Sentenze

 

Responsabile della sicurezza ed infortunio sul lavoro.

La pronuncia in esame si presenta di estrema importanza in considerazione della peculiarità dell’argomento trattato.

 

La Corte torna nuovamente a pronunciarsi in materia di responsabilità del datore di lavoro per violazione delle prescrizioni contenute nel T.U. in materia di sicurezza sul lavoro introdotto a livello ordinamentale con il d. lgs. del 2008 e modificato ad opera del correttivo n. 106/09.

 

La peculiare fattispecie in esame deriva dall’incidente occorso ad un caposquadra, durante lo svolgimento della sua attività, il quale volontariamente si avventurava all’interno dell’intercapedine di un edificio mettendo il piede su un asse marcio che, cedendo, lo faceva precipitare per circa 7 metri.

 

Lo stesso consapevole della pericolosità dell’attività da portare a compimento scientemente aveva omesso di utilizzate tanto le scale quanto le dotazioni di sicurezza che erano puntualmente a disposizione nel furgone di servizio.

 

La Suprema Corte investita della questione, in seguito ad un accurato esame della vicenda, nega la tesi sostenuta dal legale del dipendente infortunato, escludendo la possibilità di ascrivere la responsabilità del tragico evento a carico del datore di lavoro.

 

In primo luogo viene evidenziato che tra gli ineludibili doveri gravanti sui lavoratori/dipendenti rientra sicuramente quello di osservare, in modo puntuale, le norme contenute nel Testo Unico in materia di sicurezza, precisando, inoltre, che ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni ed omissioni conformemente alla sua formazione ed ai mezzi forniti dal datore di lavoro.

 

In secondo luogo la Cassazione ha avuto cura di precisare che un datore di lavoro con attività aziendale complessa ed estesa, necessariamente deve ricorrere all’istituto della delega che lo legittima a frazionare e ripartire le varie responsabilità tra i vari soggetti destinatari della predetta investitura.

 

Da quanto evidenziato deriva, come logico corollario, che “preposto” può anche essere un caposquadra quando sia addestrato appositamente ed in modo puntuale ed abbia, inoltre, la necessaria qualificazione tecnica per lo svolgimento di tale incarico.

 

Ineccepibili appaiono, quindi, le conclusioni alle quali era giunta la competente Corte d’Appello sulla questione nella parte in cui, con estremo vigore, aveva affermato che competeva alla responsabilità del caposquadra scegliere le modalità esecutive ed i mezzi di protezione per svolgere l’attività intrapresa, diventando irrilevanti le censure circa la presunta inadeguatezza delle scale e degli altri mezzi di protezione messi a disposizione del datore di lavoro.

 

La pronuncia in commento si presenta di estremo valore nella parte in cui, innovando rispetto al passato, giunge a negare l’applicazione incondizionata ed automatica dell’art. 2087 c.c nei confronti del datore di lavoro al quale, in tal caso, nulla poteva rimproverarsi avendo avuto cura lo stesso di addestrare in modo puntuale i propri dipendenti, garantendo loro corsi annuali e la periodica consegna di materiale illustrativo ed informativo nonché la puntuale fornitura di idonee attrezzature.