Sentenze

 

Infortunio in itinere del lavoratore motorizzato

La Cassazione torna nuovamente ad incentrare la propria attenzione sul complesso e dibattuto istituto dell’infortunio in itinere aprendo la via ad una nuova ipotesi di indennizzabilità.

 

Da oggi si riconosce la possibilità di procedere al risarcimento del danno per l’incidente in motorino, occorso al lavoratore, sulla via dell’ufficio, al sussistere, però, di determinate condizioni.

 

Infatti, non può assolutamente omettersi di evidenziare che l’apertura della Suprema Corte in tema di riconoscimento incondizionato dell’indennizzo deriva, sicuramente, dalla particolarità della fattispecie in esame e consistente nell’importante circostanza in virtù della quale la dipendente era stata assunta perché “motorizzata”, quindi, in tal caso, l’andare a lavoro con il proprio mezzo di locomozione era stato posto dal datore di lavoro come condizione fondamentale, tra le altre, per l’instaurazione del rapporto lavorativo.

 

La Cassazione, in un caso del genere, ha propeso per il riconoscimento di una tutela piena ed automatica della lavoratrice, discostandosi, a sorpresa, dal proprio rigido e consolidato orientamento sul punto.

 

Verificatosi l’infortunio, l’Inail si era categoricamente rifiutata di procedere al versamento dell’indennizzo, non condividendo la scelta di usare il ciclomotore a fronte di un’accertata copertura del trasporto pubblico comoda e frequente lungo tutto il percorso abitazione – lavoro e viceversa.

 

La Suprema Corte, però, ha fatto presente che la dipendente aveva avuto il lavoro anche perché motorizzata, quale condizione posta, tra le altre, dal datore di lavoro per poter ottenere l’incarico.

 

In conseguenza di ciò, non poteva assolutamente penalizzarsi la stessa, in fase di indennizzo, per non aver optato per l’utilizzo dei mezzi pubblici sicuramente più sicuri.

 

L’orientamento evidenziato si caratterizza per la novità rispetto al passato, infatti, da sempre la Cassazione ha dimostrato forti dubbi in merito alla possibilità di riconoscere l’indennizzo e la tutela ai dipendenti che preferiscono, liberamente, utilizzare l’automobile, il motorino ovvero la bicicletta al bus ed alla metro.

 

In tali ipotesi, infatti, secondo orientamento consolidato, tutte le volte in cui si rinuncia al mezzo pubblico il lavoratore, per potersi avvalere della copertura assicurativa dovrà dare prova della necessità del predetto utilizzo.

 

La tutela, cioè, scatta solo ed esclusivamente a condizione che il veicolo privato risponda a particolari esigenze familiari o personali e non si frutto di una scelta arbitraria e di mera comodità.