Sentenze

 

Indiscussa responsabilità dei datori di lavoro.

La fattispecie da cui trae origine la recente pronuncia in esame si riferisce all’incidente occorso ad un operaio in un cantiere edile comportante sfortunatamente la morte dello stesso.

 

L’evento mortale, in base al puntuale esame dell’accaduto, era conseguito al crollo di una parte consistente del solaio sulla testa della vittima, mentre era intenta ad eseguire lavori di demolizione di muri nel piano seminterrato nello svolgimento della propria attività lavorativa.

 

Il legale rappresentante nonché direttore del cantiere edile era stato condannato sia in primo grado, dal Tribunale competente, sia in sede di gravame, per omicidio colposo aggravato dall’immotivata ed ingiustificata violazione dell’ineludibile normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

La Corte d’Appello, in secondi grado, non aveva fatto altro che fondare le proprie conclusioni sugli esami minuziosi posti in essere dal consulente tecnico di parte ed in virtù dei quali si evidenziava che il succitato crollo, causante la tragica morte, era stato determinato dalla demolizione del muro sottostante a rovescio, cioè dal basso verso l’alto anziché viceversa, e dall’errata picconatura di pannelli a muro da parte di due operai.

 

Tutti eventi che avrebbero potuto evitarsi qualora i lavoratori fossero stati, ex ante, correttamente istruiti in merito ai lavori da svolgere nonché dotati dei fondamentali strumenti di protezione che, alla luce delle circostanze, qualora presenti avrebbero, con elevata probabilità, scongiurato l’evento mortale.

 

L’imputato ha tentato di andare esente da responsabilità adducendo, tramite ricorso per Cassazione, tutta una serie di argomentazioni tendenti ad annullare la richiamata colpa grave nonché l’accertato rapporto di causalità tra l’errata picconatura dell’intonaco ed il successivo crollo quale causa dell’evento morte.

 

La Suprema Corte, ritenendo infondati i succitati motivi proposti dal ricorrente, ha, con vigore, rigettato il ricorso, evidenziando che la nuova disciplina in materia di sicurezza sul lavoro, così come introdotta dall’innovativo T.U. 81/08 successivamente modificato ed integrato ad opera del correttivo del 2009, si presenta molto rigorosa dimostrando con estrema chiarezza l’intento perseguito dal legislatore, finalizzato ad assicurare al massimo livello un ambiente di lavoro sicuro, con conseguente estensione dei soggetti onerati della relativa posizione di garanzia in materia prevenzionale.

 

Del resto, non si può non evidenziare come il succitato d. lgs. 81/08 è fondamentalmente diretto a tutti i lavoratori al fine di tutelarli da eventuali e potenziali rischi insiti e connaturati allo svolgimento dell’attività lavorativa.

 

Occorre, però, effettuare una precisazione di estrema importanza costituita dalla circostanza seconda la quale le misure di prevenzione hanno, in realtà, una ampio raggio applicativo costituito dalla possibilità di far ricadere sotto il proprio ambito protettivo  anche soggetti terzi, estranei a rapporti di dipendenza diretta con il titolare dell’impresa, soggetti, quindi, che occasionalmente e per le più svariate ragioni si trovino in situazione di pericolo per la succitata interferenza.

 

Per poter giungere all’affermazione dell’indiscussa responsabilità dei soggetti posti in posizione apicale in seno alla struttura aziendale ciò che realmente occorre è accertare, senza alcun dubbio, la sussistenza del nesso causale tra la violazione della normativa antinfortunistica e l’evento dannoso e/o mortale.

 

La pronuncia affermata è direttamente collegata, oltre al succitato T.U., anche ai fondamentali principi contenuti nell’art. 2087 del codice civile atti a stabilire ed imporre all’imprenditore l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa tutte le misure che, secondo le peculiarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.