Sentenze

 

Responsabilità per violazione norme antinfortunistiche.

La Cassazione è tornata a pronunciarsi in materia di violazione delle norme antinfortunistiche nel caso specifico di responsabilità ascrivibile al Presidente del Comitato esecutivo nonché titolare delle deleghe in materia di sicurezza.

 

Rispetto al peculiare argomento della legittimità e validità della delega di funzione la Corte ha inteso espressamente ripercorrere la propria giurisprudenza sul punto.

 

È vero che nelle imprese di grandi dimensioni si pone la delicata questione, attinente all’individuazione del soggetto che assume su di sé, in via immediata e diretta, la posizione di garanzia, la cui soluzione precede quella dell’eventuale delega di funzioni.

 

Qualora ci si trovi innanzi a realtà imprenditoriali di grandi dimensioni non è possibile,però, attribuire tout court all’organo di vertice la responsabilità per l’inosservanza della normativa di sicurezza, occorrendo sempre apprezzare, in modo concreto, l’apparato organizzativo che si è costituito, sì da poter risalire, all’interno di questo, al responsabile di settore.

 

Diversamente opinando, si finirebbe con l’automatico addebito all’organo di vertice di una sorta di responsabilità oggettiva rispetto a situazioni ragionevolmente non controllabili.

 

Il problema che si pone a livello concreto è dato dall’individuazione delle condizioni di legittimità dell’istituto della delega: questo al fine precipuo di evitare una chiara elusione dell’obbligo di garanzia gravante sul datore di lavoro e, nel contempo, per scongiurare il grave rischio di trasformare tale obbligo in una sorta di attribuzione automatica di responsabilità per la posizione apicale rivestita.

 

Al riguardo, costituisce principio consolidato che il datore di lavoro viene considerato il primo e principale destinatario degli obblighi di assicurazione, osservanza e sorveglianza delle misure di sicurezza puntualmente poste dal T.U. 81/08 così come modificato ed integrato dal successivo correttivo dell’agosto 2009.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che il datore di lavoro, proprio in forza delle disposizioni specifiche previste dalla normativa antinfortunistica e di quella generale di cui all’art. 2087 c.c., è il garante dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale del lavoratore, con la logica conseguenza, già evidenziata che, ove egli non ottemperi agli obblighi di tutela, l’evento lesivo gli viene addebitato in forza del principio che non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.

 

Non può assolutamente omettersi di evidenziare come ad oggi risulta consolidato il principio in virtù del quale la delega di funzioni non può essere illimitata quanto all’oggetto delle attività trasferibili.

 

Da ciò deriva che, pur a fronte di una valida regola, non potrebbe andare esente da responsabilità il datore di lavoro allorché le carenze nella disciplina in materia di sicurezza sul lavoro siano esclusivamente frutto di scelte di carattere generale ovvero di carenze strutturali, rispetto alle quali nessuna capacità di intervento possa realisticamente e concretamente attribuirsi al soggetto delegato.

 

Sulla base di quanto evidenziato la Cassazione ha avuto modo di precisare che le conclusioni alle quali era giunta in merito la Corte d’Appello competente in relazione alla responsabilità del Presidente del Comitato esecutivo nonché titolare della delega erano incontestabili in considerazione delle gravi omissioni poste in essere dallo stesso e consistenti nella mancata analisi del rischio incendio e nella violazione degli obblighi di individuare le misure di protezione, di definire il programma per migliorare i livelli di sicurezza ed, ancora, di fornire gli impianti ed i dispositivi di protezione individuali.