Sentenze

 

Nuovo orientamento a favore del datore di lavoro.

Esaminando i precedenti della Cassazione in materia di sicurezza sul lavoro emerge, con estrema chiarezza, l’uniformità della posizione adottata dalla stessa,  sempre incline ad affermare, con vigore, la piena responsabilità del datore di lavoro nel caso in cui lo stesso abbia omesso di procurare e di fornire ai propri dipendenti lo strumentario di sicurezza necessario ed indefettibile a prevenire eventi lesivi nel corso della prestazione lavorativa.

 

Sul punto, la Corte ha sempre ribadito che “il datore di lavoro deve attivarsi positivamente per organizzare lo svolgimento dell’attività lavorativa in modo sicuro, garantendo anche l’adozione da parte dei dipendenti delle doverose misure tecniche ed organizzative necessarie per ridurre al minimo i rischi connessi all’attività lavorativa”.

 

Tale obbligo ha sempre trovato come fonte il disposto dell’art. 2087 c.c., in forza del quale il datore di lavoro è da considerarsi garante dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale dei prestatori di lavoro, con l’ovvia conseguenza che, ove non ottemperi a tale preciso ed ineludibile obbligo di tutela, l’evento lesivo gli verrà imputato.

 

Da quanto evidenziato deriva che la Cassazione non ha mai mostrato alcun cedimento sul punto.

 

La pronuncia del 23 febbraio 2010 n. 7267 presenta incontestabilmente alcuni profili di novità in considerazione della circostanza secondo la quale il carattere dell’abnormità del comportamento posto in essere dal lavoratore, idoneo ad escludere la responsabilità del datore di lavoro, può essere riconosciuto, non solo, secondo quanto prevalentemente sostenuto in giurisprudenza, alla condotta tenuta in un ambito totalmente estraneo rispetto alle mansioni affidate allo stesso e, pertanto, concettualmente al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro, ma anche a quella che pur rientrando nelle mansioni proprie del lavoratore sia, però, consistita in qualcosa di radicalmente lontano dalle prevedibili ed imprudenti scelte del lavoratore nell’esecuzione del lavoro.

 

Nel caso di specie la Cassazione giunge ad affermare, invece, che nessun rimprovero può essere mosso al datore di lavoro in considerazione dell’imprevedibile condotta del lavoratore.

 

Tale affermazione si presenta come logica conclusione in quanto si è, concretamente, accertato che lo stesso datore di lavoro, titolare di un cantiere edile, aveva fornito ai propri dipendenti tutti gli strumenti necessari a tutelare, nel pieno rispetto della normativa in materia, la loro integrità fisica e morale laddove, invece, l’infortunio si era verificato in conseguenza di una scelta del tutto autonoma del lavoratore poi deceduto il quale per accelerare i tempi di lavorazione aveva deciso di non avvalersi dei predetti strumenti.