Sentenze

 

Responsabilità del datore di lavoro/padre nei confronti del figlio che collabora in modo occasionale.

La Cassazione, con l’importante pronuncia del 7 maggio 2010 n. 17581, è intervenuta in merito ad una questione alquanto incerta e complicata involgente la violazione delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro così come stabilite dal T.U. 81/08, integrato dal correttivo dell’agosto 2009.

 

Nel caso di specie, all’interno di un piccolo laboratorio di panetteria, il figlio del titolare dell’azienda si era infortunato durante un’operazione accidentale di pulizia di un macchinario.

 

In conseguenza all’accaduto al proprietario era stato contestato non solo di aver violato le disposizioni in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro ma anche di aver consentito al soggetto in questione, il proprio figlio, di accedere ed utilizzare i macchinari privi di necessari ed idonei apparati di sicurezza ed in conseguenza a ciò era stato condannato dal Tribunale competente.

 

Nel proporre successivo ricorso, lo stesso aveva addotto tutta una serie di motivazioni lamentando, in primis che erroneamente era stato ritenuto che la vittima prestasse attività lavorativa nel laboratorio, in quanto si trattava in realtà del proprio figlio che occasionalmente si trovava nei locali del laboratorio senza che, tuttavia, vi svolgesse attività lavorativa, sostenendo che altrettanto occasionalmente lo stesso era intervenuto sulla macchina impastatrice ferendosi.

 

La Corte di Cassazione investita della questione è giunta al categorico rigetto del ricorso in questione enucleando una motivazione che merita un plauso generale.

 

In via preliminare viene evidenziato come le norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro tutelano indistintamente tutte le forme di lavoro, anche quando non sussista un normale rapporto di lavoro e, quindi, per logica conseguenza, anche con riguardo a chi collabora saltuariamente in seno ad un’impresa familiare.

 

Il punto focale della decisione è dato dalla chiara ricostruzione della ratio perseguita dal legislatore attraverso l’emanazione del succitato T.U. e consistente sul porre, in relazione alla figura dei datori di lavoro, un accento prevalente più che sull’effettivo rapporto di subordinazione e di dipendenza sull’effettiva prestazione lavorativa espletata.

 

E proprio a seguito di tali considerazioni la Corte ha ritenuto applicabili nel caso in esame, riguardante un’impresa familiare, le norme di tutela della salute e della sicurezza di chi presta di fatto un’attività lavorativa per conto della stessa.

 

Ancora la Cassazione evidenzia come “già in passato questa Corte ha ripetutamente avuto occasione di focalizzare il rapporto di lavoro subordinato sulla reciproca relazione di fatto tra i soggetti che vi sono coinvolti; configurandolo anche quando il lavoro viene svolto per mero favore”.

 

Per quanto riguarda, infine, l’ipotizzata interruzione del nesso causale legata ad una condotta straordinaria ed imprevedibile del lavoratore c.d. occasionale, la Suprema Corte ha tenuto a ribadire quanto più volte precisato, ed ormai consolidato orientamento, sul punto e cioè che la disciplina prevenzionistica mira a tutelare e preservare il lavoratore anche nell’ipotesi in cui lo stesso dovesse commettere, nello svolgimento dell’attività lavorativa, degli errori, purché, è bene ribadirlo, gli stessi non siano completamente esorbitanti rispetto all’attività lavorativa svolta.