Sentenze

 

Infortunio sul luogo di lavoro, sempre responsabile il datore di lavoro.

La Cassazione ha avuto modo di ritornare sull’annosa questione avente ad oggetto la responsabilità del datore di lavoro per infortunio occorso al dipendente nello svolgimento della propria attività lavorativa.

 

Nella fattispecie concreta giunta all’esame della Suprema Corte un’impiegata aveva raggiunto un punto di altezza elevata attuando delle manovre e delle azioni non considerate assolutamente sicure, il tutto posizionando sedie e supporti di carta al fine di salire su un piano scivoloso senza protezioni e calzature adeguate.

 

Ipotesi alquanto peculiare che aveva indotto la Corte d’Appello ad affermare che l’azienda non aveva nessuna responsabilità in merito all’accaduto in considerazione del comportamento abnorme ed imprevedibile posto in essere dalla stessa.

 

La Cassazione, al contrario, successivamente ad una puntuale disamina dell’accaduto è giunta ad uno stravolgimento del verdetto, applicando anche al caso delle azioni “non corrette” poste in essere dai lavoratori un principio consolidato in materia secondo cui la responsabilità dell’azienda per infortuni sul lavoro viene meno solo ed esclusivamente in caso di dolo ovvero di rischio elettivo del lavoratore.

 

Le predette ipotesi sussistono in presenza di un’attività lavorativa che non presenti alcuna attinenza con le mansioni attribuite e concretamente svolte o che non possa essere riferita ad essa in modo razionale.

 

Quanto contestato, in secondo grado, alla lavoratrice, viene considerato dalla Corte non idoneo né necessario ad interrompere il nesso causale tra il verificarsi del danno, quale logico corollario dell’infortunio e la contestata responsabilità del datore di lavoro sul quale indiscutibilmente grava l’onere di provare l’adozione di tutte le misure e prescrizioni puntualmente individuate dal T.U. 81/08 in materia di sicurezza sul lavoro e necessarie per impedire il verificarsi del danno stesso.

 

La Corte ha avuto modo di affermare a chiare lettere che il comportamento negligente del lavoratore infortunato non può essere considerato l’unico motivo del danno subito sul quale ha sicuramente pesato ed influito una certa assenza di vigilanza da parte del titolare/datore di lavoro.

 

In considerazione di ciò la Corte è giunta ad affermare la responsabilità del datore di lavoro per non aver rispettato il proprio ruolo di garante e, soprattutto, le prescrizioni stabilite dall’art. 2087 del c.c. atte a prescrivere l’incondizionata tutela psico fisica dei propri dipendenti.