Sentenze

 

Responsabilità per infortunio sui luoghi di lavoro: il responsabile può individuarsi dalla visura camerale?

La Cassazione torna ad incentrare l’attenzione sul tema, particolarmente delicato e complesso, dell’individuazione dei soggetti da considerare responsabili qualora si registrino violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

La fattispecie in esame vedeva, in particolare, imputato il legale rappresentante di una società cooperativa per violazione delle prescrizioni stabilite dal T.U. 81/08.

 

In sintesi, a seguito di un infortunio sul lavoro occorso ad un dipendente della società mentre, nello svolgimento della propria attività lavorativa, lo stesso si trovava ad azionare un carrello elevatore privo non solo del sedile ma anche dei requisiti di sicurezza in caso di urti accidentali, era indiscutibilmente emerso che al lavoratore infortunato non era stata fornita adeguata formazione all’atto dell’assunzione, essendo stato lo stesso, per lungo periodo, assegnato ad altra attività, lavoro di ufficio.

 

L’imputato, condannato per le violazioni contestate, aveva proposto ricorso per Cassazione sostenendo che in modo erroneo gli era stata attribuita la qualifica di rappresentante legale, in quanto, a detta dell’imputato, la corrispondenza tra persona e funzione non era mai stata oggetto di concreto accertamento o documentazione.

 

Rispetto alle summenzionate contestazioni la Corte si cura di evidenziare che l’incontestata qualifica di legale rappresentante era desumibile dalla visura della camera di commercio.

 

Nel caso di specie, peraltro, non si poneva alcun problema di dissociazione tra la figura del soggetto “formalmente” responsabile della violazione e quella del soggetto “di fatto” responsabile della violazione accertata.

 

Infatti, in virtù dell’orientamento costante adottato dalla Corte l’individuazione dei destinatari degli obblighi posti dalle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro e sull’igiene del lavoro deve fondarsi non già sulla qualifica rivestita bensì sulle funzioni in concreto esercitate, che prevalgono, quindi, rispetto alla carica attribuita al soggetto.

 

In applicazione di tale principio, la stessa Corte aveva dubitato che alla qualifica di legale rappresentante conseguisse automaticamente la responsabilità penale per la violazione in materia antinfortunistica, in particolare affermando che in tema di personalità della responsabilità penale, l’amministratore o il legale rappresentante di un ente non può essere automaticamente ritenuto responsabile, a causa della carica ricoperta, di tutte le infrazioni penali verificatesi nella gestione dell’ente.

 

Nel caso di specie, però, non sussistevano dubbi in considerazione del fatto che dagli accertamenti effettuati chiaramente era desumibile l’esercizio concreto, da parte dell’imputato, di tutti i poteri propri del rappresentante legale.