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SICUREZZA DEI LUOGHI DI LAVORO: PORTE E PORTONI ( 01-06-2011)


Il Dl.gs. 81/2008 disciplina per mezzo dell’Allegato IV i requisiti che devono possedere porte e portoni ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori.

Innanzitutto le porte dei locali di lavoro devono, per numero, dimensioni, posizione, e materiali di realizzazione, consentire una rapida uscita delle persone ed essere agevolmente apribili dall’interno durante il lavoro. 

La larghezza minima delle porte deve essere la seguente:

1.      quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano fino a 25, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 0,80;

2.      quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero compreso tra 26 e 50, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 1,20 che si apra nel verso dell’esodo;

3.      quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero compreso tra 51 e 100, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 1,20 e di una porta avente larghezza minima di m 0,80, che si aprano entrambe nel verso dell’esodo;

4.      quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero superiore a 100, in aggiunta alle porte già citate il locale deve essere dotato di almeno 1 porta che si apra nel verso dell’esodo avente larghezza minima di m 1,20 per ogni 50 lavoratori normalmente ivi occupati o frazione compresa tra 10 e 50, calcolati limitatamente all’eccedenza rispetto a 100.

Il numero complessivo delle porte indicate può anche essere minore, purché la loro larghezza complessiva non risulti inferiore.

Quando in un locale però, le lavorazioni ed i materiali comportino pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio e siano adibiti alle attività che si svolgono nel locale stesso più di 5 lavoratori, almeno una porta ogni 5 lavoratori deve essere apribile nel verso dell’esodo ed avere larghezza minima di m 1,20.

Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 1,20 può essere applicata una tolleranza in meno del 5% (cinque per cento). Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 0,80 è applicabile invece una tolleranza in meno del 2% (due per cento).

Nei locali di lavoro ed in quelli adibiti a magazzino non sono ammesse le porte scorrevoli  verticalmente, le saracinesche a rullo, le porte girevoli su asse centrale, quando non esistano altre porte apribili verso l’esterno del locale. Inoltre, immediatamente accanto ai portoni destinati essenzialmente alla circolazione dei veicoli devono esistere, a meno che il passaggio dei pedoni sia sicuro, porte per la circolazione dei pedoni che devono essere segnalate in modo visibile ed essere sgombre in permanenza.

Le porte e i portoni apribili nei due versi devono essere trasparenti o essere muniti di pannelli trasparenti e sulle stesse deve essere apposto un segno indicativo all’altezza degli occhi.

 

Le porte scorrevoli devono disporre di un sistema di sicurezza che impedisca loro di uscire dalle guide o di cadere.

 

Le porte ed i portoni che si aprono verso l’alto devono disporre di un sistema di sicurezza che impedisca loro di ricadere.

 

Le porte ed i portoni ad azionamento meccanico devono funzionare senza rischi di infortuni per i lavoratori. Essi devono essere muniti di dispositivi di arresto di emergenza facilmente identificabili ed accessibili e poter essere aperti anche manualmente, salvo che la loro apertura possa avvenire automaticamente in caso di mancanza di energia elettrica.

Infine, quando i luoghi di lavoro sono occupati le porte devono sempre, in qualsiasi momento, poter essere aperte.



SICUREZZA SUL LAVORO: GLI AGENTI BIOLOGICI ( 03-06-2011)


Il Titolo X del D.Lgs. 81/2008 (e successive modificazioni) fornisce disposizioni in merito a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio, per i lavoratori, di esposizione ad agenti biologici.

Per agente biologico si intende qualsiasi microrganismo (qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico) anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni.

Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione:

1.      gruppo 1: agente biologico che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;

2.      gruppo 2: agente biologico che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche e terapeutiche;

3.      gruppo 3: agente biologico che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un

4.      serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;

5.      gruppo 4: agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Nel caso in cui l’agente biologico oggetto di classificazione non può essere attribuito in modo inequivocabile ad uno fra i due gruppi sopraindicati, esso va classificato nel gruppo di rischio più elevato tra le due possibilità.

 

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

Ai sensi dell’art. 269 del presente titolo, il datore di lavoro che intende esercitare attività che comportano uso di agenti biologici dei gruppi 2 o 3, deve comunicare all’organo di vigilanza territorialmente competente le seguenti informazioni, almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori:

1.      il nome e l’indirizzo dell’azienda e il suo titolare;

2.      il documento di valutazione dei rischi.

Il datore di lavoro deve inoltre inviare una nuova comunicazione ogni qualvolta si verificano nelle lavorazioni mutamenti che comportano una variazione significativa del rischio per la salute sul posto di lavoro, o, comunque, ogni qualvolta si intende utilizzare un nuovo agente classificato dal datore di lavoro in via provvisoria.

Il datore di lavoro che intende utilizzare, nell’esercizio della propria attività, un agente biologico del gruppo 4 deve invece munirsi di autorizzazione del Ministero del lavoro, della salute e delle Politiche Sociali.

 

INFORMAZIONE E FORMAZIONE

Nelle attività per le quali la valutazione dei rischi, evidenzia particolari rischi per la salute dei lavoratori, il datore di lavoro fornisce ai lavoratori, sulla base delle conoscenze disponibili, informazioni ed istruzioni, in particolare per quanto riguarda:

1.      i rischi per la salute dovuti agli agenti biologici utilizzati;

2.      le precauzioni da prendere per evitare l’esposizione;

3.      le misure igieniche da osservare;

4.      la funzione degli indumenti di lavoro e protettivi e dei dispositivi di protezione individuale ed il loro corretto impiego;

5.      le procedure da seguire per la manipolazione di agenti biologici del gruppo 4;

6.      il modo di prevenire il verificarsi di infortuni e le misure da adottare per ridurne al minimo le conseguenze.

Il datore di lavoro deve inoltre assicurare ai lavoratori una formazione adeguata in merito alle lavorazioni che comportano i rischi sopra citati.

Sia le informazioni necessarie, sia la formazione,  devono essere fornite prima che i lavoratori siano adibiti alle attività in questione, e ripetute, con frequenza almeno quinquennale, e comunque ogni qualvolta si verificano nelle lavorazioni cambiamenti che influiscono sulla natura e sul grado dei rischi.

 

LA VALUTAZIONE DEI RISCHI

 

Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio, tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare: 

1.      della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana quale risultante dall’ALLEGATO XLVI del presente decreto o, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili;

2.      dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;

3.      dei potenziali effetti allergici e tossici;

4.      della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta;

5.      delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio ;

6.      del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.

Il documento di valutazione del rischio deve essere inoltre integrato dai seguenti dati:

1.      le fasi del procedimento lavorativo che comportano il rischio di esposizione ad agenti biologici;

2.      il numero dei lavoratori addetti alle fasi di cui al punto precedente;

3.      le generalità del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;

4.      i metodi e le procedure lavorative adottate, nonché le misure preventive e protettive applicate;

5.      il programma di emergenza per la protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione ad un agente biologico del gruppo 3 o del gruppo 4, nel caso di un difetto nel contenimento fisico.

Il datore di lavoro deve adottare infine, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente Titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.

Il datore di lavoro deve effettuare nuovamente la valutazione del rischio in occasione di modifiche dell’attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.

In tutte le attività per le quali la valutazione del rischio evidenzia rischi per la salute dei lavoratori il datore di lavoro attua misure tecniche, organizzative e procedurali , per evitare ogni esposizione degli stessi ad agenti biologici.

In particolare, il datore di lavoro deve:

1.      evitare l’utilizzazione di agenti biologici nocivi, se il tipo di attività lavorativa lo consente; 

2.      limitare al minimo i lavoratori esposti, o potenzialmente esposti, al rischio di agenti biologici;

3.      progetta adeguatamente i processi lavorativi, anche attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza atti a proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti biologici;

4.      adottare misure collettive di protezione ovvero misure di protezione individuali qualora non sia possibile evitare altrimenti l’esposizione;

5.      adottare misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico fuori dal luogo di lavoro;

6.      usare il segnale di rischio biologico, rappresentato nell’ ALLEGATO XLV, e altri segnali di avvertimento appropriati;

7.      elaborare idonee procedure per prelevare, manipolare e trattare campioni di origine umana ed animale;

8.      definire procedure di emergenza per affrontare incidenti;

9.      verificare la presenza di agenti biologici sul luogo di lavoro al di fuori del contenimento fisico primario, se necessario o tecnicamente realizzabile;

10.  predisporre i mezzi necessari per la raccolta, l’immagazzinamento e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di sicurezza, mediante l’impiego di contenitori adeguati ed identificabili eventualmente dopo idoneo trattamento dei rifiuti stessi;

11.  concordare procedure per la manipolazione ed il trasporto in condizioni di sicurezza di agenti biologici all’interno e all’esterno del luogo di lavoro.

In merito alle misure igieniche da adottare, in tutte le attività nelle quali la valutazione del rischio evidenzia rischi per la salute dei lavoratori, il datore di lavoro assicura che:

1.      i lavoratori dispongano dei servizi sanitari adeguati provvisti di docce con acqua calda e fredda, nonché, se delcaso, di lavaggi oculari e antisettici per la pelle;

2.      i lavoratori abbiano in dotazione indumenti protettivi od altri indumenti idonei, da riporre in posti separati dagli abiti civili;

3.      i dispositivi di protezione individuale ove non siano mono uso, siano controllati, disinfettati e puliti dopo ogni utilizzazione, provvedendo altresì a far riparare o sostituire quelli difettosi prima dell’utilizzazione successiva; 

4.      gli indumenti di lavoro e protettivi che possono essere contaminati da agenti biologici vengano tolti quando il lavoratore lascia la zona di lavoro, conservati separatamente dagli altri indumenti, disinfettati, puliti e, se necessario, distrutti.

Nelle aree di lavoro in cui c’è rischio di esposizione è infine vietato assumere cibi e bevande, fumare, conservare cibi destinati al consumo umano, usare pipette a bocca e applicare cosmetici.

 

SITUAZIONI DI EMERGENZA

Qualora si verificassero incidenti che possono provocare la dispersione nell’ambiente di un agente biologico appartenente ai gruppi 2, 3 e 4, i lavoratori devono abbandonare immediatamente la zona interessata, cui possono accedere soltanto quelli addetti ai necessari interventi, con l’obbligo di usare gli idonei mezzi di protezione. 

Il datore di lavoro deve informare al più presto l’organo di vigilanza territorialmente competente, nonché i lavoratori ed il rappresentante per la sicurezza, dell’evento, delle cause che lo hanno determinato e delle misure che intende adottare, o che ha già adottato, per porre rimedio alla situazione creatasi.   

I lavoratori devono invece segnalare immediatamente al datore di lavoro o al  dirigente o al preposto, qualsiasi infortunio o incidente relativo all’uso di agenti biologici.

 

SORVEGLIANZA SANITARIA

Qualora l’esito della valutazione del rischio ne rilevi la necessità i lavoratori esposti ad agenti biologici sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria di cui all’ articolo 41 del presente decreto.

Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, deve adottare misure protettive particolari per quei lavoratori per i quali, anche per motivi sanitari individuali, si richiedono misure speciali di protezione, fra le quali:

1.      la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente;

2.      l’allontanamento temporaneo del lavoratore secondo le procedure dell’ articolo 42 del presente decreto.

Ove gli accertamenti sanitari abbiano evidenziato, nei lavoratori esposti in modo analogo ad uno stesso agente, l’esistenza di anomalia imputabile a tale esposizione, il medico competente deve informare il datore di lavoro il quale deve effettuare una nuova valutazione del rischio.

 

SANZIONI

Il datore di lavoro che non effettua la valutazione del rischio e gli adempimenti ad essa connessi è punibile con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400;

Ai sensi del presente decreto inoltre il datore di lavoro e i dirigenti sono puniti:

 a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione degli articoli 270, commi 1 e 4, 271, comma 2, 272; 273, comma 1; 274, commi 2 e 3, 275, 276, 278, 279, commi 1, 2, e 280, commi 1 e 2;

b) con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da 800 a 2.000 euro per la violazione degli articoli 269, commi 1, 2 e 3, e 277, comma 2;

c) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro per la violazione dell’articolo 280, commi 3 e 4.

Il preposto è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda da 400 a 1.600 euro per la violazione degli articoli 271, comma 2; 272, 274, commi 2 e 3; 275; 276; 278, commi 1 e 3.

Il medico competente è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda da euro 300 a euro 1.200 per la violazione dell’articolo 279, comma 3.

 I lavoratori sono puniti:

 a) con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da euro 300 a euro 800 per la violazione dell’articolo 277, comma 3;

b) con l’arresto fino a quindici giorni o con l’ammenda da euro 100 a euro 400 per la violazione dell’articolo 277, comma 1.

Chiunque viola le disposizioni di cui all’ articolo 273, comma 2, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 450 euro.



AUTOTRASPORTI: LE NUOVE RIDUZIONI CONTRIBUTIVE ( 06-06-2011)


L’INAIL, con la determina presidenziale del 31/05/2011, ha fissato la riduzione dei premi unitari dovuti dalle imprese che esercitano attività di autotrasporto merci in conto terzi con dipendenti del settore artigianato, nella misura del 14,7%, di cui si potrà beneficiare già in sede di pagamento dei premi di autoliquidazione 2010/2011 in scadenza il prossimo 16 giugno.

Tra i soggetti interessati vi sono anche le imprese classificate alle voci di tariffa 9121 e 9123 delle gestioni industria, artigianato e terziario per le quali il beneficio consiste nella rimodulazione dei tassi di premio.

Le imprese classificate alle voci 9121 e 9123, destinatarie degli interventi agevolativi descritti, devono dunque provvedere entro il prossimo 16 giugno:

1.      a calcolare i premi ordinari dovuti per i dipendenti e gli altri soggetti assimilati applicando alle retribuzioni (già dichiarate entro il 16 febbraio scorso con il modello 1031 o entro il 16 marzo in caso di invio telematico) i nuovi tassi indicati nel modello 20 SM in corso di notifica ;

2.      a calcolare i premi speciali unitari dei componenti del nucleo artigiano (titolari, soci, collaboratori familiari, associati in partecipazione) applicando al premio di rata 2011, per le sole voci di tariffa 9121 e 9123 e in base alle percentuali di incidenza presenti, la percentuale di riduzione del 14,70 %.

Il versamento dei suddetti premi deve essere effettuato entro il prossimo 16 giugno in un’unica soluzione oppure con la rateazione prevista ai sensi delle leggi n. 449/1997 e n. 144/1999. In quest’ultimo caso, per effetto del differimento del termine al 16 giugno, le rate sono ridotte a tre, con maggiorazione degli interessi da applicare soltanto sulla seconda rata avente scadenza 16 agosto e sulla terza avente scadenza il 16 novembre.

 

Fonte: INAIL



SICUREZZA SUL LAVORO: LA RESPONSABILITA’ DELL’AMMINISTRATORE ( 07-06-2011)


Con sentenza n. 22334 del 6 giugno 2011, la Cassazione penale ha affermato che l’amministratore di fatto (azionista principale), unitamente all’amministratore, al legale rappresentante ed al direttore, risponde penalmente per violazione della normativa sulla sicurezza del lavoro, soltanto nell’ipotesi in cui sia provata la sua ingerenza nella gestione della società.

 

 

FONTE: DPL Modena



CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI: OBBLIGHI DEL COMMITTENTE E DEL RESPONSABILE DEI LAVORI ( 07-06-2011)


Ai sensi dell’art. 89 del D.lgs. 81/2008 (e successive modificazioni), per cantiere temporaneo o mobile si intende qualunque luogo in cui si effettuano lavori edili o di ingegneria civile tra cui: lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le parti strutturali delle linee elettriche e le parti strutturali degli impianti elettrici, le opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche e, solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile, le opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro.

Sono, considerati inoltre, lavori di costruzione edile o di ingegneria civile gli scavi, ed il montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile.

Il committente o il responsabile dei lavori, nelle fasi di progettazione dell’opera, si attiene ai principi e alle misure generali di tutela per la salute e la sicurezza dei lavoratori sia nel momento delle scelte architettoniche, tecniche ed organizzative che all'atto della previsione della durata di realizzazione di questi vari lavori o fasi di lavoro.

Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, il committente, anche nei casi di coincidenza con l’impresa esecutrice, o il responsabile dei lavori , contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione, deve designare il coordinatore per la progettazione. 

Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, invece, prima dell’affidamento dei lavori, il committente o il responsabile dei lavori, deve designare il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 98 del presente decreto.

 

Il committente o il responsabile dei lavori, qualora in possesso dei requisiti di cui all’ articolo 98, ha facoltà di svolgere le funzioni sia di coordinatore per la progettazione sia di coordinatore per l’esecuzione dei lavori. 

Il committente o il responsabile dei lavori deve comunicare alle imprese affidatarie, alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi il nominativo del coordinatore per la progettazione e quello del coordinatore per l’esecuzione dei lavori. Tali nominativi sono indicati nel cartello di cantiere.

Il committente o il responsabile dei lavori ha comunque facoltà di sostituire in qualsiasi momento, anche personalmente, se in possesso dei requisiti di cui all’articolo 98, i soggetti sopra citati

 

Il committente o il responsabile dei lavori, anche nel caso di affidamento dei lavori ad un’unica impresa  o ad un lavoratore autonomo deve:

1.      verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi del certificato di iscrizione alla Camera di commercio, industria e artigianato e del documento unico di regolarità contributiva;

2.      chiedere alle imprese esecutrici una dichiarazione dell’organico medio annuo, distinto per qualifica, corredata dagli estremi delle denunce dei lavoratori effettuate all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), all’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL) e alle casse edili, nonché una dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, applicato ai lavoratori dipendenti. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese del documento unico di regolarità contributiva, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e dell’autocertificazione relativa al contratto collettivo applicato;

3.      trasmettere all’amministrazione concedente, prima dell’inizio dei lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività, il documento unico di regolarità contributiva delle imprese e dei lavoratori autonomi.



LAVORARE NEI LOCALI SOTTERANEI ( 08-06-2011)


Ai sensi dell’art. 65 del D.lgs.81/2008 (e successive modificazioni) è vietato destinare al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei.

Tuttavia, in deroga a quanto sopra esposto, possono essere destinati al lavoro locali chiusi  sotterranei o semisotterranei, quando ricorrano particolari esigenze tecniche. In tali casi il datore di lavoro deve provvedere ad assicurare idonee condizioni di aerazione, di illuminazione e di microclima.

Inoltre, l’organo di vigilanza può consentire l’uso dei locali chiusi sotterranei o semisotterranei anche per altre lavorazioni per le quali non ricorrono le esigenze tecniche, quando dette lavorazioni non diano luogo ad emissioni di agenti nocivi, sempre che siano rispettate le norme del presente Decreto Legislativo e si sia provveduto ad assicurare le condizioni sopra citate.

Il datore di lavoro che non ottempera alle menzionate disposizioni è punibile con  l'arresto da due a quattro mesi o con ammenda da € 1.000 a € 4.800.



L’ATTIVITA’ DI VIGILANZA IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO ( 09-06-2011)


Ai sensi del D.lgs. 81/2008 (e successive modificazioni) la vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è svolta dalla Azienda Sanitaria Locale competente per territorio e, per quanto di specifica competenza, dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e dal personale ispettivo del Ministero del Lavoro.

Il personale ispettivo del Ministero del lavoro in modo particolare, esercita  l’attività di vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle seguenti attività: 

1.      attività nel settore delle costruzioni edili o di genio civile e più in particolare lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione e risanamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura e in cemento armato, opere stradali, ferroviarie, idrauliche, scavi, montaggio e smontaggio di elementi prefabbricati; lavori in sotterraneo e gallerie, anche comportanti l’impiego di esplosivi;

2.      lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori subacquei;

3.      ulteriori attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati, individuate con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

In attesa del complessivo riordino delle competenze in tema di vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, restano invece ferme le competenze in materia di salute e sicurezza dei lavoratori attribuite:

1.      alle autorità marittime a bordo delle navi ed in ambito portuale,

2.      agli uffici di sanità aerea e marittima, alle autorità portuali ed aeroportuali, per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori a bordo di navi e di aeromobili ed in ambito portuale ed aeroportuale nonché ai servizi sanitari e tecnici istituiti per le Forze armate e per le Forze di polizia e per i Vigili del fuoco.

L’Amministrazione della giustizia può avvalersi dei servizi istituiti per le Forze armate e di polizia, anche mediante convenzione con i rispettivi Ministeri, nonché dei servizi istituiti con riferimento alle strutture penitenziarie.

E’ bene precisare infine che secondo quanto disposto dal presente decreto, nei luoghi di lavoro delle Forze armate, delle Forze di polizia e dei vigili del fuoco, la vigilanza sulla applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro è svolta esclusivamente dai servizi sanitari e tecnici istituiti presso le predette amministrazioni.



ADDETTI AI VIDEOTERMINALI: I REQUISITI DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO ( 10-06-2011)


Il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/2008 e succ. modificazioni), tramite l’Allegato XXXIV, fornisce indicazioni in merito ai requisiti minimi che devono possedere le attrezzature utilizzate dagli addetti ai videoterminali

 

SCHERMO

La risoluzione dello schermo deve essere tale da garantire una buona definizione, una forma chiara, una grandezza sufficiente dei caratteri e, inoltre, uno spazio adeguato tra essi.

L’immagine sullo schermo deve essere stabile; esente da farfallamento, tremolio o da altre forme di instabilità.

La brillanza e/o il contrasto di luminanza tra i caratteri e lo sfondo dello schermo devono essere facilmente regolabili da parte dell’utilizzatore del videoterminale e facilmente adattabili alle condizioni ambientali.

Lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile liberamente per adeguarsi facilmente alle esigenze dell’utilizzatore.

Sullo schermo non devono essere presenti riflessi e riverberi che possano causare disturbi all’utilizzatore durante lo svolgimento della propria attività.

Lo schermo deve essere inoltre posizionato di fronte all’operatore in maniera che, anche agendo su eventuali meccanismi di regolazione, lo spigolo superiore dello schermo sia posto un pò più in basso dell’orizzontale che passa per gli occhi dell’operatore e ad una distanza degli occhi pari a circa 50-70 cm, per i posti di lavoro in cui va assunta preferenzialmente la posizione seduta.

 

TASTIERA E DISPOSITIVI DI PUNTAMENTO

La tastiera deve essere separata dallo schermo e facilmente regolabile e dotata di meccanismo di variazione della pendenza onde consentire al lavoratore di assumere una posizione confortevole e tale da non provocare l’affaticamento delle braccia e delle mani.

Lo spazio sul piano di lavoro deve consentire un appoggio degli avambracci davanti alla tastiera nel corso della digitazione, tenendo conto delle caratteristiche antropometriche dell’operatore.

La tastiera deve avere una superficie opaca onde evitare i riflessi.

La disposizione della tastiera e le caratteristiche dei tasti devono agevolarne l’uso. I simboli dei tasti devono presentare sufficiente contrasto ed essere leggibili dalla normale posizione di lavoro.

Il mouse o qualsiasi dispositivo di puntamento in dotazione alla postazione di lavoro deve essere posto sullo stesso piano della tastiera, in posizione facilmente raggiungibile e disporre di uno spazio adeguato per il suo uso.

 

PIANO DI LAVORO

Il piano di lavoro deve avere una superficie a basso indice di riflessione, essere stabile, di dimensioni sufficienti a permettere una disposizione flessibile dello schermo, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio.

L’altezza del piano di lavoro fissa o regolabile deve essere indicativamente compresa fra 70 e 80 cm. Lo spazio a disposizione deve permettere l’alloggiamento e il movimento degli arti inferiori, nonché l ’ingresso del sedile e dei braccioli se presenti.

La profondità del piano di lavoro deve essere tale da assicurare una adeguata distanza visiva dallo schermo.   

Il supporto per i documenti deve essere stabile e regolabile e deve essere collocato in modo tale da ridurre al minimo i movimenti della testa e degli occhi.

 

SEDILE DI LAVORO

Il sedile di lavoro deve essere stabile e permettere all’utilizzatore libertà nei movimenti, nonché una posizione comoda. Il sedile deve avere altezza regolabile in maniera indipendente dallo schienale e dimensioni della seduta adeguate alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore.

Lo schienale deve fornire un adeguato supporto alla regione dorso-lombare dell’utente. Pertanto deve essere adeguato alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore e deve avere altezza e inclinazione regolabile. Nell’ambito di tali regolazioni l’utilizzatore dovrà poter fissare lo schienale nella posizione selezionata.

Lo schienale e la seduta devono avere bordi smussati. I materiali devono presentare un livello di permeabilità tali da non compromettere il comfort dell’utente e pulibili.

Il sedile deve essere dotato di un meccanismo girevole per facilitare i cambi di posizione e deve poter essere spostato agevolmente secondo le necessità dell’utilizzatore.

Un poggiapiedi sarà messo a disposizione di coloro che lo desiderino per far assumere una postura adeguata agli arti inferiori. Il poggiapiedi non deve spostarsi involontariamente durante il suo uso.

 

COMPUTER PORTATILI

L’impiego prolungato dei computer portatili necessita della fornitura di una tastiera e di un mouse o altro dispositivo di puntamento esterni nonché di un idoneo supporto che consenta il corretto posizionamento dello schermo.



ATTIVITA’ USURANTI E ACCESSO ANTICIPATO AL PENSIONAMENTO: GLI OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO ( 13-06-2011)


Tra le disposizioni impartite dalla normativa in merito all’accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti (Decreto Legislativo 21 aprile 2011, n.67), di particolare interesse sono gli obblighi di comunicazione in capo al datore di lavoro relative a:

1.      lavoro notturno;

2.      lavorazioni su linea a catena

 

LAVORO NOTTURNO

Una prima comunicazione, dovrà essere effettuata dal datore di lavoro qualora esegua lavoro notturno, svolto in modo continuativo o compreso in regolari turni periodici, da parte di lavoratori notturni come definiti e ripartiti nelle seguenti categorie:

1.      lavoratori a turni, che prestano la loro attività nel periodo notturno4, per almeno sei ore per un numero minimo di giorni lavorativi all'anno non inferiore a 78 per coloro che maturano i requisiti per l'accesso anticipato nel periodo compreso tra il 1° luglio 2008 e il 30 giugno 2009, e non inferiore a 64 giorni per coloro che maturano i requisiti per l'accesso anticipato dal 1° luglio 2009;

2.      lavoratori che prestano la loro attività per almeno tre ore nell'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, per periodi di lavoro di durata pari all'intero anno lavorativo.

Detta comunicazione deve:

1.      essere inviata alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio ed ai competenti istituti previdenziali,

2.      essere trasmessa esclusivamente per via telematica,

3.      avere cadenza annuale.

Tale comunicazione inoltre potrà essere effettuata direttamente dal datore di lavoro o per il tramite dell'associazione cui aderisce o conferisce mandato ovvero, infine, per il tramite di uno dei soggetti abilitati dall’art.1, della L. n.12/79 e cioè: consulenti del lavoro, avvocati e procuratori legali, dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, iscritti negli appositi albi.

 

LAVORAZIONI SU LINEA A CATENA

Una seconda comunicazione, da effettuarsi sempre presso la Direzione Provinciale del Lavoro competente per territorio, e ai competenti istituti previdenziali, dovrà avvenire entro 30 giorni dall’inizio dello svolgimento di lavorazioni su linea a catena che, “all'interno di un processo produttivo in serie, contraddistinto da un ritmo collegato a lavorazioni o a misurazione di tempi di produzione con mansioni organizzate in sequenze di postazioni, svolgano attività caratterizzate dalla ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale, che si spostano a flusso continuo o a scatti con cadenze brevi determinate dall'organizzazione del lavoro o dalla tecnologia, con esclusione degli addetti a lavorazioni collaterali a linee di produzione,alla manutenzione, al rifornimento materiali e al controllo di qualità”.

In sede di prima applicazione della disposizione normativa, questa seconda comunicazione dovrà essere effettuata, sempre in via telematica e per il tramite dei soggetti sopra citati, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto legislativo n.67/11 e cioè entro il 27 giugno 2011.

 

SANZIONI

In caso d’inadempimento a una o a entrambe le comunicazioni obbligatorie, la norma prevede il pagamento di una sanzione amministrativa da 500,00 a 1500,00 euro per ciascuna inosservanza. Le sanzioni sono diffidabili, così come previsto dall'art.13, co.2 e seguenti, del decreto legislativo 23 aprile 2004, n.124.

 

Fonte: DPL Modena



LA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI ( 14-06-2011)


Il D.lgs. 81/2008 (e succ. modificazioni) disciplina, al Titolo VI e all’Allegato XXXIII, le attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi che comportano per i lavoratori rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari.

Per movimentazione manuale dei carichi si intendono tutte le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari.

Per  patologie da sovraccarico biomeccanico si intendono invece le patologie riferite alle strutture osteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari.

 

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

Il datore di lavoro deve adottare le misure organizzative necessarie e ricorrere ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori.

Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori, il datore di lavoro deve adottare le misure organizzative necessarie, ricorrere ai mezzi appropriati e fornire ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale di detti carichi.

Il datore di lavoro deve inoltre:

1.      fornire ai lavoratori le informazioni adeguate relativamente al peso ed alle altre caratteristiche del cari co movimentato;

2.      assicurare ad essi la formazione adeguata in relazione ai rischi lavorativi ed alle modalità di corretta esecuzione delle attività.

3.      fornire ai lavoratori l’addestramento adeguato in merito alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi.

4.      organizzare i posti di lavoro in modo che detta movimentazione assicuri condizioni di sicurezza e salute;

5.      valutare, se possibile anche in fase di progettazione, le condizioni di sicurezza e di salute connesse al lavoro in questione.

6.      evitare o ridurre i rischi, particolarmente di patologie dorso-lombari, adottando le misure adeguate, tenendo conto in particolare dei fattori individuali di rischio, delle caratteristiche dell’ambiente di lavoro e delle esigenze che tale attività comporta

7.      sottoporre i lavoratori alla sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41 del presente decreto, sulla base della valutazione del rischio e dei fattori individuali di rischio.

 

CARATTERISTICHE DEL CARICO

La movimentazione manuale di un carico può costituire un rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari quando il carico:   

1.      è troppo pesante;

2.      è ingombrante o difficile da afferrare;

3.      è in equilibrio instabile o il suo contenuto rischia di spostarsi;

4.      è collocato in una posizione tale per cui deve essere tenuto o maneggiato a una certa distanza dal tronco o con una torsione o inclinazione del tronco;

5.      può, a motivo della struttura esterna e/o della consistenza, comportare lesioni per il lavoratore, in articolare in caso di urto.

SFORZO FISICO

Lo sforzo fisico può presentare rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari quando:   

1.      è eccessivo;

2.      può essere effettuato soltanto con un movimento di torsione del tronco;

3.      può comportare un movimento brusco del carico;

4.      è compiuto col corpo in posizione instabile.

 

CARATTERISTICHE DELL’AMBIENTE DI LAVORO

Le caratteristiche dell’ambiente di lavoro possono aumentare le possibilità di rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari nei seguenti casi:

1.      lo spazio libero, in particolare verticale, è insufficiente per lo svolgimento dell ’attività richiesta;

2.      il pavimento è ineguale, quindi presenta rischi di inciampo o è scivoloso;

3.      il posto o l’ambiente di lavoro non consentono al lavoratore la movimentazione manuale di carichi a un’altezza di sicurezza o in buona posizione;

4.      il pavimento o il piano di lavoro presenta dislivelli che implicano la manipolazione del carico a livelli diversi;

5.       il pavimento o il punto di appoggio sono instabili;

6.      la temperatura, l’umidità o la ventilazione sono inadeguate.

 

ESIGENZE CONNESSE ALL’ATTIVITA’

L’attività può comportare un rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari se comporta una o più delle seguenti esigenze:

1.      sforzi fisici che sollecitano in particolare la colonna vertebrale, troppo frequenti o troppo prolungati;

2.      pause e periodi di recupero fisiologico insufficienti;

3.      distanze troppo grandi di sollevamento, di abbassamento o di trasporto;

4.      un ritmo imposto da un processo che non può essere modulato dal lavoratore.

 

FATTORI INDIVIDUALI DI RISCHIO

Fatto salvo quanto previsto dalla normativa vigente in tema di tutela e sostegno della maternità e di protezione dei giovani sul lavoro, il lavoratore può correre un rischio nei seguenti casi:

1.      inidoneità fisica a svolgere il compito in questione tenuto altresì conto delle differenze di genere e di età;

2.      indumenti, calzature o altri effetti personali inadeguati portati dal lavoratore;

3.      insufficienza o inadeguatezza delle conoscenze o della formazione o dell’addestramento



REQUISITI DEI LUOGHI DI LAVORO: IL MICROCLIMA ( 15-06-2011)


Il D.lgs. 81/2008 (e successive modificazioni) disciplina, all’Allegato IV, i requisiti dei luoghi di lavoro ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori. Particolare attenzione viene data anche alle caratteristiche del microclima.

 

AERAZIONE

Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente ottenuta preferenzialmente con aperture naturali e quando ciò non sia possibile, con impianti di areazione.

Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò è necessario per salvaguardare la salute dei lavoratori.

Se sono utilizzati impianti di condizionamento dell’aria o di ventilazione meccanica, essi devono funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d’aria fastidiosa e gli stessi impianti devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela della salute dei lavoratori.

Infine, qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute dei lavoratori dovuto all’inquinamento dell’aria respirata deve essere eliminato rapidamente.

 

TEMPERATURA

La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.

Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i lavoratori si deve tener conto della influenza che possono esercitare sopra di essa il grado di umidità ed il movimento dell’aria concomitanti.

La temperatura dei locali di riposo, dei locali per il personale di sorveglianza, dei servizi igienici, delle mense e dei locali di pronto soccorso deve essere conforme alla destinazione specifica di questi locali.

Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di attività e della natura del luogo di lavoro.

Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.

Gli apparecchi a fuoco diretto destinati al riscaldamento dell’ambiente nei locali chiusi, devono essere muniti di condotti del fumo privi di valvole regolatrici ed avere tiraggio sufficiente per evitare la corruzione dell’aria con i prodotti della combustione, ad eccezione dei casi in cui, per l’ampiezza del locale, tale impianto non sia necessario.

 

UMIDITA’

Nei locali chiusi di lavoro delle aziende industriali nei quali l’aria è soggetta ad inumidirsi notevolmente per ragioni di lavoro, si deve evitare, per quanto è possibile, la formazione della nebbia, mantenendo la temperatura e l’umidità nei limiti compatibili con le esigenze tecniche.



LA RIUNIONE PERIODICA ( 16-06-2011)


AZIENDE CON PIU’ DI 15 DIPENDENTI

Ai sensi dell’art. 35 del D.lgs. 81/2008, nelle aziende e nelle unità produttive che occupano più di 15 lavoratori, il datore di lavoro, direttamente o tramite il servizio di prevenzione e protezione dai rischi, indice almeno una volta all’anno una riunione cui partecipano:

1.      il datore di lavoro o un suo rappresentante;

2.      il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;

3.      il medico competente, ove nominato;

4.      il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Nel corso della riunione il datore di lavoro sottopone all’esame dei partecipanti:

1.      il documento di valutazione dei rischi;

2.      l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria;

3.      i criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l’efficacia dei dispositivi di protezione individuale;

4.      i programmi di informazione e formazione dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione della loro salute.

Nel corso della riunione possono inoltre essere individuati:

1.      codici di comportamento e buone prassi per prevenire i rischi di infortuni e di malattie professionali;

2.      obiettivi di miglioramento della sicurezza complessiva sulla base delle linee guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.

La riunione deve avere luogo in occasione di eventuali significative variazioni delle condizioni di esposizione al rischio, compresa la programmazione e l’introduzione di nuove tecnologie che hanno riflessi sulla sicurezza e salute dei lavoratori.

 

AZIENDE FINO A 15 DIPENDENTI

Nelle unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori è facoltà del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza chiedere la convocazione di un’apposita riunione. 

 

IL VERBALE

Della riunione deve infine essere redatto un verbale che è a disposizione dei partecipanti per la sua consultazione.



AUTOTRASPORTI: PERIODI DI GUIDA E DI RIPOSO ( 17-06-2011)


Il Ministero dell’Interno, con Circolare n. 5033 del 1° giugno 2011 ha chiarito che i periodi di riposo giornaliero dei conducenti devono essere registrati o inseriti manualmente sotto il simbolo  (lettino), anche quando il conducente si allontana dal veicolo portando con sé il foglio di registrazione o la carta tachigrafica.

Solo in circostanze straordinarie, il conducente può interrompere la pausa o il riposo per alcuni minuti. Anche in tal caso dovrà però indicarne manualmente il motivo prima di intraprendere il viaggio, facendo vistare tale annotazione all' organo di polizia o all'autorità che ha disposto lo spostamento del veicolo.

Quando si utilizzano tachigrafi digitali, che registrano come singolo periodo di guida anche una frazione di tempo superiore a 5 secondi, gli organi di controllo sono invitati ad applicare una certa tolleranza, sottraendo un minuto per ciascun periodo di guida continuato, dopo una sosta, per un massimo di 15 minuti su un periodo di guida di 4 ore e mezza.



D.P.I. E OMISSIONI DEL DATORE DI LAVORO ( 17-06-2011)


La Corte di Cassazione, con sentenza n. 22514 del 7 giugno 2011, ha stabilito che la mancata dotazione al lavoratore, di calzature antisdrucciolevoli, in relazione alle mansioni svolte in ambiente scivoloso, integra un’omissione colposamente rilevante fin dal momento della costituzione del rapporto di lavoro, con la conseguente condanna del datore di lavoro per lesioni personali colpose.



CANTIERI EDILI: REQUISITI DEI SERVIZI IGIENICO-ASSISTENZIALI ( 20-06-2011)


I luoghi di lavoro al servizio dei cantieri edili devono rispondere, tenuto conto delle caratteristiche del cantiere e della valutazione dei rischi, alle norme specifiche del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/2008 e succ. mod.)

Spogliatoi e armadi per il vestiario

I locali spogliatoi devono disporre di adeguata aerazione, essere illuminati, ben difesi dalle intemperie, riscaldati durante la stagione fredda, muniti di sedili ed essere mantenuti in buone condizioni di pulizia.

Gli spogliatoi devono essere dotati di attrezzature che consentano a ciascun lavoratore di chiudere a chiave i propri indumenti durante il tempo di lavoro.

La superficie dei locali deve essere tale da consentire, una dislocazione delle attrezzature, degli arredi, dei passaggi e delle vie di uscita rispondenti a criteri di funzionalità e di ergonomia per la tutela e l’igiene dei lavoratori, e di chiunque acceda legittimamente ai locali stessi.

Docce

I locali docce devono essere riscaldati nella stagione fredda, dotati di acqua calda e fredda e di mezzi detergenti e per asciugarsi ed essere mantenuti in buone condizioni di pulizia. Il numero minimo di docce è di uno ogni dieci lavoratori impegnati nel cantiere.

Gabinetti e lavabi

I locali che ospitano i lavabi devono essere dotati di acqua corrente, se necessario calda e di mezzi detergenti e per asciugarsi.

I servizi igienici devono essere costruiti in modo da salvaguardare la decenza e mantenuti puliti.

I lavabi devono essere in numero minimo di uno ogni 5 lavoratori e 1 gabinetto ogni 10 lavoratori impegnati nel cantiere.

Quando per particolari esigenze vengono utilizzati bagni mobili chimici, questi devono presentare caratteristiche tali da minimizzare il rischio sanitario per gli utenti.

In condizioni lavorative con mancanza di spazi sufficienti per l’allestimento dei servizi di cantiere, e in prossimità di strutture idonee aperte al pubblico, è consentito attivare delle convenzioni con tali strutture al fine di supplire all’eventuale carenza di servizi in cantiere: copia di tali convenzioni deve essere tenuta in cantiere ed essere portata a conoscenza dei lavoratori.

Locali di riposo, di refezione e dormitori

I locali di riposo e di refezione devono essere forniti di sedili e di tavoli, ben illuminati, aerati e riscaldati nella stagione fredda. Il pavimento e le pareti devono essere mantenute in buone condizioni di pulizia. Nel caso i pasti vengano consumati in cantiere, i lavoratori devono disporre di attrezzature per scaldare e conservare le vivande ed eventualmente di attrezzature per preparare i loro pasti in condizioni di soddisfacente igienicità.

I lavoratori devono disporre sul cantiere di acqua potabile in quantità sufficiente nei locali occupati,  nonché nelle vicinanze dei posti di lavoro.

Nei locali di riposo e di refezione così come nei locali chiusi di lavoro è vietato fumare.

I locali forniti dal datore di lavoro ai lavoratori per uso di dormitorio stabile devono essere riscaldati nella stagione fredda, essere forniti di luce artificiale in quantità sufficiente, essere dotati di servizi igienici, di acqua per bere e per lavarsi, nonché di arredamento necessario.

Utilizzo di monoblocchi prefabbricati per i locali ad uso spogliatoi, locali di riposo e refezione

Non devono avere altezza netta interna inferiore a m 2.40, l’aerazione e l’illuminazione devono essere sempre assicurate da serramenti apribili; l’illuminazione naturale, quando necessario, sarà integrata dall’impianto  di illuminazione artificiale.

Utilizzo di caravan ai fini igienico assistenziali

L’uso di caravan o roulottes quali servizi igienico-assistenziali, è consentito esclusivamente ad inizio cantiere per un periodo massimo di 5 giorni, prima dell’installazione dei servizi di cantiere veri e propri.

L’uso di caravan o roulottes quali servizi igienico-assistenziali, è consentito nei cantieri stradali di rilevante lunghezza e brevi tempi di lavorazione su singole posizioni fra loro molto lontane in aggiunta agli ordinari servizi igienico assistenziali posizionati presso le aree di cantiere o i campi base.



DISPOSIZIONI APPLICABILI ALLE ATTREZZATURE DI LAVORO ( 21-06-2011)


Ai sensi dell’Allegato VI del D.lgs. 81/2008 (e succ. modificazioni), le attrezzature di lavoro devono essere installate, disposte e usate in maniera tale da ridurre i rischi per i loro utilizzatori e per le altre persone, ad esempio facendo in modo che vi sia sufficiente spazio disponibile tra i loro elementi mobili e gli elementi fissi o mobili circostanti e che tutte le energie e sostanze utilizzate o prodotte possano essere addotte e/o estratte in modo sicuro.

Le operazioni di montaggio e smontaggio delle attrezzature di lavoro devono essere realizzate in modo sicuro, in particolare rispettando le eventuali istruzioni d’uso del fabbricante.

Le attrezzature di lavoro non possono essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono adatte.

Illuminazione

Le zone di azione delle macchine operatrici e quelle dei lavori manuali, i campi di lettura o di osservazione degli organi e degli strumenti di controllo, di misure o indicatori in genere e ogni luogo od elemento che presenti un particolare pericolo di infortunio o che necessiti di una speciale sorveglianza, devono essere illuminati in modo diretto con mezzi particolari.

Nei casi in cui, per le esigenze tecniche di particolari lavorazioni o procedimenti, non sia possibile illuminare adeguatamente i posti sopra citati, si devono adottare adeguate misure dirette ad eliminare i rischi derivanti dalla mancanza o dalla insufficienza della illuminazione.

Avviamento

Ogni inizio ed ogni ripresa di movimento dei motori che azionano macchine complesse o più macchine contemporaneamente devono essere preceduti da un segnale acustico convenuto, distintamente percettibile nei luoghi dove vi sono trasmissioni e macchine dipendenti, associato, se necessario, ad un segnale ottico. Infine  Un cartello indicatore richiamante l’obbligo stabilito dal presente punto e le relative modalità, deve essere esposto presso gli organi di comando della messa in moto del motore.

Rischio di proiezione di oggetti

Nelle operazioni di scalpellatura, sbavatura, taglio di chiodi e in genere nei lavori eseguiti mediante utensili a mano o a motore, che possono dar luogo alla proiezione pericolosa di schegge o di materiali, si devono predisporre schermi o adottare altre misure atte ad evitare che le materie proiettate abbiano a recare danno alle persone.

Rischi dovuti agli elementi mobili

È vietato pulire, oliare o ingrassare a mano gli organi e gli elementi in moto di attrezzature di lavoro, a meno che ciò non sia richiesto da particolari esigenze tecniche, nel quale caso deve essere fatto uso di mezzi idonei ad evitare ogni pericolo.

È inoltre vietato compiere su organi in moto qualsiasi operazione di riparazione o registrazione. Qualora sia necessario eseguire tali operazioni durante il moto, si devono adottare adeguate cautele a difesa dell’incolumità del lavoratore.

Quando un motore, per le sue caratteristiche di costruzione, costituisce un pericolo per chi lo avvicina, deve essere installato in apposito locale o recintato o comunque protetto.

L’accesso ai locali o ai recinti dei motori deve essere vietato a coloro che non vi sono addetti ed il divieto deve essere richiamato mediante apposito avviso.

Rischio di caduta di oggetti

Durante il lavoro su scale o in luoghi sopraelevati, gli utensili, nel tempo in cui non sono adoperati, devono essere tenuti entro apposite guaine o assicurati in modo da impedirne la caduta.

Materie e prodotti pericolosi e nocivi

Presso le macchine e gli apparecchi dove sono effettuate operazioni che presentano particolari pericoli, per prodotti o materie: infiammabili, esplodenti, corrosivi, a temperature dannose, asfissianti, irritanti, tossici o infettanti, taglienti o pungenti, devono essere esposte le disposizioni e le istruzioni concernenti la sicurezza delle specifiche lavorazioni.

Per la lubrificazione delle macchine o parti di macchine o apparecchi in contatto con materie esplodenti, devono essere usati lubrificanti di natura tale che non diano luogo a reazioni pericolose in rapporto alla costituzione ed alle caratteristiche delle materie stesse.

Rischio da spruzzi e investimento da materiali incandescenti

I lavoratori addetti alle operazioni di colata e quelli che possono essere investiti da spruzzi di metallo fuso o di materiali incandescenti devono essere protetti mediante adatti schermi o con altri mezzi.

Nelle installazioni in cui la colata avviene entro canali o fosse o spazi comunque delimitati del pavimento devono essere predisposte idonee difese o altre misure per evitare che i lavoratori vengano a contatto con il materiale fuso, nonché per permettere loro il rapido allontanamento dalla zona di pericolo nel caso di spandimento dello stesso materiale sul pavimento.



MISURE CONTRO L’INCENDIO E L’ESPLOSIONE ( 22-06-2011)


Ai sensi dell’Allegato IV al D.lgs. 81/2008 (e succ. modificazioni), nelle aziende o lavorazioni in cui esistono pericoli specifici di incendio:

1.      è vietato fumare;

2.      è vietato usare apparecchi a fiamma libera e manipolare materiali incandescenti, a meno che non siano adottate idonee misure di sicurezza;

3.      devono essere predisposti mezzi ed impianti di estinzione idonei in rapporto alle particolari condizioni in cui possono essere usati. Detti mezzi ed impianti devono essere mantenuti in efficienza e controllati almeno una volta ogni sei mesi da personale esperto;

L’acqua non deve essere usata per lo spegnimento di incendi, quando le materie con le quali verrebbe a contatto possono reagire in modo da aumentare notevolmente di temperatura o da svolgere gas infiammabili o nocivi.

Parimenti l’acqua e le altre sostanze conduttrici non devono essere usate in prossimità di conduttori, macchine e apparecchi elettrici sotto tensione.

I divieti sopra citati devono essere resi noti al personale mediante avvisi.

IL CONTROLLO DEI VIGILI DEL FUOCO

Le aziende e le lavorazioni nelle quali si producono, si impiegano, si sviluppano o si detengono prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti o quelle che, per dimensioni, ubicazione ed altre ragioni presentano in caso di incendio gravi pericoli per la incolumità dei lavoratori sono soggette, ai fini della prevenzione degli incendi, al controllo del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio ad esclusione delle attività svolte dal Ministero della difesa per le quali lo stesso Ministero provvede ai controlli e all’attuazione di idonee misure a salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori in conformità ai provvedimenti specifici emanati in materia di prevenzione incendi.

I progetti di nuovi impianti o costruzioni devono essere sottoposti al preventivo parere di conformità sui progetti, da parte del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, al quale dovrà essere richiesta la visita di controllo ad impianto o costruzione ultimati, prima dell’inizio delle lavorazioni, secondo le procedure di cui all’art. 16 del decreto legislativo 8 marzo 2006 n. 139.

Le aziende e lavorazioni soggette al controllo finalizzato al rilascio del certificato di prevenzione incendi sono determinate con decreto del Presidente della Repubblica da emanarsi ai sensi del comma 1 dell’art. 16 del menzionato decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139. Fino all’emanazione del suddetto regolamento, resta in vigore il decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 1959, n. 689.

ATTREZZATURE DI LAVORO

Nella fabbricazione, manipolazione, deposito e trasporto di materie infiammabili od esplodenti e nei luoghi ove vi sia pericolo di esplosione o di incendio per la presenza di gas, vapori o polveri, esplosivi o infiammabili, gli impianti, le macchine, gli attrezzi, gli utensili ed i meccanismi in genere non devono nel loro uso dar luogo a riscaldamenti pericolosi o a produzione di scintille.

LUOGHI DI LAVORO

Idonee misure contro i riscaldamenti pericolosi o la produzione di scintille devono adottarsi nella scelta ed ubicazione dei locali e dei posti di lavoro e relativo arredamento, rispetto alla distanza dalle sorgenti di calore.

Il riscaldamento dei locali nei quali si compiono le operazioni o esistono i rischi per fabbricazione, manipolazione, deposito e trasporto di materie infiammabili od esplodenti e nei luoghi ove vi sia pericolo di esplosione o di incendio per la presenza di gas, vapori o polveri, esplosivi o infiammabili deve essere ottenuto con mezzi e sistemi tali da evitare che gli elementi generatori o trasmittenti del calore possano raggiungere temperature capaci di innescare le materie pericolose ivi esistenti.

Nei casi indicati al punto precedente le finestre e le altre aperture esistenti negli stessi locali devono essere protette contro la penetrazione dei raggi solari.

Nei locali di cui al punto precedente devono essere predisposte nelle pareti o nei solai adeguate superfici di minor resistenza atte a limitare gli effetti delle esplosioni.

Dette superfici possono essere anche costituite da normali finestre o da intelaiature a vetri cieche fissate a cerniera ed apribili verso l’esterno sotto l’azione di una limitata pressione.

In ogni caso dette superfici di minor resistenza devono essere disposte in modo che il loro eventuale funzionamento non possa arrecare danno alle persone.

MISCELE ESPLOSIVE

Negli stabilimenti dove si producono differenti qualità di gas non esplosivi né infiammabili di per se stessi, ma le cui miscele possono dar luogo a reazioni pericolose, le installazioni che servono alla preparazione di ciascuna qualità di gas devono essere sistemate in locali isolati, sufficientemente distanziati fra loro.

La disposizione di cui al punto precedente non si applica quando i diversi gas sono prodotti contemporaneamente dallo stesso processo, sempreché siano adottate idonee misure per evitare la formazione di miscele pericolose.

Le materie ed i prodotti suscettibili di reagire fra di loro dando luogo alla formazione di gas o miscele esplosive o infiammabili devono essere immagazzinati e conservati in luoghi o locali sufficientemente areati e distanziati ed adeguatamente isolati gli uni dagli altri.

I dispositivi di aspirazione per gas, vapori e polveri esplosivi o infiammabili, devono rispondere ai seguenti requisiti:

1.      essere provvisti di valvole di esplosione, collocate all’esterno dei locali in posizione tale da non arrecare danno alle persone in caso di funzionamento;

2.      avere tutte le parti metalliche collegate fra loro ed il relativo complesso collegato elettricamente a terra;

3.      essere provvisti, in quanto necessario, di mezzi per la separazione e la raccolta delle polveri esplosive o infiammabili;

4.      avere lo scarico in luogo dove i gas, i vapori e le polveri non possono essere causa di pericolo.

Nelle installazioni in cui possono svilupparsi gas, vapori o polveri suscettibili di dar luogo a miscele esplosive, devono essere adottati impianti distinti di aspirazione per ogni qualità di gas, vapore o polvere, oppure adottate altre misure idonee ad evitare i pericoli di esplosione.



LA COMUNICAZIONE RELATIVA AI LAVORI USURANTI ( 23-06-2011)


Il Ministero del lavoro ha emanato, in data 20 giugno 2011, la circolare n. 15/2011, con la quale fornisce chiarimenti in merito alla comunicazione di svolgimento di un processo produttivo in serie caratterizzato dalla "linea catena" e dell'esecuzione di lavoro notturno svolto in modo continuativo o compreso in regolari turni periodici.

La comunicazione che riguarda il lavoro notturno effettuato nel 2010, andrà fatta (in sede di prima applicazione) entro il 30 settembre 2011, con l'utilizzo del modello "LAV-NOT" disponibile - a partire dal 20 luglio 2011 - sul sito del Ministero del Lavoro.

Per quanto riguarda invece il lavoro notturno effettuato nel 2011, la comunicazione andrà fatta entro il 31 marzo 2012.

La comunicazione in merito ai casi di svolgimento di un processo produttivo in serie caratterizzato dalla "linea catena" andrà invece effettuata entro il 25 giugno 2011 con l'utilizzo del modello on-line "LAV-US" disponibile sul sito del Ministero del Lavoro.  La comunicazione ritardata entro il 31 luglio 2011 non prevederà sanzioni.

Come per le comunicazioni obbligatorie online al Centro per l'Impiego (COT), è prevista la pluriefficacia della comunicazione pertanto, con la compilazione del modello al Ministero del Lavoro si è adempiuto sia all'obbligo di comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro che agli istituti previdenziali di competenza.

 

Fonte: DPL Modena



LA COMMISSIONE CONSULTIVA PERMANENTE PER LA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO ( 27-06-2011)


Secondo quanto indicato dall’art. 6 del D.lgs. 81/2008 (e succ. modif.) presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali è istituita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.

COMPONENTI

La Commissione è composta da:

1.      un rappresentante del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali che la presiede;

2.      un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità;

3.      un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico;

4.      un rappresentante del Ministero dell’interno;

5.      un rappresentante del Ministero della difesa;

6.      un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

7.      un rappresentante del Ministero dei trasporti;

8.      un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

9.      un rappresentante del Ministero della solidarietà sociale;

10.  un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della funzione pubblica;

11.  dieci rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, designati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano;

12.  dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale;

13.  dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro, anche dell’artigianato della piccola e media impresa, comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

NOMINA

I componenti della Commissione e i segretari sono nominati con Decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, su designazione degli organismi competenti e durano in carica cinque anni.

MODALITA’ DI FUNZIONAMENTO

Le modalità di funzionamento della Commissione sono fissate con Regolamento interno da adottarsi a maggioranza qualificata rispetto al numero dei componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da personale del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali appositamente assegnato.

Ai componenti del Comitato  non spetta alcun compenso, rimborso spese o indennità di missione.

COMPITI E FUNZIONI

La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha il compito di:

1.      esaminare i problemi applicativi della normativa di salute e sicurezza sul lavoro e formulare proposte per lo sviluppo e il perfezionamento della legislazione vigente;

2.      esprimere pareri sui piani annuali elaborati dal Comitato di cui all’ articolo 5 del presente decreto;

3.      definire le attività di promozione e le azioni di prevenzione;

4.      validare le buone prassi in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

5.      redigere annualmente, sulla base dei dati forniti dal sistema informativo di cui all’ articolo 8, una relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza e sul suo possibile sviluppo, da trasmettere alle commissioni parlamentari competenti e ai Presidenti delle Regioni;

6.      definire criteri finalizzati alla definizione del sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori  autonomi di cui all’articolo 27 del presente decreto; 

7.      valorizzare sia gli accordi sindacali sia i codici di condotta ed etici, adottati su base volontaria, che, in considerazione delle specificità dei settori produttivi di riferimento, orientino i comportamenti dei datori di lavoro, anche secondo i principi della responsabilità sociale, dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati, ai fini del miglioramento dei livelli di tutela definiti legislativamente;

8.      valutare le problematiche connesse all’attuazione delle Direttive comunitarie e delle convenzioni internazionali stipulate in materia di salute e sicurezza del lavoro;

9.      promuovere la considerazione della differenza di genere in relazione alla valutazione dei rischi e alla predisposizione delle misure di prevenzione;

10.  indicare modelli di organizzazione e gestione aziendale ai fini di cui all’ articolo 30 del presente decreto.

11.  elaborare criteri di qualificazione della figura del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro, anche  tenendo conto delle peculiarità dei settori di riferimento;

12.   elaborare le procedure standardizzate per la redazione del documento di valutazione dei rischi di cui  all’articolo 26, comma 3, del presente decreto anche previa individuazione di tipologie di attività per le quali l’obbligo in parola non operi in quanto l’interferenza delle lavorazioni in tali ambiti risulti irrilevante; 

13.   elaborare le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.



L’ OBBLIGO DI INFORMAZIONE ( 28-06-2011)


Ai sensi dell’art. 36 del D.lgs. 81/2008 (e succ. modif.) in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il datore di lavoro deve provvedere affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione su:

1.      rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività della impresa in generale;

2.      procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di lavoro;

3.      nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di primo soccorso e prevenzione incendi;

4.      nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, e del medico competente.

Il datore di lavoro deve provvedere inoltre affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione:

1.      sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia;

2.      sui pericoli connessi all’uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;

3.      sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate.

Il contenuto delle informazioni deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Ove la informazione riguardi lavoratori immigrati, essa deve avvenire previa verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso informativo.

Il datore di lavoro o il dirigente che non ottempera alle menzionate disposizioni, è punibile con l’arresto da due a quattro mesi o con ammenda da 1.200 a 5.200 euro.



ADDETTI AI VIDEOTERMINALI: SORVEGLIANZA SANITARIA E PERIODICITA’ DELLE VISITE MEDICHE ( 29-06-2011)


Ai sensi dell’art. 176 del D.lgs. 81/2008 (e succ. modific.) i videoterminalisti, ovvero quei lavoratori che utilizzano un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per almeno venti ore settimanali, sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria prevista all’art. 41 del medesimo decreto.

I lavoratori devono dunque essere sottoposti alle visite mediche previste sulla base delle quali vengono classificati ai sensi dell’articolo 41, comma 6:

- idonei;

- idonei parziali, temporanei o permanenti, con prescrizioni o limitazioni;

- inidonei temporanei;

- inidonei permanenti.

Salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, la periodicità delle visite di controllo è:

- biennale per i lavoratori classificati come idonei con prescrizioni o limitazioni e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età;

- quinquennale negli altri casi.

Per i casi di inidoneità temporanea il medico competente stabilisce il termine per la successiva visita di idoneità.

Il datore di lavoro deve infine fornire a sue spese ai lavoratori i dispositivi speciali di correzione visiva, in funzione dell’attività svolta, quando l’esito delle visite sopra citate ne evidenzi la necessità e non sia possibile utilizzare i dispositivi normali di correzione.



ANTINCENDIO E GESTIONE DELLE EMERGENZE: I CONTENUTI MINIMI PER LA FORMAZIONE ( 30-06-2011)


I lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza devono ricevere un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico. In attesa dell’emanazione delle disposizioni di cui al comma 3 dell’articolo 46 del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/2008 e succ. modific.), continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui al Decreto del Ministro dell’interno in data 10 marzo 1998, pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 81 del 7 aprile 1998, attuativo dell’articolo 13 del Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626

I contenuti minimi dei corsi di formazione per addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze in caso di incendio, devono essere correlati alla tipologia delle attività ed al livello di rischio di incendio delle stesse, nonché agli specifici compiti affidati ai lavoratori.

Attività a rischio di incendio elevato

A titolo esemplificativo e non esaustivo si riporta un elenco di attività da considerare a elevato rischio di incendio:

  • a) industrie e depositi di cui agli artt. 4 e 6 del DPR n. 175/88, e successive modifiche e integrazioni;
  • b) fabbriche e depositi di esplosivi;
  • c) centrali termoelettriche;
  • d) aziende estrattive di oli minerali e gas combustibili;
  • e) impianti e laboratori nucleari:
  • f) depositi al chiuso di materiali combustibili aventi superficie superiore a 20.000 m2.;
  • g) attività commerciali ed espositive con superficie aperta al pubblico superiore a 10.000 m2;
  • h) scali aeroportuali, infrastrutture ferroviarie e metropolitane;
  • i) alberghi con oltre 200 posti letto;
  • 1) ospedali, case di cura e case di ricovero per anziani;
  • m) scuole di ogni ordine e grado con oltre 1000 persone presenti;
  • n) ufficio con oltre 1.000 dipendenti;
  • o) cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi e opere simili di lunghezza superiore a 50 m.;
  • p) cantieri temporanei e mobili ove si impiegano esplosivi.

I corsi di formazione per gli addetti nelle soprariportate attività devono essere basati sui contenuti e durate riportate nel corso C.

Attività a rischio di incendio medio

Rientrano in tale categoria di attività:

  • a) i luoghi di lavoro compresi nell'allegato al D.M. 16/2/1982 e nelle tabelle A e B annesse al DPR n. 689 del 1959, con esclusione delle attività considerate a rischio elevato;
  • b) i cantieri temporanei e mobili ove si detengono e impiegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli interamente all'aperto.

La formazione dei lavoratori addetti in tali attività deve essere basata sui contenuti del corso B.

Attività a rischio di incendio basso

Rientrano in tale categoria di attività quelle non classificabili a medio ed elevato rischio e dove, in generale, sono presenti sostanze scarsamente infiammabili, dove le condizioni di esercizio offrono scarsa possibilità di sviluppo di focolai e ove non sussistono probabilità di propagazione delle fiamme. La formazione dei lavoratori addetti in tali attività deve essere basata sui contenuti del corso A

Attività a rischio di incendio basso

Rientrano in tale categoria di attività quelle non classificabili a medio ed elevato rischio e dove, in generale, sono presenti sostanze scarsamente infiammabili, dove le condizioni di esercizio offrono scarsa possibilità di sviluppo di focolai e ove non sussistono probabilità di propagazione delle fiamme. La formazione dei lavoratori addetti in tali attività deve essere basata sui contenuti del corso A

I CORSI DI FORMAZIONE

Corso A: corso per addetti antincendio in attività a rischio di incendio basso (durata 4 ore) 

1) L'incendio e la prevenzione (1 ora)

  • principi della combustione;
  • prodotti della combustione;
  • sostanze estinguenti in relazione al tipo di incendio;
  • effetti dell'incendio sull'uomo;
  • divieti e limitazioni di esercizio;
  • misure comportamentali.

2) Protezione antincendio e procedure da adottare in caso di incendio (1 ora)

  • principali misure di protezione antincendio;
  • evacuazione in caso di incendio;
  • chiamata dei soccorsi.

3) Esercitazioni pratiche (2 ore)

  • Presa visione e chiarimenti sugli estintori portatili;
  • istruzione sull'uso degli estintori portatili effettuata o avvalendosi di sussidi audiovisivi o tramite dimostrazione pratica.

Corso B: corso per addetti antincendio in attività a rischio di incendio medio (durata 8 ore)

1) L'incendio e la prevenzione incendi (2 ore)

  • principi sulla combustione e l'incendio;
  • le sostanze estinguenti;
  • triangolo della combustione;
  • le principali cause di un incendio;
  • rischi alle persone in caso di incendio;
  • principali accorgimenti e misure per prevenire gli incendi.

 2) Protezione antincendio e procedure da adottare in caso di incendio (3 ore)

  • le principali misure di protezione contro gli incendi;
  • vie di esodo;
  • procedure da adottare quando si scopre un incendio o in caso di allarme;
  • procedure per l'evacuazione;
  • rapporti con i vigili del fuoco;
  • attrezzature e impianti di estinzione;
  • sistemi di allarme;
  • segnaletica di sicurezza;
  • illuminazione di emergenza.

 3) Esercitazioni pratiche (3 ore)

  • Presa visione e chiarimenti sui mezzi di estinzione più diffusi;
  • presa visione e chiarimenti sulle attrezzature di protezione individuale;
  • esercitazioni sull'uso degli estintori portatili e modalità di utilizzo di naspi e idranti.

 Corso C: corso per addetti antincendio in attività a rischio di incendio elevato (durata 16 ore)

 1) L'incendio e la prevenzione incendi (4 ore)

  • principi sulla combustione;
  • le principali cause di incendio in relazione allo specifico ambiente di lavoro;
  • le sostanze estinguenti;
  • i rischi alle persone e all'ambiente;
  • specifiche misure di prevenzione incendi;
  • accorgimenti comportamentali per prevenire gli incendi;
  • l'importanza del controllo degli ambienti di lavoro;
  • l'importanza delle verifiche e delle manutenzioni sui presidi antincendio.

2) La protezione antincendio (4 ore)

  • misure di protezione passiva;
  • vie di esodo, compartimentazioni, distanziamenti;
  • attrezzature e impianti di estinzione;
  • sistemi di allarme;
  • segnaletica di sicurezza;
  • impianti elettrici di sicurezza;
  • illuminazione di sicurezza.

3) Procedure da adottare in caso di incendio (4 ore)

  • procedure da adottare quando si scopre un incendio;
  • procedure da adottare in caso di allarme;
  • modalità di evacuazione;
  • modalità di chiamata dei servizi di soccorso;
  • collaborazione con i vigili del fuoco in caso di intervento;
  • esemplificazione di una situazione di emergenza e modalità procedurali - operative.

 4) Esercitazioni pratiche (4 ore)

  • presa visione e chiarimenti sulle principali attrezzature e impianti di spegnimento;
  • presa visione sulle attrezzature di protezione individuale (maschere, autoprotettore, tute ecc.);
  • esercitazioni sull'uso delle attrezzature di spegnimento e di protezione individuale.