Sentenze

 

Responsabilità del datore di lavoro per omessa adozione di misure protettive.

La pronuncia in esame trae origine dalla morte di un lavoratore in seguito ad un carcinoma faringo – laringeo causato, secondo l’ipotesi accusatoria, dall’esposizione a fumi di bitume caldo ed a vapore di carburante.

 

Il Tribunale e la Corte d’Appello nel prosciogliere l’imputato perché il fatto non costituisce reato sostennero, con vigore, che in ordine all’ispirazione dei gas, i lavori venivano seguiti all’aperto da ciò deriva che qualora i lavoratori fossero stati dotati di necessarie mascherine, le stesse sarebbero state sufficienti a riparare il lavoratore deceduto ed i suoi colleghi dalle particelle e dalle polveri, ma non dai sottili gas che attraverso i vestiti e la cute avrebbero comunque raggiunto l’organismo dei presenti.

 

La Cassazione investita della predetta questione annulla la sentenza della Corte d’Appello e ribalta il verdetto precedente.

 

Il punto focale dal quale la Cassazione prende le mosse è costituito dall’art. 32 della Costituzione, norma di estrema importanza che consacra ed eleva la salute a diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività per cui non è possibile trascurare alcuna cautela che possa evitare danni alla persona, tanto più se si tratta di danni letali.

 

Si evidenzia ulteriormente che nelle precedenti pronunce si è omesso di considerare un dato di estrema importanza costituito dalla natura altamente pericolosa dei lavori espletati dalla società dell’imputato.

 

La Corte focalizza l’attenzione su un dato imprescindibile costituito dall’omissione da parte del datore di lavoro di tutti gli strumenti che la legge considera come fondamentali al fine di garantire e tutelare l’integrità e l’incolumità dei lavoratori nello svolgimento della propria attività.

 

L’attenzione si concentra sull’art. 2087 c.c. quale indefettibile punto di partenza per avere perfetta contezza in merito ai doveri di diligenza gravanti sull’imprenditore che non si esauriscono assolutamente in quelli tipizzati dalla legge in considerazione del fatto che quella gravante sull’imprenditore è una garanzia a tutto campo il cui adempimento richiede l’attuazione di ogni misura all’uopo necessaria.

 

Così interpretata, tale disposizione afferma, con riferimento al settore del lavoro, la necessità che il garante ottemperi non solo alle regole cautelari scritte, ma anche alle norme prevenzionali che una figura modello di buon imprenditore è in grado di ricavare dall’esperienza, secondo o canoni di diligenza, prudenza ed imperizia.

 

Dalle predette affermazioni deriva, quale logica conclusione, che il datore di lavoro viene considerato responsabile a titolo di omicidio colposo e tale responsabilità deriverebbe fondamentalmente dalla totale omissione nell’adozione di provvedimenti tecnici, organizzativi, procedurali atti a contenere l’esposizione alle summenzionate sostanze tossiche e nella fornitura e l’effettivo impiego di idonei mezzi personali di protezione.