Sentenze

 

Obbligo del lavoratore di tutelare la propria e l’altrui salute.

La Cassazione torna sul proprio orientamento granitico in base al quale il lavoratore risponde del suo operato in materia di sicurezza sul lavoro solo qualora ponga in essere un comportamento negligente ed imprudente.

 

Le predette conclusioni potrebbero essere ribaltate alla luce di una corretta lettura delle norme in materia di prevenzione degli infortuni già contenute nel d. lgs. n. 626/1994 ed ora trasposte nel T.U. n. 81/2008 in materia di salute e di sicurezza sul lavoro.

 

La Cassazione nel caso in esame è giunta ad affermare e riconoscere, con espresso riferimento ad un infortunio occorso ad un lavoratore, il concorso di colpa fra il datore di lavoro della vittima ed un altro lavoratore dipendente che con il suo comportamento scorretto ha, incontestabilmente, contribuito alla causazione dell’incidente nel quale era rimasto mortalmente coinvolto il collega infortunato.

 

In merito alla corresponsabilità ascritta all’altro lavoratore la Cassazione gli contesta il mancato rispetto degli obblighi che impongono a ciascun lavoratore di prendersi cura della salute propria e di tutte le persone che si trovano sul posto di lavoro e sulle quali possono ricadere gli effetti delle proprie azioni o omissioni, nonché di osservare tutte le misure poste dalla normativa.

 

Il predetto lavoratore aveva respinto tutte le accuse sostenendo di aver prestato la massima attenzione nello svolgimento della propria attività e di essersi raccomandato con l’infortunato affinché si allontanasse e si ponesse al sicuro.

 

La Corte ha rigettato il ricorso ed ha confermato le sentenze di condanna già emanate sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello.

 

E proprio in merito alla specifica responsabilità del lavoratore la Suprema Corte ha posto in evidenza che le raccomandazioni “all’amico vittima dello sfortunato incidente non esimono certo l’attuale ricorrente dalle responsabilità nel non aver posto in essere alcun mezzo di prevenzione quale, ad esempio, una segnalazione acustica o un transennamento, che avrebbero potuto impedire l’avvicinarsi della vittima nel raggio di caduta dell’albero.”