Sentenze

 

Alloggio del dipendente ed omessa valutazione dei rischi.

Con la pronuncia in esame la Cassazione conferma in toto la responsabilità penale ascritta al datore di lavoro che ha immotivatamente omesso di valutare i rischi strettamente connessi all’utilizzo dell’alloggio messo a disposizione del dipendente per motivi di lavoro.

 

Nel caso specifico, il tragico incidente occorso al dipendente aveva portato alla morte dello stesso e della sua famiglia a causa del cattivo funzionamento di un impianto di riscaldamento.

 

Al datore di lavoro si ascrive la responsabilità dell’accaduto quale fisiologica conseguenza per aver omesso di adottare tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, erano necessarie a tutelare e garantire l’integrità fisica dei lavoratori come puntualmente richiesto dall’art. 2087 del codice civile.

 

E proprio in conseguenza della succitata omissione, la caldaia di cui era dotato l’alloggio delle persone offese, da considerarsi luogo di lavoro, riversava nell’ambiente un quantitativo anomalo di sostanze nocive, a causa della totale ostruzione da parte di un nido di uccelli, presente almeno dalla precedente stagione primaverile, che ne impediva l’evacuazione all’esterno dei prodotti da combustione, con conseguente reflusso nell’ambiente abitato, provocando il decesso per intossicazione acuta di monossido di carbonio dell’intero nucleo familiare.

 

Non sussistevano dubbi in merito alla persona da considerare responsabile della manutenzione della caldaia e da individuare nella persona del datore di lavoro in quanto il dipendente, deceduto, abitava in quell’appartamento con la famiglia non quale affittuario o comodatario ma in quanto custode, come incontestabilmente rilevabile dalle precisazioni contenute nel contratto di lavoro.

 

In merito alla contestata tesi secondo la quale l’unità abitativa nella quale risiedeva il custode venisse considerata luogo di lavoro, non può assolutamente omettersi di evidenziare sul punto come la Corte abbia sostenuto che l’alloggio del custode in realtà era da considerare quale parte integrante dell’immobile in seno al quale lo stesso ordinariamente svolgeva la propria prestazione lavorativa.

 

Da quanto evidenziato deriva, come logica conseguenza, che l’art. 2087 del c.c. pone a carico del datore di lavoro tutta una serie di obblighi che non esauriscono il proprio ambito applicativo solo ed esclusivamente nei confronti del singolo lavoratore/dipendente ovvero nei confronti dell’esclusivo luogo dove effettivamente e concretamente si svolge l’attività lavorativa in quanto il datore di lavoro in considerazione del ruolo e della posizione di garanzia rivestita dovrà aver cura di predisporre tutta una serie di strumenti e di mezzi di protezione e prevenzione atti ad esplicare i propri effetti protettivi a 360 gradi.

 

E proprio in applicazione di quanto detto la Cassazione giunge alla condanna del datore di lavoro per omicidio colposo plurimo.