di lavoro, entro 5 giorni dal ricevimento del certificato medico, di denunciare la patologia all’Inail. Non è permesso al datore di lavoro di sindacare il giudizio del medico che ha rilasciato il certificato.

Successivamente, l’Inail chiamerà a visita il lavoratore per ricostruire l’anamnesi lavorativa, in particolare in merito alla pericolosità cui è stato esposto e chiederà al datore di lavoro copia del documento aziendale di valutazione dei rischi.

Il lavoratore chiamato a visita dall’Inail dovrà portare con sé:

1.      libretto di lavoro;

2.      documentazione sanitaria inerente la patologia denunciata;

3.      accertamenti sanitari preventivi e periodici svolti in azienda;

4.      eventuali attestazioni di invalidità riconosciute in altri ambiti giuridici.

Se la malattia denunciata non è prevista dalle tabelle, l’Istituto assicuratore può avvalersi, in caso di dubbi, della sua struttura tecnica di accertamento del rischio (Contarp) per effettuare indagini ispettive all’interno dell’azienda e quantificarne l’esposizione. L’Inail, assumendosene l’onere economico, può anche richiedere al lavoratore ulteriori accertamenti sanitari.

 

TRATTAMENTO ECONOMICO

Il sistema assicurativo italiano prevede tre principali tipologie di prestazioni economiche che sono riconosciute quando la malattia da lavoro provochi inabilità temporanea, permanente, morte e rendita ai superstiti:

INABILITA’ TEMPORANEA

Quando il lavoratore è costretto ad assentarsi dal lavoro per un periodo di tempo limitato a causa di una malattia professionale, l’Inail paga:

1.      60 per cento della retribuzione, per i primi 90 giorni;

2.      75 per cento della retribuzione dal 91esimo giorno fino alla guarigione clinica.

INABILITA’ PERMANENTE

Dal 25 luglio 2000, il decreto legislativo n.38 ha inserito nel sistema assicurativo italiano il danno biologico che ha modificato le prestazioni economiche erogate dall’Inail nel seguente modo:

1.      Indennizzo in capitale, se il grado di inabilità accertato è compreso fra il 6 e il 15 per cento. Questo consiste in una prestazione economica erogata in un’unica soluzione calcolata sulla base della specifica tabella di legge (danno biologico) con parametri riferiti al sesso, all’età e alla percentuale di danno riconosciuta.

2.      Rendita, se il grado di inabilità è compreso tra il 16 e il 100 per cento. Questa prestazione è costituita da due quote: la prima, calcolata sulla base della specifica tabella del danno biologico e la seconda, con riferimento alle conseguenze patrimoniali della menomazione, calcolata sulla base della retribuzione e della tabella dei coefficienti, che tiene conto anche delle ridotte capacità lavorative e della possibilità di essere ricollocato in altra attività.

Per danno biologico si intende la perdita dell’integrità psicofisica del lavoratore o della lavoratrice in aggiunta alla perdita della capacità lavorativa. Infatti, in base all’art. 13 del dlgs n.38/2000, al lavoratore o alla lavoratrice che riportano un danno permanente di origine professionale viene riconosciuta una ulteriore prestazione economica, l’indennizzo in capitale, che si aggiunge alla rendita già prevista dalla vecchia normativa.

 

MORTE E RENDITA AI SUPERSTITI

Questa prestazione spetta qualora la malattia professionale provochi direttamente o

indirettamente il decesso del lavoratore o della lavoratrice.

Ne hanno diritto:

1.      il coniuge, pari al 50 per cento della retribuzione del familiare deceduto;

2.      i figli, pari al 20 per cento ciascuno fino al raggiungimento del 18esimo anno di età o, se studenti universitari a carico, fino a 26 anni;

3.      i figli inabili, pari al 20 per cento finché dura l’inabilità;

4.      genitori viventi a carico, pari al 20 per cento, ma solo nel caso in cui manchino le altre figure sopracitate;

5.      fratelli/sorelle conviventi e a carico, pari al 20 per cento ciascuno, ma solo nel caso in cui manchino le altre figure sopracitate.

In ogni caso la rendita ai superstiti non può superare complessivamente il 100 per cento della retribuzione di riferimento che la legge stabilisce in un tetto rivalutato ogni anno.

 

L’AGGRAVAMENTO

Quando le condizioni di salute peggiorano, a prescindere dal grado di inabilità riconosciuto dall’Inail, il lavoratore o la lavoratrice possono chiedere la revisione o l’aggravamento, anche se non è stato riconosciuto loro alcuna prestazione (per inabilità inferiore al 6 per cento).

Per chi percepisce un indennizzo in capitale (danno compreso tra il 6 e il 15 per cento) può essere richiesto, per una sola volta, l’adeguamento entro 15 anni dalla data di denuncia della patologia.

Per chi si è titolare di rendita invece, (danno compreso tra il 16 e il 100 per cento) la revisione del grado di inabilità può avvenire entro 15 anni dalla data di decorrenza della rendita e può essere richiesta dal lavoratore o disposta dallo stesso Ente, secondo le seguenti modalità:

1.      prima visita, dopo 6 mesi dalla data di cessazione del periodo di inabilità temporanea, oppure, nei casi in cui non esiste inabilità temporanea, dopo 1 anno dalla data di manifestazione della malattia;

2.      ultima visita, alla scadenza dei 15 anni dalla data di decorrenza della rendita.

Per le patologie, come la silicosi e l’asbestosi, non sono previsti invece limiti di tempo.



AGENTI FISICI: I RISCHI DA ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI MECCANICHE ( 23-05-2011)


Il D.lg. 81/2008, all’Articolo 199  e succ., e  fornisce disposizioni in merito ai rischi da esposizione a vibrazioni meccaniche e a tutte le misure da mettere in atto al fine di salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Le vibrazioni meccaniche in questione si distinguono in:

1.      vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio che possono comportare disturbi vascolari, osteoarticolari, neurologici o muscolari;

2.      vibrazioni trasmesse al corpo intero che possono comportare lombalgie e traumi del rachide.

 

VALORI LIMITE

Per le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio il valore limite di esposizione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, è fissato a 5 m/s2 mentre su periodi brevi è pari a 20 m/s2. Il valore d’azione giornaliero che fa scattare l’azione, è fissato a 2,5 m/s2.

Per le vibrazioni trasmesse al corpo intero invece il valore limite di esposizione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, è fissato a 1,0 m/s2, mentre su periodi brevi è pari a 1,5 m/s2. Il valore d’azione giornaliero è fissato a 0,5 m/s2.

Nel caso di variabilità del livello di esposizione giornaliero va considerato il livello giornaliero massimo ricorrente.

 

VALUTAZIONE DEI RISCHI

Il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura, i livelli di vibrazioni meccaniche cui i lavoratori sono esposti.

L’esposizione dei lavoratori alle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio è valutata o misurata in base alle disposizioni di cui all’ALLEGATO XXXV, parte A del presente decreto.

L’esposizione dei lavoratori alle vibrazioni trasmesse al corpo intero è valutata o misurata in base alle disposizioni di cui all’ALLEGATO XXXV, parte B del presente decreto.

Ai fini della valutazione dei rischi, il datore di lavoro tiene conto, in particolare, dei seguenti elementi:

1.      il livello, il tipo e la durata dell’esposizione, ivi inclusa ogni esposizione a vibrazioni intermittenti o a urti ripetuti;

2.      i valori limite di esposizione e i valori d’azione;

3.      gli eventuali effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rischio con particolare riferimento alle donne in gravidanza e ai minori;

4.      gli eventuali effetti indiretti sulla sicurezza e salute dei lavoratori risultanti da interazioni tra le vibrazioni meccaniche, il rumore e l’ambiente di lavoro o altre attrezzature;

5.      le informazioni fornite dal costruttore dell’attrezzatura di lavoro;

6.      l’esistenza di attrezzature alternative progettate per ridurre i livelli di esposizione alle vibrazioni meccaniche;

7.      il prolungamento del periodo di esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo intero al di là delle ore lavorative,in locali di cui è responsabile;

8.      condizioni di lavoro particolari, come le basse temperature, il bagnato, l’elevata umidità o il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e del rachide;

9.      informazioni raccolte dalla sorveglianza sanitaria, comprese, per quanto possibile, quelle reperibili nella letteratura scientifica.

 

MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

In base ai risultati scaturenti dalla valutazione dei rischi, in modo particolare quando vengono superati i valori d’azione, il datore di lavoro deve elaborare e applicare un programma di misure tecniche o organizzative, volte a ridurre al minimo l’esposizione e i rischi che ne conseguono, considerando in particolare:

1.      altri metodi di lavoro che richiedono una minore esposizione a vibrazioni meccaniche;

2.      la scelta di attrezzature di lavoro adeguate concepite nel rispetto dei principi ergonomici e che producono, tenuto conto del lavoro da svolgere, il minor livello possibile di vibrazioni;

3.      la fornitura di attrezzature accessorie per ridurre i rischi di lesioni provocate dalle vibrazioni, quali sedili che attenuano efficacemente le vibrazioni trasmesse al corpo intero e maniglie o guanti che attenuano la vibrazione trasmessa al sistema mano-braccio;

4.      adeguati programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, del luogo di lavoro, dei sistemi sul luogo di lavoro e dei DPI;

5.      la progettazione e l’organizzazione dei luoghi e dei posti di lavoro;

6.      l’adeguata informazione e formazione dei lavoratori sull’uso corretto e sicuro delle attrezzature di lavoro e dei DPI, in modo da ridurre al minimo la loro esposizione a vibrazioni meccaniche;

7.      la limitazione della durata e dell’intensità dell’esposizione;

8.      l’organizzazione di orari di lavoro appropriati, con adeguati periodi di riposo;

9.      la fornitura, ai lavoratori esposti, di indumenti per la protezione dal freddo e dall’umidità.

Se, nonostante le misure adottate, il valore limite di esposizione è stato superato, il datore di lavoro deve:

1.      prendere misure immediate per riportare l’esposizione al di sotto di tale valore;

2.      individuare le cause del superamento;

3.      adattare le misure di prevenzione e protezione per evitare un nuovo superamento.

 

SORVEGLIANZA SANITARIA

I lavoratori esposti a livelli di vibrazioni superiori ai valori d’azione devono essere sottoposti alla sorveglianza sanitaria. La sorveglianza viene effettuata periodicamente, di norma una volta l’anno o con periodicità diversa decisa dal medico competente con adeguata motivazione riportata nel documento di valutazione dei rischi e resa nota ai rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori in funzione della valutazione del rischio.

I lavoratori esposti a vibrazioni devono altresì essere sottoposti alla sorveglianza sanitaria quando, secondo il medico competente, l’esposizione dei lavoratori alle vibrazioni è tale da rendere possibile l’individuazione di un nesso tra l’esposizione in questione e una malattia identificabile o ad effetti nocivi per la salute.

 

SANZIONI

Il datore di lavoro che non ottempera alle disposizioni illustrate, in merito sia alla valutazione dei rischi, sia alla predisposizione di misure atte a diminuire i rischi da esposizione, è punibile con l’arresto da tre a sei mesi o con ammenda da € 2.000 a € 6400.

 



FONDO DI SOSTEGNO PER LE VITTIME DI GRAVI INFORTUNI SUL LAVORO: GLI IMPORTI DEI BENEFICI ( 24-05-2011)


E’ stato Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 106 del 20 maggio 2011 il Decreto Ministeriale del 15 marzo 2011 concernente la determinazione per l'esercizio finanziario 2011, degli importi dei benefici del Fondo di sostegno per le vittime di gravi infortuni sul lavoro.

Ferme restando le procedure, i requisiti e le modalità di accesso ai benefici del Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro individuati con il decreto 19 novembre 2008, per gli eventi verificatesi tra il 1° gennaio 2011 e il 31 dicembre 2011 l'importo della prestazione di cui all'art. 1, comma 1 del medesimo decreto 19 novembre 2008 e' determinato secondo le seguenti quattro tipologie:

 

TIPOLOGIA

N° SUPERSTITI

IMPORTO PER NUCLEO SUPERSTITI

A

1

6500

B

2

10500

C

3

14500

D

> 3

22500

 

 

Fonte: Ministero del Lavoro



LA PROTEZIONE DA ATMOSFERE ESPLOSIVE ( 25-05-2011)


Il TITOLO XI del D.lgs. 81/2008 (e successive modificazioni) in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in modo particolare all’art. 287 e succ., prescrive le misure necessarie ai fini della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive.

Per atmosfera esplosiva si intende una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta.

Per condizioni atmosferiche si intendono condizioni nelle quali la concentrazione di ossigeno nell’atmosfera è approssimativamente del 21 per cento e che includono variazioni di pressione e temperatura al di sopra e al di sotto dei livelli di riferimento, denominate condizioni atmosferiche normali (pressione pari a 101325 Pa, temperatura pari a 293 K).

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

Ai fini della prevenzione e della protezione contro le esplosioni il datore di lavoro deve adottare le misure tecniche e organizzative adeguate alla natura dell’attività in modo particolare prevenendo la formazione di atmosfere esplosive. Se la natura dell’attività non consente di prevenire la formazione di atmosfere esplosive, il datore di lavoro deve:

1.      evitare l’accensione di atmosfere esplosive;

2.      attenuare gli effetti pregiudizievoli di un’esplosione in modo da garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. 

Il datore di lavoro deve inoltre ripartire in zone, a norma dell’ ALLEGATO XLIX del presente decreto, le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive e assicurare che per tali aree siano applicate le prescrizioni minime di cui all’ALLEGATO L del presente decreto.

Nell’ambito degli obblighi di cui agli articoli 36 e 37 del presente decreto, il datore di lavoro deve provvedere affinché i lavoratori esposti al rischio di esplosione e i loro rappresentanti vengano informati e formati in relazione al risultato della valutazione dei rischi, con particolare riguardo:

1.      alle misure adottate in applicazione del presente titolo;

2.      alla classificazione delle zone;

3.      alle modalità operative necessarie a minimizzare la presenza e l’efficacia delle sorgenti di accensione; 

4.      ai rischi connessi alla presenza di sistemi di protezione dell’impianto; 

5.      ai rischi connessi alla manipolazione ed al travaso di liquidi infiammabili e/o polveri combustibili;

6.      al significato della segnaletica di sicurezza e degli allarmi ottico/acustici; 

7.      agli eventuali rischi connessi alla presenza di sistemi di prevenzione delle atmosfere esplosive, con particolare  riferimento all’asfissia;

9.      all’uso corretto di adeguati dispositivi di protezione individuale e alle relative indicazioni e controindicazioni  all’uso.

Il datore di lavoro infine provvede affinché le installazioni elettriche nelle aree classificate come zone 0, 1, 20 o 21 ai sensi dell’ALLEGATO XLIX siano sottoposte alle verifiche di cui ai capi III e IV del Decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre 2001, n. 462.

LA VALUTAZIONE DEI RISCHI

Il datore di lavoro deve valutare i rischi specifici derivanti da atmosfere esplosive, tenendo conto almeno dei seguenti elementi:

1.      probabilità e durata della presenza di atmosfere esplosive;

2.      probabilità che le fonti di accensione, comprese le scariche elettrostatiche, siano presenti e divengano attive ed efficaci;

3.      caratteristiche dell’impianto, sostanze utilizzate, processi e loro possibili interazioni;

4.      entità degli effetti prevedibili.

Nella valutazione dei rischi di esplosione devono essere presi in considerazione anche i luoghi che sono o possono essere in collegamento, tramite aperture, con quelli in cui possono formarsi atmosfere esplosive.

Il datore di lavoro deve inoltre provvedere a elaborare e a tenere aggiornato un documento, denominato: «documento sulla protezione contro le esplosioni». Tale documento in particolare, deve precisare:

1.      che i rischi di esplosione sono stati individuati e valutati;

2.      che saranno prese misure adeguate per raggiungere gli obiettivi del presente Titolo;

3.      quali sono i luoghi che sono stati classificati nelle zone di cui all’ ALLEGATO XLIX;

4.      quali sono i luoghi in cui si applicano le prescrizioni minime di cui all’ALLEGATO L.

5.      che i luoghi e le attrezzature di lavoro, compresi i dispositivi di allarme, sono concepiti, impiegati e mantenuti in efficienza tenendo nel debito conto la sicurezza;

6.      che, ai sensi del Titolo III del presente decreto, sono stati adottati gli accorgimenti per l’impiego sicuro di attrezzature di lavoro. 

Il documento sulla protezione contro le esplosioni deve essere compilato prima dell’inizio del lavoro ed essere riveduto qualora i luoghi di lavoro, le attrezzature o l’organizzazione del lavoro abbiano subito modifiche, ampliamenti o trasformazioni rilevanti.

Il documento deve inoltre essere parte integrante del documento di valutazione dei rischi di cui all’ articolo 17, comma 1 del presente decreto.

 

SANZIONI

Il datore di lavoro, che non ottempera alle disposizioni sopra citate è punibile con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro.



GLI OBBLIGHI DEL PREPOSTO ( 26-05-2011)


Il preposto è il soggetto che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa.

Ai sensi dell’art. 19 del D.lgs. 81/2008 (e successive modificazioni) in materia di salute e sicurezza sul lavoro i preposti, secondo le loro attribuzioni e competenze, devono dunque:

1.      sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti;

2.      verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;

3.      richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;

4.      informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;

5.      astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato;

6.      segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta;

7.      frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto dall’articolo 37 del presente decreto.

SANZIONI

Il preposto che non ottempera alle disposizioni sopra indicate è punibile con l’ arresto fino a due mesi o ammenda da 200 a 1.200 euro.



LE MISURE GENERALI DI TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI ( 27-05-2011)


Ai sensi dell’art. 15 del D.lgs. 81/2008 (e successive modificazioni) le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono:

1.      la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;

2.      la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del  lavoro;

3.      l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;

4.      il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti  di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;

5.      la riduzione dei rischi alla fonte;

6.      la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;

7.      la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio;

8.      l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;

9.      la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;

10.   il controllo sanitario dei lavoratori;

11.  l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione;

12.  l’informazione, la formazione e le istruzioni adeguate per i lavoratori;

13.   l’informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti;

14.  l’informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;

15.  la partecipazione e consultazione dei lavoratori;

16.  la partecipazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;

17.  la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi;

18.  le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato;

19.  l’uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;

20.  la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti.

Le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non devono inoltre in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori.



REQUISITI DEI LUOGHI DI LAVORO: STABILITA’, SOLIDITA’ E PULIZIA ( 30-05-2011)


L’Allegato IV al D.lgs. 81/2008 (e successive modifiche) fornisce disposizioni in merito ai requisiti di stabilità, solidità e pulizia che devono possedere i luoghi di lavoro ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori. Infatti secondo la normativa in questione, gli edifici che ospitano i luoghi di lavoro o qualunque altra opera e struttura presente nel luogo di lavoro devono essere stabili e possedere una solidità che corrisponda al loro tipo d’impiego ed alle caratteristiche ambientali.

I luoghi di lavoro destinati a deposito devono avere inoltre, su una parete o in altro punto ben visibile, la chiara indicazione del carico massimo ammissibile per unità di superficie dei solai, espresso in chilogrammi per metro quadrato di superficie. I carichi stessi non devono superare tale massimo e devono essere distribuiti razionalmente ai fini della stabilità del solaio.

L’accesso per i normali lavori di manutenzione e riparazione ai posti elevati di edifici, parti di impianti, apparecchi, macchine, pali e simili deve essere reso sicuro ed agevole mediante l’impiego di mezzi appropriati, quali andatoie, passerelle, scale, staffe o ramponi montapali o altri idonei dispositivi.

Il datore di lavoro ha infine l’onere di mantenere puliti i locali di lavoro, facendo eseguire la pulizia, per quanto è possibile, fuori dell’orario di lavoro e in modo da ridurre al minimo il sollevamento della polvere del l’ambiente, oppure mediante aspiratori.

Nelle adiacenze dei locali di lavoro e delle loro dipendenze, il datore di lavoro non può tenere depositi di immondizie o di rifiuti e di altri materiali solidi o liquidi capaci di svolgere emanazioni insalubri, a meno che non vengano adottati mezzi efficaci per evitare le molestie o i danni che tali depositi possono arrecare ai lavoratori ed al vicinato.



AUTOTRASPORTI: RIDUZIONE DEI PREMI INAIL PER GLI ARTIGIANI ( 31-05-2011)


Il settore dell'autotrasporto ha beneficiato nel corso del biennio 2010-2011 di una serie di misure di sostegno (leggi 220/2010 e 10/2011). In particolare è stato rifinanziato, per l'anno 2011, anche in vista della scadenza per il pagamento dei premi assicurativi, fissata per il prossimo 16 giugno, un intervento "non strutturale" in favore delle imprese di autotrasporto merci in conto terzi, destinato alla riduzione dei tassi di tariffa per le imprese con dipendenti e dei premi speciali dovuti all'INAIL dagli artigiani del settore.  

Il decreto interministeriale in corso di pubblicazione che assegna le risorse, ha destinato al settore dell'autotrasporto 105 milioni di euro così suddivisi: 

§  94 milioni per la riduzione del  tasso medio di tariffa per le gestioni industria, artigianato e terziario;

§  11 milioni  per la riduzione del tasso di premio speciale unitario per imprese artigiane del settore. 

 

Fonte: INAIL