Sentenze

 

Infortunio in itinere. Nessun risarcimento se viene utilizzato il mezzo privato per risparmiare tempo.

Con sentenza del 29 luglio 2010 n. 17752 la Cassazione torna ad incentrare l’attenzione sul particolare e complesso istituto della risarcibilità dell’infortunio in itinere.

 

Nella fattispecie in esame il Giudice del Tribunale di Genova respingeva la domanda proposta da un dipendente e diretta ad ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito dell’infortunio allo stesso occorso allorché alla guida del proprio ciclomotore si stava recando dalla propria abitazione al luogo di lavoro.

 

L’infortunato proponeva appello avverso la detta sentenza, chiedendone la riforma con accoglimento della domanda.

 

La particolarità del caso rispetto al quale la Cassazione è chiamata a prendere posizione deriva dal fatto che il dipendente evidenzia come l’utilizzo, da parte dello stesso del mezzo privato al posto del mezzo pubblico si presenta come necessitato in considerazione del fatto che altrimenti il trasporto avrebbe richiesto 50 minuti ai quali sommare il tempo di attesa di arrivo del mezzo pubblico.

 

La Suprema Corte nel valutare la situazione evidenzia, in via preliminare, come nell’ipotesi di infortunio in itinere un ruolo centrale è rivestito dalla nozione di “necessità” dell’uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro considerati gli orari  di lavoro e quelli dei servizi di trasporto.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che in materia di infortunio in itinere non possono farsi rientrare nei rischi coperti dalla normativa sugli infortuni sul lavoro situazioni che non rivestono il predetto carattere della necessità.

 

In considerazione di quanto evidenziato la Cassazione ha avuto modo di accogliere totalmente le argomentazione della Corte d’Appello secondo cui nulla può riconoscersi al dipendente infortunato in quanto lo stesso per libera scelta aveva deciso di avvalersi del mezzo privato al fine di coniugare le esigenze lavorative con quelle familiari che però non presentano alcun rilievo a livello giurisprudenziale.

 

Oltre a ciò era stato accertato ed evidenziato che l’intero percorso fra abitazione e luogo di lavoro risultava servito da mezzo pubblico di trasporto e ciò a dimostrazione dell’insussistenza dell’indefettibile requisito della necessità.

 

Come logica conseguenza la Corte respinge il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese escludendo categoricamente il diritto al risarcimento dei danni subiti.