Sentenze

 

Infortunio in itinere ed uscita inidonea dall’azienda.

Con la pronuncia in esame n. 7373 del 2010 la Cassazione è tornata ad incentrare l’attenzione sull’importante e dibattuto istituto dell’infortunio in itinere.

 

Nel corso del tempo la Suprema Corte ha avuto modo di definire, con sempre maggiore precisione il raggio d’azione dell’istituto in esame, riconoscendo incontestabilmente il diritto che ciascun lavoratore vanta alla richiesta dei danni subiti in caso di infortunio verificatosi nel tragitto posto in essere per raggiungere la propria sede di lavoro e viceversa.

 

Il diritto al ristoro dei danni subiti può essere incondizionatamente esercitato nel caso in cui ricorrano peculiari condizioni e circostanze che potremmo definire “necessitate”.

 

A titolo esemplificativo, vi è stato l’integrale ristoro dei danni subiti da parte del lavoratore per incidente occorso allo stesso durante il tragitto per raggiungere la mensa aziendale posta al di fuori dei luoghi di lavoro.

 

Ancora, si è precisato che affinché possa essere riconosciuta la sussistenza dell’infortunio in itinere si richiede che lo stesso avvenga in luogo pubblico e che il percorso posto in essere dal dipendente risulti fondamentale ed insostituibile per raggiungere il luogo di lavoro.

 

Nella fattispecie in esame un dipendente, già disabile, uscendo dall’ufficio preferì di sua scelta e senza valide motivazioni a supporto accorciare il percorso utilizzando non il portone principale bensì passando dall’uscita adibita al carico ed allo scarico merci.

 

Lo stesso giustificò il suo agire adducendo il fatto che pioveva e che per raggiungere la propria automobile preferì dirigersi verso quell’uscita che evidentemente gli risultava più comoda.

 

Verificatosi un incidente durante il percorso alternativo alla via ordinaria, lo stesso si rivolgeva al Tribunale competente per ottenere il risarcimento dei danni subiti vedendosi accogliere le richieste avanzate.

 

La Corte d’appello adita sulla questione è giunta alla riforma della sentenza in conseguenza al puntuale esame della vicenda che aveva portato a negare con vigore la sussistenza dell’infortunio in itinere nel caso prospettato in quanto la responsabilità dell’accaduto doveva e poteva ascriversi solo ed esclusivamente al dipendente, ad un comportamento anomalo posto in essere dallo stesso, senza alcuna valida motivazione a supporto.

 

La Corte sul punto ha avuto modo di rigettare la sostenuta falsa ed errata applicazione dell’art. 2087 c.c. secondo cui ogniqualvolta si dovesse verificare un infortunio sui luoghi di lavoro scatta incontestabilmente la responsabilità del datore di lavoro come logica conseguenza della presunzione di violazione della normativa antinfortunistica sancita dal T.U. 81/08.

 

Giunta la questione alla Cassazione, la stessa ha avuto modo di condividere le argomentazioni del giudice di secondo grado in virtù del quale la caduta era da imputare solo ed esclusivamente alla scelta del lavoratore di fare un percorso che lo avrebbe condotto, in tempi più brevi, al posto dove si trovava la sua autovettura, eludendo il percorso ordinario per uscire dal luogo di lavoro, inoltre, il lavoratore si era limitato alla mera affermazione, non suffragata da prove, che il percorso ordinario fosse bloccato da auto in sosta.

 

La succitata scelta del dipendente non poteva che definirsi anomala ed ingiustificata nonché seguita da un comportamento abnorme atto ad escludere ogni responsabilità in capo al datore di lavoro.