Sentenze

 

Violazione codice della strada ed infortunio in itinere.

La Cassazione torna ad incentrare l’attenzione sull’annosa questione dell’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, nello specifico caso in cui l’incidente sia occorso al dipendente reo di non aver rispettato uno stop mentre si recava sul posto di lavoro con la propria auto, riportando per questo gravi lesioni.

 

Preliminarmente occorre evidenziare come la Suprema Corte, in seguito al puntuale esame della fattispecie, ha avuto modo di evidenziare come nonostante il comportamento colposo del dipendente il tutto non esclude la tutela apprestata con la garanzia dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni.

 

Da una breve analisi dei precedenti esistenti sul punto deriva che, nel corso del tempo, l’orientamento giurisprudenziale è stato concorde nell’ampliare sempre più il raggio d’azione dell’istituto in esame, riconoscendo come unico limite all’indennizzabilità il rischio elettivo scaturente e consistente in quelle peculiari situazioni che lo stesso lavoratore ha, di sua sponte, determinato in modo volontario ed arbitrario al fine precipuo di soddisfare esigenze puramente personali, del tutto estranee, quindi, da ciò che concerne il proprio ambito lavorativo.

 

L’accertamento in concreto in merito all’effettiva sussistenza delle condizioni per la riconoscibilità dell’indennizzo è rimessa al prudente apprezzamento del giudice, avendo il legislatore provveduto all’esplicita individuazione soltanto di alcune ipotesi di infortunio in itinere.

 

Il riferimento normativo all’istituto in esame si trova nell’art. 12 del d. lgs. n. 38 del 2000 che, in modo perentorio, esclude l’indennizzabilità dell’evento in caso di uso non necessitato del mezzo privato, di abuso di alcolici e psicofarmaci, di uso non terapeutico di sostanze stupefacenti o di guida senza abilitazione.

 

La peculiarità del caso in esame deriva dalla circostanza che viene riconosciuta l’indennizzabilità dell’infortunio occorso al lavoratore nonostante il mancato rispetto da parte dello stesso delle regole sulla circolazione stradale il tutto in considerazione del fatto il comportamento allo stesso imputato non fosse, ai fini eziologici, idoneo a configurare ipotesi di rischio elettivo.

 

La presente pronuncia si presenta fortemente innovativa rispetto al passato in considerazione del fatto che la stessa Cassazione in altre occasioni ha, invece, mostrato di privilegiare un diverso orientamento in virtù del quale il rischio in itinere è idoneo a ricomprendere nel proprio raggio di azione comportamenti di per sé non abnormi, ma semplicemente contrari a norme di legge o di comune prudenza, con la conseguenza che la violazione di norme fondamentali del codice della strada può integrare il rischio elettivo che esclude il nesso di causalità tra attività ed evento.

 

Con la pronuncia in commento, i giudici di legittimità ritornano alle precedenti posizioni, ammettendo l’indennizzabilità dell’infortunio che sia stato determinato da violazioni del codice della strada.

 

Ciò in quanto, secondo la Suprema Corte, la configurabilità del rischio elettivo non può prescindere dalla valutazione delle concrete condizioni psicologiche ed ambientali in cui si è verificato l’evento, al fine di stabilire che la condotta dell’assicurato abbia provocato un rischio diverso da quello coperto dalla garanzia assicurativa.