Sentenze

 

Infortunio in itinere: risarcibilità e confini dell’abitazione privata.

Nel caso di specie una lavoratrice che aveva subito la frattura del femore mentre scendeva dall’autovettura dinanzi alla propria abitazione, agiva in giudizio nei confronti dell’Inail per ottenere il riconoscimento dell’evento come infortunio sul lavoro ed il conseguente e fisiologico diritto al risarcimento del danno subito.

 

Analizzato l’accaduto, nelle peculiari dinamiche di svolgimento, tanto in primo quanto in secondo grado, i giudici di merito rigettavano il ricorso proposto dalla lavoratrice, escludendo la qualificazione dell’evento in termini di infortunio in itinere in quanto verificatosi in luoghi di pertinenza dell’abitazione della lavoratrice e negando, quindi, il conseguente diritto al risarcimento del danno.

 

Sul punto occorre premettere che dall’applicazione della normativa in materia deriva come logica conseguenza che l’infortunio in itinere non si estende agli incidenti verificatisi all’interno dell’abitazione, negli spazi di sua pertinenza ovvero più in generale in luoghi di proprietà privata, in quanto delimitato sotto il profilo spaziale ai soli infortuni che si verificano nella pubblica strada ovvero in luoghi sottratti alla disponibilità giuridica del privato, di esclusiva pertinenza e disponibilità pubblica.

 

Le ragioni che inducono i giudici di legittimità ad affermare questa delimitazione nell’ambito applicativo dell’istituto in esame risiedono essenzialmente nel fatto che il proprietario dell’abitazione, aldilà dei poteri pieni ed esclusivi sul proprio immobile, ha anche, se non la disponibilità completa, quanto meno il potere di intervenire efficacemente su tutto ciò che interessa i beni comuni.

 

Da quanto detto deriva, come logica conseguenza, che non è rinvenibile alcuna valida ragione per l’attribuzione di indennizzi o rendite aventi la loro causa in occasione dell’infortunio che il lavoratore stesso subisca in detti luoghi che la giurisprudenza maggioritaria considera e definisce, seppur in senso improprio, come pertinenze dell’abitazione o come beni che, per essere funzionalmente connessi con essa.

 

Inoltre, non può assolutamente omettersi di evidenziare le difficoltà che, in tali ipotesi, derivano in materia di accertamento della effettiva sussistenza del collegamento finalistico tra le condotte poste in essere in detti posti e lo svolgimento della prestazione lavorativa.

 

Emerge chiaramente la volontà della giurisprudenza prevalente di limitare e circoscrivere in modo puntuale i presupposti in presenza dei quali far scattare il risarcimento del danno per infortunio occorso al dipendente in situazioni o luoghi che presentano comunque una stretta correlazione con l’attività lavorativa svolta ovvero da svolgere.

 

Nel caso in esame la Cassazione giunge, con vigore, a negare l’indennizzabilità dell’infortunio occorso alla sfortunata dipendente concludendo in modo categorico che l’evento si era verificato all’interno di luoghi privati di stretta pertinenza dell’abitazione della stessa.