Sentenze

 

Il datore di lavoro non risponde per condotta imprevedibile del proprio dipendente.

La Cassazione, con recente sentenza del marzo 2010 n. 7267, rivolge la propria attenzione alla sussistenza o meno della responsabilità in capo al datore di lavoro per incidente occorso ad un proprio dipendente, durante lo svolgimento della prestazione lavorativa.

 

In particolare il dipendente, nell’esecuzione di lavori edili, avendo necessità di svolgere delle attività ad altezza di circa 6 metri da terra, ed essendo il regolare mezzo di sollevamento già impegnato si faceva sollevare verso il luogo di lavoro attraverso l’utilizzo di un cestello che, sfortunatamente, si ribaltava durante il tragitto determinando la caduta a terra dello stesso da un’altezza di circa cinque metri e la morte per le gravissime lesioni patite.

 

Il Tribunale competente riconosceva, a chiare lettere, la responsabilità del datore di lavoro.

 

Successivamente, la Corte d’Appello competente, in totale riforma della sentenza di primo grado giungeva a negare la responsabilità in capo al datore di lavoro effettuando un puntuale esame di tutta la vicenda.

 

Innanzitutto, presso il cantiere in questione era presente un regolare carrello elevatore, la vittima aveva spontaneamente deciso di utilizzare un mezzo improprio per lavorare in altezza in ragione della personale fretta che aveva a terminare il lavoro, tale condotta, connotata da assoluta imprudenza ed imprevedibilità, era da considerarsi l’unica causa dell’incidente verificatosi.

 

Investita della questione la Cassazione non ha fatto altro che ribadire sul punto un proprio orientamento, ormai, consolidato.

 

Il datore di lavoro deve essere considerato esente da responsabilità solo ed esclusivamente quando il comportamento del lavoratore, e le sue conseguenze, presentino i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e, soprattutto, alle direttive ricevute.

 

In sostanza, partendo dal presupposto che ciò che viene rimproverato al datore di lavoro è il mancato rispetto di tutte le misure prescritte in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, tale rimproverabilità, e la conseguente responsabilità, viene meno se è proprio la condotta del dipendente ad aver creato la situazione di pericolo.

 

Applicando tali conclusioni al caso di specie, occorre valutare se la condotta tenuta dal dipendente/vittima fosse o meno prevedibile dal titolare dell’impresa.

 

La risposta data sul punto dalla Corte d’Appello competente è del tutto condivisibile in quanto correttamente argomentata.

 

La stessa ha evidenziato come il datore di lavoro aveva fornito ai dipendenti, nel pieno rispetto della normativa vigente, normali mezzi per lo svolgimento dell’attività lavorativa, per cui la scelta intrapresa dal lavoratore e consistente nell’utilizzazione in modo improprio di un carrello elevatore, doveva considerarsi un’iniziativa del tutto autonoma, abnorme e fuori da alcuna prevedibilità.

 

L’importanza della pronuncia in esame deriva dall’argomento trattato e consistente nella puntuale determinazione del raggio d’azione della responsabilità dei datori di lavoro affinché gli stessi siano messi nelle condizioni, in via preventiva, di conoscere e sapere a quali conseguenze andranno incontro qualora pongano in essere condotte in violazione della legge vigente, T.U. 81/08.