Sentenze

 

Infortunio sul lavoro: sforzo fisico, causa violenta e responsabilità del datore di lavoro.

La fattispecie in esame trae origine dalla morte improvvisa di una lavoratrice deceduta a distanza di qualche ora dalla cessazione della prestazione lavorativa.

 

In conseguenza dell’accaduto gli eredi agivano in giudizio per ottenere il riconoscimento della natura professionale dell’evento e la relativa condanna dell’Inail al pagamento della rendita indiretta ai superstiti.

 

Il giudice d’appello, riformando la pronuncia di primo grado, aveva ritenuto che, nonostante la prova offerta circa gli sforzi imposti dalla prestazione lavorativa, non vi fossero elementi idonei a configurare una causa violenta in considerazione del fatto che il decesso del lavoratore era intervenuto a distanza di tempo dalla cessazione del lavoro.

 

La peculiarità del caso in esame deriva dal fatto che in presenza del decesso di un lavoratore affinché si possa validamente parlare di infortunio sul lavoro il requisito della rapidità del decesso rispetto al momento della cessazione dell’attività lavorativa deve essere riferita alla causa della morte e non ai suoi effetti che possono, anche, manifestarsi a distanza di tempo dal momento dell’evento.

 

La pronuncia in esame si uniforma totalmente all’orientamento giurisprudenziale da considerare oggigiorno prevalente in materia ed in virtù del quale per assumere rilevanza ai fini dell’indennizzabilità dell’evento, non è necessario che lo sforzo posto in essere dal lavoratore abbia intensità e peso maggiori di ciò che è normalmente necessario per lo svolgimento del lavoro, potendo anche consistere in un’azione che non esula dalle condizioni abituali e tipiche delle mansioni alle quali lo stesso è addetto.

 

La Suprema Corte intervenuta sul punto ha riformato la pronuncia del giudice di appello, non avendo considerato quest’ultimo che il tempo trascorso tra il decesso del lavoratore e la cessazione della prestazione lavorativa non era in grado di interrompere il nesso causa/effetto tra il lavoro e l’evento.

 

Non può omettersi di evidenziare che il parametro di riferimento per valutare caso per caso quando e se sussiste il predetto collegamento è rappresentato dall’art. 2 del D.P.R. n. 1124 del 1965 in virtù del quale, ai fini della configurabilità dell’infortunio sul lavoro l’elemento della causa violenta deve essere inteso come fattore dotato di rapidità ed intensità tale da determinare un’alterazione dell’equilibrio dell’organismo umano.