Sentenze

 

Indiscussa responsabilità dell'appaltatore.

Con sentenza del 21/11/2002 il Tribunale di Salerno affermava la responsabilità di Tizio in ordine al delitto di omicidio colposo in danno di Caio, socio-lavoratore della Cooperativa “Alfa”, di cui Tizio era Presidente, ritenendo che quest’ultimo, assegnatario di un contratto di appalto avendo ad oggetto lavori di manutenzione e pulizia, per colpa ed in violazione degli obblighi che in tema di sicurezza sul lavoro incombono sul datore di lavoro, avesse omesso di fornire le informazioni necessarie circa i rischi specifici del lavoro e di esigere che il lavoratore osservasse le norme di sicurezza, in tal modo provocando la morte di detto socio-dipendente, il quale, incaricato di pulire la parte esterna della canna fumaria sul tetto del capannone, operando al di fuori della passerella di camminamento e senza l’imbracatura con relativa fune di trattenuta, precipitava dall’alto al suolo nel momento in cui metteva i piedi su un instabile pannello in vetroresina.

Con la medesima sentenza, il primo giudice assolveva il committente dei lavori dati in appalto, Sempronio, ritenendo che costui, avendo adempiuto al dovere di informativa sui rischi specifici nell’ambiente di lavoro, avesse esaurito i suoi compiti, non potendosi estendere anche al committente la vigilanza sul rispetto delle prescrizioni antinfortunistiche relative ai rischi specifici e propri dell’attività dell’impresa appaltatrice, imposta dal d. lgs. 626/1994, art. 7 esclusivamente a carico di quest’ultima.

La Corte di Appello di Salerno, condividendo in toto l’iter motivazionale seguito dal giudice di primo grado, procedeva all’integrale conferma della decisione appellata.

La Cassazione con la pronuncia in esame, nell’affrontare l’esame della concreta fattispecie, così come si è svolta, prende le mosse dall’ineludibile principio secondo cui la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l’incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalle sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni o prassi raccomandate, purché connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Sussistendo questa ipotesi, è affermato dalla giurisprudenza consolidata di questa Corte il principio giuridico secondo il quale, in caso di infortunio sul lavoro originato dall’assenza o inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale esclusiva può essere attribuita al comportamento del lavoratore infortunato, che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondursi anche alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare il rischio di siffatto comportamento.

Alla stregua di tale principio, la doglianza difensiva non ha ragion d’essere, non potendosi l’eventuale imprudenza, profilabile nella condotta della vittima, considerarsi imprevedibile e tale da interrompere il rapporto di causalità con l’evento infortunistico, essendo questo nella specie riconducibile, anche e comunque, all’omissione, da parte dell’imputato, della condotta doverosa di impedire, per mezzo di informazione specifica e di controllo attento sull’uso delle cautele idonee ad evitare il rischio di cadute dall’alto, che il lavoratore, peraltro privo di esperienza, eseguisse sul tetto del capannone il lavoro di pulizia in condizione di pericolo, senza imbracatura e fune di trattenuta.

La Corte, dopo aver affrontato la predetta disamina, punta l’attenzione sulla puntuale delimitazione dei poteri-doveri del committente dei lavori dati in appalto e da eseguirsi all’interno dell’azienda al fine di chiarire se essi comprendano, oltre il dovere di fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici ogniqualvolta affidi un determinato lavoro all’appaltatore, anche quello di cooperare con lo stesso nell’apprestamento delle misure di sicurezza a favore di tutti i lavoratori, a qualunque impresa appartengano.

Al riguardo la Corte precisa ed evidenzia come l’ordinamento giuridico attribuisce all’appaltatore un’autonoma sfera organizzativa e pieni poteri decisionali, con la conseguenza che egli, al pari di qualsiasi altro datore di lavoro, diventa destinatario principale del dovere di provvedere alla tutela della salute e dell’integrità fisica dei propri dipendenti.

Ciò trova pieno riconoscimento nell’art. 7 della legge 626/1994 laddove espressamente prescrive che sia i committenti che gli appaltatori cooperino all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto e coordinino gli interventi prevenzionali.

Ne consegue che, qualora per la natura e le caratteristiche dell’attività commissionata, questa si possa svolgere in una zona o in un settore separato, senza che i rischi si estendano fino a coinvolgere i dipendenti del committente, quest’ultimo non ha alcun motivo di intervenire sull’appaltatore per esigere da lui il rispetto della normativa di sicurezza, surrogandosi allo stesso, qualora non vi provveda, o revocando l’incarico e interrompendo il rapporto.

La cooperazione, in altri termini, deve ritenersi doverosa per eliminare o ridurre la fascia, spesso molto ampia, dei rischi comuni ai lavoratori delle due parti, mentre, per il resto, ciascun datore di lavoro deve provvedere autonomamente alla tutela dei propri prestatori d’opera subordinati, assumendosene la relativa responsabilità.

Applicando questi principi al caso di specie, non vi è alcun dubbio, che, in un ambiente come quello descritto nelle due sentenze di merito, il lavoro di pulizia del tetto del capannone avrebbe potuto porre in pericolo, come in effetti è tragicamente avvenuto, l’integrità fisica solo dei lavoratori dell’appaltatore, derivandone per logica che non si imponeva la cooperazione tra committente ed appaltatore, a quest’ultimo incombendo il dovere di provvedere autonomamente alla tutela dei propri prestatori d’opera subordinati, assumendosi la relativa responsabilità in caso di colpevole trasgressione eziologicamente collegata all’evento infortunistico che ne sia derivato.